magia rossa legamenti d'amore
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Glossario Teosofico: K

K – L’undicesima lettera sia dell’alfabeto Inglese che di quello Ebraico. Il suo valore numerico è 250 nel primo, 20 nel secondo; con un trattino sopra vale 250.000. I Cabalisti ed i Massoni hanno adottato la parola Kodesh o Kadosh quale nome del dio Ebraico associato a questa lettera.

KA (Sans.) – Secondo Max Muller è il pronome interrogativo “chi? “ – innalzato alla dignità di divinità senza causa né ragione. Eppure ha il suo significato esoterico : è un nome di Brahma‚ nel suo carattere fallico, quale generatore o Prajapati (v.).

KABAH (Arab.) – O Kaaba. Il nome del famoso tempio Maomettano della Mecca, un grande luogo di pellegrinaggio. L’edificio non è grande, ma molto originale; ha la forma di un parallelepipedo di 23 x 24 cubiti di base e 27 di altezza, con una sola apertura verso Est per far entrare la luce. Nell’angolo Nord-Est si trova la “pietra nera” che si dice sia stata caduta direttamente dal cielo, una volta bianca come la neve, ed in seguito diventata nera a causa dei peccati degli uomini. La “pietra bianca”, la presunta tomba di Ismaele, si trova al lato Nord ed il posto di Abramo è ad Est. Se questo tempio, come affermano i Maomettani, fu trasferito da Allah o da Jehovah direttamente dall’Eden sulla terra a causa delle preghiere di Adamo dopo il suo esilio, allora i “pagani” possono affermare, a buon diritto, di aver superato di molto la primordiale architettura divina con la bellezza delle loro costruzioni.

KABIRI (Fen.) – O I Kabirim. I Cabiri, Divinità e Dei molto misteriosi delle nazioni antiche, ivi compresi gli Israeliti, alcuni dei quali – come Terah, il padre di Abramo – li adoravano sotto il nome di Teraphim. Per i Cristiani, tuttavia, essi sono adesso dei diavoli, sebbene gli Arcangeli moderni siano la trasformazione diretta di questi stessi Kabiri. In Ebraico questo nome significa “i potenti”. Gibborim. Un tempo tutte le divinità connesse con il fuoco – fossero esse divine, infernali o vulcaniche – erano chiamate Kabiriane.

KADMON (Ebr.) – L’uomo archetipico; vedi “Adam Kadmon”.

KADOSH (Ebr.) – Consacrato, santo: si scrive anche Kodesh. Qualcosa messa da parte per il culto del tempio. Ma fra il senso etimologico del termine ed i suoi significati posteriori applicati ai Kadeshim (i “pii” utilizzati solo per certi riti nel tempio), c’è un abisso. La parole Kadosh e Kadeshim sono adoperate nel II° Libro dei Re piuttosto come un termine di demerito, poiché i Kadeshut della Bibbia erano identici nella loro funzione e nei loro doveri alle ragazze Nautch di certi templi Indù. Erano i Galli (N. d. T. in latino i sacerdoti di Cibele), come i sacerdoti evirati dei lascivi riti di Venere Astarte, che vivevano “presso la casa del Signore”. Abbastanza stranamente, termini come Kadosh e simili sono stati adottati ed adoperati da vari gradi dei Cavalieri Massonici.

KAILASA (Sans.) – In metafisica è il “cielo”, la dimora degli dei; geograficamente è una catena di montagne dell’Himalaya a nord del lago Mansaravara, chiamato anche il lago Manasa (“efflusso della Mente divina” – N. d. T.).

KAILEM (Ebr.) – Letteralmente, vascelli o veicoli; i vasi per la sorgente delle Acque della Vita; termine usato per i Dieci Sephiroti, considerati come nuclei primordiali di tutte le Forze Cosmiche. Alcuni Cabalisti pensano che esse si manifestano nell’universo tramite i 22 canali rappresentati dalle 22 lettere dell’alfabeto Ebraico, formando in tal modo, con i Dieci Sephirot, i 32 sentieri della saggezza (w.w.w.).

KAIMARATH (Pers.) – L’ultimo della razza dei re pre-umani. È identico ad Adam-Kadmon. È un leggendario re Persiano.

KAKODAEMON (Gr.) – Il cattivo genio in contrapposizione ad Agathodaemon, il genio buono, la divinità. È un termine Gnostico.

KALA (Sans.) – Una misura di tempo; quattro ore, un periodo di trenta Kashtha.

KALA (Sans.) – Tempo, destino; un ciclo ed un nome proprio, un titolo dato a Yama, Re del mondo degli inferi e Giudice dei Morti.

KALABHANA (Sans.) – Uguale a Taraka. (Vedi Dottrina Segreta, vol. V°, pag. 190, nota a piè di pagina).

KALAGNI (Sans.) – La fiamma del tempo. Un Essere divino creato da Shiva, un mostro con mille teste. Titolo di Shiva che significa “il fuoco del destino”.

KALAHANSA (Sans.) – O Hamsa. Un nome mistico dato a Brahma (o ParaBrahman); significa “il cigno nel tempo e fuori del tempo”. Brahma‚ (maschio) è chiamato Hansa-Vahan, il veicolo del “Cigno”.

KALAVINGKA (Sans.) – Anche Kuravikaya e Karanda, ecc. “L’uccello dell’immortalità, dalla dolce voce”. Eitel lo identifica con il cuculus melanoleicus, benchè l’uccello in sè sia allegorico e non esista. La sua voce è udita in un determinato stadio del Dhyana (una delle sei Paramita di Perfezione – N. d. T.), nella pratica dello Yoga. Si dice che essa svegliò il Re Bimbisara e così lo salvò dal morso di un cobra. Nel suo significato esoterico, quest’uccello dalla dolce voce è il nostro Ego Superiore.

KALEVALA – Il Poema epico finlandese della Creazione.

