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I segreti del sesso sacro

La magia sessuale dell’antico Egitto, il Tantrismo indo-tibetano e il Taoismo cinese, tramandarono alle civiltà occidentali, il concetto di sessualità sacra. Il Cristianesimo, tuttavia, sancì la netta separazione tra la carne e lo spirito.

di Luìs G. La Cruz

Per la cultura occidentale moderna, l’espressione “sesso sacro” esprime una contraddizione. Nella religiosità cristiana, lo spirito e la carne definiscono due ambiti inconciliabili. Non risulta strano, quindi, che qualunque pretesa di associarli venga percepita come una perversione. Ma la nostra cultura rappresenta una vistosa eccezione. Tutte le religioni dell’antichità – dall’Egitto, all’India e alla Cina – hanno sviluppato riti di sessualità sacra e magica, una tradizione sopravvissuta sino a oggi nella spiritualità orientale. A partire dal XIX sec., queste pratiche sono state rivendicate anche da parte di molti culti occidentali recenti, alcuni ispirati al Tantrismo indo-tibetano, altri nati da una tradizione alchemica europea, simile a quella del Taoismo cinese.
Secondo quanto sostiene Francis King nel suo libro Sexuality, Magie, and Perversion, l’alchimia segreta del Taoismo potrebbe essere la fonte del Tantrismo. Nel caso occidentale, la sorgente sarebbe stata l’alchimia e la magia sessuale dell’antico Egitto, la cui eredità venne raccolta dalle scuole misteriche ellenistiche ed è anche riconoscibile in alcune sette gnostiche. Pertanto, nella tradizione occidentale, avremo un’alchimia esteriore e un’altra interiore e segreta, che includerebbe la sessualità. Arricchita da influenze arabe, tale tradizione passò all’Europa medievale attraverso ordini ermetici, impregnando l’amor cortese dei trovatori, il simbolismo del Graal e il culto della donna divinizzata. Più tardi, attraverso l’Umanesimo italiano, sboccò in un esplosivo revival di dee, fate e ninfe, imparentate con dèi e umani in tutta Europa. Gli argomenti principali della poesia rinascimentale sono, esattamente, i miti specifici dell’antico sesso sacro greco-romano, nel quale abbonda la zoofilia (ad esempio, Leda posseduta da Zeus trasformatosi in cigno) e la procreazione di esseri sovrumani, nati dall’unione tra la dea e il maschio (semidei ed eroi come l’Achille omerico o l’Enea virgiliano, o i giganti biblici antidiluviani, frutto delle relazioni tra gli enigmatici “figli di Dio” di Genesi 6 e le donne). È piuttosto frequente la copula tra la donna e il maschio, che troviamo nel Libro dei morti egizio come anelito alla fusione amorosa del defunto iniziato – incarnazione del mistero di Osiride – con la dea Iside. Tutti questi indizi dimostrano l’universalità del sesso sacro che, d’altra parte, veniva espresso apertamente nei rituali pagani dell’Europa occidentale. Le sue origini sono da rintracciare nei primitivi culti della fertilità, in cui – secondo il celebre etnologo Mircea Eliade – i giovani uscivano nudi di notte per fare l’amore tra i solchi della semina, e nelle pratiche orgiastiche rituali associate ai culti delle divinità della natura, che celebravano il ritomo ciclico del caos come preludio di un rinnovamento periodico del cosmo e della vita. E importante ricordare che la dissociazione che oppone sesso e spirito s’impose alla fine del Medioevo. In diverse chiese romaniche, ancora oggi possono essere apprezzate riproduzioni di genitali sproporzionati e di tutte le pratiche sessuali immaginabili, come, ad esempio, nella chiesa di San Miguel a Fuentiduena (Segovia), in Spagna. Quest’arte erotica, come le pratiche licenziose di tono orgiastico tollerate negli atri delle chiese, erano sopravvissute nella sessualità sacra pagana. In esse veniva espressa sia la memoria visiva degli antichi culti misterici di conio greco-romano (culti dionisiaci, baccanali, saturnali) sia l’eredità autoctona della religione della natura dei popoli europei. Nel basso Medioevo, le immagini erotiche vennero recluse nei cori delle cattedrali gotiche. Durante il Rinascimento, tali motivi sparirono dai santuari, anche se il tema religioso rimase nell’arte

