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Il regno di Satana

 Si moltiplicano gli allarmi per la diffusione del satanismo. Ma quanto c’è di vero e quanto invece è frutto di superstizione e disinformazione?

Il mondo è in pericolo?

Uno spettro si aggira tra di noi! Inquietante, esclusivo, spietato. Antichissimo, scivola furtivo lungo le strade delle nostre metropoli, dei nostri paesi, sui monti, nelle campagne. Si insinua sussurrando e ghignando tra le righe dei quotidiani, tra le figure variopinte dei fumetti, tra le immagini del nostro schermo televisivo, tra una nota e l’altra delle musiche amate dai nostri figli. Dilaga spaventoso nella sua eterna, subdola lotta contro tutto ciò che è buono e giusto, contro ogni fede, contro ogni legge, contro il “bene” . il suo nome esecrato fa distorcere in una smorfia di orrore ogni labbro timorato di Dio che osi pronunciarlo: SATANA! Per chi lo avesse dimenticato, il Concilio Vaticano II nel 1966, aveva parlato chiaro: “Tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dalle origini del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno”. E di rincalzo Paolo IV nel 1972 richiamava l’attenzione dei media dichiarando che il “male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa”. E ancora Giovanni Paolo II nel maggio 1987: ” il disordine che si riscontra nella società, l’incoerenza dell’uomo, la frattura interiore del quale è vittima non sono solo conseguenze del peccato originale, ma anche effetto dell’azione infestatrice ed oscura del Satana”. In gran parte d’Europa e, ancor più negli USA, il mondo occidentale, pur sempre più apparentemente laico e tecnologico, sta riscoprendo la propria antica e mai estinta ossessione: il Diavolo e la corte dei suoi seguaci terreni, nascosti, potenti, crudeli: i Satanisti.
Negli USA dal 1980, con qualche precedente negli anni ’60 e ’70, un vasto fenomeno di psicosi “satanica” ha iniziato a coinvolgere milioni di persone nella convinzione che un allucinante complotto di adoratori del Maligno stia scatenando la propria offensiva contro l’umanità inerme. Giornali, talk show televisivi e pubblicazioni a grande diffusione portano alla ribalta, in un crescendo allarmante, notizie di rapimenti, abusi, stupri e omicidi, prevalentemente di bambine e di bambini, che verrebbero rapite dalle “sette sataniche” a un ritmo di decine di migliaia ogni anno per essere ritualmente seviziati, stuprati e infine sacrificati a Satana. Molti di questi racconti sono basati su ricordi di vita infantile che persone oggi adulte affermano di aver portato alla conoscenza attraverso sedute di ipnosi. Da questi “ricordi” emergono scene spaventose, cerimonie sanguinarie e cannibalesco, apparizioni demoniache e soprattutto, sempre, sevizie sessuali operate magari da genitori, educatori e parenti nel corso di tenebrosi rituali demoniaci. Organizzazioni composte da “questi sopravvissuti” sono state create in molti stati americani e l’eco della tenebrosa leggenda sta penetrando in tutti i paesi d’Europa, non esclusa l’Italia. La stampa di tutti i paesi, dal canto suo, si è precipitata con avidità su queste notizie, peraltro puntualmente smentite dai sociologi più seri e soprattutto dalle autorità della polizia, a cui simili carneficine genocine non avrebbero potuto certo sfuggire. Chiediamoci allora: che cosa sta realmente accadendo? Perché il vecchio mito del “complotto”, dell'”invasore”, degli “Anziani di Sion” sta traducendosi oggi nel mito della “cospirazione satanista”? chi o che cosa sono i satanisti? Esistono? Cosa fanno? Sono veramente così antichi? E soprattutto: chi è il loro terribile, esecrato dio che ogni buon cristiano non può temere?