KALI (Sans.) – La “nera”; adesso è il nome di Parvati, la compagna di Shiva, ma in origine era il nome di una delle sette lingue di Agni, il Dio del fuoco – “la lingua nera ed ardente”. Il Male e la Cattiveria.

KALIDASA (Sans.) – Il più grande poeta e drammaturgo dell’India.

KALIYA (Sans.) – Il serpente a cinque teste ucciso da Krishna nella sua infanzia nel fiume Yamuna. Un mostro mistico che simboleggia le passioni dell’uomo poiché il fiume o l’acqua sono simboli della materia.

KALIYUGA (Sans.) – La quarta era, nera o del ferro, la nostra epoca attuale, la cui durata è di 432.000 anni solari. È l’ultima delle ere in cui si suddivide il periodo dell’evoluzione dell’uomo. Il Kaliyuga iniziò nel 3.102 a. C., al momento della morte di Krishna, ed il primo ciclo di 5.000 anni è finito fra il 1897 ed il 1898.

KALKI AVATAR (Sans.) – “L’Avatar dal Cavallo Bianco” che sarà l’ultima incarnazione manvantarica di Vishnu, secondo i Brahmini; di Maitreya Buddha, secondo i Buddisti del Nord; di Sosiosh, l’ultimo eroe e Salvatore dei Zoroastriani, secondo quanto sostengono i Parsi; e del “Fedele e Vero” sul Cavallo Bianco (Apocalisse, XIX, 2). Nella sua futura epifania o quale decimo Avatar, i cieli si apriranno e Vishnù apparirà “seduto su di un destriero bianco latte, brandendo una spada splendente come una cometa, per la distruzione finale dei malvagi, per il rinnovamento della creazione e per il ristabilimento della purezza”. (Confronta con l’Apocalisse). Ciò avverrà alla fine del Kali Yuga, fra 427.000 anni. L’ultima parte di ogni Yuga è chiamata “la distruzione del mondo” perché allora la terra cambia la sua forma esteriore, sommergendo un insieme di continenti e facendone emergere altri.

KALLUKA BHATTA (Sans.) – Un commentatore delle Scritture Sacre Indù Manu Smriti; famoso scrittore e storico.

KALPA (Sans.) – Il periodo di una rivoluzione del mondo. Normalmente un periodo di tempo, ma di solito rappresenta un “giorno” ed una “notte” di Brahma, 4.320.000.000 anni solari.

KAMA (Sans.) – Desiderio malvagio, cupidigia, volizione; l’attaccamento all’esisten-za. Kama è generalmente identificato con Mara, il Tentatore.

KAMADEVA (Sans.) Nell’idea popolare è il dio dell’Amore; nel Pantheon Indù, un Visvadeva. Come l’Eros di Esiodo, degradato a Cupido dalla legge exoterica ed ancor più degradato dal significato poi attribuito a questo termine, così Kama è uno dei soggetti più misteriosi e metafisici. Solo la descrizione Vedica primitiva di Kama dà la nota chiave di quello che egli rappresenta.
Kama è il primo cosciente desiderio che tutto abbraccia per il bene universale; l’amore, ma per tutto ciò che vive e che sente, che ha bisogno di aiuto e di benevolenza; è il primo sentimento di tenera ed infinita compassione e di pietà che sorse nella coscienza della FORZA UNA creatrice, appena venne alla vita e all’essere quale raggio dall’ASSOLUTO. Il Rig-Veda dice: “Per primo sorse in ESSO il desiderio, che fu il primitivo germe della mente e che i Saggi, cercando con il loro intelletto, hanno scoperto nel loro cuore quale legame che unisce l’Entità alla non-Entità”, o il Manas al puro Atma-Buddhi. In questo concetto non vi è alcuna idea di amore sessuale. Kama è preeminentemente il desiderio divino di creare felicità ed amore; e fu solo in età più tarde, quando l’umanità cominciò a materializzare con l’antropomorfizzazione i suoi più elevati ideali in dogmi prestabiliti, che Kama diventò il potere che gratifica il desiderio sul piano animale. Ciò è dimostrato da quanto è scritto nei Veda e da alcuni Brahmana. Nell’Atharva Veda, Kama è rappresentato come la Divinità Suprema ed il Creatore. Nel Taitariya Brahmana, Kama è il figlio di Dharma, dio della Legge e della Giustizia, e di Sraddha, la fede. In un altro racconto, egli sorge dal cuore di Brahma. Altri lo mostrano nato dall’acqua, cioè dal caos primordiale, o “Abisso”. Da qui deriva uno dei suoi numerosi nomi, Ira-ja, “il nato dall’acqua”, quello di Aja, “non-nato”, e di Atmabhu, “Autoesistente”. Poiché sul suo stendardo ha il segno di Makara (Capricorno), è detto anche “Makara-Ketu”. L’allegoria circa Shiva, il “Grande Yogi” che ridusse Kama in cenere col fuoco proveniente dal suo Occhio Centrale (o terzo occhio), perché instillava in Mahadeva pensieri su sua moglie – è molto suggestiva, poiché si vuol dire che in tal modo egli riduceva Kama alla primitiva forma spirituale.

KAMADHATU (Sans.) – Regione che include il Kamalôka, detta anche Kamavatchara. Nelle idee exoteriche è il primo dei Trailôkya – o tre regioni (che si applicano anche agli esseri celesti), o sette piani o gradi ognuno rappresentato approssimativamente da una delle caratteristiche principali: cioè, da Kama, Rupa ed Arupa, ovvero le regioni del desiderio, della forma, del senza forma. Il primo dei Trailôkya, Kamadhatu, è dunque composto dalla terra e dai sei Devaloka inferiori, essendo la regione terrestre seguita da quella del Kamalôka (v.). Queste regioni, prese insieme, costituiscono i sette gradi del mondo materiale della forma e della gratificazione sensoriale. Il secondo Trailôkya (o Trilôkya) è chiamato Rupadhatu o “forma materiale”, ed è anch’esso composto da sette Loka o località. Il terzo è Arupadhatu o “loka immateriale”. La traduzione del termine dhatu con la parola “località” è errata perché dhatu non significa affatto un “posto”, in nessuna delle sue applicazioni particolari. Per esempio, Arupadhatu è un mondo puramente soggettivo, uno “stato”, molto più che un luogo. Ma siccome le lingue Europee non hanno termini metafisici adeguati per esprimere certe idee, possiamo solo segnalare le difficoltà nel tradurre.