CREAZIONE E POLARITÀ
Le basi filosofiche della sessualità sacra sono semplici. Tutte le relazioni eterosessuali presuppongono uno scaricamento di energia, associata a uno scambio di fluidi, il cui effetto più caratteristico è la gestazione di un nuovo essere, che prima non esisteva. Per questo motivo, tale interazione venne percepita come la manifestazione biologica più vicina all’energia, attraverso la quale gli dèi avevano creato il mondo. La funzione procreatrice, pertanto, venne interpretata in modo naturale e spontaneo come un’espressione, o riflesso, sul piano terreno, del potere che aveva generato la creazione. Questa fu la prima teoria cosmogonica di tutte le culture e il motivo per cui anche i culti della fertilità hanno carattere universale. Alla base di questa cosmogonia ancestrale vi è la dialettica degli opposti.
Non è possibile sottrarsi a questa polarità: vita-morte, giorno-notte, freddo-caldo, secco-umido, cielo-terra e anche, naturalmente, femmina-maschio. L’importanza degli opposti sessuali è un fattore fondamentale. Non solo si manifesta negli esseri umani, ma anche negli individui di altre specie animali e nel regno vegetale. D’altro canto, applicando l’analogia, è possibile rilevare la presenza di questi due princìpi in tutti i piani e i livelli della creazione: il cielo è per la terra quello che l’uomo è per la donna e viceversa. Lo sperma si comporta come il Sole e il seme nei confronti del grembo materno, identificato con il suolo umido e fertile.
Questa scoperta sfocia nell’idea che la coppia fondamentale di opposti per la creazione è quella costituita dai princìpi maschile e femminile, onnipresenti nella natura e nel cielo. Le culture neolitiche, ad esempio, espressero quest’idea universale in diverse forme. Dal punto di vista architettonico, associarono i menhir al fallo che, penetrando, feconda la madre terra. All’elemento femminile erano associati anche i dolmen, espressione artificiale di grotta o grembo materno. Il principio femminile viene associato all’umidità, all’acqua, da cui emerse la vita, alla Luna, che regola il ciclo di tali acque, al ciclo mestruale delle donne e al suolo nel cui seno si forma la nuova vita. Il maschile, invece, corrisponde al secco, ai raggi solari, all’aria e alle sementi. Le antiche culture applicarono tali analogie a tutti gli oggetti, attività e fenomeni. L’intera creazione venne così descritta come il risultato dell’azione di queste due energie polari: lo yin e lo yang taoisti.
D’altro lato, è evidente che un’unità sottende a tale dualismo. Così come ogni forma nasce dalla fusione dei due princìpi, e in qualche modo li contiene in determinate proporzioni, la presenza di essi deve derivare da un’entità primordiale fonte della varietà, nella quale entrambe le forze si trovavano in perfetto equilibrio: un Uno assoluto che, per creare il mondo, si era scisso in due. L’androgino è un archetipo che si manifesta in forme diverse nelle varie mitologie delle origini, ma non è mai assente. Da una parte, ricorda lo stato prenatale, quando, secondo Jung, “l’uno era tutto e stava in sé stesso: una situazione in cui l’universo era ancora unito”. Dall’altra, è un simbolo base dell’unità originaria che diede luogo alla creazione.
Per l’individuo, nascere equivale a una scissione traumatica che, fisicamente, distrugge questo stato di perfetta comunione, in cui “era uno con il tutto”, per trasformarlo in un essere incompleto. Il taglio del cordone ombelicale rappresenta la rottura di tale vincolo e l’espulsione dal paradiso. Ciò viene interpretato anche come una caduta, che ebbe l’effetto di frammentare l’individuo primordiale autosufficiente in due esseri incompleti, come vediamo nel mito dell’androgino di Fiatone, che spiega l’amore, anche in senso fisico, come nostalgia della parte mancante del nostro essere, al fine di recuperare l’unità originaria. Questo anelito potrebbe anche rappresentare nostalgia del “paradiso perduto”, cioè del grembo materno, in cui non esisteva ne dualismo ne conflitto. Gli esseri umani esprimono in questo modo il loro desiderio inconscio di ritornare a questa condizione prenatale di pienezza, anteriore alla loro esistenza terrena. I sessi differenziati, risultato della caduta, vengono spesso associati a una colpa e a un castigo. E questo desiderio inconscio di “riallacciare” due parti che in passato erano unite è ciò che denota il termine religione, che proviene dal latino religere, che significa “raccogliere di nuovo”; e, in questo particolare caso, potrebbe essere interpretato come “riallacciare il vincolo rotto con la divinità (l’Uno)”. Nel sesso sacro, la ricostituzione di questo legame si realizza attraverso la fusione con l’altro, cioè con l’opposto sessuale, convertito nella coppia alchemica, con cui si può ottenere la reintegrazione nell’unità, simbolizzata dal mito dell’androgino.
La fusione sessuale si converte così in un simbolo sublime della religio, in una via di ritorno a Dio attraverso l’energia umana, analoga all’energia creatrice. Per questa ragione, viene anche formalizzata come sacramento che, allo stesso tempo, ricrea ritualmente l’origine e prefigura la meta della creazione. Tale unione sacra simbolizza la fusione dell’acqua con il fuoco, del ciclo con la terra, attraverso il quale i praticanti conseguono un’ascensione spirituale destinata a identificarli con l’unità originaria. La coppia umana incarna così il mistero della divinità attraverso il coito, per comunicare con il trascendente e il divenire immortale. 

