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Glossario Teosofico: S

S – La diciannovesima lettera; numericamente vale sessanta. In Ebraico è la quindicesima lettera, Samech considerata sacra perché “il sacro nome di Dio è , ?Samech. Il simbolo è un puntello, o una colonna, e un uovo fallico. Nella geometria occulta è raffigurata da un cerchio quadripartito da una croce ? . Nella Kabbalah le “ripartizioni di Gan-Eden o Paradiso” sono Suddivise in modo simile.

SA o HEA (Cald.) – Nella mitologia Babilonese è la sintesi dei sette Dei.

SABALASWA (Sans.) – I figli di Daksha (Dottrina Segreta, Antropogenesi, pag. 311).

SABAO (Gr.) – Il nome Gnostico del genio di Marte.

SABAOTH (Ebr.) – Un esercito o una schiera, da Saba, andare in guerra; da cui il nome del dio combattente – il “Signore di Sabaoth”.

SABBATH DELLE STREGHE – La presunta festa e raduno delle streghe in qualche luogo solitario, dove le streghe erano accusate di conferire direttamente con il Diavolo. Tutte le razze e tutti i popoli vi credevano, ed alcuni ci credono ancora. In Russia il quartier generale ed il luogo d’incontro di tutte le streghe si dice sia il Monte Calvo (Lyssaya Gora), vicino a Kiev, in Germania è il Broken, nelle Montagne dell’Harz. Nell’antica Boston, USA, si incontrano vicino allo “Stagno del Diavolo”, in una grande foresta oggi scomparsa. A Salem erano messe a morte per volontà dei Dignitari della Chiesa e nella Carolina del Sud una strega fu bruciata alla fine del 1865. In Germania ed in Inghilterra furono massacrate a migliaia dalla Chiesa e dallo Stato, dopo essere state costrette a confessare, sotto tortura, la loro partecipazione al “Sabba delle Streghe”.

SABDA (Sans.) – La Parola, o Logos.

SABDA BRAHMAN (Sans.) – “Il Logos Immanifesto”. Nei Veda: “Vibrazioni Eteriche diffuse nello Spazio”.

SABHA (Sans.) – Assemblea, luogo d’incontro, sociale o politico. Anche Mahasabha, “l’insieme delle cose meravigliose (mayaviche o illusorie)”, dono di Mayasur ai Pandava (Mahabharata).

SABEI – I cosiddetti astrolatri, quelli che adoravano le stelle o, meglio, i loro “reggenti”. (Vedi “Sabeismo”).

SABEISMO – La religione degli antichi Caldei. Credevano in un Principio unico, impersonale, universale, divino, non Lo nominavano mai, ma offrivano il culto a dei e reggitori solari, lunari e planetari, considerando le stelle e gli altri corpi celesti come i loro rispettivi simboli.

SACERDOTESSE – Ogni religione antica aveva nei templi le proprie sacerdotesse. In Egitto erano chiamate le Sa ed erano addette all’altare di Iside ed ai templi di altre dee. Canephorae era il nome dato dai Greci alle sacerdotesse consacrate che portavano i canestri degli dei durante le feste pubbliche dei Misteri Eleusini. In Israele, come in Egitto, vi erano le profetesse, divinatrici di sogni ed oracoli; Erodoto menziona le Hierodules, vergini o monache dedicate a Giove Tebano, che in genere erano figlie dei Faraoni ed altre Principesse di Casa Reale. Gli Orientalisti parlano della moglie di Chefren, il costruttore della cosiddetta seconda Piramide, come di una sacerdotessa di Toth. (Vedi “Monache”).

SACHA KIRIYA (Sans.) – Secondo i Buddisti, un potere analogo al mantram magico dei Brahmani. Si tratta di un’energia miracolosa che può essere adoperata da adepti, sia sacerdoti che laici, ed è “più efficace quando è accompagnata da bhawana (meditazione)”. Consiste nel racconto dei propri “atti di merito compiuti o in questa o in altra vita precedente” – come sostiene il Rev. Mr. Hardy ma, in realtà, dipende dall’intensità della propria volontà aggiunta ad una fiducia assoluta nei propri poteri personali, sia di yoga, di volontà che di preghiera, come nel caso dei Mussulmani o dei Cristiani. Sacha significa “vera” e Kiriyang “azione”. È il potere del merito, o di una vita santa.

SACRARIUM (Lat.) – Nelle case degli antichi Romani era il nome della stanza che conteneva la particolare divinità adorata dalla famiglia; è anche l’adytum del tempio.