KAMALOKA (Sans.) – Il piano semi-materiale, soggettivo ed invisibile per noi, dove le “personalità” disincarnate, le forme astrali chiamate Kamarupa, rimangono, finché vi spariscono dopo l’esaurirsi completo degli effetti di quegli impulsi mentali che hanno creato questi spettri di passioni e di desideri umani (Vedi “Kamarupa”). È l’Ade degli antichi Greci e l’Amenti degli Egiziani, la terra delle Ombre Silenti; una divisione del primo gruppo dei Trailôkya (Vedi “Kamadhatu”).

KAMARUPA (Sans.) – Metafisicamente e nella nostra filosofia esoterica, è la forma soggettiva creata dalla mente, dai desideri fisici e dai pensieri in connessione con le cose materiali, per tutti gli esseri senzienti; una forma che sopravvive alla morte dei loro corpi. Dopo questa morte, tre dei sette “principi” – o, come noi diciamo, dei piani dei sensi e della coscienza sui quali agiscono di volta in volta gli istinti umani e l’ideazione umana – ovvero il corpo, il suo prototipo astrale e la vitalità fisica – che ora non hanno più alcuna utilità, rimangono sulla terra; i tre principi superiori, raggruppati in uno solo, vengono assorbiti in uno stato di Devachan (v.), stato nel quale l’Ego Superiore rimarrà fino al momento in cui sopraggiunge una nuova incarnazione; l’immagine dell’ex Personalità è lasciata sola nella sua nuova dimora. Qui la pallida copia di quello che fu l’uomo vegeta per un periodo di tempo la cui durata è variabile secondo l’elemento di materialità presente in essa, e che è determinata dalla vita passata del defunto. Privata com’è della sua mente superiore, dello spirito e dei sensi fisici, se essa è lasciata interamente sola alle proprie inclinazioni gradualmente si dissolve e si disintegra. Se però viene trascinata violentemente all’indietro, sulla sfera terrestre, dai desideri appassionati, o dai richiami da parte di amici sopravvissuti, o da continue pratiche di negromanzia – di cui la medianità è la più perniciosa – il “fantasma” può prolungare la sua esistenza al di là del periodo di vita naturale del suo involucro. Una volta che il Kamarupa ha imparato la strada che lo riconduce entro dei corpi umani viventi, esso diventa un vampiro che si nutre della vitalità di coloro che sono tanto desiderosi della sua compagnia. In India questi eidolon o spettri sono chiamati Pisacha e sono molto temuti, come è stato già spiegato altrove.

KAMEA (Ebr.) – Un amuleto, generalmente un quadrato magico.

KANDU (Sans.) – Un Rishi della seconda razza radice, uno Yogi che Pramlôka, una “ninfa” (apsara) mandata da Indra appositamente, ingannò perché convisse con lui per diversi secoli che a lui sembrarono un attimo. Finalmente il Saggio, tornato in sè, la ripudiò e la scacciò. Dopo di che essa dette alla luce una figlia, Marisa. La storia è una favola allegorica tratta dai Purana.

KANISHKA (Sans.) – Un Re del Tochari, che visse al tempo in cui nel Kashmir si riunì il terzo Sinodo Buddista, ovvero verso la metà del I° secolo a. C. Fu un grande protettore del Buddismo e costruì le più belle stupa, o dagoba, dell’India Settentrionale e del Kabulistan.

KANISHTHA (Sans.) – Una classe di dei che, secondo gli Indù, si manifesteranno nel quattordicesimo o ultimo manvantara del nostro mondo.

KANYA (Sans.) – Una vergine o una nubile. Kanya Kumari “la vergine” è un appellativo di Durga-Kali adorata dai Thugs e dai Tantrika.

KAPILA RISHI (Sans.) – Un grande saggio e grande adepto dell’antichità. L’autore della filosofia Sankhya.

KAPILAVASTU (Sans.) – Il luogo di nascita del Signore Buddha, chiamato “la dimora gioiello”; la capitale del monarca che fu il padre di Gautama Buddha.

KARABTANOS (Gr.) – La personificazione del desiderio cieco o bestiale, il simbolo del Kama-Rupa. Nel Codex dei Nazareni, lo Spirito “sprovvisto di senso del giudizio”. È il simbolo della materia, e rappresenta il padre dei sette spiriti della concupiscenza da lui generati su sua madre, lo “Spiritus”, o Luce Astrale.

KARAM (Sans.) – Una grande festa delle tribù Kolariane in onore del Sole-Spirito.

KARANA (Sans.) – Causa (metafisicamente).

KARANA SARIRA (Sans.) – Il “corpo Causale”. Il suo significato è duplice. Exotericamente è Avidya, l’ignoranza o ciò che è la causa dell’evoluzione dell’ego umano e della sua reincarnazione; esotericamente quindi è il Manas inferiore – il corpo causale o Karanopadhi – che nel Taraka Raja Yoga corrisponde a Buddhi e al “Manas” Superiore o Anima Spirituale.

KARANDA (Sans.) – “L’uccello dalla dolce voce”, identico a Kalavingka (v.).

