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Elementi di demonologia: La realtà del Male

 “Quali sono oggi i bisogni maggiori della Chiesa? Non vi stupisca come semplicistica, o addirittura come superstiziosa e irreale, la nostra risposta: uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male che chiamiamo demonio. Il male non è più una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa. Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente, non avente esso pure, come ogni creatura, origine da Dio; oppure la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni”. (Paolo VI, Disc. 15-11-1975)
Parlare troppo del maligno è certamente un male; non parlarne mai è sicuramente un male maggiore. Ignorarlo ci espone infatti al rischio di esserne divorati, secondo il detto dell’Apostolo (1 Pt 5,8). Sappiamo però che Cristo è venuto “per distruggere le opere del diavolo” (1 Gv 3,8). Esso agisce contro la Chiesa fin dal suo nucleo embrionale, ossia i Dodici; Gesù infatti disse a Pietro: “Simone, Simone, ecco, Satana vi ha cercato per vagliarvi, ma Io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede” (Lc 22,31). Uno dei Dodici ne subisce la totale fascinazione: “Satana entrò in lui” (Gv 13,27). L’Apostolo Paolo mette in guardia la sua comunità di Corinto, dicendo ai cristiani di stare attenti, perché il diavolo si presenta sotto aspetti irriconoscibili per trarre in inganno l’ingenuità dell’uomo: “…si maschera da angelo di luce” (2 Cor 11,14). Gli spiriti delle tenebre sono molto numerosi e disposti in ordini gerarchici (cfr. Ef 6,12 e Col 2,15).
Nel Vangelo i demoni riconoscono Gesù e gridano di disperazione quando lo incontrano (cfr. Mc 1,23). Talvolta Gesù ha dei brevi colloqui col demonio, che parla per bocca degli ossessi (cfr. Mt 8,28ss). In certi casi c’è un solo spirito immondo che possiede la persona, in altri sono molti. L’autorità di Gesù dispone in maniera assoluta del loro destino.

L’origine e la personalità di Satana
La Chiesa non ha mai voluto approfondire eccessivamente questo argomento, e perciò in questa sede possiamo solo riproporre i pochi dati a nostra disposizione. La Scrittura lo conosce con diversi nomi di derivazione sia ebraica che greca; i più diffusi sono: Satana, dall’ebraico satan, che vuol dire “avversario”, e diavolo, dal greco diaballo (diaballw), che significa “mettere per traverso”. A questi nomi si aggiungono poi numerose definizioni come “padre della menzogna”, “omicida”, “principe di questo mondo”, “la Bestia”… La Scrittura indica l’origine di Satana in una “caduta dalla sfera celeste”. Lo vediamo già in Ez 14,12-15: “Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora?”. Anche Gesù allude a questa caduta, quando dice ai suoi discepoli di ritorno dall’evangelizzazione: “Io vedevo Satana cadere dal cielo come la folgore” (Lc 10,18). Infine Ap 12,7-9 riprende questo tema, mostrando l’apostasia degli spiriti angelici e lo scisma conseguente. Anche qui il fenomeno è descritto nei termini di una caduta. Un altro problema è quale sia stata la causa della separazione degli angeli. Qui siamo nel campo delle ipotesi. Risale ai primi Padri della Chiesa (Giustino, Ireneo, Tertulliano e altri) l’idea che gli angeli siano stati messi da Dio in condizione di scegliere liberamente tra due possibilità, quella di servirLo e quella di andarsene per conto proprio. In ogni caso Dio non intendeva essere amato per forza e ha atteso anche dagli angeli una opzione per Lui o contro di Lui. Una parte di loro hanno scelto di andarsene, creando una realtà autonoma e senza Dio. I Padri della Chiesa citati tra parentesi pensano che una parte gli angeli avesse ritenuto una cosa assurda che un essere tratto dalla terra, come l’uomo, fosse stato creato a immagine di Dio. Da qui il loro allontanamento. Un’altra ipotesi che tenta di spiegare la caduta degli angeli è quella secondo cui essi reagirono diversamente alla rivelazione del progetto dell’Incarnazione del Figlio e che questo sia stato proprio il termine di confronto che avrebbe spinto Satana e i suoi angeli ad andarsene: in sostanza, avrebbero rifiutato l’idea di dovere adorare Dio in una creatura inferiore, quale è l’uomo.
L’insegnamento ufficiale della Chiesa non ha mai confermato nessuna delle due ipotesi, limitandosi a dire che l’apostasia degli angeli fu causata da un peccato di superbia compiuto da una parte di loro che perciò venne espulsa dalla presenza di Dio.

