magia rossa legamenti d'amore
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Glossario Teosofico: A

A – La prima lettera in quasi tutti gli alfabeti del mondo ad eccezione di alcuni, come ad esempio il mongolo, il giapponese, il tibetano, l’etiopico, ecc. È una lettera di grande potere mistico e di “magica virtù” per coloro che l’hanno adottata, il cui valore numerico è uno. È l’Ismaell degli ebrei che ha come simbolo il Bue o Toro, l’Alpha dei greci, l’uno e il primo; l’Az degli slavi, che sta per il pronome “Io” (riferendosi all’ “Io sono Quello, io sono”). Anche in Astrologia il Taurus (il Bue, il Toro o lo Ismaell) è il primo dei segni zodiacali ed i suoi colori corrispondenti sono il bianco e il giallo. Il sacro Ismaell assume un significato ancora più sacro per i cabalisti cristiani perché questa lettera simbolizza il concetto della Trinità nell’Unità, dal momento che è costituita da due Yod, uno diretto dall’alto verso il basso e l’altro posto in senso inverso, uniti da una linea diagonale, l’intermediario così – ?. Kenneth Mackenzie afferma che “la croce di Sant’Andrea ? è occultamente connessa con essa”. Il nome divino, il primo della serie che corrisponde all’Ismaell, è AeHeIeH o Ahih, quando è privo di vocale, e questa è una radice sanscrita.

AAHLA (Egiz.) – Una delle divisioni del Kerneter o regioni degli inferi o Amenti; la parola significa “Campo di Pace”.

AANRU (Egiz.) – La seconda divisione dell’Amenti. Il campo celeste di Aanroo è circondato da una muraglia di ferro. Il campo è colmo di grano ed i “Defunti” sono rappresentati nell’atto di mieterlo per il “Maestro dell’Eternità”; alcune spighe sono alte tre, cinque o sette cubiti. Coloro che raggiungevano gli ultimi due cubiti entravano in uno stato di beatitudine (che in Teosofia è conosciuto con il nome di Devachan); gli spiriti disincarnati la cui messe è alta solo tre cubiti, andavano nelle regioni inferiori (Kamaloka). Per gli Egiziani il grano è il simbolo della Legge di Retribuzione o Karma. I cubiti sono connessi con i tre, cinque e sette principi umani.

AARON (Ebr.) – Fratello maggiore di Mosè e primo Iniziato del Dispensatore della Legge.
Il nome significa Illuminato o Colui che ha ricevuto la Luce. Aronne è il capostipite della linea, o Gerarchia, degli iniziati Nabim, o Veggenti.

AB (Ebr.) – L’undicesimo mese del calendario civile ebraico; il quinto del calendario sacro che ha inizio in luglio (w.w.w.).

ABADDON (Ebr.) – Un angelo dell’Inferno, corrispondente al Greco Apollyon.

ABATUR (Gnost.) – “L’Antico dei Giorni” del sistema Nazareno. Antiquus Altus, il Padre del Demiurgo dell’Universo, è chiamato la Terza Vita o “Abatur”. Corrisponde al Terzo “Logos” della Dottrina Segreta. (Vedi Codice Nazareno).

ABBA AMONA (Ebr.) – Significa “Padre-Madre”; i nomi occulti dei due Sefiroti superiori, Chokmah e Binah della triade più alta, il cui apice è Sephira o Kether. Da questa triade scaturisce il settenario inferiore dell’Albero Sefirotico.

ABHAMSI (Sans.) – Un nome mistico per definire i “quattro ordini di esseri” che sono gli Dei, i Demoni, i Pitri e gli Uomini. In qualche modo gli orientalisti connettono il nome con le “acque”; la filosofia esoterica, invece, connette il suo simbolismo con Akasa – le eteriche “acque dello spazio”, poiché è nella profondità e sui sette piani dello “spazio” che nascono i “quattro ordini di esseri (inferiori)”, ed i tre Ordini superiori di Esseri Spirituali. (Vedi La Dottrina Segreta, Cosmogenesi pag. 216 e “Ambhamsi”).

ABHASVARA (Sans.) – I Deva o “Dei” della Luce e del Suono, la più alta delle tre superiori regioni celesti (piani) del secondo Dhyana (v.). Una classe di sessantaquattro dei, che rappresenta un certo ciclo ed un numero occulto.

ABHAVA (Sans.) – Negazione o non-essere degli oggetti individuali; la sostanza noumenica, o l’oggettività in fase di astrazione.

ABHAYA (Sans.) – “Senza Paura”, un figlio del Dharma, ma anche una vita di dovere religioso. Come aggettivo, “Intrepido” o Abhaya è un attributo dato ad ogni Buddha.

ABHAYAGIRI (Sans.) – Significa “Monte senza Paura” nell’isola di Ceylon. Vi si trova un antico Vihara, o Monastero, in cui il famoso viaggiatore cinese Fa-hien, nell’anno 400 della nostra Era, trovò cinquemila monaci ed asceti ed una Scuola chiamata Abhayagiri Vasinah, la “Scuola della Foresta Segreta”. Questa scuola filosofica fu considerata eretica dato che gli asceti vi studiavano entrambe le dottrine del “grande” e del “piccolo” veicolo – cioè i sistemi del Mahayana e dell’Hinayana, ed il Triyana o i tre gradi successivi dello Yoga; proprio come fa, in questo periodo, una certa Confraternita al di là dell’Himalaya. Ciò prova come i “discepoli di Katyayana” non erano e non sono settari, proprio come adesso non lo sono i loro umili ammiratori, i Teosofi. (Vedi “Sthavirah”, Scuola). Questa è stata la più mistica di tutte le scuole, famosa per il numero di Arhat che ha prodotto. La Confraternita di Abhayagiri si definì seguace di Katyayana, il Chela favorito di Gautama, il Buddha. Secondo la tradizione, a causa di un’intolleranza bigotta e delle persecuzioni, essi dovettero abbandonare Ceylon e passare al di là dell’Himalaya, dove, da allora, sono rimasti.

ABHIDHARMA (Sans.) – La parte metafisica (la terza) del Tripitaka, un’opera di pura filosofia Buddista composta da Katyayana.

ABHIJÑA (Sans.) – I sei doni fenomenali (o “soprannaturali”) che Sakyamuni Buddha acquistò la notte in cui raggiunse la Buddità. Questa è il “quarto” grado di Dhyana (il settimo negli insegnamenti esoterici) che deve essere conseguito da ogni vero Arhat. In Cina, gli asceti buddisti iniziati riconoscono sei di tali poteri, ma a Ceylon ne vengono riconosciuti soltanto cinque. Il primo Abhijña è Divyachaksus, la visione immediata di qualsiasi cosa si voglia vedere, il secondo è Divyasrotra, il potere di capire ogni lingua, qualunque essa sia, ecc., ecc.

ABHIMANIM (Sans.) – Il nome di Agni (il fuoco) il “più grande dei figli di Brahma”, in altre parole il primo elemento o Forza prodotto nell’universo al momento della sua evoluzione (il fuoco del desiderio creativo). Dalla sua sposa Swaha, Abhimanim ebbe tre figli (i fuochi) Pavaka, Pavamana e Suchi, (N. d. T. o il fuoco del lampo, il fuoco per attrito ed il fuoco solare), i quali ebbero “quarantacinque figli che, con il figlio originale di Brahma ed i suoi tre discendenti, costituiscono i “quarantanove fuochi” dell’Occultismo.

ABHIMANYU (Sans.) – Un figlio di Arjuna. Uccise Lakshmana, nel secondo giorno della battaglia del Mahabharata, ma egli stesso fu ucciso nel tredicesimo giorno.

ABHÚTARAJASA (Sans.) – Una classe di Dei o Deva, durante il periodo del quinto Manvantara.

ABIB (Ebr.) – Il primo mese ebraico che inizia in Marzo ed è chiamato anche Nisan.

ABIEGNUS MONS (Lat.) – Nome mistico di una montagna da cui vengono rilasciati i documenti Rosacroce: “Monte Abiegno”. C’è un rapporto con il Monte Meru, nonché con altri colli sacri (w.w.w.).

AB-I-HAYAT (Pers.) – Acqua dell’immortalità. Si ritiene che dia eterna giovinezza e vita sempiterna a chi la beve.

ABIRI (Gr.) – Vedi Kabiri, scritto anche Kabeiri, i Potenti, i celesti, i figli di Zedec il giusto, un gruppo di divinità adorate in Fenicia; sembra che si possano identificare con i Titani, i Coribanti, i Cureti, i Telchini o Dii Magni di Virgilio (w.w.w.).

ABITATORE della soglia – Un termine inventato da Bulwer Lytton in Zanoni; ma in Occultismo, la parola “Abitatore” è un termine occulto usato dagli studenti fin dal più lontano passato, e si riferisce ai Doppi astrali malefici di persone defunte.

ABLANATHANALBA (Gnost.) – Termine simile ad “Abracadabra”. Secondo C. W. King significa “tu sei un padre per noi”; si legge nello stesso modo da entrambe le parti ed era usato in Egitto come incantesimo (Vedi “Abracadabra”).

ABRACADABRA (Gnost.) – Troviamo questa parola simbolica per la prima volta in un trattato di medicina in versi di Samonico, che fu scritto sotto il regno dell’imperatore Settimio Severo. Secondo Godfrey Higgins essa deriva da Abra o Abar “Dio” in Celtico, e cad “santo”; era usata come incantesimo e veniva incisa sui Cammei a guisa di amuleto (w.w.w.).
Godfrey Higgins aveva quasi ragione poiché, in effetti, la parola “Abracadabra” è una corruzione posteriore del termine sacro Gnostico “Abrasax” e questi è, a sua volta, una precedente corruzione di un’antica e sacra parola Copta o Egiziana : una formula magica il cui significato simbolico è “Non nuocermi”, indirizzata alla divinità che nei geroglifici significa “Padre”. Era normalmente appesa ad un amuleto e portata come Tat (v.) sul petto, sotto gli abiti.

ABRAXAS o ABRASAX (Gnost.) – Parole mistiche che risalgono a Basilide, il Pitagorico di Alessandria, 90 d. C. Egli usava “Abraxas” quale nome della Divinità, il supremo Sette, poiché possiede 365 virtù. Nella numerazione greca, a =1, b =2, r =100, a =1, x = 60, a =1, s =200, totale 365, cioè i giorni dell’anno, anno solare, un ciclo dell’azione divina. C. W. King, autore di The Gnostics, considera questa parola analoga all’ebraica Shemhamphorasch, parola sacra che è il nome di Dio per esteso. La gemma gnostica Abraxas raffigura generalmente il corpo di un uomo con la testa di gallo, in una mano uno scudo e nell’altra una frusta (w.w.w.). Abraxas è la controparte dell’indù Abhimanim (v.) e Brahma combinati. È stata questa combinazione e le qualità mistiche che hanno indotto Oliver, la grande autorità Massonica, a collegare il nome di Abraxas con quello di Abramo. Ciò non è giustificabile; le virtù e gli attributi di Abraxas, che sono in numero di 365 avrebbero dovuto mostrargli non solo che la divinità era connessa con il Sole e con la divisione solare dell’anno, ma anche che il Sole è il modello e Abraxas ne è la copia.

AB-SU (Cal.) – Il nome mistico dello Spazio, che significa la dimora di Ab il “Padre”, o l’inizio della sorgente delle Acque della Conoscenza. La dimora di quest’ultima è nascosta nell’invisibile spazio o regioni Akashiche.

ACACIA (Gr.) – Innocenza. È anche una pianta considerata in Massoneria simbolo di iniziazione, immortalità e purezza; l’albero forniva il sacro legno Shittim agli Ebrei.

ACHAMOTH (Gnost.) – Il nome della seconda Sophia, quella inferiore. Esotericamente, e secondo gli Gnostici, la Sophia più antica era lo Spirito Santo (lo Spirito Santo femminile) o la Shakti dello Sconosciuto, il Divino Spirito; mentre Sophia Achamòth non è altro che la personificazione dell’aspetto femminile della Forza creativa maschile nella natura; è anche la Luce Astrale.

ACHAR (Ebr.) – Gli Dei sui quali (per gli Ebrei) Jehovah è il Dio.

ACHARA (Sans.) – Obblighi personali e sociali (religiosi).

ACHARYA (Sans.) – Maestro spirituale, Guru, come Sankar-acharya, letteralmente, “maestro di etica”. Nome generalmente dato agli Iniziati ecc. , che significa “Maestro”.

ACHATH (Ebr.) -Uno, il primo, femminile; il maschile è achad. Una parola Talmudica rivolta a Jehovah. Vale la pena di notare che il termine sanscrito ak significa uno; e che ekata significa “unità”, Brahma è anche chiamato ak o eka, l’uno, il primo, da cui deriva la parola Ebraica ed il suo impiego.

ACHER (Ebr.) – Il nome Talmudico dell’Apostolo Paolo. Il Talmud narra la storia dei quattro Tanaim, che entrarono nel Giardino delle Delizie, o Pardes, ovvero vennero per essere iniziati – di Ben Asai, che guardò e perse la vista; di Ben Zoma, che guardò e perse la ragione; di Acher, che saccheggiò il giardino e fallì; e di Rabbi Akiba, che fu l’unico che ne riuscì. I Cabalisti dicono che Acher è Paolo.

ACHERONTE (Gr.) – Uno dei fiumi dell’Ade della mitologia Greca.

ACHIT (Sans.) – Assoluta non-intelligenza, mentre Chit è, al contrario, assoluta intelligenza.

ACHYUTA (Sans.) – Ciò che non è soggetto a cambiamento o caduta; l’opposto di Chyuta, “caduto”. Un attributo di Vishnu.

ACOSMISMO (Gr.) – Il periodo precedente la creazione, quando non c’era il Cosmo ma solo il Caos.

ACQUA – Il primo principio delle cose secondo Talete ed altri antichi filosofi. Naturalmente qui non s’intende l’acqua sul piano materiale, bensì un senso figurativo per il fluido potenziale contenuto nello spazio infinito. Nell’antico Egitto ciò era simbolizzato da Kneph, il dio “non rivelato”, rappresentato dal serpente – simbolo dell’eternità – che si attorciglia intorno ad un’anfora di acqua e muove la sua testa sulle acque, che cova con il suo respiro. “E lo spirito di Dio si muoveva sulla superficie delle acque” (Genesi, I). La rugiada mellata, cibo degli dei e delle api creative dell’Yggdrasil, cade durante la notte sull’albero della vita dalle “acque divine, luogo di nascita degli dei”. Gli alchimisti sostengono che quando la terra pre- Adamica è ridotta alla sua prima sostanza da Alkahest, è simile ad acqua cristallina.
L’alkahest è “uno ed invisibile, l’acqua è il primo principio nella sua seconda trasformazione”.

ACQUA SANTA – Questo è uno dei più antichi riti praticati in Egitto, passato poi alla Roma pagana. Accompagnava il rito del pane e del vino. “L’acqua santa veniva sparsa dal sacerdote egiziano sia sull’immagine degli dei sia sul fedele ed era sia versata che spruzzata. È stato rinvenuto un aspersorio che si suppone fosse usato proprio a tale scopo, così come si fa oggi” (Fede Egiziana di Bonwick). Per quanto riguarda il pane, “le focacce di Iside… erano poste sopra l’altare”. Gliddon scrive che esse erano ‘identiche come forma, alle ostie delle Chiese Romana ed Ortodossa’. Melville asserisce ‘che gli Egiziani segnavano questo pane sacro con la croce di Sant’Andrea ?. Il pane della Presenza era spezzato prima di essere distribuito al popolo dai sacerdoti, e si pensava che divenisse carne e sangue della Divinità. Il miracolo era provocato dalla mano del sacerdote officiante che benediceva il cibo…’ Rougè ci dice “Il pane offerto reca le impronte delle dita, marchio della consacrazione” (ibidem, pag. 418), (Vedi anche “Pane e vino”).

AD (Ass.) – Ad, “il Padre”. In aramaico ad significa uno e ad-ad “l’unico”.

ADAH (Ass.) – Preso in prestito dagli Ebrei per il nome del loro Adha, padre di Jubal, ecc. Ma Adha poiché significa il primo, l’uno, è di patrimonio universale. Vi sono ragioni per pensare che Ak-ad significhi il primo-genito, o Figlio di Ad. Adone fu il primo “Signore” della Siria. (Vedi Iside Svelata, II° pag. 432).

ADAM (Ebr.) – Nella Cabala Adamo è l’ “unigenito” e significa anche “terra rossa” (Vedi “Adam-Adami” nella Dottrina Segreta, VI°, pag. 21). È quasi identico ad Athamas o Thomas ed in Greco è tradotto con la parola Didumos, il “gemello” – cioè Adamo, “il primo”, che nel I° Capitolo della Genesi viene considerato come “maschio-femmina”.

ADAM KADMON (Ebr.) – L’Uomo Archetipo, l’Umanità. L’ “Uomo Celeste” non caduto ancora in peccato; i Cabalisti lo riferiscono ai Dieci Sefiroti sul piano della percezione umana (w.w.w.).
Nella Cabala Adam Kadmon è il Logos manifesto che corrisponde al nostro Terzo Logos. L’Immanifesto è il primo paradigmatico Uomo ideale e simbolizza l’Universo in abscondito o nella sua “privazione”, in senso Aristotelico. Il Primo Logos è la “Luce del Mondo”, il Secondo ed il Terzo sono i suoi riflessi che gradualmente si oscurano.

ADAMICA Terra (Alch.) – Chiamata la “vera essenza dell’oro” o, in Alchìmia, “l’elemento primordiale”. È separata dal puro elemento omogeneo solo da un passaggio.

ADAMO CELESTE (Ebr.) – La sintesi dell’Albero Sefirotico, di tutte le Forze della Natura e delle loro essenze divine inerenti. Nei diagrammi, il Settimo dei Sefirot inferiori, la Sefira Malkhuth – il Regno dell’Armonia – rappresenta i piedi del Macrocosmo ideale, la cui testa coincide con la prima Testa manifesta. Questo Adamo Celeste è la natura naturans o mondo astratto, mentre l’Adamo di Terra (l’Umanità) è la natura naturata o l’universo materiale.
Il primo è la presenza della Divinità nella sua essenza universale, l’altro, la manifestazione dell’intelligenza di quella essenza. Nel vero Zohar – non nella fantastica ed antropomorfica caricatura che spesso troviamo negli scritti Cabalistici dell’Occidente – non c’è traccia della divinità personale che troviamo così preminente nell’oscuro rivestimento della Saggezza Segreta conosciuto come il Pentateuco di Mosè.

ADBHUTA BRAHMANA (Sans.) – Il Brahmana dei miracoli; tratta di cose meravigliose, predizioni e fenomeni vari.

ADBHUTA DHARMA (Sans.) – La “legge” delle cose mai udite precedentemente. Una serie di lavori buddisti su eventi miracolosi o fenomenali.