SACRO CUORE – In Egitto c’era il sacro cuore di Horus; a Babilonia quello del dio Bel; in Grecia ed altrove il cuore lacerato di Bacco. Il suo simbolo era la persea. La forma a pera del suo frutto e soprattutto del suo nocciolo, ricorda la forma del cuore. Lo si può vedere talvolta Sul capo di Iside, madre di Horus, con il frutto tagliato ed aperto e con il nocciolo a forma di cuore bene in evidenza. In seguito i Cattolici Romani adottarono il culto del “sacro cuore” di Gesù e della Vergine Maria.

SADAIKARUPA (Sans.) – L’essenza della natura immutabile.

SADDUCEI – Una setta, i seguaci di un certo Zadok, discepolo di Antigono Sacco. Sono accusati di aver negato l’immortalità dell’anima (personale) e la resurrezione del corpo (fisico personale). Lo stesso fanno i Teosofi; sebbene non neghino né la Immortalità dell’Ego né la resurrezione di tutte le sue numerose vite successive, che sopravvivono nella memoria dell’Ego. Ma assieme ai Sadducei – una setta di dotti filosofi che nei confronti di tutti gli altri Ebrei furono quello che i colti Gnostici erano nei confronti degli ultimi Greci, nel corso dei primi secoli della nostra era – noi di sicuro neghiamo l’immortalità dell’anima animale e la resurrezione del corpo fisico. I Sadducei erano gli scienziati e gli uomini dotti di Gerusalemme, ed occupavano le cariche più alte, come quelle di sacerdoti e di giudici, mentre i Farisei, dal primo all’ultimo, erano chi più e chi meno orgogliosi e corrotti dietro una facciata di falsa virtù.

SADHYA (Sans.) – Uno dei nomi dei “dodici grandi dei” creati da Brahma. Dei cosmici; letteralmente, “i sacrificatori divini”. I Sadhya sono importanti in Occultismo.

SADIK – Simile al Melchizedec Biblico, identificato dai mistici adoratori della Bibbia con Geova e Gesù Cristo. Ma essendo provata l’identità di Padre Sadik con Noè, egli può essere identificato pure con Cronos-Saturno.

SAFEKH (Egiz.) – Scritto anche Sebek e Sebakh, è il dio delle tenebre e della notte, con il coccodrillo quale emblema. Nella leggenda e trasformazione di Tifone è identico a Tifone. È connesso sia con Osiride che con Horus, ed è il loro grande nemico sulla terra. Lo troviamo Spesso definito il “triplice coccodrillo”. In astronomia è lo stesso che Makara o il Capricorno, il segno più mistico dello Zodiaco.

SAGA (Scand.) – Dea “che celebra con canti le azioni degli dei ed eroi”, ed alla quale, nell’Edda dei Norvegesi, i neri corvi di Odino rivelano la storia del Passato e del Futuro.

SAGARA (Scand.) – Letteralmente, “l’Oceano”; un re, il padre di 60.000 figli i quali, per mancanza di rispetto al saggio Kapila, furono da questi ridotti in cenere da un semplice sguardo del suo occhio.

SAGARDAGAN (Sans.) – Uno dei quattro sentieri che conducono al Nirvana.

SAGGEZZA – La “vera essenza della saggezza è contenuta nel Non-Essere”, dicono i Cabalisti; ma applicano questo termine anche al VERBO o Logos, il Demiurgo, dal quale l’universo fu chiamato in esistenza. “La Saggezza Unica è nel Suono”, dicono gli Occultisti, essendo il Logos nuovamente rappresentato dal Suono che è il substrato dell’Akasa. Lo Zohar, o “Libro dello Splendore”, dice: “È il Principio di tutti i Principi, la Saggezza misteriosa, la corona di tutto ciò che vi è di più Alto”. (Zohar, iii, foglio 288; Qabbalah di Myers). Ed è Spiegato: “Al di sopra di Kether c’è Ain, o Ens, Ain il NULLA”. “È chiamato così perché non Sappiamo, ed è impossibile sapere, quello che c’è in quel Principio, perché… è al di sopra della Saggezza stessa. (iii, foglio 288). Questo dimostra che i veri Cabalisti concordano con gli Occultisti sul fatto che l’essenza, o ciò che è nel principio della Saggezza, è ancora più elevata della più alta Saggezza.

SAHA (Sans.) – “Il mondo della sofferenza”; ogni mondo abitato nel chiliocosmo.

SAHAMPATI (Sans.) – Maha o Parabrahman.

SAHARAKSHA (Sans.) – Il fuoco degli Asura; il nome di un figlio di Pavamana, uno dei tre fuochi occulti principali.