L’erede della gran madre

Ci si dimentica troppo spesso, a volte anche da parte del pubblico colto, che la totalità dei libri, canonici e non, del cosiddetto Antico Testamento così come è giunta fino a noi comprende complicazioni relativamente tarde ed elaborate durante e dopo il periodo dell’esilio del popolo ebraico a Babilonia (598 – 537 a.C.). Documentazioni più antiche sono i cinque libri del Pentateuco, che la leggenda attribuisce a Mosè e a pochi altri, come i libri di Samuele: ma anche questi furono rielaborati con ampie manipolazioni politicamente finalizzate dal Corpo sacerdotale di Esdra. Ne risultano notevoli saccheggi integrativi del patrimonio mitologico babilonese (come il raccolto della creazione e del diluvio), nonché innesti mascherati dalla teologia dualista persiana di Zarathustra e della demologia sumera. E fu appunto nel corso di questo processo di assimilazione culturale e di ricostruzione politco-teologica alla ricerca di un’identità elettiva che all’interno delle scritture ebraiche prese corpo, vita e definizione la figura mitica del “satana”, “l’avversario”. L’etnologia, l’archeologia comparata e lo studio filologico dei testi originali hanno ampliamente dimostrato che il monoteismo ebraico non fu una costante storica della vita di questi nomadi, bensì il frutto di un’elaborazione graduale e controversa durata quasi un millennio e conclusasi soltanto dopo l’esilio babilonese. Ogni ceppo tribale degli Ebrei primitivi aveva un proprio dio locale, cui venivano tributati il culto e i sacrifici, spesso di sangue. Fu nel corso della permanenza in Egitto che alcune di queste tribù ebbero modo di costituire una propria forma di monoteismo trascendente, assimilando probabilmente parte del fermento idealistico della riforma teologico-solare del faraone Amenothep IV (Ekhnaton) che caratterizzò la fine della XVIII dinastia.
In un periodo che va da XVI al XIII secolo a. C. gli Ebrei abbandonarono la valle del Nilo e, guidati forse da un dignitario o un sacerdote egizio della corte di Ekhnaton (sulla cui figura si modellò la figura di Mosè), raggiunsero la zona del Monte Sinai. Fu proprio in queste terre che l’astratto e contrastato impeto monoteista ereditato dall’esperienza egiziana si personalizzò nella forma teologica di Yahweh, un dio del tuono che – secondo tradizioni madianite – già abitava quella montagna.
Il nuova dio di Mosè, al quale gli Israeliti rimasero legati pur tra mille controversie fino all’esilio in Babilonia, non è un’entità positiva e benefica alla quale si contrappone qualche ente negativo e maligno. Yahweh oltre che patriarcale è geloso, non sopporta altri dei, non sopporta neppure un diavolo contrastatore. Lui è il bene e la salute, come il male e la malattia. Porta manna e grandine. Figli e carestie. Patti di pace e guerre di sterminio. Quando reclama vittime umane spesso utilizza una controfigura: l’Angelo sterminatore, il “Mashkhith”, con le sue orde di angeli carnefici, come appare con chiarezza nella leggenda dei primogeniti egiziani massacrati. Nel graduale passaggio dal dominio politico-religioso sumerico a quello assiro-babilonese le culture mesopotamiche transitarono attraverso quella particolare fase di evoluzione (o involuzione) del sacro in cui un culto dei dee madri – stellari, lunari o telluriche – viene soppiantato da un culto di dei Padri e guerrieri, spesso connotati da caratteristiche solari e nemici delle Madri cosmiche, che conseguentemente vengono demonizzate e trasformate in spose secondarie di divinità maschili. Secondo la mitologia religiosa sumera l’umanità sarebbe stata il frutto della creazione di una dea cosmica e benefica, Nammu, che nella più tarda teologia babilonese divenne la dea-drago Mammu Tiamat, dominatrice dei cosmici oceani delle Acque Salate, crudele, tirannica, mostruosa. Nelle Tavolette di Enuma Elish si raccontava che il dio guerriero Bel Marduk, per ordinare e sottomettere il cosmo, uccise Timat e con le frattaglie del suo corpo colossale costruì il Cielo e la Terra degli uomini.
Gli ebrei, sottomessi a una divinità esclusivamente maschile che non conosceva madri né spose, posti brutalmente con una tale mitologia nel corso della loro permanenza a Babilonia assimilarono Tiamat all’idea paurosa dell’Abisso acquatico e caotico, il profondo Theom, sede di tenebre, terrore e morte. L’antenato dell’Inferno. Così diverse le leggende ebraiche, delle quali alcune tracce sono nella Bibbia e altre nel Taimud, personificarono l’idea del drago-serpente Tiamat in figure mitiche dei nostri primordiali, sconfitti e incatenati da Yahweh, come Leviathan, Behemot, Rahab e il serpe Tannin, destinati in epoca successiva a diventare demoni o nomi secondari del Demonio e coagulati mirabilmente nella tradizione cristiana nella bestia dalle “sette teste” e “dieci corna” descritta nell’Apocalisse.
