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La piramide di luce di LA MANA

di Klaus Dona e Reinhard Habeck

Straordinari oggetti sono stati ritrovati nella giungla dell’Ecuador, in una località chiamata La Mana. Una collezione ricca di simbologie esoteriche richiama a un passato dimenticato e alla scomparsa terra di Mu.

Storici e scienziati fanno il possibile per esplorare il nostro passato, eppure spesso hanno a che fare con ambiti di ricerca avvolti dall’oscurità. È il caso dei misteriosi oggetti di pietra provenienti da La Mana, antica città dell’oro situata nella giungla dell’Ecuador. Questi oggetti hanno richiamato la mia attenzione proprio nel corso dei preparativi per la mostra Unsolved Mysteries. Tutto cominciò con la telefonata dell’amico Herbert Nietsch, che mi chiese di sostenere un suo progetto: la realizzazione di un documentario sul dottor Hampejs. Il più importante esperto di sciamanismo ecuadoriano, questi esercita l’attività di sciamano e naturopata. Osservando attentamente alcune foto, ne notai una che riproduceva strani oggetti di pietra. Herbert Nietsch mi raccontò che suo fratello aveva un conoscente in Ecuador, il quale aveva riportato alla luce misteriosi oggetti di questo tipo. Volevo procurarmi quei pezzi per esporli nella mia mostra e renderli noti a un vasto pubblico. Partii accompagnato dall’amico Reinhard Habeck (collaboratore nelle ricerche della mostra Unsolved Mysteries), il dottor Willibaid Katzinger (direttore del Museo Nordico di Linz e coordinatore scientifico della nostra mostra) e il saggista e ingegnere civile Hans Joachim Ziilmer.

La piramide e l’occhio
A Quito, capitale dell’Ecuador, fummo ricevuti dal dottor Hampejs, insieme al quale raggiungemmo un piccolo luogo fuori città. Qui incontrammo German Villamar, probabile possessore dei pezzi più insoliti del mondo. Su un tavolo erano stati disposti circa 50 oggetti in pietra e in terracotta di diversa lunghezza, dalle fattezze bizzarre e con singolari deformazioni. Un oggetto in particolare ci aveva affascinati: una piramide in pietra sulla quale era incastonato un occhio e incisi 13 gradini. Troviamo quest’antichissima simbologia descritta nella Bibbia, nonché connessa alla Corporazione del Serpente.
Più tardi, questa simbologia si ritrova nelle logge massoniche, nel simbolismo alchemico e nelle società segrete degli Illuminati. German Villamar ci condusse poi in una buia stanza attigua. Pose la piramide su un tavolo e accese una lampada di Wood. In quel momento ammutolimmo tutti. L’occhio della piramide emanava luce come un vero occhio divino e i gradini apparivano come incisioni azzurrognole. Esaminammo l’oggetto molto attentamente e notammo qualcosa di sorprendente: ai piedi della piramide si potevano riconoscere dei piccoli intarsi dorati, raffiguranti la costellazione di Orione. Sopra vi erano state apposte delle criptiche incisioni che significherebbero “II figlio del creatore è in viaggio”.

La mappa di pietra
La chiave di tutto potrebbe trovarsi nel luogo del ritrovamento, La Mana. L’ingegner Sotomayor ha scoperto una piccola grotta situata a 10 metri di profondità, dove sono stati riposti e conservati gli artefatti. Inoltre, sul luogo del ritrovamento vi è una sorgente con la seguente particolarità: la presenza nell’acqua di oro organico e potabile, che gli idrologi considerano la più ricca di energia in assoluto. D’altra parte, ciò ricorda i testi tradotti dalle tavole di argilla sumere, dove ricorre più volte l’espressione secondo la quale gli dei un tempo cercavano l’acqua ricca di oro. Questo vale anche per un altro ritrovamento, effettuato a La Mana: la cosiddetta carta geografica in pietra, dove sarebbe incisa la mappa del mondo, dal tropico del sud fino a quello del nord. Qui si trovano anche i profili di tre continenti oggi sconosciuti: la leggendaria Atlantide, Mu e Lemuria. Questa sorprendente lastra potrebbe riaccendere il dibattito su Atlantide e Mu. A tal proposito, il geologo professor Masaaki Kimura ha esaminato tavole di pietra ritrovate nelle isole Ryukyu e studiato i monumentali edifici in pietra che si trovano nelle acque dell’isola di Yonaguni, a 25 metri di profondità. Secondo i suoi studi, dal nord del Giappone fino al sud di Taiwan deve esserci stato un continente, sprofondato in seguito a catastrofi climatiche. Su questa ipotesi forniscono indizi le iscrizioni e i simboli millenari rinvenuti sulle lastre di pietra di Ryukyu, dove si parla di un regno costituito oggi da isole sommerse: la leggendaria terra di Mu. Il professor Kimura ha realizzato un’altra scoperta interessante: i caratteri sulle tavole di pietra ritrovate nelle isole Ryukyu somigliano a quelli descritti dal britannico James Churchward nel suo libro Thè lost continent of Mu. Anche in questi si riconoscono affinità con i caratteri incisi su ogni pietra a forma piramidale di La Mana. Un puro caso? Tornando alla “carta geografica di pietra” di La Mana, all’epoca chi poteva conoscere la struttura della terra così bene da poter incidere una mappa che sembra essere stata frutto di osservazioni dall’alto?

