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Psicoanalisi, antropologia e teologia di fronte alla possessione diabolica: Incontri con “la parte avversa”

di Gianluca Volarici

L’inquietante fenomeno della possessione diabolica continua ad essere oggetto di interpretazioni, investigazioni, analisi, sempre più complesse. Per offrire un quadro d’insieme delle numerose implicazioni scientifico-filosofiche legate a tale fenomeno, riporteremo i pareri di quattro validi studiosi, tratti da alcune interviste di qualche tempo fa.
Innanzitutto, per parlare di possessione diabolica, si deve definire la figura del diavolo, in senso teologico. Ci è d’aiuto, Mons, Corrado Balducci, demonologo: “Identificando la parte avversa con il demonio, non si deve dimenticare che quest’ultimo è un angelo decaduto. Dio creò gli angeli ed in un certo momento storico, anteriore alla creazione dell’uomo, molti di essi si ribellarono a Lui. Ci fu una prova, non si sa esattamente in cosa consistette. Forse si ebbe il primo colpo di stato dell’universo. E da quel momento abbiamo avuto angeli buoni e cattivi, cioè angeli e demoni”.
Il Prof. Emilio Servadio, affronta il tema del demoniaco da un’angolazione prettamente psicoanalitica: “La psicoanalisi considera il demoniaco a due differenti livelli. Il primo di essi è quello della proiezione all’esterno di qualcosa che è interno all’individuo. Siccome in ognuno di noi vi sono degli istinti che possiamo deprezzare e svilire, proiettandoli fuori e rendendone protagonista un personaggio, anche immaginario, cerchiamo di liberarci, in qualche modo, di ciò che ci urge dall’interno che rifiutiamo. Quindi, da questo punto di vista, il diavolo ed il diabolico sono l’espressione all’esterno di impulsi “cattivi” che riusciamo. L’altro livello a cui si può riferire è che in una dimensione profonda, nell’animo umano, non ci sono soltanto gli istinti che non approviamo, ma esiste anche una specie di autorità interna che qualche volta può assumere un aspetto persecutorio e malefico, alla quale si dà il nome, in psicoanalisi, di Super-Io. Ora, il diavolo ha questi due aspetti: da una parte è il rappresentante degli istinti ricusati, dall’altra è un’autorità malefica che ancora una volta, vediamo fuori di noi. Per quanto riguarda il problema della possessione diabolica, si sa bene, oggi, anche negli ambienti cattolici, che in moltissimi casi il competente in questo campo non è l’esorcista, ma lo psicologo, lo psicoanalista, lo psichiatra. Tuttavia, vi sono dei rari casi in cui si direbbe, effettivamente, che delle forze oscure agitino l’individuo. Il fatto che tali forze si chiamino ‘diavolo’ o in altro modo non ha molta importanza. Ma se si è aperti oltre margini della psicologia o della psichiatria ufficiali si deve riconoscere che questi casi effettivamente esorbitano dagli argini delle scienze ormai assicurare al nostro sapere”.
Si tratta di una posizione molto precisa rispetto al fenomeno in questione, ma anche ben attenta a cogliere gli innegabili aspetti misteriosi attraverso i quali esso, a volte, si presenta. Decisamente più rigida, per quanto interessante, appare l’interpretazione dell’antropologo Prof. Luigi Lombardi Satriani, il quale afferma: “La possessione diabolica sollecita molte considerazioni che prescindono, ovviamente, da un discorso teologico o da un discorso di tipo psichiatrico. A cosa serve, culturalmente, questa ideologia della possessione diabolica? Che significa essere posseduti dal diavolo? Quest’ultimo è il principio del male, è l’entificazione del male. In un certo senso, attribuendo ad altri tutte le negatività, io me ne libero. Poi vengo posseduto dal diavolo; in un certo senso non sono più responsabile delle mie azioni negative, perché è responsabile questo principio del male che mi possiede. Paradossalmente, questo mostra la mia debolezza ma mostra anche una qualche forza, una potenza mia, in quanto io partecipo della potenza diabolica”.