SAINT GERMAIN Conte di – Considerato dagli scrittori moderni come un personaggio enigmatico. Federico II°, Re di Prussia, era solito dire di lui che era un uomo che nessuno era mai stato capace di capire. Molti sono stati i suoi biografi, ma uno più sconsiderato dell’altro. Da alcuni era visto come un dio incarnato, da altri come un abile Ebreo dell’Alsazia. Una cosa è certa: il Conte di St. Germain – qualunque possa essere stato il suo vero patronimico – aveva diritto al suo nome ed al suo titolo poiché aveva comprato nel Tirolo Italiano una proprietà chiamata “San Germano”, e pagò il Papa per questo titolo. Era di bellezza non comune, e rimangono innegabili la sua enorme cultura e le sue capacità linguistiche, perché parlava Inglese, Italiano, Francese Spagnolo, Portoghese, Tedesco, Russo, Svedese, Danese e molte lingue Slave ed Orientali, con la stessa facilità di uno del posto. Era molto ricco, non ricevette mai Soldi da nessuno, non fu mai visto bere o mangiare, ma fece dei prodigiosi regali di stupendi gioielli a tutti i suoi amici e perfino a famiglie reali Europee. La sua abilità musicale era sorprendente; Suonava qualsiasi strumento, ma il suo preferito era il violino. “St. Germain rivaleggiava con lo stesso Paganini” disse di lui nel 1835 un belga ottantenne, dopo aver ascoltato il “maestro Genovese”. “È St. Germain resuscitato che suona il violino nel corpo di uno italiano”, esclamò un barone Lituano che li aveva ascoltati entrambi. Non rivendicò mai poteri spirituali, ma diede prova di averne diritto. Usava passare da trentasette a quarantanove ore in meditazione profonda, senza svegliarsi, ed in questo modo conosceva tutto quello che voleva conoscere; e lo dimostrava il fatto che profetizzava il futuro Senza mai commettere un errore. Fu lui a predire ai Re Luigi XV° e XVI° ed alla sfortunata Maria Antonietta quanto poi successe. Nel primi anni dell’ottocento, molti erano i testimoni ancora viventi della sua prodigiosa memoria; poteva leggere un foglio al mattino e, senza più dargli un’occhiata, ripeterne dopo alcuni giorni il contenuto, senza omettere una sola parola; poteva scrivere contemporaneamente con due mani, con la destra un brano di poesia e con la Sinistra una lettera diplomatica della massima importanza. Leggeva lettere sigillate senza toccarle, mentre erano ancora in mano al latore. Era un grandissimo adepto nel trasmutare metalli, creando oro ed i più meravigliosi diamanti, arte, diceva, che aveva appreso in India da certi Brahmani che gli insegnarono la cristallizzazione artificiale del carbonio puro. Come racconta il nostro Fratello Kenneth Mackenzie “Nel 1780, durante una visita all’Ambasciatore francese a L’Aia egli frantumò con un martello un superbo diamante di sua fabbricazione, il cui doppione, anche questo prodotto da lui, aveva poco prima venduto per 5500 luigi d’oro ad un gioielliere”. A Vienna, nel 1772, era l’amico ed il confidente del Conte Orloff che aveva aiutato e salvato nel 1762 a S. Pietroburgo, quando questi era coinvolto nelle famose cospirazioni politiche del tempo; divenne anche intimo di Federico il Grande di Prussia. Naturalmente, aveva numerosi nemici, e quindi non c’è da meravigliarsi se tutte le dicerie inventate su di lui Siano ora attribuite a sue personali confessioni; cioè: che avesse circa cinquecento anni, che proclamasse la sua personale amicizia “con il Salvatore ed i suoi dodici Apostoli e che avesse rimproverato Pietro per suo brutto carattere” affermazione questa in netta contraddizione con quella in cui affermava di avere solo cinquecento anni. Se disse di “essere nato in Caldea e dichiarò di possedere i segreti dei maghi e dei saggi Egiziani”, avrebbe detto il vero senza rivendicare alcun potere miracoloso. Vi sono Iniziati, e nemmeno molto elevati, che sono in condizione di ricordare più di una delle lore vite passate. Ma abbiamo buone ragione per ritenere che St. Germain non abbia mai rivendicato la sua “personale intimità” con il Salvatore. Comunque sia andata, il Conte di St. Germain fu certamente il più grande Adepto Orientale che l’Europa abbia visto nel corso degli ultimi secoli. Ma l’Europa non lo riconobbe. Forse qualcuno potrebbe riconoscerlo nel prossimo Terrore che, quando verrà, colpirà tutta l’Europa e non solamente un paese. (N. d. T. Profezia esatta sulle due guerre mondiali).