Anche nell’Iran persiano una profonda rivoluzione religiosa, avviata da Zarathustra, aveva elaborato l’idea di un’eterna lotta tra un dio benefico della Luce: Ahura Mazda e un dio maligno delle tenebre: Angra Maynu, divenuto poi Ahrimane. Nella figura di serpente di Ahrimane il profeta Zarathustra aveva sintetizzato molte delle caratteristiche semantiche ed estatico-orgiastiche dei culti più antichi che egli voleva soppiantare, ispirati dalle Madri e dal dio toro Mithra. Quando nel 539 a.C., dopo quasi 60 anni di permanenza degli ebrei in Mesopotamia, Ciro il Grande conquistò Babilonia, che divenne così parte dell’impero persiano, fu stretta un’intima alleanza politica e culturale tra i re persiani e il sacerdozio DI Yahweh, che ebbe tra le sue conseguenze la liberazione degli Ebrei, il loro ritorno in patria e la ricostruzione del tempio di Gerusalemme.
L’influenza persiana sulle idee religiose ebraiche e sulla compilazione dei testi biblici. Mediata dalla cultura babilonese, fu enorme. Il cupo e crudele Yahweh venne in qualche modo spiritualizzato in senso astratto e quindi sdoppiato.
Molte delle sue più ambigue caratteristiche distruttive furono riversate su una figura nuova, completamente sconosciuta a Mosè e modellata sulla tipologia di Tiamat, del Leviathan e soprattutto del sepe Ahrimane: era nato l’avversario, in ebraico “ha-Satan”, “il Satana”. Questa figura andrà a sovrapporsi al Mashkhith, l’angelo Sterminatore e diverrà un autentico sicario di Yahweh, addetto ai “Lavori sporchi” e intento ad accusare gli uomini dinanzi al Signore come una sorta di pubblico ministero. Nel secondo libro di Samuele, che fu completato prima dell’esilio, Yahweh induce re David al peccato e successivamente punisce lui e il suo popolo per aver ceduto alla tentazione; lo stesso episodio è raccontato nelle Cronache, scritte dopo l’esilio e questa volta a indurre David al peccato è Satana, suscitando la crudele punizione di Yahweh: 70.000 morti.
Nell’Antico Testamento la parola “Satana” appare pochissime volte ed è più un aggettivo generico che un sostantivo o un nome proprio. La sua presenza è invece ampia, tematizzata ed emblematica nella forma di “Beliar” o “Belial”, un nome citato più volte nei Salmi – se letti in ebraico – e preponderante in tutta quella letteratura considerata “apocrifa”, ossia che per un motivo o per l’altro non fu inserita per le versioni canoniche della Bibbia. Nel nome Belial la genesi di Satana viene smascherata in modo esemplare. Egli infatti altri non è che il principale concorrente sentimentale di Yahweh, il “grande signore di Babilonia” Belmarduk, venerati anche dai Cananei e da molti Ebrei ribelli nella forma di Baal, il dio del toro. Il cornuto Bel/Baal era il dio patriarcale che aveva sconfitto e domato le Acque Abissali della dea Madre Tiamat e ne aveva ereditato i simboli e il potere di conseguenza dagli Ebrei venne assunto come il portatore di quelle Acque Cosmiche antiche, pericolose e femminili, simbolo di tutto ciò che per loro rappresentava il male, il caos e soprattutto di diverso da sé.
Con la figura di Belial il Satana diviene qualcosa di più di un sicario di Yahweh. Il mostro evocato dalle angosce xenofobe dei nomadi Ebrei sfugge al controllo e diventa l’anti dio, il signore del male, fisico e morale, di cui Yahweh viene reso innocente e soprattutto diventa il demone della sessualità (le Acque Maligne) e del piacere sensoriale, di cui suprema sacerdotessa-meretrice è la donna e simbolo primario il serpente-drago delle antiche Madri mesopotamiche. Il Satana, destinatario a rappresentare la sintesi delle ossessioni patologiche di Ebrei, Cristiani ed Islamici, nasce così come un semi-dio, o Angelo Caduo maschio, la cui personalità assimila inevitabilmente tutte le peculiarità simboliche dei miti femminili materni pre-patriarcali letti al negativo. Egli è sensuale, oscuro, ambiguo, animalesco. È portatore del fascino sconvolgente delle Acque primordiali, dell’abisso e della morte – i “Torreni di Belial” citati nel Salmo 18. è nemico dell’ordine patriarcale e quindi amico dell’uomo e nemico della donna. Rappresenta il serbatoio culturale di ogni pulsione vitalistica e sacrale alternativa all’esclusivismo spirituale e politico giudaico.
Dunque il Satana che i Cristiani scateneranno insieme al loro dio all’interno di ogni altra cultura sottomessa nel corso di due millenni altri non è che il figlio oscurato delle antiche Madri semitiche e iraniche, l’erede culturale degli dei celesti e paterni mesopotamici e nel contempo l’ombra persecutoria degli aspetti più ambigui e distruttivi del dio di Mosè.