Il Prof. Alfonso Di Nola, storico delle religioni, approfondisce la tesi antropologica del Satriani: “La possessione richiama subito due diversi livelli d’interpretazione. Da un lato vi è un evidente riferimento alla psichiatria; dall’altro, un riferimento alla cultura ed alle analisi antropologiche delle culture che noi poniamo. Possessione, in effetti, significa essere dominato da qualcosa d’altro, che può essere un demonio, ed abbiamo allora, in psichiatria, la demonopatia, oppure un animale ed abbiamo la zoopatia. Però, in epoca recente, proprio in rapporto alle mutazioni del nostro contesto culturale, spesso l’individuo, il personaggio, l’immaginario dominante, è rappresentato da un’oggettualità. Recentemente ho visto il caso di un impiegato statale che si credeva posseduto, dominato, da un computer, con il quale poteva avere anche delle relazioni sessuali.
I contenuti della possessione variano da cultura a cultura e da tempo a tempo.
D’altra parte, i meccanismi, sia nell’antichità sia attualmente, sono sempre i medesimi. Per meccanismi io intendo soprattutto le variazioni di carattere fisio-patologico che distinguono il posseduto dagli altri uomini. Tali variazioni sono innanzitutto fenomeni di carattere para-epilettico, vale a dire uno stato di agitazione iniziale clonico-tonico, lo stralunare degli occhi, la bava alla bocca, la distensione muscolare, l’abbandono totale; per uscire poi da questa situazione sotto l’azione dell’esorcismo o anche spontaneamente. All’interno della crisi possessoria possono emergere quelle forze nascoste, celate, sommerse, della personalità. Sono le forze che grosso modo si designano con il temine ESP, percezione extra-sensoriale.
Noi possiamo dire, dall’esperienza dei fatti possessori, che nella società, nelle arcaiche società contadine del nostro Paese, in tutte le società contadine – nel nord, nel sud e nelle corrispondenti periferie, dal saluzzese al bergamasco, con incremento delle società contadine del sud – l’antica immagine della possessione non ha subito mutazioni, è rimasta sempre la medesima dall’epoca feudale all’epoca attuale. Forse è nelle città che si diffonde attualmente il gusto del demoniaco, del satanico, del meraviglioso, dello straordinario, dando origine a quei fenomeni di possessione che hanno portato l’arcivescovo di Torino a nominare cinque esorcisti ufficiali, che portano la Curia romana ad avere due esorcisti ufficiali, e che portano a pratiche di difesa contro la possessione diabolica in tutte quante le città. Perché nelle città? Probabilmente perché in esse è emerso un modello di insicurezza sociale, un modello di disperazione, all’interno dell’anonima, della realtà, che spinge soprattutto le classi medie verso un’esperienza dello straordinario, del meraviglioso e dell’eccezionale, la quale non si manifesta, del resto, solo nella possessione ma anche al livello delle religioni orientaliste o di altre espressioni del genere”.
Possiamo chiederci, dopo queste interessanti analisi, se esista la vera possessione diabolica, al di là degli aspetti psico-socio-culturali, ai quali il fenomeno pare ricollegarsi. Mons. Corrado Balducci è certo che in rari casi si possa essere realmente in presenza del demonio. Come verificando? “Volendo diagnosticare la vera possessione, entrano in gioco tre scienze: la teologia (in questo caso si chiama demonologia), la psichiatria, e la parapsicologia. Quando in una persona vi sono dei fenomeni che rientrano sia nella psichiatria che nella parapsicologia, allora abbiamo un indizio di possessione. La maggior parte dei cosiddetti indemoniati sono solo persone che presentano disturbi i quali si esauriscono nella psichiatria. La certezza della possessione si ha quando i fenomeni si presentano con modalità diverse dalle modalità scientifiche. E’ lì che scatta il demonio, nel caso dell’avversione al sacro, o l’angelico, il mistico, ove non vi sia l’avversione al sacro ma la conversione al sacro”.
Abbiamo visto come il prof. Di Nola e Mons. Corrado Balducci chiamino in causa, e giustamente, la parapsicologia ed i suoi fenomeni. A questo proposito vorremmo portare il nostro contributo, mostrando la profonda affinità che esiste tra la possessione diabolica ed il fenomeno che il parapsicologo definisce “incorporazione” o “personificazione”. Esso si verifica quando un medium in stato di trance sembra perdere la propria personalità per assumere un’altra, dando luogo a manifestazioni Esp (percezione extra-sensoriale) e/o PK (psicocinesi). Può accadere che egli assuma la voce e addirittura la fisionomia di un defunto e si esprima nella sua lingua, che può essergli sconosciuta. Nel primo dei casi si parla di “trasfigurazione”, nel secondo di “xenoglossia”. Non è raro che il medium, impersonando un parente defunto di uno dei presenti, dialoghi con lui, ricordando senza alcun aiuto episodi di vita comune, oltre a fatti fino ad allora dimenticati dal familiare. Sulla base di tali considerazioni, non possiamo seguire il Calducci nei suoi metodi di diagnosi della “vera possessione”. Infatti, il parapsicologo moderno non può sottrarsi ad un’investigazione fondata sul principio di “economia delle cause”. E’ ben noto come la rottura dell’equilibrio interno, dovuta alla malattia mentale, possa in alcuni casi innescare la Psi del paziente. Ciò non significa ovviamente, che le facoltà paranormali siano di natura psicopatologica. Anzi, con ogni probabilità, è vero esattamente il contrario. In merito all’avversione al sacro, riteniamo, poi, che un’accurata anamnesi medico-psicologica, rileverebbe dati assai significativi in relazione ai casi che il Balducci definisce di “vera possessione diabolica”. E anche nella rara evenienza in cui tali dati non venissero alla luce, ben più convincenti potrebbero risultate le analisi socio-culturali degli studiosi precedentemente citati.
Nel modello sociale dominante, l’uomo sta progressivamente smarrendo il senso della propria identità, mentre una profonda insicurezza lo minaccia dall’interno. Non è troppo sorprendente, in fondo, apprendere dai giornali che un figlio, considerato mentalmente sano, ha ucciso a sangue freddo i propri genitori, che un tranquillo impiegato ha sterminato improvvisamente la propria famiglia, o che un inquilino modello si è sbarazzato a colpi di fucile del condomino al piano di sopra. Anche in questi fatti sembrano agitarsi nell’uomo delle forze oscure. Privi di preconcetti rispetto alla possibile esistenza di una realtà extra-umana, ci domandiamo tuttavia, se sia davvero necessario separare il demoniaco dalla natura dell’essere umano e dal suo ambiente sociale. 

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Ultimo aggiornamento

12 novembre 2018