Reperti astronomici
Tra i pezzi della collezione di Villamar vi sono altri tre oggetti che racchiudono una mistica nascosta. Il primo è una pietra nera sulla quale viene mostrato come si regge la piramide con l’occhio incastonato. L’altro è una pietra sulla quale sono osservabili incisioni inusuali: un uomo siede su un piedistallo e regge la piramide nelle sue mani. Sulla testa porta una sorta di elmo con una sorta di antenna o di foro. Al di sopra si libra un oggetto raggiato o un occhio senza iride ne pupilla. Dagli occhi della persona rappresentata si diramano linee verso due uomini inginocchiati. E interessante notare che tra gli oggetti ritrovati vi sia anche un elmo rotondo realizzato con una lega d’oro, sulla cui parte superiore un pezzo è mancante. Ci fu poi mostrata una grande coppa in giadeite con alcuni punti sulla sua superficie. Tali inserti risultano fosforescenti e agli ultravioletti formano delle costellazioni brillanti sullo sfondo blu del bicchiere: sono riconoscibili Orione, le Pleiadi e altri asterismi. Tale coppa è accompagnata da altre dodici coppette più piccole. Si è calcolato che unendo tutte le coppe più piccole in un unico oggetto si otterrebbe una coppa della dimensione di quella principale. E evidente che le dodici coppette con la tredicesima siano un richiamo alle leggende del Graal, dei dodici apostoli e del Cristo. La domanda è: cosa ci fa in Ecuador un simbolo immortale legato all’esoterismo cristiano? Della collezione fanno parte altri oggetti similari, due “osservatori” posti su una base di giadeite, anch’essa dotata di costellazioni. Oppure una splendida testa di cobra, con una decorazione fosforescente a 7 punti per lato e 33 strisce. Tali numeri fanno diretto riferimento all’energia kundalini e al sistema dei sette chakra posti lungo le 33 vertebre della spina dorsale umana, energia rappresentata proprio da un cobra con cappuccio aperto. Ci ha colpiti la presenza di una roccia, sulla quale sembrava essere “incastonato” un viso di uomo barbuto dai capelli lunghi e una sorta di spirale che racchiudeva un triangolo, al cui centro vi era un’inserzione verde, in corrispondenza del “terzo occhio” dell’individuo raffigurato.

Un permesso inaspettato
La sera seguente ci incontrammo nuovamente a casa di German. Era presente anche Luis Viracocha, tra gli indios una personalità di rilievo. Alla nostra richiesta di prestito, ci spiegò che era fuori discussione che quegli oggetti lasciassero quel luogo. Poco dopo, Luis prese in mano un piccolo piatto di pietra, sul quale erano stati intarsiati un cerchio blu e una spirale arancione. Con un piccolo magnete che pendeva a un filo, fu poi fatto un esperimento. Luis diede al dottor Hampejs il filo con il magnete e gli disse: “Mantieni il pendolo col magnete sul centro della spirale”. Il magnete cominciò a girare descrivendo un cerchio. Una volta toccato il bordo del piatto, ruotò per un po’ di tempo senza fermarsi, a velocità costante. Il test fu ripetuto con successo anche dai miei compagni. Era il mio turno. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto, rinunciai. Lanciai a Luis uno sguardo interrogativo, assunse un’espressione seria, invitando il dottor Hampejs, Reinhard Habeck e il dottar Zimmer a compiere la stessa procedura.
Di nuovo, la cosa funzionò con tutti e tre ma, al mio turno, il magnete restava immobile. Luis si rivolse allora a German, dicendogli: “German, a quest’uomo puoi mettere a disposizione la pietra per la sua mostra!”
Quindi, domandai a Luis: “Perché il pendolo nelle mie mani non si muoveva ? Che cosa significa?” Luis mi sorrise, dicendomi: “Vedila come un segno! Un buon segno!” Fino a oggi, non so ancora quale significato abbia avuto l’esperimento.
La buona fede di questa gente semplice è confermata dal fatto che non ha mai fatto nulla per rendere noti questi oggetti, custodendoli come testimonianze sacre dei loro antenati. Sono stato fortunato. Il giorno dopo, la nostra squadra di quattro persone prese l’aereo e partì fiduciosa alla volta di Cuenca.

 

(traduzione dal tedesco di Marco Di serio)
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Ultimo aggiornamento

12 novembre 2018