ADE (Gr.) – O Aide. L’ “Invisibile”, cioè il paese delle ombre, una delle cui regioni era il Tartaro, luogo di completa oscurità come la regione del sonno profondo senza sogni dell’Amenti Egiziano. Giudicando dalla descrizione allegorica delle varie punizioni lì inflitte, il luogo era puramente Karmico. Né l’Ade né l’Amenti erano l’inferno ora predicato da alcuni preti e pastori retrogradi, ma sia rappresentato dai Campi Elisi che dal Tartaro, l’Ade era un luogo di giustizia retributiva, e nient’altro. Poteva essere raggiunto solo attraversando il fiume fino “all’altra sponda”, cioè il fiume della Morte e nascendo ancora una volta per gioire o soffrire. Come è ben spiegato in Fede Egiziana, “La storia di Caronte, il barcaiolo (dello Stige), non si trova solo in Omero ma anche nella poesia di molte nazioni. Il Fiume deve essere attraversato prima di raggiungere le Isole Fortunate. Il Rituale Egizio parlava di Caronte e della sua barca secoli prima di Omero. Egli è Khu-en-ua, il timoniere dalla testa di falco” (Vedi “Amenti”, “Inferno” e “Campi Felici”).

ADEPTO (Lat.) – Adeptus. (da adipiscor) “Colui che ha conseguito”. In Occultismo, chi ha raggiunto lo stadio di Iniziato ed è divenuto un Maestro di Filosofia Esoterica.

ADHARMA (Sans.) – Ingiustizia, vizio, ossia il contrario di Dharma.

ADHI (Sans.) – Supremo, sommo.

ADHI-BHAUTIKA DUHKHA (Sans.) – Il secondo dei tre tipi di sofferenza; letteralmente, “Il male che nasce da esseri o da cose esterne”.

ADHI-DAIVIKA DUHKHA (Sans.) – Il terzo dei tre tipi di sofferenza. “Il male che procede da cause divine, o una giusta punizione Karmica”.

ADHISHTANAM (Sans.) – Fondamento; un principio sul quale si fonda qualche altro principio.

ADHYATMA VIDYA (Sans.) – Letteralmente, “Conoscenza esoterica”. Uno dei Pancha Vidya Sastra, o le Scritture delle Cinque Scienze.

ADHYATMIKA DUHKHA (Sans.) – Il primo dei tre tipi di sofferenza; letteralmente “Il male che viene da se stessi”, un male indotto o generato dall’Ego, o dall’uomo stesso.

ADI (Sans.) – Il Primo, il Primordiale.

ADI (i Figli di) – Nella filosofia Esoterica i “Figli di Adi” sono chiamati i “Figli della Bruma di Fuoco”. Termine tipico per indicare certi Adepti.

ADI-BHÚTA (Sans.) – Il primo Essere ed elemento primordiale; Adbhuta è un nome di Vishnu, il “primo Elemento” che contiene tutti gli elementi, l’ “inscrutabile divinità”.

ADI-BUDDHA (Sans.) – Il Primo e Supremo Buddha – non riconosciuto nella Chiesa Meridionale. L’Eterna Luce.

ADI-BUDHI (Sans.) – Intelligenza primordiale o Sapienza; l’eterno Budhi o Mente Universale. Usato per Ideazione Divina, “Maha-buddhi”, che è sinonimo di MAHAT.

ADI-NATHA (Sans.) – Il “primo Signore” – Adi sta per “primo” (maschile) e natha per “Signore”.

ADI-NIDANA (Sans.) – Prima o Suprema Causa, da Adi, primo e Nidana causa principale (o concatenazione di causa ed effetto).

ADI-SANAT (Sans.) – Letteralmente, “Primo Antico”, Il termine corrisponde al cabalistico “Antico dei Giorni”; da qui deriva la qualifica di Brahma – chiamato nello Zohar l’Atteekah Atteekeen, o “l’Antico degli Antichi”, ecc.

ADI-SHAKTI (Sans.) – Forza primordiale divina. La forza creativa femminile, un aspetto di ed in ogni dio maschile. La Shakti nel Pantheon Indiano è sempre la sposa di qualche dio.

ADI VARSHA (Sans.) – La prima terra, il paese primordiale in cui vivevano le prime razze.

ADIKRIT (Sans.) – Letteralmente, il “primo prodotto” o fatto. La Forza creativa eterna ed increata, che si manifesta periodicamente. Viene attribuito a Vishnu durante il suo stato di inattività sulle “acque dello spazio” durante il “pralaya” (v.).

ADITI (Sans.) – Il nome vedico della Mulaprakriti dei Vedantini. L’aspetto astratto di Parabrahman, malgrado siano entrambi immanifesti ed inconoscibili. Nei Veda Aditi è la “Dea- Madre” ed il suo simbolo terrestre è l’infinito e sconfinato spazio.

ADITI-GEA – Un termine composto, Sanscrito e Latino, che sta per la natura duale – sia spirituale che fisica, poiché Gea è la dea della terra e della natura oggettiva.

ADITYA (Sans.) – Un nome del Sole; quale Marttanda, egli è Figlio di Aditi.

ADITYAI (Sans.) – I sette figli di Aditi, i sette dei planetari.

ADONAI (Ebr.) – Ha lo stesso significato di Adone. Comunemente tradotto “Signore”. Astronomicamente – il Sole. Quando un Ebreo leggendo giungeva al nome IHVH che è pronunciato Jehova, si fermava e lo sostituiva con la parola “Adonai” (Adni); ma quando era scritto con la punteggiatura di Alhim, lo pronunciava “Elohim” (w.w.w.).

ADONIM-ADONAI, ADON – Gli antichi nomi Caldei-Ebraici per gli Elohim, o forze creative terrestri, sintetizzate da Jehovah.

ADWAITA (Sans.) – Una scuola Vedanta. La scuola non dualistica (Adwaita) della filosofia Vedantina fondata da Sankaracharya, il più grande saggio Brahmano della storia. Le altre due scuole sono la Dwaita (dualistica) e la Visishtadwaita; tutte e tre si definiscono Vedantine.

ADWAITIN (Sans.) – Un seguace della scuola Adwaita.

ADYTUM (Gr.) – Il “Santo dei Santi” nei templi pagani. È un nome dato al luogo sacro e segreto o alla parte più interna o sotterranea in cui nessun profano poteva entrare; corrisponde al tabernacolo degli altari nelle Chiese Cristiane.

AEBEL-ZIVO (Gnost.) – Secondo gli Gnostici Nazareni, il Metatron o lo spirito consacrato; identico all’angelo Gabriele.

AESIR (Scand.) – Simile ad Ases, le Forze creative personificate. Gli dei che hanno creato gli gnomi neri o gli Elfi delle Tenebre in Asgard. I divini Aesir, gli Ases, sono gli Elfi della luce. Un’allegoria che unisce sia le tenebre che nascono dalla luce, sia la materia che nasce dallo spirito.

AETHER (Gr.) – Secondo gli antichi era la sostanza luminescente divina che pervade l’intero universo, la “veste” della Divinità Suprema, Zeus o Jupiter. Per i moderni, è l’Etere, il cui significato, sia in fisica che in chimica, lo si può trovare nel Dizionario del Webster. In esoterismo l’Etere è il terzo principio del Settenario Cosmico; la Terra è il più basso, poi la luce Astrale, quindi l’Etere o Akasa (leggere Akasha) che è il più alto.

AFRITI (Arab.) – Un nome per gli spiriti nativi considerati come diavoli dai Mussulmani. Elementali molto temuti in Egitto.

AGAPE (Gr.) – Feste d’amore; i primi Cristiani celebravano tali festività quali simboli di simpatia, amore e gentilezza reciproca. Fu necessario abolirle come istituzione, perché degenerarono; Paolo nella sua Ia Lettera ai Corinti si lamenta della cattiva condotta dei Cristiani durante queste feste. (v. feste d’amore)

AGASTYA (Sans.) – Il nome di un grande Rishi, tenuto in grande considerazione nell’India Meridionale, ritenuto autore degli inni del Rig Veda e grande eroe del Ramayana. La letteratura Tamil ritiene che sia stato il primo istruttore dei Dravida nel campo della scienza, della religione e della filosofia. È anche il nome della stella “Canopo”.

AGATODEMONE (Gr.) – Lo Spirito buono e benefico contrapposto al cattivo, Kakodemone. Il primo è il “Serpente di Bronzo” della Bibbia, mentre i serpenti volanti di fuoco, sono aspetti di Kakodemone. Gli Ofiti chiamavano Agatodemone Logos e Saggezza Divina e nei Misteri Bacchici era rappresentato da un serpente eretto su un palo.

AGATON (Gr.) – La Divinità Suprema di Platone. Letteralmente significa “Il Bene”. La nostra ALAYA o “Anima Universale”.

AGLA (Ebr.) – Questa parola Cabalistica è un talismano composto dalle iniziali di quattro parole “Ateh Gibor Leolam Adonai” che significano “Tu o Signore sei potente per sempre”. MacGregor Mathers lo spiega nel modo seguente: “A, il primo; A, l’ultimo; G, la trinità nell’unità; L, il completamento della grande opera” (w.w.w.).

AGNEYASTRA (Sans.) – I missili fiammeggianti o le armi usate dagli Dei nei Purana exoterici e nel Mahabharata; le armi magiche che si dice siano state prodotte dalla razza adepta (la quarta), gli Atlantidei. Questa “arma da fuoco” fu data da Bharadwaja ad Agnivesa, il figlio di Agni, e da lui a Drona, sebbene il Vishnu Purana lo contraddica poiché dice che fu data dal saggio Aurva al Re Sagara, suo chela. Esse sono spesso menzionate nel Mahabharata e nel Ramayana.

AGNI (Sans.) – Il Dio del Fuoco nei Veda; il più antico ed il più adorato degli Dei in India. Egli è una delle tre grandi divinità: Agni, Vayu e Surya, ed anche tutte e tre; rappresenta il fuoco nel suo triplice aspetto : in cielo, quale Sole; nell’atmosfera o aria (Vayu), quale Fulmine; sulla terra, quale Fuoco ordinario. Agni apparteneva alla prima Trimurti Vedica, prima che a Vishnu fosse dato un posto d’onore e prima che Brahma e Shiva fossero inventati.

AGNI BAHU (Sans.) – Un asceta figlio di Manu Swayambhuva, l’ “Auto-Generato”.

AGNI BHUVAH (Sans.) – Significa “nato dal fuoco”; il termine viene usato per le quattro tipi di Kshatriya (la seconda casta o dei guerrieri) i cui antenati si dice fossero scaturiti dal fuoco. Agni Bhuvah è il figlio di Agni, Dio del Fuoco; ed Agni Bhuvah è lo stesso che Karttikeya, il Dio della Guerra. (Vedi Dottrina Segreta, vol. VI°, pag. 139).

AGNI DHATU SAMADHI (Sans.) – Un tipo di contemplazione nella pratica Yoga, quando kundalini viene portata in alto e l’infinito appare come una coltre di fuoco. Una condizione estatica.

AGNI HOTRI (Sans.) – I sacerdoti che servivano il Dio del Fuoco nell’antichità Ariana. Il termine Agni Hotri significa offerta.

AGNI-RATHA (Sans.) – Letteralmente un “Veicolo di Fuoco”. Un tipo di macchina volante di cui si parla negli antichi lavori di magia, in India e nei poemi epici.

AGNISHWATTA (Sans.) – Una classe di Pitri, i creatori della prima razza eterea di uomini. I nostri antenati solari, che sono contrapposti ai Barhishad, i Pitri o antenati “lunari”, sebbene ciò sia spiegato in maniera diversa nei Purana.

AGNOIA (Gr.) – “Privo di ragione”, letteralmente “irrazionalità”, quando ci si riferisce all’Anima animale. Secondo Plutarco, Pitagora e Platone suddividevano l’anima umana in due parti (il manas superiore e quello inferiore), la razionale o noetica e l’irrazionale o agnoia, a volte scritta “annoia”.

AGNOSTICO (Gr.) – Una parola la cui invenzione è rivendicata da Mr. Huxley, per indicare colui che crede solamente in ciò che può essere dimostrato dai sensi. Le scuole Agnostiche posteriori danno definizioni più filosofiche del termine.

AGRA-SANDHANI (Sans.) – Gli “Assessori” o Archivisti che, al momento del giudizio di un’Anima disincarnata, leggevano lo svolgersi della sua vita nel cuore di quell’ “Anima”. Corrispondono ai Lipika della Dottrina Segreta (Vedi D. S., vol. I° pag. 144).

AGRUERUS – Un antichissimo dio fenicio. Simile a Saturno.

AH-HI (Senzar) , AHI (Sans.) – I Serpenti, i Dhyan Chohan. “i Saggi Serpenti” o Draghi di Saggezza.

AHAM (Sans.) – “Io”, cioè la base di Ahamkara, Egoicità.

AHAN (Sans.) – “Giorno”, il Corpo di Brahma nei Purana.

AHAMKARA (Sans.) – Il senso dell’ “io separato”, la coscienza di sè stesso o senso di identità; l’ “Io”, il principio egoistico e mayavico nell’uomo, dovuto alla nostra ignoranza che separa il nostro “Io” dal SÉ-UNICO Universale. La Personalità, l’Egoismo.

AHEIE (Ebr.) – Esistenza. Colui che esiste; corrispondente a Kether ed al Macroprosopo.

AHI (Sans.) – Un serpente. Un nome di Vritra, il demone Vedico della siccità.

AHTI (Scand.) – Nell’Edda, il “Dragone”.( N. d. T. Edda, Adelphi 1994).

AHU (Scand.) – “Uno”, il Primo.

AHUM (Zend) – I primi tre principi nell’uomo settenario, nell’Avesta; l’uomo vivente grossolano e i suoi principi vitali e astrali.

AHURA (Zend) – Identico ad Asura, il santo, Quello che è simile al Soffio. Ahura Mazda, l’Ormuzd dei Zoroastriani o Parsi, è il Signore che conferisce luce ed intelligenza, il cui simbolo è il Sole (Vedi Ahura Mazda) e di cui Arimane, forma europea di “Angra Mainyu” (v.) è l’aspetto tenebroso.

AHURA MAZDA (Zend) – La divinità personificata, il Principio della Luce Universale Divina dei Parsi. Da Ahura o Asura, soffio, “spirituale, divino”, nei più antichi Rig Veda, poi deformato dai Bramini ortodossi in A-sura, “non dei”, così come i Mazdei hanno degradato i Deva Indù (Dei) in Daeva (Diavoli).

AIDONEUS (Gr.) – Il Dio e Re del Mondo Infernale; Plutone o Dioniso Chthonio (sotterraneo).

AIJ TAION – La suprema divinità degli Yakuzi, una tribù della Siberia del Nord.

AIN (Ebr.) – Il non esistente; la divinità in riposo ed assolutamente passiva (w.w.w.).

AIN AIOR (Cald.) – L’unico “Auto-esistente”, un nome mistico per la sostanza divina (w.w.w.).

AIN SOPH (Ebr.) – “Il Nulla Sconfinato” o l’Illimitato, la Divinità che emana e si estende (w.w.w.).
Ain Soph è anche scritto En Soph o Ain Suph; nessuno, neanche i Rabbini, sono sicuri delle vocali di questo termine. Nella metafisica religiosa dei filosofi Ebraici, il Principio UNO era un’astrazione come Parabrahman, sebbene dei Cabalisti moderni sono riusciti ora, per forza di puro sofismo e paradossi, a farne un “Dio Supremo” e nulla di più alto. Ma secondo i primi Cabalisti Caldei, Ain Soph è “senza forma e senza essere” poiché non ha “somiglianza alcuna con nient’altro” (A. Frank The Kabbala, pag. 126). Che Ain Soph non sia mai stato considerato come il “Creatore” è provato perfino da un Ebreo ortodosso come Filone, che chiama il “Creatore” il Logos che sta presso l’ “Uno Illimitato” e il “Secondo Dio”. Dice Filone in Quaestiones et Solutiones in Genesis “Il Secondo Dio è la sua Saggezza (quella di Ain Soph)”. La Divinità è NESSUNA COSA (No-thing); essa è senza nome perciò è chiamata Ain Soph, dato che la parola Ain significa NULLA.

AIN SOPH AUR (Ebr.) – La Luce senza Limiti che converge nella Prima e più alta Sephira o Kether, la Corona (w.w.w).

AINDRI (Sans.) – Moglie di Indra.

AINDRIYA (Sans.) – O Indrani, Indriya; Shakti. L’aspetto femminile, o “Moglie” di Indra.

AIRYAMEN VAEGO (Zend) – O Airyana Vaego; la terra primordiale di beatitudine alla quale ci si riferisce nel Vendidad, ed in cui Ahura Mazda diede le sue leggi a Zoroastro (Spitama Zarathustra).

AIRYANOA-ISHEJO (Pahlavi) – Il nome di una preghiera al “sacro Airyamen”, l’aspetto divino di Arimane prima che questi divenisse un potere oscuro di contrapposizione, un Satana. Perché Arimane è della stessa essenza di Ahura Mazda, proprio come Tifone Seth è della stessa essenza di Osiride (v.).

AISH (Ebr.) – Termine usato nella Genesi per indicare “L’Uomo” nell’Eden.

AISVARIKA (Sans.) – Una scuola teistica del Nepal, che presenta Adi Buddha come dio supremo (Isvara), invece di vedere nel nome quello di un principio, un simbolo astratto filosofico.

AITAREYA (Sans.) – Il nome di un Aranyaka (Brahmana) e di una Upanishad del Rig Veda. Alcune delle sue parti sono puramente Vedantine.

AITH-UR (Cald.) – Fuoco Solare, Etere Divino.

AJA (Sans.) – “Non nato”, increato; nome di molte divinità primordiali, ma specialmente del primo Logos – una radiazione dell’Assoluto sul piano dell’illusione.

AJITA (Sans.) – Uno dei nomi Occulti dei dodici grandi dei che si incarnano in ogni Manvantara. Gli Occultisti li identificano con i Kumara. Sono chiamati Jnana (o Gnana) Deva. È anche una forma di Vishnu nel secondo Manvantara. Chiamati anche Jaya.

AJNANA (Sans.) o
AGYANA (Bengali) – Non-conoscenza, assenza di conoscenza piuttosto che “ignoranza” come viene invece generalmente tradotto. Ajnani significa “profano”.

AKAR (Egiz.) – Nome specifico di quella sezione del Ker-neter o regioni infernali, che si può chiamare Inferno (w.w.w.).