I figli di Belial: gnostici, eretici, streghe e libertini

Nell’ambito del Gnosticismo, che all’interno del primo Cristianesimo rappresentò dal primo al terzo secolo avanti Cristo una dissidenza potente, diverse correnti recuperarono pienamente simboli e pratiche che l’ortodossia considerava demoniaci. I Cainiti rivolsero per esempio la loro attenzione a quelle figure considerate negative e maledette nell’Antico o nel Nuovo Testamento – come Caino, i sodomiti, Esasù, Giuda – e ritennero che costoro rappresentassero una forma primordiale, superiore e libera di spiritualità rispetto a quella di Yahweh e dei suoi schiavi. Gli Ofiti, uns delle correnti gnostiche più vaste e diffuse, riesumarono l’antica divinità del serpente e della Madre cosmica, mentre i Barbelognosti, o i “figli del Baal femminile”, consideravano Yahweh come un tiranno celeste impazzito e veneravano “sua madre”, la divina Barbelo, con rituali orgiastici e forme di magia sessuale che implicavano l’uso e l’indigestione di sperma e di sangue mestruale.
Attraverso un’ampia collezione di eresie perseguitate e spesso soffocate nel sangue dal Cristianesimo ortodosso e militante – e particolarmente dalla Chiesa Cattolica Romana, come nel caso di Catari e Albigesi – il processo di recupero e conservazione di valori e simboli “satanizzati” giunse, nonostante tutto, fino al Medioevo e poi al Rinascimento. Nel vasto fenomeno della stregoneria e nello studio e nella pratica di tradizioni sotterranee e segrete come la Kabbala e la magia il dissenso trovò nuove incarnazioni sia negli strati popolari che tra uomini e donne di alta cultura, alla ricerca costante, anche se disordinata, di formule spirituali, emozionali e sensuali alternative e liberatorie. E dal Tardo Medioevo fino a tutto il Rinascimento la diffusione del “culto delle streghe” provocò da parte dei difensori della fede uno dei genocidi più spaventosi che la storia ricordi: ancora una volta le armate di Belial andavano sconfitte, come dichiarò nel 1326 il papa avignonese Giovanni XXII nella bolla Super illius specula che diede l’avvio allo sterminio. Con l’avvento dell’illuminismo l’idea-forza rivoluzionaria e sovventrice di Satana fu coltivata in alcuni circoli aristocratici e libertini come formula simbolica di esaltazione laica dei sensi e del piacere e come sberleffo parodistico rivolto verso l’oppressiva e ipocrita morale dominante. Un simile atteggiamento è riscontrabile tra le altre, nell’esclusiva associazione settantesca inglese chiamata goliardicamente “società di san Francesco”, dedita ad un estetismo satanizzante e a conviviali riunioni orgiastiche mascherate sacrilegamente da funzioni religiose cristiane. Principale animatore di questo gruppo fu il massone britannico sir Francis Dashwood, Cancelliere dello Scacchiere di re Giorgio III, che organizzò all’interno di un’ex abbazia citercense un vero e proprio tempio paganeggiante, la cui descrizione lascia pensare ad una sorta di culto di Venere miscelato alla goliardica volontà di dileggiare il Cristianesimo. Dopo la morte di Dashwood la sua organizzazione si procurò, da parte dei cronisti a lui avversi, l’appellativo di “Hellfire club” (il club del fuoco infernale), in base ad un’accusa di attivo satanismo che a parere degli storici risulta totalmente immeritata.

