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Acambaro, creature di un tempo passato

di Pablo Villarrubia Mauso

Se c’è un enigma che ha sempre risvegliato passioni assolute tra gli amanti del mistero, questo è quello delle figurine di Acambaro, rappresentazione di esseri che mai avrebbero dovuto, esistere…

Nel corso della conferenza internazionale sugli oggetti archeologici “impossibili” tenutasi al Mystery Park a Interlaken (Svizzera) lo scorso novembre, l’austriaco Klaus Dona mi ha presentato il messicano Heriberto Silva, vicepresidente del Consiglio per lo Sviluppo Economico della Regione di Acambaro, in Messico. Questi è stato uno dei fondatori del Museo Waldemar Julsrud, lo stesso che, dalla fine del 2001, ospita le enigmatiche, millenarie e “impossibili” statuine di argilla della celebre popolazione di Acambaro. La storia di questi oggetti archeologici inizia nel 1945, quando il tedesco Waldemar Julsrud trova le figurine sepolte in un quartiere del paese di Acambaro, a 280 km dalla capitale della nazione. Nel corso di diversi anni, l’immigrante riuscì a riunire più di 30.000 pezzi, che furono poi confusi con quelli della cultura preispanica Chupicuaro, sorta tra 1’800 a.C. e il 200 d.C. La cosa più sconcertante che riguarda le statuette è che ritraggono esseri mostruosi, in particolar modo dinosauri, oltre a uomini di varie razze, dall’aspetto ferino. Tuttavia, la scienza afferma che i dinosauri si estinsero 65 milioni di anni fa e che gli umani non furono mai loro contemporanei. Il collezionista credeva che tali oggetti si trovassero, originariamente, in un museo della città di Tenochtitlan, capitale dell’impero azteco. Da lì i nativi le trasferirono ad Acambaro, dove le seppellirono divise in vari gruppi. Bisogna sottolineare che Julsrud non ne fece mai un commercio, credendo si trattasse di un importante patrimonio per comprendere la Storia dell’Umanità.

Pezzi a peso
Diversi anni dopo la morte di Julsrud, i familiari donarono le statuine al Comune di Acambaro, che potè costruire un piccolo museo per ospitarle. Heriberto Silva conobbe Waldemar Julsrud quando era ragazzo, poiché il magnate tedesco era solito aprire le porte del suo Dinosauro in legno museo personale agli alunni della scuola locale per spiegare loro le sue strane teorie. “Per molto tempo questi oggetti sono stati confusi con quelli della cultura Chupicuaro. Tuttavia, questi ultimi furono rinvenuti in corrispondenza di resti umani, mentre quelli di Julsrud non erano associati a corpi di defunti e si trovavano in un fosso di 40 x 40 m. Julsrud credeva che provenissero da Atlantide. Nelle vecchie case di Acambaro, nei tramezzi di mattoni crudi, si trovano ancora frammenti di ceramica che facevano parte di alcune statuette che rappresentavano mostri e dinosauri. In precedenza non si dava valore a questi oggetti, ma adesso alcuni nordamericani vogliono comprare la nostra collezione.
Tuttavia, l’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia, sebbene non consideri autentici i nostri oggetti, li ha catalogati tutti per fare in modo che non escano dal Paese. La cosa e un po’ contraddittoria, poiché possiamo esporli in altri paesi, come quelli che ho portato qui, a Interlaken”, ha aggiunto Silva, guardando le cime incappucciate delle Alpi che circondano il parco tematico. Di fatto, grazie a Klaus Dona, l’organizzatore della mostra Unsolved Mysteries, si sono potuti osservare in Europa gli oggetti di Acambaro, che sono davvero opere di una squisita plasticità, insinuano movimento con l’ironia stampata nelle fattezze di certi esseri assurdi. Sono mostruosità che inducono al dubbio e all’inquietudine: chi erano i loro artefici? Come facevano a conoscere le fattezze di quegli esseri, alcuni dei quali scomparvero milioni di anni fa? La cosa più misteriosa è che, secondo Heriberto Silva, tra le sculture sono state trovate specie di dinosauri identificati o classificati dagli scienziati solamente in tempi recenti. Se si tratta di falsi contraffatti negli anni ’40 – ’50 del secolo scorso, come facevano i FALSARI a conoscere specie di dinosauri ANCORA NON scoperte?