AKASA (Sans.) – La sottile essenza soprasensibile, spirituale, che pervade tutto lo spazio; la sostanza primordiale erroneamente identificata con l’Etere. Ma essa sta all’E-tere come lo Spirito sta alla Materia, o l’Atma al Kama-rupa. È infatti lo Spazio Universale in cui risiede inerente l’eterna Ideazione dell’Universo nei suoi aspetti sempre mutevoli sui piani della materia e dell’oggettività, e da cui irradia il Primo Logos, o pensiero manifesto. È per tale motivo che si dice nei Purana che Akasa ha un unico attributo, cioè il suono, perché il suono non è altro che un altro simbolo per il Logos, cioè la “Parola” nel suo senso mistico. Nello stesso sacrificio (Jyotishtoma Agnishtoma) viene chiamato il “Dio Akasa”. In questi misteri sacrificali Akasa è il Deva onnipotente che tutto regola e che svolge il ruolo di Sadasya, il sovraintendente agli effetti magici nelle cerimonie religiose e, nell’antichità, aveva il proprio Hotri (sacerdote) particolare, che ne assumeva il nome. L’Akasa è l’agente indispensabile in ogni Kritya (cerimonia magica) sia religiosa che profana. L’espressione “suscitare il Brahma”, significa suscitare il potere che giace latente alla base di ogni operazione magica; infatti i sacrifici Vedici non sono altro che cerimoniali magici. Questo potere è l’Akasa, o sotto un altro aspetto Kundalini, ovvero l’elettricità occulta; in un certo senso è l’alkahest degli alchimisti o il solvente universale, la stessa anima mundi sul piano più elevato così come, su quello più basso, è la luce astrale. “Al momento del sacrificio il sacerdote è pervaso dallo spirito di Brahma ed in quel momento è Brahma stesso” (Iside Svelata Vol. I° pag. 41).

AKBAR – Il grande Imperatore Mogul dell’India, il famoso patrono delle religioni, arti e scienze, il più liberale di tutti i sovrani mussulmani. Mai vi fu un sovrano più tollerante o illuminato dell’Imperatore Akbar, sia in India che in ogni altro paese Maomettano.

AKIBA (Ebr.) – L’unico dei quattro Tanaim (profeti iniziati) che entrò nel Giardino delle Delizie (delle scienze occulte) il Pardes, e riuscì a diventare un iniziato, mentre tutti gli altri fallirono. (vedi Rabbini Cabalisti e Acher).

AKSHARA (Sans.) – Divinità Suprema; significa “l’indistruttibile”, sempre perfetto.

AKTA (Sans.) – Unto : un nome di Twashtri o Visvakarman, il più alto “Creatore” e il Logos nel Rig-Veda. È chiamato il “Padre degli dei” ed il “Padre del Fuoco sacro”. (Vedi Dottrina Segreta, Vol. IV° pag. 127 ed. ital.).

AKÚPARA (Sans.) – La Tartaruga simbolica sulla quale si dice poggi la terra.

AL o EL (Ebr.) – Questo nome divino è comunemente tradotto “Dio” e significa potente, supremo. Il plurale è Elohim, tradotto nella Bibbia anch’esso con la parola Dio, al singolare (w.w.w.).

AL-AIT (Fen.) – Il Dio del Fuoco, nome antico molto mistico dell’Occultismo Copto.

ALAPARUS (Cald.) – Il secondo Re divino di Babilonia che regnò “tre Sari”. Come tramanda Beroso, il primo re della Dinastia divina fu Alorus. Fu il “pastore assegnato al popolo” e regnò dieci Sari (cioè 36.000 anni, poiché un Saros corrisponde a 3.600 anni).

ALAYA (Sans.) – L’Anima Universale (Vedi Dottrina Segreta, Cosmogenesi, pag. 94 e seg. scaricabile gratuitamente da istitutocintamani.org/downloadLibri.jsp). Il nome appartiene al sistema Tibetano della Scuola contemplativa del Mahayana. Identica all’Akasa nel suo senso mistico ed a Mùlaprakriti nella sua essenza, in quanto è la base o la radice di tutte le cose.

ALBA PETRA (Lat.) – La pietra bianca dell’Iniziazione, la “bianca corniola” che è menzionata nell’Apocalisse di San Giovanni.

ALBERI DELLA VITA – Fin dai tempi più antichi gli alberi erano connessi con gli dei e con le forze mistiche della natura. Ogni nazione aveva il proprio albero sacro, con particolari caratteristiche ed attributi basati, come spiegano gli insegnamenti esoterici, su proprietà naturali e qualche volta anche su proprietà occulte. Così il peepal (fico selvatico) o Ashvattha dell’India, abitazione dei Pitri (in effetti elementali) di ordine inferiore, divenne dappertutto l’albero-Bo o Ficus religiosa dei Buddisti, perché sotto tale albero Gautama Buddha raggiunse la più alta conoscenza ed il Nirvana. Il frassino Ygg-drasil è l’albero del mondo dei norvegesi e degli scandinavi. Il baniàno o banyan (Ficus bengalensis) è il simbolo dello spirito e della materia poiché i suoi rami emettono delle radici verso terra, vi si affondano e poi nuovamente ascendono verso l’alto. Il Palasa a tre foglie è un simbolo della triplice essenza dell’Universo, cioè Spirito, Anima e Materia. Il cipresso scuro era per i messicani l’albero del mondo, ed ora, secondo i Cristiani e i Maomettani, è l’emblema della morte, della pace e del riposo. Sebbene ora sia quasi scomparso dalla terra delle mummie, l’abete era ritenuto sacro in Egitto e la pigna era portata nelle processioni religiose; erano anche sacri il sicomoro, il tamarisco, la palma e la vite. Il sicomoro in Egitto, ed anche in Assiria, era l’Albero della Vita. Ad Eliopoli era consacrato ad Hathor; ora, nello stesso posto, è consacrato alla Vergine Maria. Il suo succo era prezioso per i suoi poteri occulti, come lo è il Soma per i Brahmani e l’Haoma per i Parsi. “Il frutto e la linfa dell’Albero della Vita conferiscono l’immortalità.” Un intero volume potrebbe essere scritto su questi alberi sacri dell’antichità senza esaurire l’argomento ed il rispetto per alcuni di questi è continuato fino ai nostri giorni.

AL-CHAZARI (Arab.) – Un Principe-Filosofo ed Occultista (Vedi Libro Al-chazari).

ALCHÌMIA – In arabo Ul-khemi è, come suggerisce il nome, la chimica della natura. Ulkemi o Al-kimia, comunque, è solo una parola arabizzata presa dal greco ??µe?a chemeia da “??µ??”, “succo”, linfa estratta da una pianta. Secondo Wynn Westcott : “Il primo uso dell’attuale termine ‘alchìmia’ si trova nei lavori di Julius Firmicus Maternus, che visse all’epoca di Costantino il Grande. La Biblioteca Imperiale di Parigi contiene il più antico trattato di alchìmia esistente e conosciuto in Europa; fu scritto in lingua greca da Zosimo il Panopolita nel 400 d. C. ed è seguito, cronologicamente, dal trattato di Enea Gazeo dell’anno 480 d. C.”. Esso tratta delle più sottili forze della natura e delle varie condizioni in cui operano. Cercando sotto il velo del linguaggio, più o meno artificioso, per dare al non iniziato un’idea di quel tanto di misterium magnum che si può affidare nelle mani di un mondo egoista senza correre alcun rischio, l’alchimista postula come suo primo principio l’esistenza di un certo Solvente Universale, dal quale tutti i corpi composti sono dissolti nella sostanza omogenea dalla quale essi si erano evoluti; questa sostanza egli la chiama oro puro o summa materia. Questo solvente, chiamato anche menstruum universale, ha il potere di eliminare tutte le cause di malattia dal corpo umano, di ridare la gioventù e di prolungare la vita. Tale è il lapis philosophorum (la pietra filosofale). L’alchìmia fu introdotta per la prima volta in Europa da Geber, il grande saggio e filosofo arabo, nell’ottavo secolo della nostra era, ma era conosciuta e praticata molto tempo prima in Cina ed in Egitto. Sono stati scoperti, e conservati sotto il nome generico di trattati ermetici, molti papiri sull’alchìmia, ed altre prove del fatto che essa fosse lo studio favorito dei re e dei sacerdoti (Vedi “Tavola di Smeraldo”). L’alchìmia è studiata sotto tre distinti aspetti, che permettono molte interpretazioni differenti : il Cosmico, l’Umano e il Terrestre. Questi tre metodi sono simboleggiati da tre proprietà alchemiche – zolfo, mercurio e sale. Scrittori diversi hanno sostenuto che esistono rispettivamente tre, sette, dieci e dodici processi; ma tutti sono stati concordi nell’affermare che nel-l’alchìmia esiste un solo scopo, e cioè quello della trasmutazione dei metalli vili in oro puro. Comunque, cosa sia realmente quest’oro, ben poche persone lo comprendono in senso corretto. Non vi è dubbio che in natura esista qualcosa come la trasmutazione dei metalli inferiori nei più nobili, come l’oro. Ma questo è solo un aspetto dell’alchìmia, il terrestre o puramente materiale, poiché si capisce che logicamente lo stesso processo ha luogo nelle viscere della terra. Eppure, oltre ed al di là di questa interpretazione, esiste in alchìmia un significato simbolico, puramente psichico e spirituale. Mentre l’Alchimista-Cabalista ricerca la realizzazione del primo, l’Alchimista-Occultista, invece, sprezzando l’oro delle miniere, pone tutta la sua attenzione e dirige tutti i suoi sforzi solo verso la trasmutazione del quaternario inferiore nella triade superiore divina dell’uomo, i quali, quando finalmente sono fusi, diventano uno. In alchìmia i piani spirituale, mentale, psichico e fisico dell’esistenza umana, sono paragonati ai quattro elementi: fuoco, aria, acqua e terra, ed ognuno è capace di una triplice composizione: fissa, instabile e volatile. Poco o niente è conosciuto dal mondo sull’origine di questo ramo arcaico della filosofia; però è certo che esso sia precedente alla formazione di qualsiasi Zodiaco conosciuto, e poiché si occupa delle forze personificate della natura, probabilmente è anche precedente a tutte le mitologie del mondo; né vi è alcun dubbio che il vero segreto della trasmutazione (sul piano fisico) era conosciuto nei tempi antichi, e che esso fu perduto prima dell’alba del cosiddetto periodo storico. La chimica moderna deve le sue scoperte fondamentali all’alchìmia, ma trascurando l’innegabile verità di quest’ultima, e cioè che esiste un unico elemento nell’universo, la chimica ha messo i metalli nella classe degli elementi e solo ora comincia a scoprire il suo grossolano errore. Perfino alcuni enciclopedisti si sono ora visti costretti a confessare che se la maggior parte dei casi di trasmutazione sono frode o illusione, “tuttavia alcuni di essi sono accompagnati da testimonianze che li rendono probabili… Tramite la batteria galvanica si è scoperto che perfino gli alcali hanno una base metallica. La possibilità di ottenere metalli da altre sostanze che contengono gli ingredienti che li compongono, nonché la trasmutazione di un metallo in un altro deve perciò rimanere imprecisata. Tanto meno devono essere considerati impostori tutti gli alchimisti. Molti hanno lavorato con la convinzione di arrivare al loro obiettivo con pazienza inesauribile e purezza di cuore, cosa vivamente raccomandata dagli alchimisti attendibili come il più importante requisito per il successo della loro opera”.

ALCHIMISTI – Da Al e Chemi, fuoco, o il dio e patriarca Kham che è anche il nome dell’Egitto. I Rosacroce del Medioevo, come Robertus de Fluctibus (Robert Fludd), Paracelso, Thomas Vaughan (Eugenio Filalete), Van Helmont ed altri, sono stati degli alchimisti, che cercavano lo spirito celato in ogni materia inorganica. Alcune persone – anzi la grande maggioranza – hanno accusato gli alchimisti di ciarlataneria e di false affermazioni. Sicuramente, uomini come Ruggero Bacone, Agrippa, Henry Khunrath e l’arabo Geber (il primo che introdusse in Europa alcuni segreti della chimica) possono difficilmente essere trattati come impostori e tanto meno come pazzi. Gli scienziati che rinnovano la scienza della fisica sulla base della teoria atomica di Democrito, come fu ribadita da John Dalton dimenticano, perché fa loro comodo, che Democrito di Abdera era un alchimista, ed una mente che fu capace di penetrare così profondamente nelle operazioni segrete della natura, dovette avere valide ragioni per studiare e diventare un filosofo Ermetico. Olao Borrichio dice che la culla della alchìmia dev’essere cercata in tempi molto remoti. (Iside Svelata Vol. I° pag. 42).

ALCIONE (Gr.) – o Halcyone, figlia di Eolo e sposa di Ceice che morì annegato durante il viaggio per consultare l’oracolo, dopodiché a causa di quell’evento lei stessa si gettò in mare. Per pietà degli dei, entrambi furono trasformati in gabbiani o re-pescatori. Si dice che la femmina deponga le sue uova sul mare e che questo resti calmo nei sette giorni che precedono e seguono il solstizio invernale. Questo ha un significato altamente occulto in ornitomanzia.

ALECTROMANZIA (Gr.) – Divinazione per mezzo di un gallo o di altro uccello; viene tracciato un cerchio diviso in aree, a ciascuna delle quali viene assegnata una lettera; si sparge del grano sul cerchio e si annotano le lettere corrispondenti alle aree dalle quali l’uccello mangia il grano. (w.w.w.).

ALETHAE (Fen.) – “Adoratori del Fuoco” da Al-ait, il Dio del Fuoco. Simile ai Kabiri o ai divini Titani. Come le sette emanazioni di Agruerus (Saturno), sono tutti connessi agli dei del fuoco e agli dei solari e della “tempesta” – (Maruti).

ALETHEIA (Gr.) – Verità; anche Alethia, una delle nutrici di Apollo.

ALHIM (Ebr.) – Vedi “Elohim”.

ALKAHEST (Arab.) – In alchìmia, il solvente universale (vedi “Alchìmia”); ma nel misticismo è il Sè Superiore. La fusione con questo “solvente” fa trasmutare la materia (piombo) in oro e fa ritornare tutte le cose composte, come il corpo umano e i suoi attributi, alla loro essenza primigenia.

ALLUCINAZIONE – Uno stato prodotto a volte da disturbi di carattere fisiologico, a volte da medianità o da ubriachezza. Ma la causa che produce le visioni deve essere ricercata più in profondo, al di là della fisiologia. Tutte le visioni del genere, in maniera particolare quando sono prodotte tramite medianità, sono precedute da un rilassamento del sistema nervoso, che invariabilmente genera una condizione magnetica anormale che attira sul malato onde di luce astrale. È quest’ultima a procurare le varie allucinazioni. Queste, tuttavia, non sono sempre ciò che i medici vogliono farci credere, sogni vani ed irreali. Nessuno può vedere ciò che non esiste – cioè ciò che non è impresso dentro o sulle onde astrali. Comunque, un Veggente può percepire oggetti e scene (sia passate che presenti o future) che non hanno alcuna relazione con lui stesso e può anche percepire, allo stesso tempo, cose che non hanno nessuna relazione fra loro producendo, così, le combinazioni più grottesche e assurde. Sia l’ubriaco che il Veggente, sia il medium che l’Adepto, vedono le loro rispettive visioni nella Luce Astrale; ma mentre l’ubriaco, il folle e il medium non allenato o chi soffre di febbre cerebrale, vede perché non può farne a meno ed evoca inconsciamente visioni confuse, l’Adepto e il Veggente allenato, invece, possono scegliere o controllare tali visioni. Essi sanno dove fissare il loro sguardo, come stabilizzare le scene che vogliono osservare e come vedere oltre, sopra e dentro gli strati della Luce Astrale. Per i primi, questi sguardi nelle onde sono allucinazioni; per i secondi, sono la riproduzione fedele di ciò che effettivamente fu, è o sarà. Le visioni casuali ed instabili che il medium raccoglie nella luce illusoria sono trasformate, sotto la volontà dominante dell’Adepto e del Veggente in immagini precise, in rappresentazioni fedeli di ciò che egli vuole pervenga entro il punto focale della sua percezione.

ALMADEL – Il Libro. Un trattato di Teurgia o Magia Bianca di uno sconosciuto autore medioevale Europeo; lo si cita di frequente nei volumi manoscritti chiamati Chiavi di Salomone (w.w.w.).

ALMEH (Arab.) – Danzatrici; simile alle indiane nautch, danzatrici pubbliche del tempio.

ALFA POLARIS (Lat.) – Dhruva, stella polare di 31.105 anni fa.

ALSWIDER (Scand.) – “Velocissimo”, il nome del cavallo della luna, negli Edda.

ALTRUISMO (Lat.) – Da alter = altro. Una qualità che si contrappone all’egoismo. Azioni che tendono a fare del bene agli altri senza tener conto di se stessi.

ALZE, (Liber De Lapide Philosophico). Un trattato alchemico di uno sconosciuto autore tedesco; datato 1677. Una ristampa si trova nel Museo Ermetico; in esso c’è il ben noto disegno di un uomo con le gambe divaricate ed il corpo nascosto da una stella a sette punte. Eliphas Levi lo ha copiato (w.w.w.).

AMA (Ebr.),
AMIA (Cald.) – Madre. Un appellativo della Sephira Binah, il cui “nome divino è Jehovah” e che è chiamata “Madre Celeste”.

AMANASA (Sans.) – I “Senza-Mente”, le prime razze di questo pianeta; sono anche certi dei dell’India.

AMARA-KOSHA (Sans.) – Il “vocabolario immortale”. Il più antico dizionario conosciuto nel mondo e il vocabolario più valido di Sanscrito classico; compilato da Amara Sinha, un saggio del secondo secolo.

AMBA (Sans.) – Il nome della maggiore delle sette Pleiadi, le sorelle celesti sposate ognuna ad un Rishi appartenente ai Saptariksha o i sette Rishi della costellazione conosciuta come l’Orsa Maggiore.

AMBHAMSI (Sans.) – Un nome del capo dei Kumara, Sanat-Sujata, che significa le “acque”. Questo termine diverrà più comprensibile se ricordiamo che l’ultimo modello di Sanat- Sujata fu Michele, l’Arcangelo che nel Talmud è chiamato “il Principe delle Acque” e che nella Chiesa Cattolica Romana è considerato il patrono dei golfi e dei promontori. Sanat-Sujata è il figlio immacolato della madre immacolata (Amba o Aditi, caos e spazio) o le “acque” dello spazio senza limiti (Dottrina Segreta, Cosmogenesi, p. 585 scaricab. da istitutocintamani.org).

AMDO (Tib.) – Una località sacra, il luogo di nascita di Tsonkhapa, il grande riformatore Tibetano e fondatore del Gelugpa (berretti gialli) che è considerato un Avatar di Amitabuddha.