Il signore del dissenso

Ma cos’è dunque il Satanismo? È veramente così antico? E così pericoloso? Massimo Introvigne – che, nonostante la dichiarata militanza cattolica, è certamente fino a oggi in Italia il saggista che più di ogni altro, tra gli studiosi laici della fenomenologia religiosa alternativa, ha dimostrato correttezza di informazione e coerente aderenza ai fatti – fornisce nella sua recente indagine sul Satanismo una risposta plausibile: “Da un punto di vista storico e sociologico il Satanismo” – argomenta il saggista – “può essere definito come l’adorazione o la venerazione, da parte di gruppi organizzati in forma di movimento, tramite pratiche ripetute di tipo culturale o liturgico, del personaggio chiamato Satana o Diavolo nella Bibbia”. Una definizione che potrà aiutare molti a far chiarezza su un tema dell’analisi del quale confusione fanatismo e disinformazione, soprattutto in Italia, regnano sovrani.
Qualsiasi autentica forma di Satanismo presuppone sullo sfondo l’accettazione fideistica della costruzione mitologica giudeo-cristiana (o islamica), l’accettazione altrettanto fideistica dell’esistenza personale di Satana così come le Scritture canoniche e apocrife lo hanno costruito e la successiva, deliberata scelta intellettuale ed emotiva di venerare, servire o comunque interagire con tale entità preferendola al suo nemico, il dio personale evocato in quelle medesime Scritture: Yahweh. Nessun autentico Satanismo può esistere, né è esistito, né esiste, se non praticato da individui il cui mondo interiore e psicologico sia profondamente radicato nella tradizione biblica, evangelica o coranica o la cui cultura presupponga comunque l’esistenza di un’ente diabolico definito, circoscritto e raggiungibile. Alla luce di questo l’antichità del Satanismo svanisce repentinamente, poiché è verificabile che proprio quegli Gnostici e quegli eretici che la Cristianità accusava di venerare il maligno ritenevano al contrario, generalmente, che tale entità non esistesse nel senso indicato dall’ortodossia e utilizzavano invece, in forma completamente diversa, immagini e simboli che sono per tale ortodossia erano maligni, come appunto il drago e il serpente.
Il medievale “culto delle streghe” fu altresì un movimento culturale e religioso a sfondo sciamanico, ricco di sopravvivenze pagane legate a un tipo di spiritualità che con il Cristianesimo e con il Suo Diavolo avevano ben poco da spartire. Il “dio cornuto” rappresentato da celebranti mascherati, intorno al quale avvenivano le danze e le orge sacre del Sabba, non era identificato – almeno originariamente – con il Diavolo biblico, bensì divinità mitiche di fertilità tratte da tradizioni e da sopravvivenze pre-monoteistiche e certamente pre-cristiane. Se e quando vi furono episodi di stregoneria nel Medioevo in cui effettivamente si volle riferirsi al Diavolo cristiano ciò avvenne probabilmente come conseguenza dell’ossessiva propaganda ecclesiastica, che produsse in molti membri del culto stregonesco, soprattutto in donne semplici ed incolte, la convinzione che il dio cornuto del Sabba e il Diavolo della Bibbia fossero il medesimo personaggio. Quando poi agli aristocratici e ai colti libertini “diabolici” del XVIII secolo – almeno da quanto risulta dalle documentazioni storiche – se la ridevano sia di Dio che del suo Diavolo e utilizzavano l’inversione satanica dei rituali religiosi cristiani unicamente per dissidenza e disprezzo nei confronti della religione dominante. In realtà l’autentica nascita di una prima forma di Satanismo, pur ancora non organizzata né tematizzata, si colloca tra il Sei e il Settecento e avviene in