SAINT MARTIN Louis Claude de – Nato in Francia (Amboise) nel 1743. Grande mistico e scrittore che proseguì i suoi studi filosofici e teosofici a Parigi durante la Rivoluzione. Divenne ardente discepolo di Jacob Boehme e studiò sotto la guida di Martinez Paschalis, fondando infine una Loggia mistica semi-Massonica, il “Rito Rettificato di San Martin”, di sette gradi. Era un vero Teosofo. Attualmente a Parigi ci sono alcuni ciarlatani ambiziosi che lo mettono in ridicolo facendosi passare per iniziati Martinisti, disonorando così il nome di quest’ultimo grande Adepto.

SAIS (Egiz.) – Il luogo dove fu fondato il famoso tempio di Iside-Neith, dove c’era la statua Sempre velata di Neith (Neith ed Iside, erano intercambiabili), con la famosa iscrizione: “Io sono tutto ciò che fu, che è e che sarà, e nessun mortale ha mai sollevato il mio Velo”. (Vedi “Sirio”).

SAKA (Sans.) – (1) Letteralmente, “L’Uno”, o l’Eka; usato per il “Drago di Saggezza” o per le divinità manifeste, prese collettivamente. (2) Secondo gli Orientalisti, lo stesso che il Sacae classico. È durante il regno del loro re Yudishtira che ebbe inizio il Kali Yuga.

SAKA DWIPA (Sans.) – Una delle sette isole, o continenti, menzionate nei Purana (antiche opere).

SAKKAYADITTHI – Illusione della personalità: l’idea erronea che l’ “Io sono Io” significhi un uomo o una donna con un nome particolare, invece di essere parte inseparabile del tutto.

SAKRADAGAMIN (Sans.) – Significa “Colui che nascerà (solo) un’altra volta” prima di raggiungere il Nirvana; colui che è entrato nel secondo dei quattro sentieri che conducono al Nirvana e che ha quasi raggiunto la perfezione.

SAKSHI (Sans.) – Il nome di una lepre, che nella leggenda “La luna e la lepre”, si buttò nel fuoco per salvare alcuni pellegrini affamati che non volevano ucciderla. Per questo sacrificio Si dice che Indra l’abbia trasferita nel centro della luna.

SHAKTI (Sans.) – L’energia attiva femminile degli dei; nell’Induismo popolare le loro Spose e dee; in Occultismo, la corona della luce astrale. La Forza e le sei forze della natura Sintetizzate. L’Energia Universale.

SAKTI-DHARA (Sans.) – Il “Portatore di Lancia” nome dato a Karttikeya per aver ucciso Taraka, un Daitya, un demone gigante. Quest’ultimo, sebbene fosse un demone, sembra sia Stato uno Yogi talmente grande che, per la sua austerità religiosa e per la sua santità, fece tremare davanti a lui tutti gli dei. Questo fa di Karttikeya il dio della guerra, una specie di San Michele.

SAKWALA – È un bana o “termine” pronunciato da Gautama Buddha nelle sue istruzioni orali. Sakwala è un sistema di mondi o, meglio, un sistema solare di cui, nell’universo, c’è ne Sono un numero infinito, ed indica quello spazio sul quale si estende la luce di ogni sole. Ogni Sakwala contiene terre, inferni e cieli (che in Occultismo significano sfere di bene e di male; la nostra terra è considerata come un inferno); raggiunge il suo massimo splendore, quindi decade e infine è distrutta in cicli che si avvicendano regolarmente in virtù della legge una ed immutabile. Il Maestro insegnò che sulla terra c’erano già stati quattro grandi “continenti” (la Terra degli Dei, la Lemuria, l’Atlantide e l’attuale “continente”, diviso in cinque parti nella “Dottrina Segreta”), ed altre tre che devono ancora comparire. Buddha disse che i primi continenti “non comunicavano l’uno con l’altro”, un’affermazione che dimostra come egli non parlasse degli attuali continenti già conosciuti ai suoi tempi (poiché Patala, o America, era perfettamente nota agli antichi scienziati indiani), bensì delle quattro formazioni geologiche della terra, con le quattro distinte razze-radice che erano già scomparse.

SAKYA (Sans.) – Un patronimico di Gautama Buddha.

SAKYAMUNI BUDDHA (Sans.) – Il nome del fondatore del Buddismo, il grande Saggio, il Signore Gautama.

SALAMANDRE – Nome che i Rosacroce davano agli Elementali del Fuoco. L’animale, così come il suo nome, ha un significato molto occulto ed è largamente usato in poesia. Il nome è quasi identico in tutte le lingue. Così in Greco, Latino, Francese, Spagnolo, Italiano, è Salamandra, in Persiano è Samandel ed in Sanscrito è Salamandala.

SALMALI (Sans.) – Una delle sette zone; è anche un tipo di albero.