AMEN – In Ebraico è formato dalle lettere A M N = 1, 40, 50 = 91 e così è analogo a “Jehovah o Adonai” = 10, 5, 6, 5, e 1, 4, 50, 10 = 91 in tutto e quindi 1; è una forma della parola Ebraica “verità” che vale sempre 1. Nella lingua parlata comune si dice che Amen significhi “Così sia” (w.w.w.).
Nel linguaggio esoterico invece Amen significa “il celato”. Manetone Sebennita dice che la parola significa ciò che è celato e sappiamo tramite Ecateo ed altri che gli egiziani usavano il termine per invocare il grande Dio dei Misteri, Ammone (o “Ammas, il dio celato”) affinché si rendesse tangibile e si manifestasse. Bonomi, il famoso studioso di geroglifici, chiama molto appropriatamente i suoi adoratori gli “Amenofi”, e Mr. Bonwick cita uno scrittore che dice: “Ammone, il dio invisibile, resterà per sempre celato finché non sarà antropomorficamente rivelato; gli dei lontani da noi sono inutili”. Amen è definito “Signore della festività della luna nuova”. Jehovah-Adonai è una nuova forma del dio dalla testa di ariete, Amoun o Ammone (v.) che era invocato dai sacerdoti Egiziani con il nome di Amen.

AMENTI (Egiz.) – Esotericamente e letteralmente, la dimora del Dio Amen o Ammone, o il dio segreto, “celato”. Exotericamente è il regno di Osiride diviso in quattordici parti, ognuna delle quali era a sè stante per qualche fine connesso con lo stato post-mortem del defunto.
In una di queste, fra le altre cose, vi era l’Aula del Giudizio. Era “il Paese dell’Occidente”, la “Dimora Segreta”, il paese delle tenebre e la “casa senza porte”. Ma era anche il Ker-neter, la “dimora degli dei” ed il “paese dei fantasmi”, come l’ “Ade” dei Greci (v.). Era anche “la casa del Buon Padre” (in cui vi sono molte dimore). Le quattordici divisioni comprendevano, fra le altre, Aanru (v.), l’aula delle Due Verità, il Paese della Beatitudine, Neterxer “il luogo funebre (o di sepoltura)” Otamerxer, i “Campi amanti del Silenzio” e anche molte altre aule mistiche e dimore, una simile allo Sheol degli Ebrei, un’altra al Devachan degli Occultisti, ecc. Delle quindici porte della dimora di Osiride, ve ne erano due principali, la “porta d’ingresso” o Rustu, e la “porta d’uscita” (la reincarnazione) Amh. Ma nell’Amenti non esisteva un luogo che rappresentasse l’In-ferno ortodosso cristiano. La peggiore di tutte era l’Aula del Sonno eterno e delle Tenebre. Come dice Lepsius, i defunti “dormono (colà) in forme incorruttibili, non si svegliano per vedere i loro fratelli, non riconoscono più il padre e la madre, il loro cuore non sente niente per la moglie e i figli. Questa è la dimora del dio Completamente-Morto… Ognuno trema nel pregarlo, poiché egli non ode. Nessuno può venerarlo, poiché egli non rivolge la sua attenzione a coloro che lo adorano. Nè nota qualsiasi offerta a lui fatta”. Questo dio è il Decreto Karmico; il paese del Silenzio – la dimora di coloro che muoiono come miscredenti in assoluto, di coloro la cui morte sopraggiunge prima del tempo designato per un incidente e, infine, di coloro che sono morti sulla soglia di Avitchi e che non si trovano mai in Amenti o in qualunque altro stato soggettivo salvo in un caso, cioè quando ritornano su questa terra di rinascita obbligata. Costoro non restano per molto tempo neanche nel loro stato di sonno profondo, di dimenticanza e tenebra, ma vengono portati più o meno velocemente verso Amh, la “porta di uscita”.

AMESHA SPENTA (Zend) – Gli Amshaspenda. I sei angeli o Forze divine personificate come dei che servono Ahura Mazda, che è la loro sintesi e il settimo. Essi sono uno dei prototipi dei “Sette Spiriti” dei Cattolici Romani o Angeli che hanno Michele come loro capo, o l’ “Ospite Celeste”; i “Sette Angeli della Presenza”. Sono i Costruttori, i Cosmocratori degli Gnostici, e sono identici ai Sette Prajapati, ai Sefiroti, ecc. (v.).

AMITABHA – Una corruzione cinese del sanscrito Amrita Buddha o l’ “Illuminato Immortale”, un nome di Gautama Buddha. Il nome ha alcune variazioni come Amita, Abida, Amitaya, ecc. e vien detto che abbia due significati, sia “Età Illimitata” che “Luce Sconfinata”. Il concetto originale dell’ideale di una luce divina impersonale, è stato col tempo antropomorfizzato.

AMMONE (Egiz.) – Uno degli dei maggiori dell’Egitto. Ammon o Amoun è molto più antico di Amoun-Ra e viene identificato con Baal. Hammon, il Signore del Cielo. Amoun-Ra era Ra, il Sole Spirituale, il “Sole di Giustizia”, ecc., perché : “il Signore Dio è un Sole”. Egli è il Dio del Mistero e i geroglifici del suo nome sono spesso scritti in ordine inverso. Egli è Pan, esotericamente la Totalità della Natura, e quindi l’universo e il “Signore della Eternità”. Ra, come viene affermato in un’iscrizione antica, “nacque ma non fu generato da Neith”. Egli è chiamato “l’autogenerato” Ra, e creò il bene con uno sguardo del suo occhio infuocato così come Set-Typhon creò il male dal suo. In quanto Ammon (anche Amoun o Amen) Ra, è il “Signore dei mondi il cui trono è sul disco del Sole e che appare nell’abisso del cielo”. Un antico inno canta il nome “Amen-ra”, e saluta il “Signore dei troni della terra… Signore di verità, padre degli dei, creatore dell’uomo, creatore delle bestie, Signore dell’Esistenza, Colui che illumina la Terra navigando nel cielo in tranquillità… Tutti i cuori si inteneriscono nel vedere Te, signore di vita, salute e forza! Noi adoriamo il tuo spirito che da solo ci creò”, ecc. ecc. (Vedi Fede Egiziana di Bonwick). Ammon Ra è chiamato “lo sposo della propria madre” e suo figlio. (Vedi “Chnoumis” e “Chnouphis” ed anche la Dottrina Segreta I°, pp. 91 e 393). Era il dio dalla “testa di ariete” al quale gli Ebrei sacrificavano gli agnelli, e l’agnello della teologia cristiana non è altro che una reminiscenza travisata dell’ariete.

AMMONIO SACCA – Un grande e buon filosofo che visse ad Alessandria fra il secondo ed il terzo secolo della nostra era e che fu il fondatore della Scuola Neoplatonica dei Filaleti o “amanti della verità”. Era di umili origini e di genitori Cristiani, ma si elevò ad una tale e quasi divina bontà da essere chiamato Theo-didaktos, l'”istruito da Dio”. Onorò ciò che c’era di buono nel cristianesimo ma ruppe ben presto con esso e con le chiese, non riuscendo a trovarvi nulla di superiore alle religioni più antiche.

AMRITA (Sans.) – La bevanda di ambrosia o cibo degli dei; il cibo che dà immortalità. Nell’allegoria dei Purana, l’elisir di vita estratto dall’oceano di latte. Un antico termine dei Veda dato al succo sacro del Soma nei Misteri del Tempio.

AMÚLAM MÚLAM (Sans.) – Significa, “radice senza radici”; Mulaprakriti dei Vedantini, la spirituale “radice della natura”.

AMUN (Copto) – Il dio egizio della saggezza che aveva per servirlo, come sacerdoti, solo Iniziati o Ierofanti.

ANA (Cald.) – Il “cielo invisibile” o Luce Astrale; la madre celeste del mare terrestre, Mar, e di qui, probabilmente, l’origine di Anna la madre di Maria.

ANACALYPSIS (Gr.) – O “Tentativo di togliere il velo ad Iside di Sais” di Godfrey Higgins. È un libro valido, che ora si può trovare solo a prezzi esosi; tratta della origine di tutti i miti, religioni e misteri e mostra una profondissima erudizione classica (w.w.w.)

ANAGAMIN (Sans.) – Anagam. Colui che non deve più rinascere nel mondo del desiderio. Uno stadio prima di diventare Arhat e pronto per il Nirvana. Il terzo dei quattro gradi di santità sul sentiero dell’Iniziazione finale.

ANAHATA CHAKRAM (Sans.) – La sede o la “ruota” della vita; secondo alcuni commentatori, il cuore.

ANAHATA SHABDA (Sans.) – Le voci mistiche ed i suoni uditi dagli Yogi durante lo stadio iniziale della meditazione. Il terzo dei quattro stati del suono, diverso da quello chiamato Madhyama – il quarto stato, ed è percepibile tramite il senso fisico dell’udito. Il suono nei suoi stati precedenti non è udito, eccetto da coloro che hanno sviluppato i loro sensi spirituali interiori e più elevati. I quattro stadi sono chiamati rispettivamente Para, Pashyantî, Madhyama e Vaikharî.

ANAITIA (Cald.) – Una derivazione di Ana (v.) una dea identica alla dea indù Annapurna, uno dei nomi di Kalî – l’aspetto femminile di Shiva – nel massimo splendore.

ANALOGISTI – I discepoli di Ammonio Sacca (v.) così denominati per la loro pratica di interpretare tutte le leggende sacre, i miti e i misteri, secondo un principio di analogia e corrispondenze, che ora si trova nel sistema Cabalistico ed è preminente nelle Scuole di Filosofia Esoterica dell’Oriente (Vedasi ” I Dodici Segni dello Zodiaco” di T. Subba Row in Cinque anni di Teosofia).

ANANDA (Sans.) – Beatitudine, gioia, felicità, contentezza. Un nome del discepolo prediletto di Gautama, il Signore Buddha.

ANANDA-LAHARI (Sans.) – L'”onda di gioia”, uno stupendo poema scritto da Sankaracharya, un inno a Parvati, altamente mistico ed occulto.

ANANDAMAYA-KOSHA (Sans.) – “L’illusorio Corpo di Beatitudine”, la forma mayavica o illusoria, l’apparenza di quello che è senza forma. “Beatitudine”, o l’anima superiore. Il nome vedantino per uno dei cinque Kosha o “principi” nell’uomo; identico al nostro Atma- Buddhi o Anima Spirituale.

ANANGA (Sans.) – Il “senza corpo”. Un appellativo di Kama, il dio dell’amore.

ANANTA-SESHA (Sans.) – Il Serpente dell’Eternità – il giaciglio di Vishnu durante il Pralaya, (letteralmente, ciò che rimane senza fine).

ANASSAGORA (Gr.) – Un famoso filosofo ionico che visse nel 500 a. C., studiò filosofia sotto Anassimene di Mileto e si stabilì in Atene ai tempi di Pericle. Socrate, Euripide, Archelao ed altri illustri uomini e filosofi, erano fra i suoi discepoli e seguaci. Egli fu un astronomo molto preparato e fu uno dei primi a spiegare apertamente ciò che fu insegnato segretamente da Pitagora, cioè il movimento dei pianeti, le eclissi del sole e della luna, ecc. Fu lui che insegnò la teoria del Caos, basandosi sul principio che “nulla viene dal nulla”; e quella degli atomi quali essenza e sostanza che sottostanno a tutti i corpi, “e della stessa natura dei corpi che essi hanno formato”. Questi atomi, egli insegnò, erano primordialmente messi in movimento dal Nous (Intelligenza Universale, il Mahat degli Indù), il quale Nous è un’entità immateriale, eterna e spirituale; in questo modo fu formato il mondo, cosiccché i corpi pesanti materiali caddero in basso e gli atomi eterei (o etere igneo) salirono e si diffusero nelle regioni celesti superiori. Precorrendo la scienza moderna di oltre duemila anni, egli insegnò che le stelle sono della stessa materia della nostra terra e che il sole è una massa ardente di fuoco, che la luna è un corpo opaco, inabitabile, che riceve la sua luce dal sole, che le comete sono corpi o stelle che vagano; e al di là ed oltre la suddetta scienza, egli si dichiarava profondamente convinto che la reale esistenza delle cose, percepite dai nostri sensi, non può essere provata e dimostrata. Morì in esilio a Lampsaco, a settantadue anni.

ANASTASIS (Gr.) – L’esistenza continua dell’anima.

ANATU (Cald.) – L’aspetto femminile di Anu (v.). Essa rappresenta la Terra e la Profondità, mentre il suo sposo rappresenta il Cielo e l’Altezza. È la madre del dio Hea, e produce cielo e terra. Astronomicamente è Ishtar, Venere, l’Ashtoreth degli Ebrei.

ANDA-KATAHA (Sans.) – L’involucro esterno o il “guscio” dell’uovo di Brahma, entro cui è contenuto il nostro universo manifesto.

ANDROGINO Capro di Mendes – Vedi “Baphomet”.

ANDROGINO Raggio (Esot.) – Il primo raggio differenziato; il Secondo Logos, l’Adam Kadmon della Kabbalah; il “maschio e femmina li creò” del 1° capit. del Genesi.

ANELLI Magici – Esistevano come talismani in ogni tradizione popolare. In Scandinavia, questi anelli erano collegati sempre agli elfi e agli gnomi, ritenuti possessori di talismani che occasionalmente donavano agli esseri umani che desideravano proteggere. Secondo le parole di un cronista: “Questi anelli magici portavano buona fortuna a colui che li possedeva fino a quando erano attentamente custoditi; ma la loro perdita era seguita da terribili sventure e indicibile miseria”.

ANELLO INVALICABILE – Il cerchio al cui interno sono racchiusi coloro che sono ancora vittime dell’illusione della separatività.

ANGARAKA (Sans.) – Stella rossa; il pianeta Marte; in tibetano, Migmar.

AÑGIRAS (Sans.) Uno dei Prajapati. Un figlio di Daksha, un legislatore, ecc.

ANGIRASA (Sans.) – Il nome generico di diversi individui e cose, nei Purana; una classe di Pitri, antenati dell’uomo; un fiume in Plaksha, uno dei sette continenti, delle Sapta dwipa( v.).

ANGRA MAINYUS (Zend) – Il nome Zoroastriano di Arimane; lo spirito maligno della distruzione e dell’opposizione di cui Ahura Mazda dice (Vendidad, Fargard I.) “colui che con la sua stregoneria crea l’opposto” di ogni bella dimora che Dio crea; quindi “Angra Mainyu è morte completa”.

ANIMA – yuch dei Greci o nephesh della Bibbia; il principio vitale o l’alito di vita che ogni animale, perfino la specie inferiore degli infusori, divide con l’uomo. Nella Bibbia tradotta si trova usato indifferentemente per vita, sangue e anima. “Non uccidiamo il suo nephesh” dice il testo originale. “Non lo uccidiamo”, traducono i Cristiani (Genesi, XXXVII, 21), e così via.

ANIMA FILO – Lo stesso significato di Sutratma (v.).

ANIMA MUNDI (Lat.) – L’ “Anima del Mondo”, identica all’Alaya dei Buddisti del Nord; l’essenza divina che permea, anima, ed impregna tutto, dai più piccoli atomi della materia, all’uomo e a dio. In un certo senso è la “madre dalle sette pelli” delle Stanze nella Dottrina Segreta, l’essenza dei sette piani di sensazione, coscienza e differenziazione, sia morale che fisica. Nel suo aspetto più alto è il Nirvana, nel suo aspetto più basso è la Luce Astrale. Essa era femminile secondo gli Gnostici, i primi Cristiani e i Nazareni; era bisessuale secondo altre sette, che la consideravano solo nei suoi quattro piani inferiori. Di natura ignea ed eterea nel mondo oggettivo delle forme (e quindi etere), e di natura spirituale e divina nei suoi tre piani superiori. Quando si dice che ogni anima umana nacque distaccandosi dall’Anima Mundi, si intende, esotericamente, che i nostri Ego più elevati sono di un’essenza identica con Essa, che è una radiazione del sempre Sconosciuto ASSOLUTO Universale.

ANIMA PLASTICA – Usato in occultismo in riferimento al linga sharira o corpo astrale del Quaternario inferiore. È chiamata Anima “plastica” ed anche “Proteiforme” per il suo potere di assumere ogni aspetto e forma e di plasmarsi e modellarsi dentro o sopra ogni immagine impressa nella luce astrale che la circonda, o nelle menti dei medium o di coloro che sono presenti alla sedute per ottenere materializzazioni. Il linga sharira non deve essere confuso con il mayavi rupa o “corpo illusorio”, – l’immagine creata dal pensiero e dalla volontà di un adepto o di uno stregone, perché mentre la “forma astrale” o linga sharira è un’entità reale, il “corpo illusorio” è un’illusione temporanea creata dalla mente. (N. d. T. Con il termine astrale l’autrice intende quello che oggi chiamiamo eterico e che brilla di luce stellare. Vedi anche Corpo Astrale).

ANIMALI Quattro – Gli animali simbolici delle visioni di Ezechiele (la Mercabah). “I primi Cristiani celebravano i Misteri della Fede accendendo sette luci, bruciando incenso, il Trishagion, e leggendo il libro dei vangeli sul quale erano incisi, sia sulla copertina che sulle pagine, l’uomo alato, il leone, il toro e l’aquila” (Cabala di Isacco Myer, LL. B.). Ai giorni nostri, questi animali sono rappresentati assieme ai quattro Evangelisti e nelle edizioni della Chiesa Greca introducono i loro rispettivi vangeli.
Ognuno rappresenta una delle quattro classi inferiori dei mondi o piani, a similitudine delle quali prende forma ogni personalità. Così l’Aquila (associata a S. Giovanni) rappresenta lo Spirito cosmico o Etere, l’onnipenetrante Occhio del Veggente; il Toro di San Luca rappresenta le acque di Vita, l’elemento che tutto genera e la forza cosmica; Il Leone di San Marco, l’energia infuocata, l’indomito coraggio e il fuoco cosmico; mentre la Testa umana o l’Angelo che è posto accanto a San Matteo è la sintesi dei tre animali fusi nell’Intelletto superiore dell’uomo e nella Spiritualità cosmica. Tutti questi simboli sono Egiziani, Caldei ed Indiani. L’Aquila, il Toro, e gli dei dalla testa di Leone sono molti, e tutti rappresentano la stessa idea sia nella religione Egizia, Caldea, Indiana, che in quella Ebraica, però essi, partendo dal corpo astrale, non andavano oltre lo Spirito cosmico o Manas Superiore – in quanto Atma-Buddhi, o lo Spirito Assoluto e l’Anima Spirituale che è suo veicolo, non potevano essere simboleggiati da immagini concrete.

ANJALA (Sans.) – Uno dei poteri personificati che scaturiscono dal corpo di Brahma i Prajapati.

ANJANA (Sans.) – Un serpente, un figlio del Rishi Kasyapa.

ANNAMAYA KOSHA (Sans.) – Un termine Vedantino. Uguale a Sthula Sharira o corpo fisico. È il primo dei cinque “involucri” accettati dai Vedantini, ed un involucro o rivestimento o guaina è ciò che in Teosofia è chiamato “un principio”.