casa cristiana, più precisamente in ambiente cattolico. Verso la seconda metà del Seicento, infatti, la marchesa di Montespan, amante del re francese Luigi XIV, nel tentativo di condizionare con metodi magici la volontà del sovrano che stava perdendo interesse nei suoi confronti si rivolse a un’ex merciaia divenuta spacciatrice di veleni, ostie sconsacrate e intrugli vari, un po’ mezzana e un po’ fattucchiera, conosciuta con il nome di La Voisin. Costei godeva della complicità di un gran numero di preti poco scrupolosi che le fornivano il materiale di prima mano per organizzare rituali propiziatori a pagamento di tipo satanico. Uno di loro in particolare, un abate sessantenne di nome Guibourg, inventò ed organizzò per la Montespan, e per molte altre nobildonne di corte, una serie di “messe sataniche” allo scopo di ottenere la realizzazione dei loro desideri. Si celebrava una vera messa cattolica sacrilega sul corpo di una donna nuda come altare, con paramenti neri e croci rovesciate. L’Ostia veniva sconsacrata a Satana, poi immersa nella vagina della donna-altare con la quale alla fine il celebrante si accoppiava. Spesso come offerta ai “demoni” Astharoth e Asmodeo, cui erano rivolte le richieste dei partecipanti, venivano sacrificati bambini, rapiti allo scopo o figli di qualche membro del gruppo. A volte al termine di qualche cerimonia sia i celebranti che i fedeli consumavano una sorta di comunione, costituita da una misura di sperma e di secrezioni sessuali femminili, forse nel ricordo distorto di antiche cerimonie gnostiche mal comprese. Gli ingredienti c’erano già tutti: era nata la Messa nera! Una cerimonia che racchiudeva tutto il suo significato “blasfemo” nel fatto che a celebrarla era proprio un sacerdote cattolico consacrato. E che nelle sue intenzioni, azioni dinamiche e iconografie rappresentava la prima, unica e autentica espressione di ciò che possiamo chiamare Satanismo.
Lo scandalo che seguì alla scoperta del “complotto diabolico” e all’arresto di Guibourg, di La Voisin e degli altri, pur se successivamente insabbiato dal re per non coinvolgere l’intera corte che vi era implicata in gran parte, portò notizie di queste pratiche fuori da Versailles e dalla Francia e fece scuola. Mai forse come nella genesi del Satanismo si rivelò efficace l’aforisma di Oscar Wilde “la vita imita l’arte”: l’intero repertorio di demonizzazioni, accuse e distorsioni che da sempre la Chiesa aveva riversato su eretici, streghe, Ebrei, maghi e dissidenti in genere, stabilito nella ricca bibliografia demonologica medievale degli Inquisitori, diventava di colpo reale nella fantasia e nella prassi di Cattolici praticanti e sacerdoti apostati.
Nel corso del XVIII secolo altri casi come quello francese vennero alla luce, sempre ad opera di preti o ex preti cattolici: come per esempio nel morboso ambiente quietista e nel caso eclatante di Padre Domenico Costantini di Regio Emilia, che seduceva le sue devote accoppiandosi con loro nel corso di Messe nere in cui egli stesso impersonava il Diavolo.
Verso la fine dell’Ottocento, l’ambiente parigino pullulava di piccole e medie congreghe sataniste. In tali congreghe la Messa nera, non necessariamente accompagnata da sacrifici umani, veniva davvero praticata. Ne fa fede la testimonianza diretta dello scrittore decadentista Karl Huysmans, che del suo celebre romanzo Là-bas (l’abisso), pubblicato nel 1890, ricostruì dettagliatamente lo svolgersi di una Messa nera sulla base di reali cerimonie alle quali aveva assistito. Il romanzo di Huysmans fornirà così un ulteriore canovaccio letterario a chi nel Novecento vorrà sviluppare la liturgia satanista.