SAMA (Sans.) – Una delle bhava pushpa o “fiori di santità”. Sama è il quinto, o “rinuncia”. Di tali fiori ce ne sono otto e si chiamano: clemenza o carità, autocontrollo, affetto (o amore per gli altri), pazienza, rinuncia, devozione, meditazione, veridicità. Sama è anche frenare ogni turbamento mentale.

SAMA VEDA (Sans.) – Significa, “la Scrittura, o Shastra, di pace”. Uno dei quattro Veda.

SAMADHANA (Sans.) – La condizione in cui uno Yogi non può più a lungo allontanarsi dal sentiero del progresso spirituale, quando tutto ciò che è terreno, tranne il corpo visibile, ha cessato per lui di esistere.

SAMADHI (Sans.) – Una condizione di trance estatica e completa. Il termine deriva dalla parola Sam-adha, “padronanza di sè stesso”. Colui che possiede questo potere è capace di esercitare un controllo assoluto su tutte le sue facoltà, sia psichiche che mentali; è il più elevato Stato dello Yoga.

SAMADHINDRYA (Sans.) – “Radice della contemplazione”; la quarta delle cinque radici chiamate Pancha Indriyani, che nella filosofia esoterica sono considerate le cause che portano ad una vita altamente morale, che conducono alla santità ed alla liberazione; quando queste Sono conseguiti, le due radici spirituali che riposano latenti nel corpo (Atma-Buddhi) germoglieranno e fioriranno. Samadhindrya è l’organo della meditazione estatica nelle pratiche di Raja Yoga.

SAMAEL (Ebr.) – L’appellativo Cabalistico del Principe di quegli spiriti del male che rappresentano le incarnazioni dei vizi umani; l’angelo della Morte. Da esso è stata tratta l’idea di Satana. (w.w.w.).

SAMAJNA (Sans.) – Significa, “un Saggio illuminato (o luminoso)”. Tradotto alla lettera, Samgharana Samajna, il famoso Vihara vicino a Kustan (Cina), significa “il monastero del Saggio luminoso”.

SAMANA (Sans.) – Uno dei cinque soffi (Prana) che producono l’azione chimica nel corpo animale.

SAMANERA – Un novizio, un postulante al sacerdozio Buddista

SAMANTA BHADRA (Sans.) – Letteralmente, “Saggio Universale”. Il nome di uno dei quattro Bodhisattva della Scuola Yogacharya di Saggezza del Mahayana (il Grande Veicolo). Vi sono quattro Bodhisattva terrestri e tre celesti: solo i primi quattro agiscono nelle razze attuali, ma a metà della quinta Razza-radice comparve il quinto Bodhisattva che, secondo una leggenda esoterica, fu Gautama Buddha, il quale però, essendo comparso troppo presto, dovette Scomparire corporalmente dal mondo per un certo periodo.

SAMANTA PRABHASA (Sans.) – Significa “splendore universale” o luce abbagliante. Nome sotto il quale ognuno dei 500 Arhat perfetti riappare sulla terra quale Buddha.

SAMANYA (Sans.) – Comunanza, o mescolanza di qualità; un’idea astratta di specie, come ad esempio l’umanità.

SAMAPATTI (Sans.) – Nel Raja Yoga è la concentrazione assoluta; il processo di sviluppo per mezzo del quale si raggiunge (apatti) l’indifferenza perfetta (Sams). Questo è l’ultimo Stadio di sviluppo prima che sia raggiunta la possibilità di entrare nel Samadhi.

SAMAYA (Sans.) – Un precetto religioso.

SAMBHOGAKAYA (Sans.) – Una delle tre “Vesti” di gloria, o corpi, acquisite sul “Sentiero” dagli Asceti. Alcune sette sostengono che sia la seconda, mentre altri dicono sia la terza Buddhakshetra, o forme di Buddha. Letteralmente è il “Corpo di Compensazione”” (Vedi La Voce del Silenzio, Glossario III°). Di Buddhakshetra ce ne sono sette; quelle di Nirmanakaya, di Sambhogakaya e di Dharmakaya, appartengono al Trikaya, o triplice qualità.

SANGHA (Sans.) – L’assemblea o riunione sacerdoti, chiamata anche Bhikshu Sangha; la parola “chiesa” usata nella traduzione, non ne esprime affatto il significato reale.

SAMKHARA (Pali) – (1) Uno dei cinque Skandha o attributi nel Buddismo. (2) “Tendenze della mente” (Vedi “Skandha”).

SAMMA SAMBUDDHA (Pali) – (1) Il ricordo di tutte le proprie passate incarnazioni; un fenomeno yoga. (2) Uno degli appellativi del Signore Buddha, “il Signore di mitezza e di rassegnazione”; esso significa “illuminazione perfetta”.