Gli influssi del diavolo sulla persona umana
Il diavolo, come l’uomo, è semplicemente una creatura, ma di ordine superiore, i cui poteri naturali superano di gran lunga quelli umani. Egli può agire in molte maniere sulla materia (spostare oggetti pesanti, creare odori, apparizioni, suoni ecc.) ma soprattutto gli interessa agire sull’uomo. Dobbiamo subito precisare che quando noi siamo in grazia di Dio non possiamo subire nessun danno reale. Anche se Satana è più forte quanto alla sua natura, rimane il fatto che egli non è in grazia di Dio. Questo fatto ci rende inattaccabili. E’ solo la perdita della grazia che ci espone davvero a cadere in tutta la nostra inferiorità.

La sua azione sul pensiero
Il diavolo può influenzare la mente, confondendo i pensieri, deformando la verità; può produrre stati paranormali: viaggi astrali, telecinesi, chiaroveggenza ecc. Non può però inserire nulla di nuovo dentro di noi, nel senso che agisce di solito sugli squilibri personali e sulle passioni disordinate che già abbiamo. Il nostro pensiero non è in grado di conoscerlo (la scrutazione dei cuori è solo di chi vive in grazia di Dio), ma può intuire molte cose della nostra interiorità, studiando le nostre reazioni psicologiche.

La sua azione sulla volontà
Non può fare assolutamente nulla.

La sua azione sulla vita fisica
Può influire sulla vita vegetativa e sensitiva. Può produrre malattie e guarigioni, sia a livello fisico che a livello psichico, di solito non da solo ma mediante un sacramentalismo rovesciato di cui parleremo più avanti e che prende il nome di “maleficio”.

Gli influssi del diavolo sulla società
Satana agisce non solo sui singoli ma in maniera altrettanto efficace anche sui sistemi sociali (famiglie, comunità, istituzioni pubbliche, nazioni…). I sistemi solitamente vengono resi malsani, in modo da colpire indirettamente tutte le persone che ne fanno parte. I canali dell’opera satanica sui sistemi sociali sono:
in primo luogo la diffusione dell’errore. Questo fenomeno si verifica a diversi livelli, dall’errore derivante da semplici incomprensioni o pregiudizi dell’uno verso l’altro, fino ai grandi errori ideologici, sia politici che religiosi, che partoriscono dottrine seducenti e distruttive.
Poi c’è il campo del peccato a tutti i livelli; non abbiamo bisogno di esempi: ogni forma piccola o grande di trasgressione della legge morale. Gli ambienti resi malsani, perché abitati da persone che vivono abitualmente nel peccato, hanno solitamente delle conseguenze anche su tutte le altre persone che vivono nella loro orbita vitale.
Poi c’è il campo della magia. In questo campo il diavolo raggiunge il culmine delle sue macchinazioni. Alleandosi con la volontà umana, che liberamente accetta di collaborare con lui, crea un’attività distruttiva che si basa sullo stesso principio dei sacramenti della Chiesa. Si tratta di un sacramentalismo rovesciato: come lo Spirito Santo può dare una virtù salvifica alla materia (es.: l’acqua del battesimo, il pane dell’Eucarestia), così Satana è capace di caricare di forza negativa cibi e oggetti. Non può farlo però da solo: ha bisogno della collaborazione di almeno una persona.