ANNAPURA (Sans.) – Vedi “Ana”.

ANNEDOTUS (Gr.) – Il nome generico per i Dragoni o Uomini-pesci, che erano cinque. Lo storico Beroso narra che in varie occasioni uscì dal Mare Eritreo un semidemone chiamato Oannes o Annedotus il quale, sebbene fosse in parte animale, insegnò ai Caldei arti utili e ogni cosa che potesse umanizzarli (Vedi Lenormant Magia Caldea, pag. 203, ed anche “Oannes”) (w.w.w.).

ANOIA (Gr.) – “Mancanza di comprensione”, “follia”. Anoia è il nome dato da Platone e da altri al Manas inferiore quando è troppo strettamente legato a Kama, che è irrazionale (agnoia). La parola greca agnoia è evidentemente una derivazione, ed è collegata alla parola sanscrita ajnana (foneticamente agnyana) o ignoranza, irrazionalità, assenza di conoscenza. (Vedi “Agnoia” e “Agnostici”).

ANOUKI (Egiz.) – Una forma di Iside; la dea della vita dal cui nome deriva l’Ebraico Ank, vita (Vedi “Anuki”).

ANSUMAT (Sans.) – Un personaggio dei Purana, il “nipote di 60.000 zii” figli del Re Sagara, che furono ridotti in cenere da un solo sguardo dell’ “Occhio” del Rishi Kapila.

ANTAHKARANA (Sans.) – O Antaskarana. Il termine ha diversi significati, che differiscono a seconda di ogni scuola filosofica o setta. Perciò Sankaracharia traduce la parola con “comprensione”; altri, con “lo strumento interno, l’Anima, formata dal principio pensante e dall’egoismo”; ma gli Occultisti lo spiegano come il sentiero o ponte fra il Manas Superiore e quello inferiore, tra l’Ego divino e l’Anima personale dell’uomo. Esso serve come mezzo di comunicazione fra i due e porta dall’Ego Inferiore a quello Superiore tutte quelle impressioni personali e tutti quei pensieri dell’uomo che, per loro natura, possono essere assimilati e immagazzinati dall’Entità immortale e diventare in tal modo immortali con essa essendo, questi, gli unici elementi della Personalità evanescente che sopravvivono alla morte e al tempo. Diventa così evidente perché solo quello che è nobile, spirituale e divino nell’uomo possa attestare nell’Eternità il motivo per cui l’uomo sia vissuto.

ANTHESTERIA (Gr.) – La festa dei Fiori (Floralia): durante questa festività era celebrato nei Misteri Eleusini il rito del Battesimo o purificazione nei laghi del tempio, i Limnae, quando i Mistae erano fatti passare attraverso lo “porta stretta” di Dioniso per uscirne al di là quali completi Iniziati.

ANTICO (Cab.) – Uno dei nomi Cabalistici per la Sefira Kether, detta anche Corona.

ANTROPOLOGIA – La scienza dell’uomo; fra le altre cose, comprende : la Fisiologia, ovvero quella branca delle scienze naturali che svela i misteri degli organi e delle loro funzio23 ni nell’uomo, negli animali e nelle piante; e comprende anche, e in modo particolare, la Psicologia o la grande scienza dell’anima, ai nostri tempi troppo trascurata sia come entità distinta dallo spirito sia nel suo rapporto con lo spirito e con il corpo. Nella scienza moderna, la psicologia tratta solo o principalmente le condizioni del sistema nervoso e ignora quasi del tutto l’essenza e la natura psichica. I medici definiscono psicologia la scienza della malattia mentale, e nelle università di medicina la cattedra di disturbi mentali è chiamata con questo nome (Iside Svelata I, 439).

ANTROPORFISMO (Gr.) – Da “a????p??, antropos” che significa uomo. L’atto di dotare dio e gli dei di una forma umana e di attributi o qualità umane.

ANU (Sans.) – Un “atomo”, un nome di Brahma che si dice sia un atomo proprio come lo è l’universo infinito. Allusione alla natura panteistica di dio.

ANU (Cald.) – Una delle più alte divinità Babilonesi, “Re deglii Angeli e degli Spiriti, Signore della città di Erech”. È il sovrano Dio del Cielo e della Terra. Suoi simboli sono una stella e la croce Maltese ?, emblemi di divinità e sovranità. Egli è una divinità astratta che si suppone informi l’intera distesa dello spazio etereo o cielo, mentre la sua “spo-sa” informa i piani più materiali. Entrambi hanno le caratteristiche di Urano e Gaia di Esiodo. Essi scaturirono dal Caos originale. Tutti i suoi titoli ed attributi sono vividi ed indicano salute, purezza fisica e morale, antichità e santità. Anu era il dio più antico della città di Erech. Uno dei suoi figli era Bil o Vil-Kan, dio del fuoco, dei vari metalli e delle armi. George Smith molto giustamente vede in questa divinità uno stretto legame con un incrocio originato fra il “biblico Tubal Cain e il classico Vulcano”… che è comunque ritenuto la “divinità più potente connessa alla stregoneria e agli incantesimi in generale”.

ANUBI (Egiz.) – Il dio dalla testa di cane, identico sotto un certo aspetto ad Horus. È preminentemente il dio che ha rapporti con i disincarnati, o coloro che sono resuscitati alla vita del post-mortem. Il suo nome egiziano è Anepou. È una divinità psicopompica, “il Signore della terra Silente dell’Occidente, la terra della Morte, colui che prepara la strada per l’altro mondo”; a lui il morto veniva affidato per essere condotto dinanzi ad Osiride, il Giudice. In breve, egli è l’ “imbalsamatore” e il “guardiano dei morti”. È una delle più antiche divinità dell’Egitto avendone trovato Mariette Bey l’immagine in tombe della Terza Dinastia.

ANUGITA (Sans.) – Una delle Upanishad. Un trattato altamente occulto (Vedi la Collana I Libri Sacri dell’Oriente di Max Müller).

ANUGRAHA (Sans.) – Nel Vishnu Purana, l’ottava creazione.

ANUKI (Egiz.) – “Vedi Anouki” supra. “La parola Ank in Ebraico significa ‘la mia vita, il mio essere, che è il pronome personale Anochi, dal nome della dea egiziana Anouki”, dice l’autore della Chiave dei Misteri Ebraici-Egiziani o L’origine delle Misure (J. Ralston Skinner).

ANUMATI (Sans.) – La luna piena; quando da un dio – Soma – essa diviene una dea.

ANUMITIS (Sans.) – Conclusione, deduzione in filosofia.

ANUNNAKI (Cald.) – Angeli o Spiriti della Terra; anche Elementali terrestri.

ANUNIT (Cald.) – La dea di Akkad; Lucifero, la stella mattutina; Venere, come stella della sera era Ishtar di Erech.

ANUPADAKA (Sans.) – Anupapadaka, anche Aupapaduka; significa “senza genitori”, l’ “autoesistente”, nato senza genitori o progenitori. Un termine applicato a certi dei autogenerati e ai Dhyani Buddha.

ANUTTARA (Sans.) – Unico, Impareggiabile. Così Anuttara Bodhi significa intelligenza insuperabile o impareggiabile. Anuttara Dharma significa legge o religione insuperabile, ecc.

ANYAMSAM ANIYASAM (Sans.) – Ano-raniyansam (nella Bhagavad Gita). “Il più atomico dell’atomico; Il più piccolo dei piccoli”. Applicato alla divinità universale, la cui essenza è ovunque.

ANZIANI (Gli) – Un nome dato dagli Occultisti ai sette Raggi creativi nati dal Caos.

AOUR (Cald.) – La sintesi dei due aspetti della luce astro-eterica; è l’od – la luce che dà la vita, e l’ob – la luce che dà la morte.

APAM NAPAT (Zend) – Un’entità misteriosa che corrisponde al Fohat degli Occultisti. È un nome sia Vedico che Avestico. Letteralmente, il nome significa “Figlio delle Acque” (dello spazio, o dell’Etere), perché nell’Avesta Apam Napat sta fra gli yazata-fuoco e gli yazataacqua (elementali), (vedi Dottrina Segreta, vol. V°, pag. 159 e 213).

APANA (Sans.) – “Inspirazione”; una pratica nello Yoga. Prana e apana sono i respiri di “espirazione” e di “inspirazione”. Nella Anugita è chiamato il “soffio vitale”.

APAP (Egiz.) – In greco Apophis. Il simbolico Serpente del Male. La Barca Solare ed il Sole sono i grandi Uccisori di Apap nel Libro dei Morti. È Tifone, che avendo ucciso Osiride si incarna in Apap, cercando di uccidere Horus. Come Taöer (o Ta-ap-oer) l’aspetto femminile di Tifone, Apap è chiamato “il divoratore delle anime”, ed è vero, dal momento che Apap simbolizza il corpo animale, quale materia lasciata senz’anima e a se stessa. Essendo Osiride, come gli altri dei Solari, il modello dell’Ego Superiore (il Cristos), Horus (suo figlio) è il Manas Inferiore, o l’Ego personale. In molti monumenti si può vedere Horus, aiutato da numerosi dei con la testa di cane armati di croci e lance, che uccide Apap. Un orientalista dice : “Il Dio Horus che si erge come conquistatore sul Serpente del Male, può essere considerato come la prima immagine del nostro ben conosciuto gruppo di San Giorgio (che è Michele) e il Drago, o la santità che calpesta il peccato”. La “dragomania” non è morta con le religioni antiche, ma è passata integralmente nell’ultima forma di culto cristiano.

APARINAMIN (Sans.) – L’Immutabile e l’Incambiabile, il contrario di Parinamin, ciò che è soggetto a modificazioni, differenziazioni o decadenza.

APAROKSHA (Sans.) – Percezione diretta.

APAVA (Sans.) – Letteralmente, “Colui che gioca nell’acqua”. Un altro aspetto di Narayana o Vishnu e di Brahma combinati, poiché Apava, come quest’ultimo, divide se stesso in due parti, maschile e femminile, e crea Vishnu, che crea Viraj, che crea Manu. Il nome è spiegato ed interpretato in vari modi nella letteratura Brahmanica.

APAVARGA (Sans.) – Liberazione dalle nascite ripetute.

APIS (Egiz.) – O Hapi-ankh. “Il vivente deceduto” o Osiride, incarnato nel sacro Toro bianco. Apis era il dio-toro che, al sopraggiungere dell’età di ventotto anni, l’età in cui Osiride fu assassinato da Tifone, era messo a morte con una grande cerimonia. Non era il Toro che veniva adorato, bensì il simbolo di Osiride; proprio come i Cristiani, adesso, si inginocchiano innanzi all’Agnello, il simbolo di Gesù Cristo, nelle loro chiese.

APOCRIFO (Gr.) – Spiegato in maniera molto erronea ed usato con il significato di dubbioso o spurio. La parola significa semplicemente segreto, esoterico, nascosto.

APOLLO Del Belvedere – Fra tutte le antiche statue di Apollo, il figlio di Giove e Latona, chiamato Febo, Elio, il Radioso e il Sole, la migliore e più perfetta è quella conosciuta con questo nome, che si trova nella Galleria del Belvedere del Vaticano a Roma. È chiamato anche l’Apollo Pitico, dato che il dio è rappresentato nel momento della sua vittoria sul serpente Pitone. La statua fu rinvenuta nel 1503 fra le rovine di Anzio.

APOLLONIO DI TIANA (Gr.) – Un magnifico filosofo nato in Cappadocia al-l’inizio del primo secolo; un ardente pitagorico che studiò le scienze fenicie sotto Eutidemo, e la filosofia pitagorica ed altre discipline sotto Euxeno di Eraclea. Secondo i principi basilari di questa scuola, egli rimase vegetariano per tutto il corso della sua lunga vita, cibandosi solo di frutta e di erbe, non bevendo vino, indossando solo abiti fatti esclusivamente di fibre vegetali, camminando scalzo e lasciando crescere completamente capelli e barba, come hanno fatto tutti gli Iniziati prima e dopo di lui. Fu iniziato dai sacerdoti del tempio di Esculapio (Asclepio) a Egae ed apprese molti “miracoli” per curare i malati tramite il dio della medicina. Essendosi preparato ad una iniziazione superiore con un silenzio di cinque anni e viaggiando, visitò Antiochia, Efeso, Panfilia ed altri luoghi, e si recò in India passando per Babilonia, abbandonato da tutti i suoi discepoli intimi che temevano di andare nel paese degli “incantesimi”. Comun25 que, un discepolo occasionale, Damis, che egli incontrò sulla sua via, lo accompagnò nei suoi viaggi. In Babilonia, fu iniziato dai Caldei e dai Magi, secondo quanto dice Damis, il cui racconto fu copiato da un certo Filostrato, un centinaio di anni dopo. Dopo il suo ritorno dall’India, mostrò di essere un vero Iniziato, in quanto pestilenze, terremoti, morti di sovrani ed altri eventi, si verificarono esattamente come lui li aveva profetizzati. A Lesbo, i sacerdoti di Orfeo, gelosi di lui, si rifiutarono di iniziarlo nei loro Misteri particolari, sebbene lo abbiano poi fatto anni dopo. Predicò al popolo di Atene e di altre città l’etica più pura e nobile, e i fenomeni che produsse furono meravigliosi e numerosi, come è documentato. “Come mai” – si chiede sgomento Giustino Martire – “come mai i talismani (telesmata) di Apollonio hanno potere, giacché placano, come vediamo, la furia delle acque, la violenza dei venti e gli attacchi delle bestie feroci; e, mentre i miracoli del nostro Signore sono custoditi solo dalla tradizione, quelli di Apollonio sono più numerosi e si manifestano attualmente nei fatti presenti ?…. (Quaest, XXIV). Ma si trova facilmente una risposta a ciò, nel fatto che, dopo aver attraversato l’Hindu Kush, Apollonio era stato indirizzato da un re alla Dimora dei Saggi, luogo che può essere raggiunto ancora oggi, e in cui fu istruito dalla loro conoscenza insuperata. I suoi dialoghi con il Corinzio Menippo ci forniscono in effetti un catechismo esoterico e rivelano (se compresi) molti importanti misteri della Natura. Apollonio fu amico, corrispondente ed ospite di re e regine, e nessun potere magico è stato testimoniato quanto il suo. Alla fine della sua lunga e meravigliosa vita aprì una scuola esoterica ad Efeso, e morì all’età di circa cento anni.

APORRHETA (Gr.) – Istruzioni segrete su soggetti esoterici dati durante i Misteri egiziani e greci.

APSARAS (Sans.) – Una Ondina o Ninfa dell’acqua, del Paradiso o Cielo di Indra. Le Apsaras sono, nella credenza popolare, le “spose degli dei”. Sono chiamate Surangana e con un termine meno onorevole Sumad-atmaja o le “figlie del piacere”, dato che si racconta di loro che quando comparirono dopo lo sbattimento dell’oceano di latte (Samudra-manthana), né gli Dei (Sura) né i Demoni (Asura) le volevano prendere quali spose legittime. Urvasi e molte di loro sono menzionate nei Veda. In Occultismo sono certe piante acquatiche che “producono sonno”; sono anche certe forze inferiori della natura.

AQUILA – È uno dei più antichi simboli. Secondo i Greci e i Persiani era consacrata al Sole; presso gli Egiziani, era consacrata a Oro con il nome di Ah, ed i Copti adoravano l’aquila con il nome di Ahom. Dai Greci era considerato l’emblema sacro di Zeus, ed era anche quello della più alta divinità dei Druidi. Il simbolo è arrivato ai nostri giorni quando, seguendo l’esempio del pagano Mario che nel II° secolo a. C. usò l’aquila bicipite quale insegna di Roma, le teste coronate cristiane di Europa resero l’aquila bicipite sacra per sé e per i propri discendenti. Giove si accontentò di un’aquila con una sola testa e così pure il Sole. Le case regnanti di Russia, Polonia, Austria, Germania, nonché l’impero napoleonico, hanno adottato l’aquila a due teste come loro stemma.

AR-ABU NASR-AL-FARABI – Fu chiamato in latino Alpharabius, ed era un Persiano, il più grande filosofo Aristotelico della sua epoca. Nacque nel 950 d. C. e si dice che sia stato assassinato nel 1047. Fu un filosofo Ermetico che possedette il potere di ipnotizzare tramite la musica, facendo ridere, piangere, danzare, e facendo fare tutto ciò che a lui piaceva a coloro che lo ascoltavano suonare il liuto. Alcuni dei suoi lavori sulla filosofia Ermetica si possono trovare nella Biblioteca di Leiden in Olanda.

ARAHAT (Sans.) – Pronunciato e scritto anche Arhat, Arhan, Rahat, ecc., “il degno”, letteralmente “Colui che è degno di onori divini”. Questo fu il primo nome dato ai santi Jaina (vedi Jaina) e poi ai santi Buddisti iniziati ai misteri esoterici. L’Arhat è uno che è entrato nel sentiero migliore e più alto, ed è così emancipato dalla rinascita.

ARANI (Sans.) – L’ “Arani femmina” è il nome della Aditi Vedica (esotericamente, l’utero del mondo). Arani è una Svastica, un veicolo ligneo a forma di disco in cui i bramini producevano il fuoco per frizione fregando pramantha, un bastoncino simbolo del maschio generatore. Una cerimonia con un mondo di significati segreti e altamente sacri, distorti in significato fallico dal materialismo di oggi.

ARANYAKA (Sans.) – Santi eremiti, saggi che nell’antica India dimoravano nelle foreste. Sono anche una parte dei Veda che contiene le Upanishad, ecc.

ARARITHA (Ebr.) – Famosa parola cabalistica di sette lettere; il suo valore ghe-matrico è 813; le lettere sono prese dal Notaricon dalla massima: “Uno, principio della sua unità, uno, inizio della sua individualità, il suo cambiamento è l’unità”. (w.w.w.).

ARASA MARAM (Sans.) – Il sacro albero della conoscenza indiano. Nella filosofia occulta, una parola mistica.

ARBA-IL (Cald.) – I Quattro Grandi Dei. Arba è quattro in aramaico e il è identico ad AL o EL. Tre divinità maschili ed una femminile che è vergine eppure riproduce, formano un modo comune di concepire la divinità. (w.w.w.).