KARANOPADHI (Sans.) – La base o upadhi di Karana, l’“anima causale”. Nel Taraka Raja Yoga questo termine corrisponde sia a Manas che a Buddhi. Vedere il diagramma in La Dottrina Segreta, Cosmogenesi, pag. 217 e 218. Scaricabile da istitutocintamani.org

KARDECISTI – I seguaci del sistema spiritico di Allan Kardec, il Francese che fondò il movimento moderno della Scuola Spiritica. Gli Spiritisti Francesi differiscono dagli Spiritisti Americani ed Inglesi perché i loro “Spiriti” insegnano la reincarnazione, mentre quelli degli Stati Uniti e della Gran Bretagna denunciano questa credenza come un errore eretico ed insultano e calunniano coloro che l’accettano. “Quando gli Spiriti non sono d’accordo…”.

KARMA (Sans.) – In senso fisico significa azione, mentre in senso metafisico è la LEGGE DI RETRIBUZIONE, la Legge di causa ed effetto, o di Causalità Etica. Si può parlare di Nemesi solo nel caso di un Karma cattivo. È l’undicesimo Nidana (le 12 cause dell’esistenza – N.d.T.) nella concatenazione delle cause e degli effetti del Buddismo ortodosso; è il potere che controlla tutte le cose, il risultato dell’azione morale, il Samskara metafisico o effetto morale di un atto compiuto per ottenere qualcosa che appaga un desiderio personale. Vi è Karma di merito e di demerito. Karma non punisce né ricompensa, esso è semplicemente la LEGGE universale unica che guida infallibilmente e, per così dire, ciecamente, tutte le altre leggi che producono certi effetti lungo i canali delle loro rispettive causalità. Quando il Buddismo insegna che “Karma è quel solo nucleo centrale morale (di ogni essere) che sopravvive alla morte e che continua nella trasmigrazione”, o reincarnazione, esso vuole semplicemente dire che dopo ogni Personalità non rimane nulla, eccetto le cause che essa ha prodotte; cause che non muoiono, che non possono essere eliminate dall’Universo, finché non vengono bilanciate dai loro effetti legittimi e, per così dire, da essi cancellate. Tali cause – a meno che non vengano compensate durante la vita di colui che le ha prodotte da effetti proporzionati – seguiranno l’Ego reincarnantesi e lo raggiungeranno nelle incarnazioni seguenti fino a quando non sia pienamente ristabilita una completa armonia fra effetti e cause. Nessuna “personalità” – un semplice cumulo di atomi materiali e di caratteristiche istintive e mentali – può naturalmente continuare come tale nel mondo del puro Spirito. Solo ciò che nella sua natura è immortale o divino in essenza, cioè l’Ego, può esistere per sempre. Siccome è quest’Ego che, dopo ogni permanenza nel Devachan, sceglie la personalità che esso animerà e sarà esso che, tramite queste personalità, riceverà gli effetti delle cause Karmiche prodotte, è dunque l’Ego, quel sè che è il “nocciolo morale” cui si riferisce il Buddismo e che è il karma, “il solo che sopravvive alla morte”.

KARNAIM (Ebr.) – Cornuto, un attributo di Ashtoreth e di Astarte; queste corna tipicizzano l’elemento maschile e convertono la divinità in androgino. Anche Iside talvolta ha le corna. Si confronti l’idea della Luna crescente – simbolo di Iside – quale simbolo delle corna (w.w.w.).

KARNAK (Egiz.) – Le rovine degli antichi templi e dei palazzi che ora s’innalzano al posto dell’antica Tebe. Gli esempi più grandiosi dell’arte e dell’abilità degli antichi Egiziani. Alcune righe riprese da Champollion, da Denon, e da un viaggiatore Inglese, mostrano con eloquenza cosa siano queste rovine. Champollion scrive di Karnak: “Il terreno coperto dalla enorme quantità delle costruzioni che rimangono è quadrato, ogni lato misura 1800 piedi. Si rimane sorpresi e meravigliati dalla grandiosità delle sublimi vestigia, dall’abbondanza e dalla magnificenza della lavorazione che può essere osservata dappertutto. Nessun popolo dei tempi antichi o moderni ha mai concepito l’arte dell’architettura su di una scala così sublime, così grandiosa, come quella che esisteva presso gli antichi Egiziani; l’immaginazione, che in Europa si libra molto al di sopra dei nostri colonnati, si arresta e sprofonda impotente ai piedi delle centoquaranta colonne della sala ipostila di Karnak! In una delle sue sale la cattedrale di Notre Dame potrebbe ergersi senza toccare il soffitto, ed essere considerata come un piccolo ornamento nel centro della sala”. Un altro scrittore esclama: “Cortili, sale, porte, colonne, obelischi, figure monolitiche, sculture e lunghe file di Sfingi si trovano a Karnak con tale profusione da generare una visione che sovrasta l’intelletto moderno”. Il viaggiatore francese Denon dice: “È molto difficile credere, anche dopo averli visti, alla realtà dell’esistenza di tanti monumenti in un solo posto, alle loro dimensioni, alla perseverante risolutezza che la loro costruzione ha richiesto ed alle incalcolabili spese per una così grandiosa magnificenza! Il lettore immagina certo che sia un sogno quello che gli viene descritto, poiché anche chi occasionalmente vede gli oggetti stessi si domanda se è del tutto sveglio… Vi sono laghi e montagne all’interno del perimetro del santuario. Questi due edifici sono scelti a titolo di esempio fra una lista quasi inesauribile. L’intera valle del Nilo, dalle rapide fino al mare, era coperta di templi, di palazzi, di tombe, di piramidi, di obelischi e di colonne. L’esecuzione delle sculture supera qualunque elogio. La perfezione tecnica con la quale gli artisti lavorarono il granito, la pietra serpentina, la breccia ed il basalto è, secondo tutti gli esperti, sorprendente… Gli animali e le piante sono raffigurati tanto bene quanto al naturale, gli oggetti artificiali sono scolpiti altrettanto bene, ed in ogni loro bassorilievo possono essere osservate battaglie navali e terrestri e scene di vita domestica”.