SAMOTRACI (Gr.) – Una designazione dei Cinque dei che si veneravano nell’isola che ha questo nome, durante la celebrazione dei Misteri. Vengono considerati identici ai Cabiri, ai Dioscuri, ed ai Coribanti. I loro nomi erano mistici ed indicavano Plutone, Cerere o Proserpina, Bacco ed Esculapio, o Ermete.

SAMOTRACIA (Gr.) – Un’isola famosa per i suoi Misteri; forse i più antichi mai instaurati nella nostra razza attuale. I Misteri Samotraci erano rinomati nel mondo intero.

SAMPAJNANA (Sans.) – Forza di illuminazione interiore.

SAMSKARA (Sans.) – Da Sam e Kri, perfezionare, migliorare, imprimere. Nella filosofia Indù il termine è adoperato per significare le impronte lasciate sulla mente dalle azioni individuali o dalle circostanze esterne, e capaci di svilupparsi in qualunque occasione futura favorevole – anche in una futura nascita. Il Samskara indica dunque i germi delle tendenze e degli impulsi provenienti da nascite anteriori che debbono svilupparsi in questa, o il loro arrivo in janma o reincarnazione. In Tibet Samskara è chiamato Doodyed ed in Cina viene definito quale azione o Karma o, per lo meno, lo si collega ad esso. Rigorosamente parlando, è un termine metafisico che, nelle filosofie exoteriche, viene definito in diversi modi: nel Nepal come illusione, nel Tibet come nozione, a Ceylon quale discriminazione. Il suo vero significato è quello che abbiamo dato sopra e, come tale è collegato con il Karma e con le sue operazioni.

SAMTAN (Tib.) – Lo stesso che Dhyana, o meditazione.

SAMVARA (Sans.) – Una divinità adorata dai Tantrici.

SAMVARTA (Sans.) – Un Kalpa minore. Un periodo di creazione dopo il quale avviene un annientamento parziale del mondo.

SAMVARTTA KALPA (Sans.) – Il Kalpa o periodo di distruzione, lungo quanto il Pralaya. Ogni razza-radice ed ogni sottorazza è soggetta a tali Kalpa di distruzione; la quinta razza- radice deve avere 64 di questi cataclismi periodici: 56 per mezzo di fuoco, 7 per mezzo dell’acqua ed un piccolo Kalpa per mezzo di venti e cicloni.

SAMVAT (Sans.) – Nome di un’era Indiana, che si suppone iniziata nel 57 a. C.

SAMVRITI (Sans.) – Concezione falsa – l’origine dell’illusione.

SAMVRITISATYA (Sans.) – Verità frammista a false concezioni (Samvriti); il contrario di verità assoluta o Paramarthasatya, auto-coscienza nella verità o realtà assoluta.

SAMYAGAJIVA (Sans.) – Mendicare per fini religiosi; la professione giusta. È il quarto Marga (sentiero), il voto di povertà, obbligatorio per ogni Arhat e monaco.

SAMYAGADRISHTI (Sans.) – La capacità di dibattere sulla verità. Il primo degli otto Marga (sentieri) dell’ascetismo.

SAMYAKKARMANTA (Sans.) – L’ultimo degli otto Marga. Purezza assoluta e pratica dell’onestà, del disinteresse, dell’altruismo: caratteristiche di ogni Arhat.

SAMYAKSAMADHI (Sans.) – Coma mentale assoluto. Il sesto degli otto Marga; il raggiungimento totale del Samadhi.

SAMYAKSAMBUDDHA (Sans.) – O Sammasambuddha, come viene pronunciato a Ceylon. Significa il Buddha della conoscenza corretta ed armoniosa, la terza delle dieci qualifiche di Sakyamuni.

SAMYATTAKA NIKAYA (Sans.) – Un’opera Buddista composta principalmente dai dialoghi fra Buddha ed i suoi discepoli.

SANA (Sans.) – Uno dei tre Kumara esoterici, i cui nomi sono Sana, Kapila e Sanatsujata, triade misteriosa che racchiude il mistero della generazione e reincarnazione.

SANA (Sans.) – O Sanaischara. Lo stesso che Sani, o il pianeta Saturno. Nel Panteon Indiano è il figlio di Surya, il Sole, e di Sanjna, la Coscienza Spirituale, che è figlia di Visva- Karman o piuttosto, di Chhaya, l’ombra lasciata dietro di sè da Sanjna. Sanaischara significa “quello che si muove lentamente”.

SANAKA (Sans.) – Una pianta sacra dalla quale si tessono le fibre per fare le vesti gialle dei sacerdoti Buddisti.