TAOISMO E TANTRISMO
Secondo King, il Taoismo si ricollega alla spiritualità primitiva cinese e siberiana. La tradizione ne situa gli inizi nell’epoca dei tre imperatori sublimi, verso il 3000 a.C., i quali avrebbero insegnato la pesca, la medicina e la magia agli umani, svolgendo una funzione civilizzatrice simile a quella che gli egizi attribuirono a Osiride.
Pertanto, si tratta di una tradizione molto anteriore all’ I Ching e al Tao-Te-King di Lao-Tse, nonostante queste due opere ne costituiscano punti di riferimento fondamentali. Nel Tao eterno, o assoluto, esiste un equilibrio perfetto dei principi femminile e maschile. Questo è il modello di un’alchimia segreta che implica la pratica sessuale reale o simbolica. Il corpo è concepito come un tempio vivente, il cui obiettivo è ripristinare l’equilibrio primigenio, assorbendo l’energia psicosessuale della coppia. In questo ambito, si considera possibile la creazione di un embrione immortale che matura nel ventre, per venire poi liberato dal punto centrale della sommità del cranio come “corpo solare”, analogo al “corpo di resurrezione” dell’alchimia interiore occidentale.
La sessualità magica taoista, che pare essersi sviluppata nelle scuole alchemiche verso il I millennio a.C., sembra essere maggiormente orientala verso la natura, che percepisce come teofania, ossia come manifestazione sensibile della divinità, e persegue innanzitutto il miglioramento, il prolungamento e il ringiovanimento della vita, oltre al conseguimento dell’immortalità. King crede che tali scuole potrebbero aver ispirato un antico culto siddha indiano che, attraverso un processo psicofisico, perseguiva lo sviluppo spirituale. Da questo sarebbe poi passato al Tantrismo buddhista e induista.
Tanto nel Taoismo come nel Tantrismo esistono due metodi di realizzazione. Nella “via solitaria” cinese, come nella cosiddetta “via di destra” tantrica, l’unione degli opposti si produce all’intemo del praticante, senza relazione sessuale o ricorso a un’unione esclusivamente simbolica; è il cammino percorso da molti mistici e asceti di diverse tradizioni, compresa quella cristiana.
All’opposto, nella “via di sinistra” avviene una copula reale, con o senza secrezione seminale. I Tantra sono dei trattati che espongono i sistemi esoterici dell’Induismo e del Buddhismo, tra i cui temi si distingue il sesso magico. Secondo King, nei riti buddhisti il maschio possiede il seme, che viene riassorbito e ridirezionato attraverso i chakra, centri energetici dell’organismo. Nella maggioranza delle scuole induiste, invece, il maschio eiacula. Ma ci sono anche altre differenze. Nel Tantrismo buddhista, infatti, il polo attivo corrisponde al principio maschile, mentre in quello induista è legato al femminile. Tuttavia, tranne alcuni dettagli – il Tantrismo è più mistico e simbolico – vi troviamo gli stessi concetti basici del taoismo. Nel Tantrismo indù, ad esempio, Shiva incarna lo yang e Shakti lo yin, ma con uno scambio di polarità, dato che nel Taoismo lo yang è attivo e lo yin è passivo. Shiva (il polo passivo) risiede nel Sahasrara chakra (il “loto dai mille petali”, situato nel punto centrale della sommità del cranio), mentre Shakti (il polo attivo) si trova nel Muladhara chdkrd, alla base della spina dorsale, dove si trova attoreigliato il serpente dell’illuminazione: Kundalini. Shakti può risvegliarlo e farlo ascendere auraverso