KARNEIOS (Gr.) – “Apollo Karneio” è evidentemente un avatar del “Krishna Karna” Indiano. Entrambi erano Dei Solari; sia “Karna” che Karneios significano “irra-diante”. (Vedi la Dottrina Segreta, vol. IV°, nota a pag. 55).

KARSHIPTA (Mazd.) – Nelle scritture mazdaiche è l’uccello sacro del cielo, del quale Ahura Mazda dice a Zaratushtra che “egli recita l’Avesta nel linguaggio degli uccelli” (Bund., XIX e seg.). In tutte le antiche religioni, l’uccello è il simbolo dell’Anima, dell’Angelo e del Deva. È dunque facile vedere che questo “uccello sacro” significa l’Ego divino dell’uomo, o l’Anima. Lo stesso che Karanda. (v.)

KARSHVARE (Zend) – Le “sette terre” (la nostra catena settenaria) governata dagli Amesha Spenta, gli Arcangeli o i Dhyan Chohan dei Parsi. Delle sette terre soltanto una chiamata Hvanirata – la nostra terra – è conosciuta dai mortali. Le Terre (esotericamente) o le sette divisioni (exotericamente) sono la nostra catena planetaria come descritta nel Buddismo Esoterico e nella Dottrina Segreta. Tale Dottrina è chiaramente esposta nel Fargard, XIX, 39, del Vendidad.

KARTIKEYA (Sans.) – O Kartika. Il Dio Indiano della Guerra, figlio di Shiva, nato dal suo seme caduto nel Gange. È anche la personificazione del potere del Logos. Il pianeta Marte. Kartika è un personaggio molto occulto, un lattante tenuto a balia dalle Pleiadi ed un Kumara. (Vedi la Dottrina Segreta Vol. VI° pag. 138 e 218).

KARUNA-BHAWANA (Sans.) – Nello Yoga, la meditazione sulla pietà e sulla compassione.

KASBECK – La montagna della catena del Caucaso dove fu incatenato Prometeo.

KASI (Sans.) – L’antico nome della città santa di Benares.

KASIKHANDA (Sans.) – Un lungo poema che forma parte dello Skanda Purana e che contiene un’altra versione della leggenda della testa di Daksha. Avendola egli persa nel corso di una rissa gli Dei la sostituirono con la testa dell’ariete Mekha Shiva. Altre versioni la sostituiscono con la testa di una capra, cosa che cambia notevolmente l’allegoria.

KASINA (Sans.) – Un rito mistico dello Yoga usato per liberare la mente da ogni agitazione e ricondurre l’elemento Kamico ad una completa placidità.

KASYAPA (Sans.) – Un Saggio dell’epoca Vedica e, secondo la espressione dell’Atharva Veda, “l’autogenerato che uscì dal Tempo”. Essendo inoltre il padre degli Aditya (i figli del sole – N.d.T.) il cui capo è Indra, Kasyapa è anche il progenitore dei serpenti, dei rettili, degli uccelli e delle altre creature che camminano, strisciano o volano.

KATHA (Sans.) – Una delle Upanishad commentata da Sankaracharia.

KAUMARA (Sans.) – La “Creazione dei Kumara”; gli adolescenti vergini emersi dal corpo di Brahma.

KAURAVYA (Sans.) – Il Re dei Naga (i Serpenti) in Patala. Exotericamente è un’aula, ma esotericamente ha un significato completamente diverso. Nell’India Settentrionale esiste una tribù di Naga; nel Messico Nagal è il nome che porta tuttora il capo degli uomini della medicina, così com’era quello del capo degli adepti all’alba della storia; infine Patal vuol dire “antipodi”, ed è un nome dell’America. Ne consegue che la storia di Arjuna che va a Patala e sposa Ulupi, figlia del Re Kauravya, può essere storica quanto molte altre, che dapprima furono considerate fantastiche e che in seguito furono riscontrate vere.

KAVANIM (Ebr.) – Si scrive anche Cunim; è il nome di certi dolci mistici che venivano offerti ad Ishtar, la Venere Babilonese. Geremia parla di questi Cunim offerti alla “Regina dei Cieli” VII, 18. Oggi non offriamo più piccoli dolci, ma li mangiamo nel periodo di Pasqua. (w.w.w.).

KAVYAVAHANA (Sans.) – Il Fuoco dei Pitri (o “Padri” del genere umano – N.d.T.).

KCHANA (Sans.) – Periodo di tempo straordinariamente breve: una frazione o 1/90 di un pensiero; 1/4500 di un minuto, periodo in cui, su questa terra, avvengono 90-100 nascite ed altrettanti decessi.

KEBAR-ZIVO (Gnost.) – Nel Codex Nazareus è uno dei principali Creatori.

KEHERPA (Sans.) – Forma aerea.

KESHARA (Sans.) – Un “Viaggiatore del Cielo”, cioè uno Yogi che può viaggiare nella sua forma astrale.

KETHER (Ebr.) – La Corona, il più alto dei dieci Sephiroth; il primo Sephiroth dei tre che compongono la Triade Superna. Corrisponde al Macroprosopo, l’immensa potenzialità, o Arikh Anpin che si differenzia in Chokmah ed in Binah. (w.w.w.).

KETU (Sans.) – In astronomia, il nodo discendente; la coda del drago celeste che attacca il Sole durante le eclissi, ed anche una cometa, una meteora.

KHA (Sans.) – L’equivalente di “Akasa”.

KHADO (Tib.) – Nel folclore popolare, sono dei demoni maligni femminili. Nella Filosofia Esoterica, le Forze nascoste e negative nella natura. Questi Elementali sono conosciuti in sanscrito come le Dakini.

KHALDI – I più antichi abitanti della Caldea che furono dapprima adoratori del Dio Luna, Deus Lunus, un culto che fu loro portato dalla grande corrente dell’emigrazione primitiva Indù e, più tardi, una casta di Astrologi ed Iniziati regolari.