SANAT KUMARA (Sans.) – Il più importante dei sette Kumara, i Vaidhatra, i primi dei quali sono chiamati Sanaka, Sananda, Sanatana, Sanat Kumara; questi nomi sono tutti qualificazioni Significative dei gradi dell’intelletto umano.

SANAT SUJATIYA (Sans.) – Opera che tratta degli insegnamenti di Krishna, come quelli della Bhagavad Gita e dell’Anugita.

SANCHA DWIPA (Sans.) – Una delle sette grandi isole Sapta-Dwipa.

SANCHONIATHON (Gr.) – L’autore pre-Cristiano della Cosmogonia Fenicia, le cui opere Sono andate perdute. Filone di Biblo ne cita solo dei frammenti .

SANDALPHON (Ebr.) – Il Cabalistico Principe degli Angeli, emblematicamente rappresentato da uno dei Cherubini dell’Arca.

SANDHYA (Sans.) – Periodo compreso fra due Yuga, mattino-sera; tutto ciò che è compreso fra due cose, e le congiunge. Letteralmente, “crepuscolo”, periodo compreso fra l’intero Manvantara, o “Giorno di Brahma” e il Pralaya, o “Notte di Brahma‚”.

SANDHYAMSA (Sans.) – Un periodo che segue ad uno Yuga.

SANGHAI DAG-PO (Tib.) – Il “Signore Nascosto”, una appellativo di coloro che sono immersi nell’Assoluto, e si sono identificati con esso. Adoperato per i “Nirvani” e per i “Jivanmukta”.

SANGYE KHADO (Sans.) – La Regina delle Khado o dei geni femminili; la Dakini degli Indiani e la Lilith degli Ebrei.

SANJNA (Sans.) – Coscienza Spirituale. La sposa di Surya, il Sole.

SANKARA (Sans.) – Il nome di Shiva. È anche un grande filosofo Vedantino.

SANKHYA (Sans.) – Il sistema di filosofia fondato dal Rishi Kapila; un sistema di metafisica analitica, ed una delle sei Darshana o scuole di filosofia. Tratta delle categorie numeriche e del significato dei venticinque tatwa (le forze della natura in vari gradi). Tale “Scuola atomistica”, come la chiamano alcuni, spiega la natura quale interazione dei ventiquattro elementi con purusha (lo spirito) modificata dai tre guna (qualità); insegna l’eternità di pradhana (la materia primordiale, omogenea), o l’autotrasformazione della natura e l’eternità degli Ego umani.

SANKHYA KARIKA (Sans.) – Un’opera di Kapila che contiene i suoi aforismi.

SANKHYA YOGA (Sans.) – Il sistema di Yoga stabilito dalla Scuola Sankhya.

SANNA (Pali) – Uno dei cinque Skandha, in particolare l’attributo delle idee astratte.

SANNYASI (Sans.) – Asceta indiano che ha raggiunto la conoscenza mistica più elevata, la cui mente è fissa sulla verità suprema e che ha rinunciato completamente a qualsiasi cosa terrena o mondana.

SANSARA (Sans.) – Significa “Rotazione”; l’oceano delle nascite e delle morti. Le rinascite umane rappresentate come un ciclo continuo, una ruota sempre in movimento.

SANSCRITO (Sans.) – Il linguaggio classico dei Brahmani, mai conosciuto né parlato nella sua vera forma sistematica (dato più tardi approssimativamente da Panini), eccetto che dai Brahmani iniziati, poiché esso era, preminentemente, un “linguaggio misterico”. È ora degenerato nel cosiddetto Prakrita.

SANTA (Sans.) – Letteralmente, “placidità”. La primordiale qualità dello stato latente ed indifferenziato della materia elementare.

SANTATIH (Sans.) – La “discendenza”.