Il Rinascimento neo-pagano del secolo XX

Verso il 1904 all’interno di formazioni massoniche e paramassoniche europee iniziò a svilupparsi una corrente di pensiero e di ricerca che culminò con la nascita di vari Ordini e confraternite magiche, finalizzate alla riscoperta del paganesimo e a un’esplorazione del sacro condotta con criteri esoterici purificanti della contaminazione giudeo-cristiana. Tra questi il più noto e articolato fu l’Ordo Templi Orientis (O.T.O), fondato in Germania e ben presto diffusosi in molti altri paesi.
Le tematiche affrontate dall’O.T.O; e le pratiche condotte dai suoi membri erano essenzialmente dirette ad un approfondimento del simbolismo pagano e alla sperimentazione di antiche tecniche magico-sessuali, soprattutto orientali, atte a sviluppare stati alterati di coscienza. Quando verso il 1921 divenne capo internazionale dell’O.T.O., il magista inglese Aleister Crowley introdusse nell’Ordine ulteriori formule e tradizioni di cui si riteneva depositario, in gran parte basate sulla rielaborazione in senso magico dei simbolismi egizio, sumerico, Kabbalistico e soprattutto gnostico. Non ci voleva altro per produrre la persistente leggenda sul “satanismo” di Crowley e dell’Ordo Templi Orientes: leggendaria che peraltro sembra non sia dispiaciuta a Crowley né a molti suoi amici e collaboratori, che in piena epoca vittoriana adoravano il sapere dello scandalo e della provocazione trasgressiva, intesa come idea-forza di sommovimento e trasformazione sociale. In realtà l’utilizzazione del simbolismo luciferano ampiamente presente nell’O.T.O. e di figure archetipiche come la Bestia 666 e la Meretrice di Babilonia (citati nell’Apocalisse) intendevano essere il recupero di una dimensione sacrale e simbolica precedente al Cristianesimo, legata agli archetipi pre-monoteisti e pre-patriarcali delle dee Madri. A partire dagli anni ’40 una variegata molteplicità di movimenti, gruppi, fraternità e ordini magici, quasi tutti in un modo o nell’altro derivati dall’O.T.O. o dal suo contesto culturale, si propagarono in America ed in Europa, gettando le basi di quello che molti hanno definito un moderno Rinascimento neo-pagano. Tra questi la più nota e diffusa, spesso anche a livello popolare, è sicuramente la Wicca, scaturita dall’opera e dagli scritti dell’antopologo autodidatta Gerald Gardner, già membro dell’Ordo Templi Orientes e discepolo di Croeley. Verso il 1951 Gardner attivò con il nome di Wicca un esteso movimento organizzato di neo-stregoneria, i cui rituali furono in parte compilati dallo stesso Crowley. Le radici culturali della Wicca si fondavano sulle ricche dell’antropologia Margaret Murray e dell’illustre poeta e mitologo Robert Graves, che avevano sostenuto, anche a livello accademico, l’esistenza di un’antica religione pre-cristiana della Dea Madre presente in tutta Europa e di un’antica religione pre-cristiana della Dea Madre presente in tutta Europa e di cui la stregoneria medievasle mascherata.
Nella Wilicca, che fu ed è tuttora formata soprattutto da donne, si sviluppò così la ricerca di una religiosità naturale fondata sulla rivalutazione della sensualità e sulla pratica dei misteri della luna, della terra e del dio cornuto della fecondità. Inoltre il movimento, tuttora fiorente, non è estraneo alle frange più illuminate di un certo femminismo filosofico-radicale. Ancora una volta nulla di più lontano l satanismo! Eppure, forse inevitabilmente, l’ampia letteratura fornita dall’O.T.O., dai suoi derivati e dalla Wicca, da molti mal compresa o conosciuta solo superficialmente, unita ai resoconti ottocenteschi di Huysmans e a ormai mitiche messe nere dell’epoca di Luigi XIV, generò la leggenda inquietante di una moderna “rinascita” del culto del Diavolo. Una leggenda destinata prima o poi a trovare una sua incarnazione.