KHAMISMO – Un nome dato dagli Egittologi all’antica lingua dell’Egitto. Anche Khami.

KHANDA KALA (Sans.) – Il tempo finito o condizionato, in contrapposizione al tempo infinito – Kala.

KHEM (Egiz.) – Uguale a Horo. “Il Dio Khem vendicherà suo padre Osiride”, dice il testo di un papiro.

KHEPRA (Egiz.) – Un dio Egiziano che presiede alla rinascita ed alla trasmigrazione delle anime. Lo si rappresenta con uno scarabeo al posto della testa.

KHI (Cin.) – Letteralmente “soffio”, che significa la Buddhi.

KHNUM (Egiz.) – Il Grande Abisso, lo Spazio Primordiale. (v.Chaos)

KHODA (Pers.) – Il nome della Divinità.

KHONS (Egiz.) – O Chonso. Figlio di Maut e di Ammone, e personificazione del mattino. Secondo alcuni, è l’Arpocrate Tebano. Così come fa Horo, schiaccia sotto il piede un coccodrillo, simbolo della notte e dell’oscurità, o Seb (Sebeck) che è Tifone. Ma nelle iscrizioni ci si rivolge a lui come “al guaritore delle malattie e colui che allontana ogni male”. È anche “il dio della caccia” e Sir Gardner Wilkinson era solito vedere in lui l’Ercole Egiziano, forse perché i Romani avevano un dio nominato Concus che presiedeva alle corse dei cavalli e che era perciò chiamato “colui che nasconde i segreti”. Ma questa è una variante tardiva del Khons Egiziano, che più verosimilmente è un aspetto di Horo, poiché porta una testa di falco e tiene il ventaglio, il pastorale di Osiride, il tat e la crux ansata.

KHOOM (Egiz.) – O Khnooph. L’Anima del mondo; una variante di Khnoom.

KHUBILKHAN (Mong.) – O Shabrong. I nomi dati in Tibet alle presunte incarnazioni del Buddha. Santi Eletti.

KHUNRATH Henry – Un celebre Cabalista, chimico e medico, nato nel 1502, ed iniziato alla Teosofia (Rosacroce) nel 1544. Lasciò alcune eccellenti opere Cabalistiche, la migliore delle quali è “L’Anfiteatro della Saggezza Eterna” (1598).

KIMAPURUSHA (Sans.) – Deva mostruosi, per metà uomini e per metà cavalli.

KINNARA (Sans.) – Letteralmente, “Quali uomini?”. Creature favolose dello stesso genere dei Kima-purusha. Una delle quattro classi di esseri chiamati “Maharaja” (le quattro grandi divinità karmiche che presiedono ai quattro punti cardinali – N. d. T.).

KIOO-TCHE (Cin.) – Un’opera sull’astronomia.

KIRATARJUNIYA di Bharavi (Sans.) – Un poema epico sanscrito che celebra la lotta e le prodezze di Arjuna contro il dio Shiva travestito da guardiano delle foreste.

KIVER-SHANS (Cin.) – L’astrale o “Corpo riflesso”.

KIYUN (Ebr.) – O il dio Kivan, che era adorato nel deserto dagli Israeliti e che probabilmente era identico a Saturno ed anche al dio Shiva. Difatti, siccome in India la H della lingua Zend è identica alla S (il loro “hapta” è “sapta”, ecc.) e siccome le lettere K, H, ed S sono intercambiabili, Shiva può essere diventato facilmente Kiva o Kivan.

KLESHA (Sans.) – Amore della vita ma, letteralmente, significa “sofferenza e miseria”. Attaccamento all’esistenza, ha quasi lo stesso significato di Kama. (v. Raga).

KLIKUSHA (Rus.) – Una persona posseduta dal maligno. Significa un “gridatore”, un “urlatore”; questi infelici, infatti, hanno degli attacchi periodici con delle crisi durante le quali cantano come galli, nitriscono, sbraitano e profetizzano.

KLIPPOTH (Ebr.) – Gusci; termine usato nella Cabala in vari sensi: (1) spiriti del male, demoni; (2) gusci di esseri umani deceduti, non del corpo fisico, ma dei resti della personalità dopo che lo Spirito l’ha abbandonata; (3) secondo alcuni autori, gli Elementari. (w.w.w.).

KNEPH (Egiz.) – Anche Cneph e Nef, è dotato degli stessi attributi di Khem. Uno degli dei della Forza creatrice, poiché è collegato all’Uovo del Mondo. Da Porfirio è chiamato “il creatore del mondo”, da Plutarco “la divinità increata ed eterna”; Eusebio lo identifica con il Logos, Giamblico arriva quasi ad identificarlo a Brahma, poiché dice di lui che “questo dio è l’intelletto stesso, poiché percepisce intellettualmente se stesso, e consacra l’intellettualità a se stesso, deve essere adorato in silenzio”. Una delle sue raffigurazioni, aggiunge Mr. Bonwick, “era Av, che significa carne. Egli era criocefalo, portava sulla testa un disco solare e sedeva sul serpente Mehen. Nella sua mano sinistra aveva una vipera, nella mano destra una croce. Si occupava attivamente di una missione creativa nel mondo sotterraneo”. Deveria scrive: “Il suo viaggio nell’emisfero inferiore simboleggia le evoluzioni delle sostanze che sono nate per morire e per rinascere”. Migliaia di anni prima che apparissero Kardec, Swedenborg e Darwin, gli antichi Egizi ne avevano già intuito le filosofie. (Fede Egizia e pensiero Moderno).

KOINOBI (Gr.) – Una setta che abitava l’Egitto all’inizio del I° secolo dell’era Cristiana; viene spesso confusa con i Terapeutici. Erano ritenuti dei maghi.

KOKAB (Cald.) – Il nome Cabalistico associato al pianeta Mercurio; anche una luce stellare (w.w.w.).