ARCA DELL’ALLEANZA – Ogni arca-santuario era, sia per gli Egiziani che per gli Indù, Caldei e Messicani, un santuario fallico, il simbolo della yoni, dell’utero o grembo della natura. La seket degli Egizi l’arca, o la sacra teca, era posta sull’ara – suo piedistallo. L’arca di Osiride con le sacre reliquie del dio, era “della stessa misura dell’arca degli Ebrei (vedi Esodo 25,10)”, dice l’Egittologo S. Sharpe, ed era portata nelle processioni sacre dai sacerdoti con bastoni passati attraverso i suoi anelli di sostegno, come l’arca intorno alla quale danzò Davide, il re d’Israele. Anche gli dei messicani avevano le loro arche. Diana, Cerere, ed altre divinità, sia maschili che femminili, avevano le loro arche. Era, comunque, una barca, un mezzo di trasporto. “Tebe possedeva un’arca sacra lunga 300 cubiti”, e si dice che “, la parola Thebes è sinonimo di arca in Ebraico”, il che è un semplice riconoscimento del luogo al quale il popolo eletto è debitore della propria arca. Inoltre, come scrive Bauer : “Il cherubino non fu usato per la prima volta da Mosè. Iside alata era il cherubino, o Arieh in Egitto, secoli prima che vi giungessero Abramo e Sara. La somiglianza esteriore di alcune arche Egiziane, sormontate dalle loro due figure umane alate, con l’arca dell’alleanza, è stata notata spesso.” (L’Educatore Biblico). E non solo la somiglianza “esterna ma anche quella interna, l’identicità, è ora nota a tutti. Le arche, sia dell’alleanza che del puro simbolismo pagano, avevano originariamente, ed hanno ancora, il medesimo significato. Il popolo eletto fece sua l’idea e dimenticò di riconoscere la fonte. Lo stesso avvenne per “Urim” e “Thummin” (v.). In Egitto, com’è dimostrato da molti Egittologi, i due oggetti erano emblemi delle Due Verità. “Le due figure di Ra e Thmei erano poste sul pettorale del Sommo Sacerdote egiziano.” Thmé plurale thmin, in Ebraico significa verità. Wilkinson dice che la figura della Verità aveva gli occhi chiusi. Rossellini afferma che il Thmei veniva portato come collana. Diodoro riporta che tale collana di oro e pietre era indossata dallo Ierofante quando presiedeva alla giustizia. La traduzione biblica dei Settanta traduce Thummin Verità”. (Bonwick : Fede Egiziana ).

ARCA DI ISIDE – Nella grande annuale cerimonia egiziana che aveva luogo nel mese di Athyr la barca di Iside era portata in processione dai sacerdoti, e si mangiavano dei pasticcini Colliri marcati con il segno della croce (Tat). Ciò per celebrare il pianto di Iside per la perdita di Osiride; la festa di Athyr era molto solenne. Bonwick (Fede Egiziana e pensiero moderno) scrive : “Platone si riferisce alle musiche di quell’occasione come a musiche molto antiche.” Si dice che il Miserere a Roma sia simile alla loro cadenza melanconica e che derivi da esse. Vergini velate seguivano l’arca piangendo. Le “Norne” o vergini velate, piangevano anche per la perdita del dio degli antenati Sassoni, lo sventurato ma buon Baldur.”

ARCANGELO (Gr.) – Il più alto, il supremo angelo. Dalle parole greche arch, “capo” o “primordiale”; e angelos “messaggero”.

ARCHAEUS (Gr.) – “L’anziano”. Usato per indicare la più antica divinità manifestata; un termine adoperato nella Cabala; “arcaico”, vecchio, anziano.

ARCHITI – Gli antichi sacerdoti che erano addetti all’Arca, sia a quella di Iside che all’Argua Indù, e che erano sette di numero, come i sacerdoti del Tat Egiziano o di ogni altro simbolo cruciforme del tre e del quattro, la combinazione dei quali dà un numero maschile27 femminile. L’Argha (o arca) era il quadruplice principio femminile, e la fiamma che brucia su di essa era il triplice lingham.

ARCHOBIOSI (Gr.) – L’inizio primordiale della vita.

ARCHONI (Gr.) – Nel linguaggio biblico e profano, “governanti” e principi; in Occultismo, spiriti planetari primordiali.

ARCHONTI (Gr.) – Gli arcangeli, dopo essere divenuti Feroueri (v.) o le proprie ombre, che hanno una missione sulla terra; una mistica ubiquità, che implica una doppia vita; un tipo di azione ipostatica, una di purezza in una regione superiore, l’altra di attività terrestre esercitata sul nostro piano (Vedi Giamblico, De Mysteriis, II°, cap. 3).

ARDATH (Ebr.) – Questa parola si trova nel Secondo Libro di Esdra, IX, 26. Il nome è stato dato ad uno dei recenti “romanzi occulti”, nel quale viene attribuito grande interesse alla visita dell’eroe ad un campo nella cosiddetta Terra Santa. Gli vengono attribuite proprietà magiche. Nel libro di Esdras il profeta è inviato a questo campo chiamato Ardath “dove non è costruita alcuna casa”, ed è obbligato a “cibarsi solo di fiori di campo, a non mangiare carne, né bere vino, e a pregare l’altissimo continuamente, ed allora Io verrò e parlerò con te”. (w.w.w.).

ARDHA-NARI (Sans.) – Significa “metà-donna”. Shiva rappresentato come l’Androgino, come metà maschio e metà femmina, prototipo di energia maschile e femminile fuse insieme. (Vedi il diagramma occulto in Iside Svelata, vol. II° pag. 413).

ARDHANARISWARA (Sans.) – “il Signore bisessuale”. Esotericamente, gli stati di energia cosmica non polarizzati, simbolizzati dalla cabalistica Sephira, da Adam Kadmon, ecc.

ARES (Gr.) – Il nome greco di Marte, dio della guerra; è anche un termine usato da Paracelso, le Forze differenziate nel Cosmo.

ARGHA (Cald.) – L’arca, il grembo della Natura; la luna crescente, una barca di salvataggio; anche una coppa per offerte, un vassoio usato per cerimonie religiose.

ARGHYANATH (Sans.) – “Signore delle libagioni”.

ARIANO – Un seguace di Ario, un presbitero della Chiesa di Alessandria. Uno che sosteneva che Cristo è un essere umano e creato, inferiore al Dio Padre, sebbene sia un uomo grande e nobile, un vero adepto iniziato a tutti i misteri divini.

ARISTOBULO (Gr.) – Scrittore alessandrino, e filosofo poco conosciuto. Un Ebreo che cercò di provare che Aristotele aveva spiegato le dottrine esoteriche di Mosè.

ARITMOMANZIA (Gr.) – La scienza della corrispondenza fra dei, uomini e numeri, insegnata da Pitagora.(w.w.w.)

ARJUNA (Sans.) – Letteralmente, il “bianco”. Il terzo dei cinque Fratelli Pandu o i supposti Figli di Indra (dal punto di vista esoterico identico ad Orfeo). Un discepolo di Krishna, che secondo l’allegoria lo visitò. Sposò Subhadra, sua sorella, oltre ad avere molte altre mogli. Durante la guerra fratricida fra i Kauvara e i Pandava. Krishna lo istruì nella più alta filosofia, mentre lo assisteva come auriga (Vedi Bhagavad Gita).

ARKAH (Sans.) – Il Sole.

AROUERIS (Egiz.) – Il dio Harsiesi, che era Horus l’anziano. Ebbe un tempio ad Ambos. Se teniamo presente la definizione dei principali dei Egiziani data da Plutarco, questi miti diverranno sempre più comprensibili; come egli giustamente dice: “Osiride rappresenta l’inizio e il principio; Iside quella che riceve; e Horus l’unione di entrambi. Horus è generato tra loro, non è né eterno né incorruttibile, ma essendo sempre in generazione si adopera mediante vicissitudini che si ripetono e mediante periodiche passioni (risveglio annuale alla vita) a perdurare costantemente giovane come se non dovesse mai morire”. Così, dal momento che Horus è il mondo fisico personificato, Aroueris, o “Horus l’anziano”, è l’Universo ancora allo stato di idea; e questo spiega il fatto che “fu generato da Osiride ed Iside quando erano ancora nel grembo della loro madre” – lo Spazio. Vi è invero un notevole alone di mistero riguardo a questo dio, ma il significato del simbolo diviene chiaro una volta che si è trovata la sua chiave.

ARTEPHIUS – Un grande filosofo ermetico, di cui non si è mai conosciuto il vero nome e le cui opere sono tuttora non datate, sebbene si sappia che egli scrisse il suo Libro Segreto nel XII° secolo. La leggenda dice che a quel tempo egli aveva mille anni. Vi è un libro sui sogni scritto da lui in possesso di un Alchimista, ora a Bagdad, in cui egli rivela il segreto di vedere il passato, il futuro e il presente in sogno, e di ricordare le cose viste. Vi sono solo due copie esistenti di questo manoscritto. Il libro sui Sogni dell’ebreo Salomone Almulus pubblicato nel 1642 ad Amsterdam in lingua ebraica, presenta alcune reminiscenze del precedente lavoro di Artephius.

ARTES (Egiz.) – La Terra; il dio Egiziano Marte.

ARTUFAS – Un nome generico in Sud America e nelle isole per i templi del nagalismo o l’adorazione del serpente.

ARUNDHATI (Sans.) – La “Stella mattutina”; Lucifero-Venere.

ARÚPA (Sans.)- “Senza corpo”, senza forma, in opposizione a rupa, “corpo” o forma.

ARVAKSROTAS (Sans.) – La settima creazione, quella dell’uomo nel Vishnu Purana.

ARWAKER (Scand.) – Significa “Mattiniero”. Il cavallo del cocchio del Sole guidato dalla vergine Sol, nelle Edda.

ARYA (Sans.) – Letteralmente, “il santo”; originalmente il titolo dei Rishi, coloro che erano padroni di “Aryasatyani” (v.) ed erano entrati nel sentiero Aryanimarga per il Nirvana o Moksha, il grande quadruplice sentiero. Ma ora il nome è divenuto l’epiteto di una razza e i nostri Orientalisti, privando i Bramini Indù del loro diritto per nascita, hanno reso Ariani tutti gli Europei. Nell’esoterismo, poiché i quattro sentieri o stadi possono essere percorsi solo grazie ad un grande sviluppo spirituale e “crescita in santità”, essi sono chiamati i “quattro frutti”. Le tappe realizzative dell’Arhat, chiamate rispettivamente Srotapatti, Sakridagamin, Anagamin e Arhat o le quattro classi di Arya, corrispondono a questi quattro sentieri e verità.

ARYA-BHATA (Sans.) – Il primo algebrista ed astronomo Indù, ad eccezione di Asura Maya (v.); l’autore di un lavoro chiamato Arya Siddhanta, un sistema di Astronomia.

ARYA-DASA (Sans.) – Letteralmente il “Santo Maestro”. Un grande Saggio ed Arhat della scuola Mahasamghika.

ARYAHATA (Sans.) – Il “Sentiero per divenire Arhat” o della santità.

ARYASANGHA (Sans.) – Il fondatore della prima Scuola Yogacharya. Questo Arhat, discepolo diretto di Gautama, il Buddha, è inspiegabilmente confuso e scambiato con un personaggio omonimo che si dice abbia vissuto ad Ayodhya (Oude) verso il quinto o sesto secolo della nostra era, e che insegnò il culto Tantrico in aggiunta al sistema Yogacharya. Coloro che tentavano di renderlo popolare, sostenevano che era lo stesso Aryasangha che era stato seguace di Sakyamuni e che aveva mille anni. Una intrinseca evidenza è di per se stessa sufficiente a mostrare che i lavori da lui scritti e tradotti all’incirca verso l’anno 600 della nostra era, sono lavori pieni di culto Tantrico, ritualismo, e princìpi seguiti attualmente in maniera considerevole dalle sette dei “berretti rossi” nel Sikhim, Bhutan e Piccolo Tibet, non possono essere gli stessi dell’elevato sistema della primitiva Scuola Yogacharya del puro Buddhismo, che non è né del sud né del nord, ma esclusivamente esoterico. Sebbene nessuno degli autentici libri Yogacharya (i Narjol chodpa) sia mai stato reso pubblico o commerciabile, tuttavia nel Yogacharya Bhumi Shastra dello pseudo-Aryasangha si riscontra molto dell’antico sistema, nei princìpi del quale potrebbe essere stato iniziato. È, comunque, così frammischiato di Shivaismo, di magia Tantrica e di superstizioni, che il lavoro viene meno al suo scopo finale, nonostante la notevole sottigliezza dialettica. Come siano imprecise le conclusioni alle quali giungono i nostri Orientalisti e come siano contraddittorie le date da essi fissate, può essere visto nel caso attuale. Mentre Csoma de Köros (che, per inciso, non conobbe mai i Gelukpa o berretti gialli), ma ebbe tutte le sue informazioni dai lama dei “berretti rossi” sui confini del Tibet), pone lo pseudo Aryasangha nel settimo secolo della nostra era; Wassiljev, che trascorse la maggior parte della sua vita in Cina, sostiene provandolo che egli visse molto tempo prima; e Wilson (Vedi Roy. As. Soc. Vol. VI° pag. 240) parlando del periodo in cui le opere di Aryasangha furono scritte e che ancora esistono in sanscrito, crede che ora “sia riconosciuto ufficialmente che esse sono state scritte al più tardi da cento a centocinquanta anni se non ancora di più, prima, o al massimo dopo, dell’era Cristiana”. In ogni caso, dal momento che è riconosciuto universalmente che gli scritti religiosi del Mahayana furono tutti scritti molto prima dell’epoca di Aryasangha – sia che egli sia vissuto nel secondo secolo a. C. o nel settimo d. C. – e che contengono tutto o molto più delle dottrine fondamentali del sistema Yogacharya, così falsate dall’imitatore di Ayôdhya, se ne deduce che deve esistere in qualche luogo una versione autentica libera dallo Shivaismo popolare e dalla magia della mano sinistra.

ARYASATYANI (Sans.) – Le quattro verità o i quattro dogmi che sono: (1) Dukha, o che la sofferenza e pena sono inevitabili in rapporto all’esistenza senziente (esotericamente, fisica); (2) Samudaya, l’assioma che il soffrire è intensificato dalle passioni umane; (3) Nirodha, che il distruggere o l’estinguere tali sentimenti è possibile per l’uomo “sul sentiero”; (4) Mrga, che esiste la via stretta o quel sentiero che conduce a tale risultato benedetto.

ARYAVARTA (Sans.) – La “terra degli Ariani”, o India. L’antico nome dell’India Settentrionale, dove gli invasori Brahmanici (“provenienti dall’Oxus”, dicono gli Orientalisti) si stabilirono all’inizio. È errato attribuire questo nome a tutta l’India, dal momento che Manu dà il nome di “terra degli Arya” solo al “tratto tra l’Himalaya e la catena di montagne del Vindhya, dal mare orientale al mare occidentale”.

ASAKRIT SAMADHI (Sans.) – Un certo grado di contemplazione estatica. Uno stadio nel Samadhi.

ASANA (Sans.) – Il terzo stadio dell’Hatha Yoga, una delle posizioni prescritte.

ASAT (Sans.) – Un termine filosofico che significa “non essere”, o piuttosto non-esse-ità. Il “nulla incomprensibile”. Sat, immutabile, eterno, sempre presente ed unica reale “Esseità” (non Essere) di cui si parla come se fosse “nato da Asat, e Asat generato da Sat”. L’irreale, o Prakriti, natura oggettiva vista quale illusione. La natura, o l’illusoria ombra della sua unica vera essenza.

ASATHOR (Scand.) – Identico a Thor. Il Dio delle tempeste e del tuono, un eroe che riceve Miölnir, il “martello-tempesta”, dai suoi costruttori, gli gnomi. Con esso egli conquista Alwin in una “battaglia di parole”; spacca la testa del gigante Hrungir, punisce Loki per la sua magia; distrugge l’intera razza dei giganti in Thrymheim; e come un dio buono e benevolo, stabilisce i confini, santifica il legame matrimoniale, benedice la legge e l’ordine e produce ogni atto buono e terrifico con il suo aiuto. Negli Edda, un dio di grandezza quasi pari a quella di Odino. (v. “Miölnir” e “Thor martello di”).

ASAVA SAMKHAYA (Pali) – “La finalità della corrente”, uno dei sei “Abhijna” (v.). La conoscenza straordinaria della finalità del corso della vita e della serie delle rinascite.

ASBURJ – Uno dei leggendari picchi della catena montuosa in Teneriffe. Nella tradizione dell’Iran, una grande montagna che nel suo significato allegorico corrisponde alla montagna del Mondo, Meru. Asburj è il monte “ai piedi del quale tramonta il sole”.

ASCIA – Nei Geroglifici Egiziani è simbolo di potere e anche di morte. L’ascia è chiamata “il Tagliatore di Nodi”, cioè del matrimonio o di ogni altro legame.

ASCH METZAREPH (Ebr.) – Il Fuoco Purificatore, un trattato Cabalistico che tratta di Alchìmia e del rapporto fra i metalli e i pianeti (w.w.w.).

ASES (Scand.) – I creatori degli Gnomi e degli Elfi; nella tradizione norvegese, gli Elementali al di sotto dell’uomo. Essi sono la progenie di Odino, come gli Aesir.

ASGARD (Scand.) – Il regno e il luogo di dimora degli dei Norvegesi, l’Olimpo Scandinavo; situato “più in alto della Dimora degli Elfi di Luce”, ma sullo stesso piano di Jotunheim, la casa degli Jotuns, i giganti crudeli iniziati nelle arti magiche, sempre in guerra con gli dei. È evidente che gli dei di Asgard sono l’equivalente dei Sura (dei) Indiani e gli Jotun degli Asura, ed entrambi rappresentano i poteri conflittuali della natura – benefici e malefici. Sono anche prototipo degli dei e dei Titani Greci.

ASH (Ebr.) – Fuoco, sia in senso fisico che in senso simbolico; è anche traslitterato As, Aish e Esch.

ASHEN E LANGHAN (Kol.) – Alcune cerimonie per scacciare gli spiriti maligni, che si avvicinano a quelle degli esorcisti cristiani, praticate in India dalle tribù Kolariane.

ASHERAH (Ebr.) – Una parola ricorrente nel Vecchio Testamento e comunemente tradotta con “boschetti” in riferimento ad adorazione idolatra; ma è probabile che in realtà si riferisca a cerimonie di depravazione sessuale; è un sostantivo femminile. (w.w.w.).

ASHMOG (Zend) – Il Drago o Serpente, nell’Avesta un mostro con il collo di cammello; una specie di Satana allegorico, che dopo la Caduta “perse la sua natura e il suo nome”. Chiamato negli antichi testi Ebraici (Cabalistici) “il cammello volante”; evidentemente, in entrambi i casi, una reminiscenza o tradizione di mostri preistorici antidiluviani, metà rettili e metà uccelli.

ASHTADISA (Sans.) – Lo spazio dagli otto volti. Una divisione immaginaria dello spazio rappresentato come un ottagono e altre volte come un dodecaedro.

ASHTA SIDDHI (Sans.) – Le otto completezze nella pratica dell’Hatha Yoga.