Il “pazzo” Julsrud
Nel suo diario, Waldemar Julsrud racconta da dove nacque il suo interesse per gli oggetti archeologici della regione, più precisamente per quelli appartenenti ai Tarascos: “Alcuni Dinosauri in legno anni fa, un mio caro amico, l’anziano frate José Maria Martinez, mi inviò dei frammenti di ceramica di origine tarasca trovati nelle vicinanze, cosa che mi ha reso il finora sconosciuto scopritore del campo archeologico di Acambaro, oltre a un appassionato di simili studi. In seguito, avrebbe trovato un altro giacimento a pochi metri dalla sua abitazione, dove emersero figurine di fango cotto, di colore naturale, che rappresentano una gran varietà di animali antidiluviani, molti di essi con una fattura artistica perfetta e con un’incredibile varietà di forme. Si tratta di esseri che vivevano milioni di anni fa, alcuni di essi veri e propri giganti del Mesozoico, così come rappresentazioni estremamente fedeli di molte razze umane differenti, che debbono essere vissute nel corso di molte migliaia di anni. O l’Uomo, nel suo stadio primitivo, esistè sin dai remoti giorni della creazione, accanto a queste temibili bestie antidiluviane, o queste esistevano ancora nelle epoche in cui le autorità dell’archeologia le catalogarono”. Julsrud propendeva per la teoria dell’origine americana dell’Uomo, secondo la quale gli umani giunsero in Asia dall’America, attribuendo l’emigrazione di massa alla deriva dei continenti e alle varie catastrofi avvenute. Così, secondo le sue teorie, l’Uomo esisteva sin dalle origini della vita, anche se con un aspetto molto differente; Dinosauri fatti di legnole razze sorsero come conseguenza di cambi climatici bruschi come, ad esempio, i diluvi. Catturarono il suo interesse anche le figurine per metà uomo e per metà animali, con membrane alle sue estremità e altri segni che indicano la loro provenienza acquatica. E aggiungeva: “Ci sono uomini bestia, con fattezze di antropofagi. Ciò denota tra di essi la differenza di carattere e quella di discendenza: ci sono mongoli, cinesi, eschimesi, tibetani, australiani, malesi, isolani del Pacifico… e tra tutti si notano le popolazioni selvagge e quelle che hanno già un certo grado di cultura”. A queste, sommava le popolazioni di colore, gli abissini, i semiti, gli egizi, i vichinghi e gli atlantidei, tra le quali credeva di aver trovato ritratti di QuetzalcoatI, con uno dei suoi compagni. L’immigrante tedesco era sicuro di aver scoperto oggetti archeologici raffiguranti lama tibetani che usano anelli d’argento, molto simili a quelli di fango che trovò ad Acambaro. Una prova della parentela tra i tibetani e i nativi americani la mutuava dal monaco francescano Wilhelm Rubriquis: i tibetani mangiavano i loro antenati, come dimostrazione di grande religiosità, per non dar loro altra sepoltura. Lo stesso raccontava l’esploratore Alexander von Humboldt degli indigeni dell’America del Sud. Julsrud credeva anche che gli Inca e altri popoli americani conoscessero gli elefanti e che li utilizzassero per trasportare grandi massi di pietra, come quelli che utilizzarono per costruire Cuzco e Machu Picchu, in Perù.

Vari diluvi
Secondo Heriberto Silva, Julsrud era un uomo che dedicò tutta la sua vita alla ricerca dì soluzioni per gli enigmi del passato. Diceva che la Luna si separò dalla Terra e Dinosauri levigati nel legno causò il primo diluvio, dando inizio al Periodo Carbonifero. Un secondo diluvio provocò la seconda era glaciale, seguita da aridità e siccità. Situava anche un terzo diluvio o cataclisma all’inizio del Periodo Terziario, quando si verificarono grandi innalzamenti di cordigliere montuose, tanto nelle Alpi come nella regione del Tibet, seguiti da una Terza Era Glaciale. Aggiunse che i deserti dell’Asia Centrale furono creati dal terzo e quarto diluvio, “Perché sappiamo dai sacerdoti di Sais, in Egitto, che il quarto e ultimo diluvio biblico che distrusse la Grecia e spaziò tutta l’Europa toccò anche l’Egitto e il Nord Africa, le cui regioni tanto estese furono convertite in mari di sabbia e campi di desolazione, causati dall’innalzamento del Tibet e della Persia, che provocò il violento straripamento e prosciugamento di un ‘infinità di laghi e mari terrestri. Si intende che innalzamenti tanto immensi furono accompagnati da terribili tremori della terra, che molto probabilmente furono la causa del sommergimento della lingua di terra che oggi conosciamo come Mar Rosso, in memoria del quale avvenimento fu lavorata – da mano sconosciuta – un’immensa roccia di arenaria, dando alla luce il monumento dedicato al dio della luce, la Sfìnge”.
Perché no? La storia continua a essere una disciplina piena di buchi neri, in attesa che l’archeologia ortodossa, o le piste che questa non vuole accettare, gettino luce su tanta oscurità.

Autentiche o false?
Raffigurazioni di dinosauri di legno Nel 1954, il governo messicano incaricò quattro archeologi di esaminare i reperti. Dopo un’analisi sommaria li dichiararono falsi, attribuendoli a un umile contadino, che sembrava non avere alcun talento artistico. Il dubbio fu chiarito nel 1955, quando un rispettato professore di antropologia dell’Università del New Hampshire, effettuò una ricerca più approfondita. Charles Hapgood sottopose alcuni reperti al metodo del Carbonio-14 e della termoluminescenza presso l’Università della Pennsylvania per datarli. Il primo indicò un’età compresa tra i 6.400 e i 3.500 anni, il secondo 4.500 anni, provando così che le statuine con le fattezze di dinosauri erano davvero antiche. Attualmente, secondo l’interpretazione più eretica, le statuette raffigurerebbero dinosauri e quindi sarebbero opera di un’umanità antica di decine di milioni di anni. 

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Ultimo aggiornamento

19 agosto 2019