KOL (Ebr.) – Una voce; in lettere Ebraiche, QUL. La voce del divino. (Vedi “Bath Kol” e “Vach”). (w.w.w.).

KOLS – Una delle tribù dell’India Centrale, molto dedita alla magia. Sono considerati dei grandi stregoni.

KONX-OM-PAX (Gr.) – Parole mistiche adoperate nei Misteri Eleusini. Si pensa che queste parole siano l’imitazione in Greco di antiche parole Egiziane adoperate una volta nelle cerimonie segrete del culto Isiaco. Diversi autori moderni ne danno traduzioni fantasiose, che sono solo un tirare ad indovinare la verità. (w.w.w.).

KOORGAN (Rus.) – Un tumulo artificiale, generalmente una vecchia tomba. Alcune tradizioni di carattere soprannaturale e magico sono spesso legate a questi tumuli.

KOUNBOUM (Tib.) – L’Albero sacro del Tibet, l’albero “dalle 10.000 immagini”, come ci dice Huc. Cresce in un recinto nelle terre della Lamaseria che porta lo stesso nome, e viene molto curato. La tradizione riporta che scaturì dai capelli di Tsongkapa, che fu seppellito in quel luogo. Questo “Lama” fu il grande Riformatore del Buddismo del Tibet e viene considerato un’incarnazione di Amita Buddha. L’abate Huc, che visse diversi mesi presso quell’albero straordinario, con un altro missionario chiamato Gabet, così si esprime: “Ognuna delle sue foglie, nell’aprirsi, mostra o una lettera o una frase religiosa scritta in caratteri sacri, e queste lettere sono, nel loro genere, di una tale perfezione che i caratteri tipografici di Didot non hanno nulla che le superi. Se aprite delle foglie la cui vegetazione sta per schiudersi vi scoprirete, una volta aperte, delle lettere e parole distinte, meraviglia di quest’albero unico! Spostate la vostra attenzione dalle foglie dell’albero alla corteccia dei suoi rami : nuovi caratteri appariranno ai vostri occhi! Non permettete alla vostra attenzione di affievolirsi; sollevate gli strati di quella corteccia e, di nuovo, ALTRI CARATTERI si mostreranno sotto quelli la cui bellezza vi aveva sorpresi. Non è certo da supporre che questi strati sovrapposti ripetano la stessa stampa. Esattamente il contrario; ogni lamella che alzate presenta allo sguardo un suo tipo distinto di caratteri. A questo punto potremmo sospettare un imbroglio ? Ho fatto il possibile in questo senso, per scoprire la più piccola traccia di un inganno umano, ma la mia mente confusa non ha potuto cogliere il benchè minimo sospetto”. Eppure, immediatamente dopo, il buon Abate Francese ha un sospetto: il Diavolo.

KRATUDWISHA (Sans.) – I nemici dei sacrifici: i Daitya, i Danava, i Kinnara, ecc., tutti rappresentati come grandi asceti e Yogi. Questo mostra qual’è realmente il loro significato. Erano nemici delle pagliacciate religiose e del ritualismo.

KRAVYAD (Sans.) – Un mangiatore di carne, un carnivoro, sia uomo che animale.

KRISASWA Figli dei – Le armi chiamate Agneyastra. Le armi magiche viventi dotate di intelligenza, delle quali si parla nel Ramayana ed altrove. È un’allegoria occulta.

KRISHNA (Sans.) – Il più famoso avatar di Vishnu, il Salvatore Indiano e il loro dio più popolare. È l’ottavo Avatar, figlio di Devaki e nipote di Kansa, il Re Erode Indiano, che, poiché lo cercava fra i pastori ed i mandriani che lo nascondevano, fece trucidare migliaia dei loro figli neonati. La storia del concepimento, della nascita e dell’infanzia di Krishna, è il prototipo esatto di quella contenuta nel Nuovo Testamento. I missionari, naturalmente, cercano di dimostrare che gli Indù rubarono la storia della Natività ai primi Cristiani che andarono in India.

KRITA-YUGA (Sans.) – Il primo dei quattro Yuga, o Ere, dei Brahmani; è chiamato anche Satya-Yuga, ed è un periodo di tempo che dura 1.728.000 anni solari.

KRITTIKA (Sans.) – Le Pleiadi. Le sette nutrici di Kartikeya, il dio della Guerra.

KRIYASAKTI (Sans.) – Il potere del pensiero; una delle sette forze della Natura. È la potenza creativa delle Siddhi (poteri) posseduta dagli Yogi perfetti.

KRONOS (Gr.) – O CRONOS. Saturno, il Dio del Tempo Illimitato e dei Cicli.

KRURA-LOCHANA (Sans.) – Quello dall’ “Occhio cattivo”; espressione usata per Sani, il Saturno Indiano, il pianeta.

KSHANTI (Sans.) – Pazienza; una delle Paramita di perfezione.

KSHATRIYA (Sans.) – La seconda delle quattro caste nelle quali originariamente erano divisi gli Indù.

KSHETRAJNA (Sans.) – O Kshetrajneswara. Lo spirito incarnato, l’Ego Cosciente nelle sue manifestazioni più elevate: il Principio che si reincarna; il “Signore” dentro di noi.

KSHETRAM (Sans.) – Il “Grande Abisso” della Bibbia e della Cabala; il Caos, la Yoni, Prakriti, lo Spazio.

KSHIRA SAMUDRA (Sans.) – L’oceano di latte sbattuto o rimestato dagli dei.

KUCH-HA-GUF (Ebr.) – Il corpo astrale dell’uomo. Franz Lambert lo scrive “Coach-haguf”. Ma la parola Ebraica è Kuch, il cui significato è vis, “forza”, origine motrice del corpo materiale (w.w.w.).