ASHTAR VIDYA (Sans.) – La più antica delle opere indiane sulla Magia. Sebbene vi sia chi sostiene che l’intera opera è nelle mani di alcuni Occultisti, gli Orientalisti la reputano perduta. Esistono attualmente pochissimi frammenti di questa opera, ed anche questi sono molto deturpati.

ASH YGGDRASIL (Scand.) – L’ “Albero del Mondo”, il Simbolo del Mondo per gli antichi Scandinavi, l’ “albero dell’universo, del tempo e della vita”. Esso è sempre verde perché le Norne del Fato lo innaffiano quotidianamente con l’acqua di vita della Fontana di Urd, che sgorga in Midgard. Il dragone Nidhogg, il dragone del Male e del Peccato, rosicchia incessantemente le sue radici ma l’Ash Yggdrasil non può rinsecchire prima che sia stata combattuta l’Ultima Battaglia (La Settima Razza nella Settima Ronda), quando la vita, il tempo ed il mondo svaniranno e spariranno.

ASIRA (Gli) (Sans.) – Elementali senza testa; letteralmente “i senza testa”; il termine è usato anche per le prime due razze umane.

ASITA (Sans.) – Un nome proprio; un figlio di Bharata; un Rishi e un Saggio.

ASK (Scand.) – Il Frassino (Vedi “Yggdrasil”). “L’albero della conoscenza”, Insieme all’Embla (l’ontano) l’Ask fu l’albero dal quale gli dei di Asgard crearono il primo uomo.

ASKI-KATASKI-HAIX-TETRAX-DAMNAMENEUS-AISION – Queste parole mistiche che Athanasius Kircher ci dice significhino “Tenebra, Luce, Terra, Sole e Verità”, erano, secondo Esichio, incise sulla cintura della Diana di Efeso. Plutarco dice che i sacerdoti usavano recitare queste parole su persone possedute dai diavoli. (w.w.w.).

ASMODEO – Il Persiano Aeshma-dev, l’Esham-dev dei Parsi; secondo Bréal, “lo Spirito maligno della Concupiscenza”, che gli Ebrei chiamavano con il nome di Ashmedai, “il Distruttore” poiché anche il Talmud identifica questa creatura con Beelzebub e Azrael (l’Angelo della Morte), e lo chiama “il Re dei Diavoli”.

ASMONEI – Re-sacerdoti di Israele la cui dinastia regnò sugli Ebrei per 126 anni. Essi promulgarono il Canone del Testamento Mosaico, in contrapposizione agli “Apocrifi” (v.) o Libri Segreti degli Ebrei Alessandrini Cabalisti, e ne conservarono solo il significato strettamente letterale. Fino all’epoca di Giovanni Ircano essi furono Assidei (Chasidim) e Farisei, ma più tardi divennero Sadducei o Zadokiti, sostenitori del governo Sacerdotale in contrapposizione a quello Rabbinico.

ASOKA (Sans.) – Famoso re Indiano della dinastia Morya che regnò a Magadha. In realtà, secondo le cronache del Buddismo settentrionale, vi furono due Asoka, sebbene il primo Asoka – nonno del secondo, chiamato dal prof. Max Muller il “Costantino dell’India” – fu meglio conosciuto col nome di Chandragupta. Il primo fu chiamato Piadasi (Pali) “il bello” e Deva31 nam-piya “il beneamato degli dei” e anche Kalasoka; mentre il nome del nipote fu Dharmasoka – cioè l’Asoka della buona legge – in relazione alla sua devozione al Buddismo. Inoltre, secondo la medesima fonte, il secondo Asoka non seguì mai la fede Bramanica ma fu un Buddista nato. Fu suo nonno ad essere convertito per primo alla nuova fede, dopo che ebbe inciso numerosi editti su colonne e rocce, usanza seguita anche dal nipote. Ma fu il secondo Asoka ad essere un zelante sostenitore del Buddismo: egli, che ospitò nel suo palazzo dai 60.000 ai 70.000 monaci e sacerdoti, che eresse 84.000 tope (monumenti buddisti) e stupa in tutta l’India, regnò 36 anni e inviò missioni a Ceylon e in tutto il mondo. Le iscrizioni dei vari editti da lui promulgati mostrano i più nobili sentimenti etici; in particolar modo l’editto di Allahabad o la cosiddetta “colonna di Asoka” nel Forte. I sentimenti sono elevati e poetici, traspirano tenerezza per gli animali come per gli uomini e una sublime visione della missione del sovrano nei confronti del suo popolo, che potrebbe essere seguita con grande successo nella epoca attuale di guerre crudeli e barbare vivisezioni.

ASOMATOUS (Gr.) – Letteralmente, senza corpo fisico, incorporeo; usato per Esseri celesti e Angeli.

ASPETTO INFERIORE o Espressione Inferiore (Cab.) – Un termine applicato al Microprosopo, come quello di “Aspetto Superiore” è applicato al Macroprosopo. I due sono identici al Volto Corto e Volto Lungo.

ASRAMA (Sans.) – Una costruzione sacra. Un monastero o eremitaggio con scopi ascetici. In India, ogni setta ha i suoi Ashrams.

ASSASSINI – Ordine massonico e mistico fondato in Persia da Hassan Sabah nell’undicesimo secolo. La parola è una corruzione europea di “Hassan” che forma la parte principale del termine. Erano semplicemente dei Sufi e, a detta di alcuni, assuefatti a masticare l’hashish allo scopo di procurarsi visioni celesti. Come è mostrato dal nostro defunto fratello Kenneth Mackenzie, “erano maestri della dottrina segreta dell’islamismo, incoraggiavano le scienze matematiche e filosofiche e produssero lavori di grande valore. Il capo dell’Ordine era chiamato Sheik-el-Jebel, che tradotto significa “Vecchio della Montagna” e questi, in qualità di loro Gran Maestro, aveva potere di vita e di morte”.

ASSIRE (Scritture sacre) – Gli orientalisti dimostrano che ve ne erano sette: il Libro di Mamit, dell’Adorazione, delle Interpretazioni, della Discesa nell’Ade; due Libri di Preghiere (Kammagarri e Kanmikri : Talbot) e il Kantolite, il perduto Salterio Assiro.

ASSIRO (Albero della Vita) – “Asherah” (v.). Nella Bibbia è tradotto con il termine “boschetto” e lo si trova trenta volte. È chiamato un “idolo”; e Maachah, la nonna di Asa, re di Gerusalemme, è accusata di essersi costruita un siffatto idolo che era un lingam. (I° Re 15, 13) In Giudea per secoli questo fu un rito religioso. Ma l’originale Asherah era un pilastro con sette braccia su ogni lato, sormontato da un fiore sferico dal quale si dipartivano tre raggi e non era non una pietra fallica, come lo resero gli ebrei, ma un simbolo metafisico. “Oh Misericordioso, che elevi i morti alla vita!” era la preghiera mormorata dinnanzi all’asherah sulle sponde dell’Eufrate. Il “Misericordioso”, non era né il dio personale degli ebrei che dalla loro prigionia riportarono il “boschetto”, né alcun dio extracosmico, bensì la triade superiore dell’uomo simboleggiata dal fiore globulare con i suoi tre raggi.

ASSOLUTEZZA – Quando è riferita al PRINCIPIO UNIVERSALE denota un sostantivo astratto, che è molto più corretto e logico dell’aggettivo “assoluto” per quello che non ha né attributi né limitazioni, né ESSO può averne.

ASSORO (Cald.) – La terza progenie (Kissan e Assoro) nata dalla Diade babilonese, Tauthe ed Apason, secondo la Teogonia di Damascio. Da questa ne emanarono altre tre, di cui l’ultima, Aus, generò Belus – “il costruttore del Mondo, il Demiurgo”.

ASSUR (Cald.) – Città dell’Assiria; l’antico centro di una biblioteca dalla quale George Smith scavò le prime tavolette conosciute alle quali dette una data intorno al 1500 a. C., chiamato Assur Kileh Shergat.

ASSURBANIPAL (Cald.) – Il Sardanapalo dei Greci; “il più grande dei Sovrani Assiri, ancor più degno di ricordo per il suo magnifico mecenatismo della cultura che per la grandezza del suo impero”, scrive il defunto George Smith, e aggiunge : “Assurbanipal arricchì la biblioteca reale assira più di tutti i sovrani che lo avevano preceduto. Come c’informa l’insigne assiriologo in un altro testo della sua “Letteratura Babilonese e Assira” La Narrazione Caldea della Genesi “la maggior parte dei testi conservati appartiene al primo periodo precedente il 1600 a. C.” e poi sostiene che “dobbiamo la maggior parte della nostra conoscenza dell’antica storia babilonese alle tavolette scritte nel suo (di Assurbanipal) regno (673 a. C.)”; si è ben giustificati nel porsi la domanda : “Come fa a saperlo?”.

ASTA-DASHA (Sans.) – Perfetta, Suprema Saggezza; un attributo della Divinità.

ASTER’T (Ebr.) – Astarte, la dea Siriana, la sposa di Adone o Adonai.

ASTRALE (Luce) (Occult.) – La regione invisibile che circonda il nostro globo, come ogni altro, e che corrisponde al secondo Principio del Cosmo (il terzo principio è la Vita, di cui essa è il veicolo), al Linga Sharira o Doppio Astrale dell’uomo. Una Essenza sottile visibile solo all’occhio chiaroveggente, ed il più basso tranne uno (la terra) dei Sette Principi Cosmici o Akashici. Eliphas Levi lo definisce il grande Serpente e il Drago dal quale s’irradia sull’Umanità ogni influenza malefica. È così; ma perché non aggiungere che la Luce Astrale non emana null’altro che ciò che ha ricevuto, che essa è il grande crogiuolo terrestre, in cui le basse emanazioni della terra (sia morali che fisiche) con le quali la Luce Astrale è alimentata, sono tutte trasformate nella loro essenza più sottile e irradiate di ritorno intensificate, così da divenire epidemiche – moralmente, psichicamente e fisicamente. Infine, la Luce Astrale è la stessa cosa che la Luce Siderale di Paracelso e degli altri filosofi Ermetici. “Dal punto di vista fisico, è l’etere della scienza moderna. In senso metafisico, spirituale, od occulto, l’etere è molto di più di quanto spesso si immagini. Nella fisica occulta e in alchìmia è ben dimostrato che non racchiude solamente nelle sue onde infinite la promessa e potenza di ogni qualità di vita, di cui parla Mr. Tyndall, bensì anche la realizzazione della potenza di ogni qualità dello spirito. Gli Alchimisti e gli Ermetisti credono che il loro etere astrale, o etere siderale, oltre la suddetta proprietà di zolfo, e magnesio bianco e rosso, o magnes, sia l’anima mundi, l’officina della Natura e di tutto il Cosmo, sia dal punto di vista spirituale che da quello fisico. Il “grande magisterio” si afferma nel fenomeno del mesmerismo, nella “levitazione” di oggetti umani o inanimati, e può essere definito l’etere nel suo aspetto spirituale. Il termine astrale è antico e fu usato da alcuni neoplatonici, sebbene qualcuno ritenga che siano stati i Martinisti a coniare questa parola. Porfirio descrive il corpo celeste che è sempre congiunto con l’anima “immortale, luminoso e simile ad una stella.” La radice di tale parola si può forse rinvenire nello Scita Aist-Aer – che significa stella o nell’Assiro Istar, che secondo Burnouf ha lo stesso significato.” (Iside Svelata Vol. I° pag. 49).

ASTREA (Gr.) – L’antica dea della giustizia, che la cattiveria degli uomini fece trasferire dalla terra al cielo, dove ora regna quale costellazione della Vergine.

ASTROLATRIA (Gr.) – Adorazione degli astri.

ASTROLOGIA (Gr.) – La scienza che si occupa dell’azione dei corpi celesti sulle vicende del mondo e sostiene di predire eventi futuri dalla posizione delle stelle. La sua antichità è tale da porla fra i primi ricordi del sapere umano. In Oriente fu per molto tempo una scienza segreta e tale rimane fino ai nostri giorni nelle sue espressioni più alte. La sua applicazione exoterica è stata perfezionata in Occidente solo dacchè Varaha Muhira scrisse il suo libro sull’Astrologia circa 1400 anni fa. Claudio Tolomeo, il famoso geografo matematico, scrisse il suo trattato Tetrabiblos, che è ancor oggi il fondamento della moderna astrologia, verso il 135 d. C. La scienza degli Oroscopi è attualmente studiata principalmente sotto quattro aspetti : (1) Mondano, nella sua applicazione alla meteorologia, sismologia, agricoltura, etc.; (2) Statale o Civico, in funzione del destino delle nazioni, dei re e dei governanti; (3) Orario, con riferimento alla soluzione di dubbi che sorgono nella mente sopra ogni questione; (4) Genetliaco, concernente il destino di ogni particolare individuo dal momento della nascita a quello della morte. Gli Egiziani e i Caldei erano fra i più antichi seguaci dell’Astrologia, sebbene i loro sistemi di interpretare le stelle differiscano notevolmente dalle pratiche attuali. I primi sostennero che Belus, il Bel o Elu dei Caldei, un discendente della Dinastia divina, o la Dinastia dei re-dei, era appartenuto alla terra di Chemi, e l’avesse abbandonata per fondare una colonia Egiziana sulle sponde dell’Eufrate, dove fu eretto un tempio amministrato dai sacerdoti dei “signori delle stelle” e i suddetti sacerdoti presero il nome di Caldei. Si conoscono due cose: (a) che Tebe di Egitto reclamò l’onore dell’invenzione dell’Astrologia; e (b) che furono i Caldei ad insegnare quella scienza alle altre nazioni. Ora Tebe precedette notevolmente non solo “Ur dei Caldei”, ma anche Nipur, dove Bel fu adorato per primo – Sin suo figlio (la luna) essendo la principale divinità di Ur, il paese di nascita di Terah, il Sabeo ed Astrolatra, e di Abramo, suo figlio, il grande Astrologo della tradizione biblica. Tutto tende pertanto a corroborare la tesi egiziana. Se in seguito il termine astrologo cadde in discredito a Roma e ovunque, questo si dovette alle frodi di coloro che volevano arricchirsi con quello che era parte integrante della sacra Scienza dei Misteri, e che, ignorando ciò, svilupparono un sistema basato interamente sulla matematica, invece che su una metafisica trascendentale che aveva i corpi fisici celesti come sua upadhi o base materiale. Eppure nonostante tutte le persecuzioni il numero di aderenti all’Astrologia fra le menti più intelligenti e scientifiche fu sempre molto grande. Se Cardano e Keplero furono fra i suoi ardenti sostenitori, allora i suoi ultimi seguaci non hanno nulla da vergognarsi, anche nella sua forma attualmente imperfetta e traviata. Come si è detto in Iside Svelata (vol. I°, pag. 292): “L’astrologia sta all’astronomia come la psicologia sta alla fisiologia. Sia in astrologia che in psicologia si deve procedere oltre il mondo visibile della materia ed entrare nel regno dello spirito trascendente”. (Vedi “Astronomo”).

ASTRONOMO (Gr.) – Titolo dato all’Iniziato al Settimo grado dell’Iniziazione ai Misteri. Anticamente, Astronomia era sinonimo di Astrologia; e la grande Iniziazione astrologica aveva luogo a Tebe in Egitto, dove i sacerdoti avevano perfezionato, se non del tutto inventato tale scienza. Dopo aver superato i gradi di Pastoforo, Neocoro, Melanoforo, Kristoforo e Balahala (il grado della Chimica delle Stelle) il neofita apprendeva i segni mistici dello Zodiaco in una danza circolare che rappresentava il corso dei pianeti (la danza di Krishna e delle Gopi, celebrata fino ai giorni nostri nel Rajputana); dopo di ciò egli riceveva una croce, il Tau (o Tat) divenendo un Astronomo e un Guaritore (Iside Svelata, vol. II°, pag. 336). L’astronomia e la chimica erano inscindibili in tali studi. “Ippocrate aveva una tale fede nell’influenza delle stelle sugli esseri animati, e sulle loro malattie, che esplicitamente raccomandava di diffidare dei medici che fossero ignoranti di astronomia” (Arago). Sfortunatamente la chiave dell’accesso finale all’Astrologia o astronomia è perduta per l’astrologo moderno e senza quella come si potrà mai essere in grado di rispondere alla pertinente osservazione fatta dall’autore di Mazzaroth che scrive: “Perché si dice che le persone sono nate in un segno, mentre in realtà sono nate sotto un altro trovandosi ora il sole all’equinozio tra stelle diverse?” Tuttavia, anche le poche verità che essa conosce hanno portato verso questa scienza personaggi eminenti e dotti seguaci come Sir Isaac Newton, i Vescovi Jeremy e Hall, l’Arcivescovo Usher, Dryden, Flamstead, Ashmole, John Milton, Steele, ed una schiera di noti Rosacruciani.

ASURA (Sans.) – Exotericamente sono gli elementali e gli dei cattivi – considerati malefici; demoni e non dei. Ma esotericamente è il contrario. Nelle parti più antiche dei Rig Veda, il termine è usato per lo Spirito Supremo, di conseguenza gli Asura sono spirituali e divini. È soltanto nell’ultimo libro del Rig Veda, il più recente, e nell’Atharva Veda e nei Brahmana, che il termine attribuito ad Agni, la più grande divinità Vedica, ad Indra e a Varuna, ha assunto il significato contrario a quello di dei. Asu significa alito, ed è con il suo alito che Prajapati (Brahma) crea gli Asura. Quando il ritualismo e il dogma prevalsero sulla Religione- Saggezza, la lettera iniziale a fu adottata come prefisso di negazione ed il termine finì per significare “un non dio”, e Sura solo una divinità. Ma nei Veda i Sura sono sempre stati collegati a Surya, il sole, e considerati come divinità inferiori, i deva.

ASURA MAZDA (Sans.) – In Zend, Ahura Mazda. Lo stesso di Ormuzd o Mazdeo; il dio di Zoroastro e dei Parsi.

ASURAMAYA (Sans.) – Noto anche come Mayasura. Un astronomo atlantideo, ritenuto un grande mago e stregone, ben conosciuto nelle opere Sanscrite.

ASWAMEDHA (Sans.) – Il sacrificio del Cavallo; una antica cerimonia Brahmanica.

ASWATTHA (Sans.) – L’albero-Bo, l’albero della conoscenza, ficus religiosa.