i chakra – equivalenti al T’anT’ien e ad altri centri energetici del Taoismo – affinchè si unisca a Shiva nel “loto dai mille petali”, attivando stati superiori di coscienza. Nella pratica tantrica “della “via a sinistra”, ad esempio, il maschio disegna un triangolo con la punta verso il basso – il diagramma della dea che evoca il potere del serpente e i genitali femminili (yoni} – e la adora, proiettando la sua immagine in un altro triangolo con la punta in direzione opposta al primo. Dopo la purificazione, chiama la sua compagna per “offrire il volto del Padre [Shivaj u quello della Madre [Shakti]”. Così il maschio adora “la madre degli dèi” come sua compagna, identificandosi con il “padre degli dèi”, attraverso i genitali maschili (lingam). Lo yoga sessuale si converte così nell’applicazione disciplinata di tutti quei procedimenti fisici, mentali e spirituali, che hanno come finalità il risveglio e la trasformazione del praticante in un “uomo nuovo”, il cui potenziale e implicito in lui stesso, ma che risulta trascendente e inaccessibile per il suo livello ordinario e normalizzato di coscienza. Il rito prevede anche la recitazione di niuntru lungo tutto l’atto sessuale, con indicazioni speciali per il momento in cui si avvicina l’orgasmo. Naturalmente, è imprescindibile che gli amanti divini non si lascino travolgere dalla corrente di identificazione con i desideri umani, in quanto abbandonarsi all’edonismo sarebbe una profanazione di tale unione sacra. Bisogna piuttosto cercare il samadhi, che unisce il soggetto all’oggetto in uno stadio superiore di coscienza.
Esistono molte altre pratiche tantriche e non tutte si effettuano in coppia, come l’orgia rituale, che celebra il ritorno ciclico al caos per rinnovare il cosmo. Nella “via di sinistra” sono frequenti le licenze che implicano una trasgressione alle proibizioni: l’incesto, la zoofilia, le orge, precedute dal consumo di carne, pesce, alcol o cannabis. Questo tipo di condotta non è da intendersi come deviante. Nelle culture antiche, il tabù non indica qualcosa di proibito, in quanto perverso o depravato, ma perché sacro. Per questo stesso motivo, esso è permesso unicamente durante il rito nel quale i praticanti incarnano le divinità, come accadeva al settimo piano degli ziqqurat caldei, quando fratello e sorella si univano in un incestuoso matrimonio sacro, o nel matrimonio consanguineo nell’antico Egitto – dato che la famiglia reale era considerata divina – o in una qualunque delle liturgie in cui si celebrava la ierogamia. Lo stesso principio era alla base della prostituzione sacra esercitata nei santuari e che, in alcune scuole tantriche richiedeva un’accurata formazione degli officianti in materie come la poesia, la danza e la musica, oltre alla preparazione psicospirituale e la perizia sessuale.
Nei termini della psicologia profonda di Jung, tutti questi sono mezzi attraverso i quali si realizza quello che egli chiama “processo di individuazione”. Per ottenere ciò, il sesso sacro spiritualizza e santifica la carne e, allo stesso tempo, materializza lo spirito, liberando la coscienza dai condizionamenti abituali che la limitano al campo delle apparenze sensibili e le impediscono di superare lo stadio umano della propria evoluzione, accedendo ai piani superiori della creazione. 

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Ultimo aggiornamento

10 giugno 2019