KUKKUTA PADAGIRI (San) – Chiamata anche Gurupadagiri, è la “montagna dell’istruttore”. È situata a circa sette miglia da Gaya ed è famosa grazie ad una persistente voce popolare secondo la quale l’Arhat Mahakasyapa dimorerebbe ancor oggi nelle sue grotte.

KUKLOS ANAGKES (Gr.) – Significa “Ciclo Inevitabile” o il “Circolo obbligato”. Delle numerose catacombe dello Egitto e della Caldea, le più celebri furono le cripte sotterranee di Tebe e di Menfi. Le prime partivano dalle rive occidentali del Nilo e si estendevano in direzione del deserto della Libia; erano conosciute come le catacombe dei serpenti (Adepti Iniziati). Era lì che si celebravano i Sacri Misteri del Kuklos Anagkés, ove i candidati erano istruiti sulle leggi inesorabili tracciate dall’inizio dei tempi per ogni anima disincarnata. Tali leggi stabiliscono che ogni Entità reincarnantesi, dopo aver abbandonato il suo corpo di carne, deve passare da questa vita sulla terra ad altra vita su un piano più soggettivo, in una condizione di beatitudine, a meno che i peccati della personalità non portino alla separazione completa fra i “principi” superiori e quelli inferiori. Apprendevano inoltre che il “circolo necessario” o il Ciclo inevitabile doveva durare un determinato periodo (che, a seconda dei casi, andava da mille a tremila anni), al termine del quale l’Entità doveva ritornare alla sua mummia, cioè ad una nuova incarnazione. Gli insegnamenti Egiziani e Caldei erano quelli della “Dottrina Segreta” dei Teosofi. I Messicani avevano la stessa dottrina. Il loro semidio Votan, nel Popol Vuh (vedi l’opera di Bourbourg), descrive l’augero de colubra in modo identico alle “Catacombe o passaggio segreto del Serpente”, aggiungendo che si estendeva sotto terra e “terminava alle radici del cielo”; Votan fu ammesso in quella tana di serpente perché egli stesso era un “figlio dei Serpenti” o un Drago di Saggezza, cioè un Iniziato. In tutto il mondo i sacerdoti adepti erano chiamati “Figli del Drago” e “Figli del dio Serpente”.

KUMARA (Sans.) – Un adolescente vergine, un giovane celibe. I primi Kumara erano i sette figli di Brahma, nati dalle membra del dio durante la cosiddetta nona creazione. Si afferma che quel nome fu ad essi dato in seguito al loro formale rifiuto di “procreare la propria specie”, per cui , come vuole la leggenda, “restarono Yogi”.

KUMARA GUHA (Sans.) – Letteralmente, “il misterioso giovane vergine”. Un appellativo dato a Karttikeya in considerazione della sua sorprendente origine.

KUMARABUDHI (Sans.) – Un appellativo dato all’ “Ego” umano.

KUMBHAKA (Sans.) – La ritenzione del respiro, secondo le regole dell’Hatha Yoga.

KUMBHAKARNA (Sans.) – Il fratello del Re Ravana di Lanka, il rapitore della moglie di Rama, Sita. Come viene narrato nel Ramayana, Kumbhakarna, per una maledizione di Brahma, dormì per sei mesi, poi rimase sveglio un giorno intero prima di addormentarsi di nuovo; e così di seguito, per diverse centinaia di anni. Fu risvegliato per fargli prendere parte alla lotta fra Rama e Ravana, il demone catturato da Hanuman, ma alla fine anch’egli fu ucciso.

KUNDALINI SAKTI (Sans.) – Il potere della vita; una delle Forze di Natura; quel potere che genera una certa luce in coloro che si esercitano allo sviluppo spirituale ed alla chiaroveggenza. È un potere sviluppato solo da chi pratica la concentrazione e lo Yoga.

KUNTI (Sans.) – Moglie di Pandu e madre dei Pandava che nella Bhagavad Gita sono gli eroi nemici dei Kaurava, loro cugini. È una allegoria sull’Anima-Spirito, o Buddhi. Alcuni pensano che a rappresentare Buddhi sia Draupadi, la moglie che i cinque fratelli hanno in comune; ma non è così, perché Draupadi, invece, rappresenta la vita terrestre della Personalità. Come tale, di lei si ha poca considerazione e si permette che venga insultata e ridotta in schiavitù da Yudhishthira, il maggiore dei Pandava, suo signore e padrone, che rappresenta l’Ego Superiore con tutte le sue qualificazioni.

KURIOS (Gr.) – Il Signore, il Maestro.

KURU (Sans.) – O Kauravi. Nella Bhagavad Gita sono gli avversari dei Pandava, nella pianura di Kurukshetra. Questa pianura è a sole poche miglia da Delhi.

KUSA (Sans.) – Un’erba sacra utilizzata dagli asceti Indù, chiamata l’erba del felice presagio. È un’erba molto occulta.

KUSADWIPA (Sans.) – Una delle sette isole chiamate nei Purana “Saptadwipa”. (Vedi la Dottrina Segreta, Antropogenesi nota pag. 418).

KUSALA (Sans.) – “Merito”, una delle due componenti principali del Karma.

KUSINARA (Sans.) – La città in prossimità della quale morì Buddha. È vicina a Delhi, benchè alcuni Orientalisti l’abbiano posta nell’Assam.

KUVERA (Sans.) – Il dio dell’Ade o della ricchezza, simile a Plutone. Nel Pantheon Indiano è il re dei demoni maligni.

KWAN-SHAI-YIN (Cin.) – Il logos maschile dei Buddisti Settentrionali e di quelli Cinesi: il “dio manifestato”.

KWAN-YIN (Cin.) – Il logos femminile, la “Madre di Misericordia”.

KWAN-YN-TIEN (Cin.) – Il cielo dove risiedono Kwan-Yin e gli altri logoi. vedi La Dottrina Segreta Vol. I° pag. 168

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Ultimo aggiornamento

12 novembre 2018