ASWINI (Sans.) – O Aswinau, duale; o ancora, Aswini-Kumarau, sono le divinità più misteriose ed occulte; esse hanno “reso perplessi i più antichi commentatori”. Letteralmente, esse sono i “Cavalieri”, i “divini aurighi”, poiché corrono su di un cocchio dorato tirato da cavalli o uccelli o animali, ed “posseggono molte forme”. Sono due divinità Vediche, i due figli gemelli del sole e del cielo, che diventano la ninfa Aswini. Nel simbolismo mitologico sono “gli splendidi messaggeri di Ushas, l’alba”, che sono “sempre giovani e belli, luminosi, agili, veloci come falchi”, che “preparano la via alla brillante alba a quelli che hanno pazientemente atteso durante la notte”. Sono anche chiamati i “medici di Swarga” (o Devachan), in quanto curano ogni pena, ogni sofferenza e tutte le malattie. Astronomicamente essi sono degli asterismi. Furono adorati con entusiasmo, come mostrano i loro epiteti. Essi sono i “nati dall’oceano” (ossia nati dallo spazio) o Abdhijan, “coronati con i loti” o Pushkara-srajam, ecc., ecc. Yaska, il commentatore nei Nirukta, pensa che “gli Aswini rappresentino il passaggio dalle tenebre alla luce” cosmicamente e noi possiamo aggiungere, anche metafisicamente. Ma Muir e Goldstücker sono propensi nel vedere in loro antichi “cavalieri di grande rinomanza”, a causa, certamente, della leggenda secondo la quale “gli dei rifiutarono agli Aswini la partecipazione ad un sacrificio in quanto erano entrati in termini troppo intimi con gli uomini”. Proprio così, perché, come viene spiegato dallo stesso Yaska, “essi sono identificati con cielo e terra”, solo per un motivo del tutto diverso. In verità essi sono simili ai Ribhu, “originalmente famosi mortali (ma a volte anche non famosi) che col passare del tempo avevano avuto accesso alla compagnia degli dei”; e mostrano un carattere negativo, “risultato dell’alleanza della luce con la tenebra”, semplicemente perché questi gemelli nella filosofia esoterica sono i Kumara-Ego, i “Princìpi” che si reincarnano durante questo Manvantara.

ATALA (Sans.) – Una regione nei loka Indiani, e una delle sette montagne; ma esotericamente Atala esiste sul piano astrale, e fu anticamente un’isola reale su questa terra.

ATALANTA FUGIENS (Lat.) – Famoso trattato dell’eminente rosacruciano Michael Maier; ha numerose belle incisioni di simbolismo Alchemico; vi si trova l’originale del disegno di un uomo e di una donna in un cerchio, circondato da un triangolo e poi da un quadrato; l’iscrizione è: “Dal primo ens (v.) procedettero i due contrari, da essi vennero i tre principi e da questi ultimi i quattro stati elementari; se separate il puro dall’impuro avrete la pietra dei Filosofi” (w.w.w.).

ATARPI (Cald.) – O Atarpi-nisi, l’ “uomo”. Un personaggio che fu “pio verso gli dei” e che pregò il dio Hea affinché allontanasse il male della siccità ed altre cose prima che fosse mandato il Diluvio. La storia si trova su una delle più antiche tavolette babilonesi ed è in rapporto con il peccato del mondo. Secondo le parole di G. Smith, “il dio Elu o Bel, indìce un’assemblea degli dei, suoi figli, e riferisce loro che egli è adirato nel vedere il peccato del mondo”; e nei frammenti delle frasi della tavoletta: “… Io li feci… La loro cattiveria mi rende irato, la loro punizione non sarà lieve… che il cibo scarseggi, che Vul lassù beva la sua pioggia”, ecc. ecc. In risposta alla preghiera di Atarpi il dio Hea annuncia la sua decisione di distruggere il popolo che ha creato, cosa che infine attua con il diluvio.

ATASH BEHRAM (Zend) – Il sacro fuoco dei Parsi, conservato perpetuamente nei loro templi del fuoco.

ATEF (Egiz.) – La Corona di Horus. Consisteva in un alto copricapo con corna d’ariete e l’uraeus in fronte. Le sue due penne rappresentavano le due verità – la vita e la morte.

ATENAGORA (Gr.) – Filosofo platonico ateniese autore nel 177 d. C. di una Apologia Greca per i Cristiani, indirizzata all’imperatore Marco Aurelio, per dimostrare che le accuse lanciate contro di essi, cioè che praticassero l’incesto e mangiassero bambini assassinati, erano false.

ATHAMAZ (Ebr.) – Simile all’Adone dei Greci, dal momento che gli Ebrei hanno preso in prestito tutti i loro dei.

ATHANOR (Occult.) – Il fluido “astrale” degli Alchimisti, la loro leva di Archimede; exotericamente, la fornace dell’Alchimista.

ATHARVA VEDA (Sans.) – Il quarto Veda; letteralmente, incantesimo magico che contiene aforismi, incantesimi e formule magiche. Uno dei più antichi e altamente apprezzati Libri dei Brahmani.

ATHOR (Egiz.) – La “Madre Notte”. Il Caos primordiale nella cosmogonia Egiziana. La dea della notte.

ATIVAHIKA (Sans.) – Per i Visishtadwaitin, essi sono i Pitri, o Deva, che aiutano l’anima disincarnata o Jiva nel suo passaggio dal corpo morto a Paramapadha.

ATLANTIDE (Gr.) – Il continente che fu sommerso negli Oceani Atlantico e Pacifico, secondo gli insegnamenti segreti di Platone

ATLANTIDEI (Gr.) – Antenati dei Faraoni e progenitori degli Egiziani, secondo alcuni, ed anche secondo la Scienza Esoterica (Vedi Dottrina Segreta, vol. V° pag. 258 e VI° pag. 363 e Buddismo Esoterico pag. 115). Platone udì da Solone, che l’aveva appreso dai Sacerdoti d’Egitto, di questo popolo altamente civilizzato, i cui ultimi superstiti furono sommersi 9.000 anni prima del suo tempo. Voltaire, l’eterno schernitore, era nel giusto nel sostenere che “gli Atlantidei (la quarta Razza Radice) comparvero in Egitto… Fu in Siria, in Frigia, come in Egitto, che essi stabilirono l’adorazione del sole”. La filosofia occulta insegna che gli Egizi erano dei superstiti degli ultimi Atlantidei Ariani.

ATMA o ATMAN (Sans.) – Lo Spirito Universale, la Monade divina, chiamato il Settimo Principio nella costituzione settenaria dell’uomo. L’Anima Suprema.

ATMA VIDYA (Sans.) – La forma più alta di conoscenza spirituale; letteralmente, “Conoscenza Animica”.

ATMA-BHU (Sans.) – Esistenza-Animica, o quale anima (Vedi “Alaya”).

ATMA-JNANI (Sans.) – Il Conoscitore dell’Anima-Universale, o Anima in generale.

ATMA-MATRASU (Sans.) – Entrare negli elementi del “Unico-Sè”. (Vedi Dottrina Segreta, vol. II° pag. 50). Atmamatra è l’atomo spirituale, in contrasto ed opposto all’atomo differenziato elementare o molecolare.

ATMABODHA (Sans.) – “Auto-conoscenza”; titolo di un trattato Vedantino di Sankaracharya.

ATRI (Figli di) (Sans.) – Una classe di Pitri, gli “antenati degli uomini” o Prajapati. “i progenitori”; uno dei sette Rishi che formano la costellazione dell’Orsa Maggiore.

ATTAVADA (Pali) – La falsa credenza nella personalità. N. d. T. (separata).

ATYANTIKA (Sans.) – Uno dei quattro tipi di pralaya o dissoluzione. Il pralaya “assoluto”.

ATZILUTH (Ebr.) – Il più alto dei Quattro Mondi della Cabala riferito solo al puro Spirito di Dio (w.w.w.). Vedi “Aziluth” per un’altra interpretazione.

AUDLANG (Scand.) – Il secondo cielo creato dalla Divinità sopra il campo di Ida, nelle leggende scandinave.

AUDUMLA (Scand.) – La Vacca della Creazione, la “nutrice” dalle cui mammelle scaturirono quattro sorgenti di latte che nutrirono il gigante Ymir o Örgelmir (la materia in ebollizione) ed i suoi figli, gli Hrimthursi (Giganti di ghiaccio), prima della comparsa degli dei o uomini. Non avendo nulla da pascolare essa leccò la brina salata delle rocce di ghiaccio e così produsse Buri, il “Produttore” il quale a sua volta ebbe un figlio, Bor (il nato), che sposò la figlia dei Giganti di ghiaccio ed ebbe tre figli, Odino (Spirito), Vili (Volontà), e Ve (Santo). Il significato dell’allegoria è evidente. È l’unione precosmica degli elementi, dello Spirito o Forza creativa, con la Materia raffreddata e ancora in fermento, che esso forma in conformità alla Volontà universale. Allora gli Ases, “i pilastri e supporti del Mondo” (Cosmocratores), subentrarono e crearono come il padre universale volle che facessero.

AUGOIDE (Gr.) – Bulwer Lytton lo chiama il “Sè Luminoso” o il nostro Ego Superiore. Ma l’occultismo ne fa qualcosa di distinto da esso. È un mistero. L’Augoide è la radiazione luminosa divina dell’Ego che, se incarnato, è solo la sua ombra – per quanto puro. Ciò viene spiegato dagli Amesha spenta e dai loro opposti, Ferouer, Farvashi (V.)

AUM (Sans.) – La sillaba sacra; l’unità di tre lettere; di qui la trinità in uno.

AURA (Gr. e Lat.) – Un’essenza sottile invisibile o fluida che emana dai corpi umani e animali e anche dalle cose. È un effluvio psichico, proprio sia alla mente che al corpo, poiché è sia un’aura elettro-mentale che elettro-vitale ed in Teosofia viene chiamata l’aura akashica o magnetica.

AURNAVABHA (Sans.) – Un antico commentatore Sanscrito.

AURVA (Sans.) – Il Saggio al quale è attribuita l’invenzione delle “armi di fuoco” chiamate Agneyastra.

AVA-BODHA (Sans.) – “Madre di Conoscenza”. Un nome di Aditi.

AVAIVARTIKA (Sans.) – Un epiteto di ogni Buddha: letteralmente, colui che non torna più indietro, che va dritto al Nirvana.

AVALOKITESWARA (Sans.) – “Il Signore che guarda giù dall’alto”. Nell’interpretazione exoterica, egli in Tibet è Padmapani (il portatore del loto e il nato dal loto), il primo antenato divino dei Tibetani, l’incarnazione completa o Avatar di Avalokiteswara; ma nella filosofia esoterica Avaloki, è lo “spettatore”, il Sè Superiore, mentre Padmapani è l’Ego superiore o Manas. La formula mistica “Om mani padme hum” è usata soprattutto per invocare il loro aiuto congiunto. Mentre la tradizione popolare rivendica per Avalokiteswara molte incarnazioni sulla terra, e vede in lui, non molto erroneamente, la guida spirituale di ogni credente, l’interpretazione esoterica vede in lui il Logos, sia celeste che umano. Quindi, quando la scuola Yogacharya afferma che Avalokiteswara in quanto Padmapani ” è il Dhyani Bodhisattva di Amitabha Buddha”, è proprio vero, perché il primo è il riflesso spirituale nel mondo delle forme di quest’ultimo, entrambi essendo uno – uno in cielo, l’altro sulla terra.

AVARASAILA SANGHARAMA (Sans.) – Letteralmente, la Scuola degli Abitanti della montagna di occidente. Un famoso Vihara (monastero) nel Dhanakstchaka, secondo Eitel, “costruito nel 600 a. C. e abbandonato nel 600 d. C.”.

AVASTAN (Sans.) – Un antico nome dell’Arabia.

AVASTHA (Sans.) – Stati, condizioni, posizioni.

AVATARA (Sans.) – Incarnazione divina. La discesa di un dio o di qualche Essere superiore, che è progredito oltre la necessità delle Rinascite, nel corpo di un semplice mortale. Krishna fu un avatar di Vishnu. Il Dalai Lama è considerato come un avatar di Avalokiteswara, e il Tashi Lama di Tsonkhapa, o Amitabha. Vi sono due tipi di avatar: quelli nati da donna e quelli senza genitori, gli anupapadaka.

AVEBURY o Abury – Nel Wiltshire, contea dell’Inghilterra, si trovano i resti di un antico tempio megalitico dedicato al Serpente. Secondo l’eminente studioso di antichità Stukeley, del 1740, vi si trovano tracce di due cerchi di pietra e di due strade; l’insieme formava la rappresentazione di un serpente (w.w.w.).

AVESTA (Zend) – Letteralmente, “la Legge”. Dall’antico Persiano Abasta, “la Legge”. Zend significa nello Zend-Avesta “commentario” o “interpretazione”. È un errore considerare “Zend” come una lingua, poiché “fu applicato solo ai testi di spiegazione, alle traduzioni dell’Avesta” (Darmsteter). (Vedi Zend-Avesta.)

AVICENNA – Nome latino di Abu Ali al Hoséen ben Abdallah Ibn Sina; un filosofo Persiano, nato nel 980 d. C., sebbene generalmente sia riferito ad un medico arabo. Grazie alla sua cultura sorprendente fu chiamato “il Famoso”, e fu l’autore dei migliori e dei primi lavori alchemici conosciuti in Europa. Tutti gli Spiriti degli Elementi furono da lui assoggettati, così dice la leggenda, e aggiunge ancora che conoscendo l’Elisir di Lunga Vita, egli vive ancora, quale adepto che si rivelerà al profano al termine di un certo ciclo.

AVIDYA (Sans.) – In opposizione a Vidya, Conoscenza. Ignoranza che deriva ed è prodotta dall’illusione dei Sensi o Viparyaya.

AVIKARA (Sans.) – Libero dalla degenerazione, senza cambiamento – usato per la Divinità.

AVITCHI (Sans.) – Uno stato: non necessariamente solo dopo la morte o tra due nascite, poiché può aver luogo ugualmente sulla terra. Letteralmente, “inferno ininterrotto”. L’ultimo degli otto inferni, ci vien detto, “dove i colpevoli muoiono e rinascono senza interruzione – eppure non senza la speranza di una redenzione finale”. Ciò spiega anche perché Avitchi sia un altro nome per Myalba (la nostra terra) come pure uno stato al quale sono condannati su questo piano fisico alcuni uomini senza’anima.

AVYAKTA (Sans.) – La causa non rivelata; inscindibile o indifferenziata; l’opposto di Vyakta, differenziato. Il primo termine è usato per ciò che è immanifesto, il secondo per la Divinità manifesta, o per Brahman e Brahma.

AXIEROS (Gr.) – Uno dei Kabiri.

AXIOCERSA (Gr.) – Uno dei Kabiri.

AXIOCERSUS (Gr.) – Uno dei Kabiri.

AYANA (Sans.) – Un periodo di tempo; due Ayana completano un anno, coincidendo l’uno con il periodo del retrocedere del Sole verso il nord sull’eclittica e l’altro verso sud.

AYIN (Ebr.) – Letteralmente, “Niente”; da ciò il nome di Ain-Soph (Vedi “Ain”).

AYMAR Jacques – Un famoso francese che ebbe molto successo nell’uso della bacchetta divinatoria verso la fine del 17° secolo; fu spesso impiegato per scoprire i criminali; due medici dell’Università di Parigi, Chauvin e Garnier, hanno testimoniato la realtà dei suoi poteri. Vedi Colquhoun, sulla Magia. (w.w.w.).

AYUR VEDA (Sans.) – Letteralmente, “I Veda di Vita”.

AYUTA (Sans.) – 100 Kôti, o una somma uguale a 1.000.000.000.

AZAREKSH (Zend) – Un luogo celebre per un tempio del fuoco di Zoroastriani e Magi durante l’epoca di Alessandro Magno.

AZAZEL (Ebr.) – “Dio di Vittoria”; il capro espiatorio per i peccati di Israele. Colui che comprende il mistero di Azazel, dice Aben-Ezra, “apprenderà il mistero del nome di Dio”, e ciò è vero. Vedi “Tifone” e il capro espiatorio a lui consacrato nell’antico Egitto.

AZHI-DAHAKA (Zend) – Uno dei Serpenti o Dragoni nelle leggende dell’Iran e nelle scritture Avesta, l’allegorico Serpente distruttore o Satana.

AZILUTH (Ebr.) – Il nome per il mondo dei Sefiroth, chiamato il mondo delle Emanazioni Olam Aziluth. È il grande e più alto prototipo degli altri mondi. “Atzeelooth è il Grande Sigillo Sacro dal quale tutti i mondi, che hanno impresso su se stessi l’immagine del Sigillo, sono copiati; e poiché questo Grande Sigillo comprende tre stadi, che sono tre zures (prototipi) di Nephesh (lo Spirito Vitale o Anima), Ruach (lo Spirito morale e raziocinante) e Neshamah (l’Anima Superiore dell’uomo), così i Sigilli hanno anche ricevuto tre zures chiamati Breeah, Yetzeerah, e Aseeyah, e questi tre zures sono solo uno nel Sigillo” (Qabbalah di Isaac Myer pag. 321). I Globi A e Z della nostra catena terrestre sono in Aziluth. (Vedi Dottrina Segreta vol. I° pag. 222). (v. anche Atziluth)

AZOTH (Alch.) – Il principio creativo in Natura la cui porzione più grossolana è conservata nella Luce Astrale. È simbolizzato da una croce (Vedi “E. Levi, Rituale” pag. 147), di cui i quattro bracci portano ognuno una lettera della parola Taro, che può anche essere letta Rota, Ator, e altre combinazioni, ognuna delle quali ha un significato occulto.

A e O – Alfa e Omega, il Primo e l’Ultimo, l’inizio e la Fine di ogni esistenza attiva; il Logos, quindi (per i Cristiani) il Cristo. Vedi Apocalisse, XXI, 6, in cui Giovanni adotta l’ “Alfa e Omega” quale simbolo del Consolatore Divino che “darà a colui che è assetato liberamente dalla fontana dell’acqua di vita”. La parola Azot o Azoth è un glifo medioevale di quest’idea, poiché la parola consiste della prima e dell’ultima lettera dell’alfabeto greco, ? e O, della prima e l’ultima dell’alfabeto latino, A e Z, e della prima e l’ultima dell’alfabeto ebraico, A e T, o Ismaell e tau (Vedi anche “Azoth”) (w. w. w.).

ABITANTI INTERNI – Nome o sostituto per il giusto nome esoterico Sanscrito dato ai nostri “nemici interiori” che nella filosofia esoterica sono sette. La Chiesa Cristiana primitiva li chiamò “I sette peccati capitali”; gli Gnostici Nazareni li chiamarono “i sette Stellari mal disposti”, e così via. Gli insegnamenti exoterici Indiani parlano solo dei “sei nemici” e sotto il termine Arishadwarga li enumerano come segue: (1) Desiderio personale, lussuria ed ogni passione (Kama); (2) Odio o malvagità (Krodha); (3) Avarizia o cupidigia (Lobha); (4) Ignoranza (Moha); (5) Orgoglio o arroganza (Mada); (6) Gelosia, invidia (Matcharya); tralasciando il settimo che è il “peccato imperdonabile” e, in Occultismo, il peggiore di tutti. (Vedi Theosophist, Maggio 1890, pag. 431).

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Ultimo aggiornamento

12 novembre 2018