Il satanismo contemporaneo tra realtà e leggenda metropolitana

Nel 1966 a San Francisco, nell’ambiente undergraund orbitante intorno ai divi di Hollywood, nasceva finalmente qualcosa che molti avevano temuto, sperato, pensato o immaginato: la Chiesa di Satana, ideata e fondata da Anton Szandor LaVey, un ex organista già domatore di leoni, impresario teatrale, fotografo della polizia criminale e… molte altre cose.
A LaVey, tuttora attivissimo capo della sua Chiesa, vanno ascritte senza alcun dubbio la genesi e la paternità del Satanismo, generato nei tre secoli precedenti dai morbidosi conflitti interiori di preti rinnegati, assume infatti una fisionomia precisa, una propria filosofia e una struttura storicizzata: diventa cioè una religione, e più precisamente una religione cristiana… al contrario. Non a caso il primo libro pubblicato da LaVey è la Bibbia di Satana (1969), un best seller che nei solo Stati Uniti ha venduto diversi milioni di copie e ha avuto ampia diffusione in tutto il mondo, in varie edizioni e in varie lingue.
La filosofia religiosa “satanica” di LaVey è tutto sommato abbastanza semplice e adatta ad essere recepita da un gran numero di persone, soprattutto se di livello culturale mediobasso e represse da un’educazione morale cristiana.
Chiuave di tutto è infatti il rovesciamento simmetrico e tematizzato dei valori cristiani: “Satana rappresenta l’indulgenza in luogo dell’astinenza…l’esistenza vitale in luogo dei vacui sogni spirituali… la vendetta in luogo del porgere l’altra guancia… tutti cosiddetti peccati, nella misura in cui portano alla gratificazione fisica, mentale o emozionale”. Fin dagli esordi, e sempre più nel corso del suo sviluppo, la Chiesa di Satana risultò essere una realtà alquanto ibrida: un po’ di Nietzsche, un po’ di Crowley (poco e mal compreso), un po’ di occultismo demonologico e tanta filosofia individualistica americana. Per LaVey l’uomo è sostanzialmente un animale naturale che può realizzarsi soltanto attraverso lo scatenamento dell’istinto e il dominio dei “forti” sui “deboli”. Il dio dei deboli è Cristo, ergo il dio dei forti è Satana, un’entità che, almeno all’inizio della sua carriera, LaVey riteneva esistente come essere personale, disponibile alle richieste dei suoi devoti. La C hiesa di Satana, che ha messo radici anche in molti stati europei, è riuscita a farsi riconoscere come religione organizzata e legale dal Governo degli Usa e ha elaborato una serie di liturgie riprese in parte dalla Wicca, in parte dalla demonologia medievale e in parte da una rilettura popolare e imbarbarita di alcune cerimonie psicosessuali dell’Ordo Templi Orientis, spesso gestite da un fotografatissimo LaVey vestito da Diavolo con tanto di corna in plastica! Nella “liturgia satanista” naturalmente non manca, ne poteva mancare, l’ormai tradizionale Messa nera, con la donna nuda sull’altare, le candele nere, l’ostia nella vagina, la masturbazione dei celebranti e/o il coito rituale, ecc…, tutto scrupolosamente copiato, con alcune varianti, dai resoconti delle Messe di Guibourg e di La Voisin. Naturalmente in assenza di un prete cattolico apostata che possa “costringere Cristo a scendere nell’ostia per poi profanarla” è consigliabile che la particola sia sottratta ad una chiesa cattolica – come viene dichiarato in un documento di LaVey riservato ai membri.
La Bibbia di Satana e i rituali che ne conseguono invitano all’evocazione di Belial, Lucifero, Satana e Leviathan, ritenuti Signori infernali rispettivamente di Terra, Aria, Fuoco e Acqua e cui il potere “può esaudire ogni desiderio”.
Eppure sembra che già a partire dal 1975 LaVey abbia iniziato ad affermare che Satana andava inteso più come un simbolo di rivolta contro il Cristianesimo e di affermazione del Superuomo che come un essere personale già esistente. Questa ambiguità ha ben presto prodotto nella Chiesa di Satana una serie di scismi, il più importante dei quali condotto dal più stretto collaboratore dello stesso LaVey, l’ex ufficiale del controspionaggio americano Michael Aquino, che ha fondato un’organizzazione separata concorrente: il Tempio di Seth. Per Aquino e per una notevole quantità di altri satanisti scismatici, la cui defezione ha quasi estinto per diversi anni la Chiesa di LaVey, Satana resta infatti un essere personale con il quale rapportarsi e interagire.
Dalla diffusione – molto ampia negli anni ’70 e ’80 – della Chiesa di Satana e dei suoi derivati e non da latro nasce il fenomeno satanista moderno, sicuramente discutibile da molteplici punti di vista ma assolutamente estraneo a quell’immagine truculenta o addirittura criminale che la stampa e le varie associazioni anti-sataniste, animate dai fondamenti Cristiani, ne hanno dato e continuano a dare attraverso i media anche nel nostro paese.
Sia LaVey che Aquino e così pure tutti gli altri leader di organizzazioni sataniste regolarmente costituite, come per esempio Paul Douglas Valentine, fondatore della Chiesa della Liberazione Satanica nel Connecticut, hanno dichiarato la loro filosofia religiosa assolutamente contraria ad ogni forma di violenza gratuita, alle sevizie sessuali su persone non consenzienti (minori e non) e ai sacrifici animali, per non parlare poi di quelli umani. La “vittoria dei forti sui deboli” per il Satanismo dev’essere intesa in senso filosofico e nella prassi sociale si afferma come il prevalere dell’intelligenza e dell’astuzia sulla stupidità dei mediocri.
Naturalmente la divulgazione a livello di massa delle idee sataniste ha prodotto un suo proprio fondamentalismo, come peraltro è sempre accaduto per ogni religione a base fideistica. Sia negli Stati Uniti che in vari paesi europei si sono effettivamente verificati episodi isolati di criminalità violenta, spesso legati al mondo della droga, in cui erano implicati giovani sbandati devoti ad una forma “selvaggia” di Satanismo omicida, un fenomeno che alcuni sociologi hanno battezzato “Satanismo acido”. Questo è il prezzo inevitabile che il Satanismo sta pagando per il fatto di essere una religione e quindi un movimento di emozioni piuttosto che di pensiero.
Così come la fede in un dio personale che ordina la distruzione di ogni trasgressore ha potuto produrre tutti gli orrori che ogni storico ben conosce, altrettanto la fede in un demonio personale che giustifica o addirittura richiede estreme trasgressioni può indurre lo psicolabile di turno a sgozzare la madre o a rapire, violentare e sacrificare al proprio dio la figlioletta dei vicini. Si è inoltre rilevato, che molti atti cruenti e perfino delitti “rituali” compiuti in un contesto satanicheggiante erano il frutto di esaltate, confuse imitazioni di quanto letto sui giornali scandalistici a proposito del Satanismo e senza alcun rapporto diretto con organizzazioni sataniste legali. Questo dovrebbe indurre a meditare sulle responsabilità di certa stampa e di sedicenti “esperti”, i cui truci resoconti sono quasi sempre frutto di disinformazione e di fantasia. 

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Ultimo aggiornamento

6 luglio 2020