Le metodologie dell’azione diabolica: tentazione, infestazione, possessione
La tentazione è il mezzo ordinario con cui il diavolo turba la nostra vita. La tentazione però non va confusa con la nostra tendenza personale al peccato (cfr. Gc 1,14 e 4,1). Quando possiamo dire “questa è una tentazione” è più facile che sia un nostro squilibrio personale. Si può semmai dire “è stata una tentazione”: infatti, la vera tentazione non si vede. Succede un po’ come ai cacciatori: se la preda vede la tagliola, il cacciatore ha fallito in partenza; così il diavolo: la tentazione prodotta da lui è sempre perfettamente mimetizzata. Solo chi vigila nella preghiera ne scampa.
La tentazione innanzitutto non riguarda le cose che sono fuori di noi, ma il nostro stesso pensiero. Satana non agisce, in sostanza, mostrandoci la prospettiva del peccato, ma suggestionando la nostra mente con ciò che è apparentemente vero e positivo. Questa tecnica è molto chiara in Gen 3, dove esternamente c’è un albero e c’è una proibizione, ma il diavolo agisce nel pensiero della donna, mostrando la sua interpretazione del fatto sotto una luce credibile. Anche Cristo nel deserto (cfr. Mt 4,1ss) si trova a contatto con uno spirito che gli suggestiona la mente con argomentazioni credibili, ma che lo porterebbero lontano dalla sua missione. In sostanza, la tentazione agisce partendo da qualcosa che io ho visto davvero, qualcosa che esiste oggettivamente, ma che mi viene mostrata sotto una luce credibile ma falsa, che mi rattrista e mi spezza dentro, o mi esalta e mi gonfia. Per distinguere la suggestione del maligno da un pensiero personale, non bisogna guardare se i contenuti del pensiero sono “veri”, ma se quel pensiero apparentemente vero mi genera desolazione nell’animo oppure no. Lo stesso vale per il senso di colpa: quando la memoria di un peccato personale del passato si accompagna a un senso di desolazione è certamente una tentazione. Infatti, quando lo Spirito Santo mi riconduce alla coscienza del mio peccato, non mi umilia né mi spezza dentro. Insomma, bisogna dubitare di tutti quei pensieri che, pur sembrando veri alla persona che li pensa, si accompagnano a desolazione e profonda tristezza. Sono infatti proprio questi i segni della vicinanza del nemico.

L’infestazione non è un fenomeno che fa parte dell’azione ordinaria del maligno, tuttavia non è troppo rara. Essa è di due tipi: locale e personale. L’infestazione locale consiste in “presenze” legate a un luogo (una casa, una zona…) e si verifica in seguito a pratiche spiritiche o magiche compiute in quel luogo.

L’infestazione personale è invece un fenomeno più complesso. Le “presenze” non sono in un luogo ma in una persona che ne risulta, per così dire, “abitata”. Essa ha la percezione che in lei c’è “qualcosa” di estraneo che la porta a fare ciò che non vorrebbe. La persona ha strani sbalzi di comportamento: improvvise e inspiegabili aggressività, e altri fenomeni più nascosti di chiaroveggenza o imitazione di carismi. Terapia: Il rifiuto di queste “presenze” e il cammino di conversione portano col tempo alla totale liberazione. Vi sono però alcuni che accettano queste “presenze” e ci convivono adeguandosi alle loro esigenze. Ne abbiamo una testimonianza molto eloquente nel Vangelo, e precisamente nella figura di Giuda: egli non è “posseduto”, perché i posseduti reagiscono alla presenza di Gesù e urlano gettandosi a terra, mentre Giuda resta normale; eppure S. Giovanni dice che “Satana entrò in lui” (13,27). Si tratta infatti di un fenomeno di infestazione personale, che di fatto non ha la reazione al sacro, come avviene invece nei casi di possessione.

La possessione è la presenza del maligno (uno o molti) nel corpo della persona ossessa, mentre le sue facoltà interiori restano libere ma incoscienti (a differenza dell’infestazione, dove il demonio agisce sulla natura razionale, lasciando libero il corpo). E’ un fenomeno molto raro. Avviene di regola in seguito a malefici di un certo calibro o a causa di peccati mortali abituali e pienamente voluti. Terapia: l’esorcismo. 

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Ultimo aggiornamento

17 dicembre 2018