SANTO DEI SANTI – Assiriologi, Egittologi, ed Orientalisti in genere, dimostrano che un luogo simile esisteva in tutti i templi dell’antichità. Il grande tempio di Bel-Merodach, le cui mura fronteggiavano i quattro punti cardinali, aveva alla sua estremità un “Sancta Sanctorum” nascosto ai profani da un velo: qui, “il divino re del cielo e della terra, il signore dei cieli, Si installa all’inizio dell’anno”. Secondo Erodoto, esso conteneva un’immagine in oro del dio, con una tavola d’oro di fronte, come la tavola degli Ebrei per il pane dell’offerta e, su questo, pare si mettesse del cibo. In alcuni templi c’era anche “un piccolo scrigno, o un’arca, con sopra due tavolette di pietra scolpite” (Qabbalah di Myer). In breve, è ormai molto ben dimostrato che il “popolo eletto” non aveva di proprio nulla che fosse nuovo, ma che tutti i dettagli del suo rituale e della sua religione furono presi in prestito dalle nazioni più antiche. Le Conferenze Hibbert del Prof. Sayce ed altri lo dimostrano più che sufficientemente. La storia della nascita di Mosè è quella di Sargon il Babilonese, che è anteriore a Mosè di 2000 anni e non c’è da meravigliarsi che, come dice il Dott. Sayce, il nome di Mosè, Mosheh, sia connesso al nome del dio-sole Babilonese come “eroe” o “conduttore” (Conferenze Hibbert, pag. 46 e succ.). Mr. J. Myer dice: “L’ordine dei preti era diviso in grandi sacerdoti, quelli assegnati o legati ad alcune divinità come i Leviti Ebraici; quelli che praticavano le funzioni o i purificatori; i Kali ‘illustri o ‘maggiori; gli indovini ed il Makkhu o il ‘grande, nel quale il Prof. Delitzsch vede il Rab-mag dell’Antico Testamento… Gli Accadi ed i Caldei avevano il giorno di riposo ogni sette giorni, ed avevano anche dei giorni di ringraziamento e giorni di penitenza e di preghiera. C’erano sacrifici di vegetali e di animali, di carne e di vino… Il numero Sette era particolarmente sacro… Il grande tempio di Babilonia esisteva molto prima del 2250 a. C. ed il suo ‘Sancta Sanctorum’ era all’interno del santuario di Nebo, il profetico dio della saggezza”. Il dio Marduk passò dagli Accadi agli Assiri essendo stato prima Merodach, “il misericordioso” dei Babilonesi, l’unico figlio ed interprete della volontà di Ea o Hea, la grande Dea della Saggezza. Gli Assiriologi, quindi, hanno scoperto tutto il sistema del “popolo eletto”.

SAPHAR (Ebr.) – Sepharim; uno di quelli chiamati nella Kabbalah – Sepher, Saphar e Sipur, o “Numero, Numeri e Numerati”, tramite cui fu formato il mondo.

SAPTA (Sans.) – Sette.

SAPTA BUDDHAKA (Sans.) – Un resoconto nel Mahanidana Sutra dei Sapta Buddha, i Sette Buddha della nostra Ronda, di cui Gautama Sakyamuni è esotericamente il quinto, ed exotericamente, come schermo, il settimo.

SAPTA SAMUDRA (Sans.) – I “sette oceani”. Su un piano superiore, hanno un significato occulto.

SAPTA SINDHAVA (Sans.) – I “sette fiumi sacri”. Termine Vedico. Nelle opere Zend Sono chiamati Hapta Heando. Questi fiumi sono strettamente collegati con gli insegnamenti esoterici delle scuole Orientali, dove hanno un significato molto occulto.

SAPTA TATHAGATA (Sans.) – I sette Nirmanakaya principali fra gli innumerevoli antichi custodi del mondo. I loro nomi sono incisi su una colonna ettagonale custodita in una sala Segreta in quasi tutti i templi Buddisti della Cina e del Tibet. Gli Orientalisti sbagliano quando pensano che essi siano “i sette sostituti Buddisti dei Rishi Brahmani”. (Vedi “Tathagatagupta”).

SAPTADWIPA (Sans.) – Nei Purana, le sette isole o “continenti” sacri.

SAPTALOKA (Sans.) – Le sette regioni superiori, cominciando dalla terra e salendo verso l’alto.

SAPTAPARNA (Sans.) – “La settuplice”. “Una pianta che diede il suo nome alla famosa caverna o Vihára, a Rajagriha, ora vicino a Buddhagaya, dove il Signore Buddha era solito meditare ed istruire i suoi Arhat e dove, dopo la sua morte, si tenne il primo Sinodo. Questa caverna aveva sette camere, da cui il suo nome. Nell’Esoterismo, Saptaparna è il simbolo della “settuplice Pianta-Umana”.

SAPTARSHI (Sans.) – I sette Rishi. In quanto stelle, esse sono la Costellazione dell’Orsa Maggiore e, come tali, sono chiamati Riksha (spendenti) e Chitrasikhandina – dal pennacchio brillante. (N. d. T. Chitra = brillante vedi Mahabharata 12. 322. 26-28).

SAR o SAROS (Cald.) – Un dio Caldeo dal cui nome, rappresentato quale orizzonte circolare, i Greci derivarono la loro parola Saros, il ciclo.

SARAMA (Sans.) – Nei Veda, è la cagna di Indra, madre di due cani chiamati Sarameya. Sarama è il “guardiano divino” del dio ed è simile a colui che vegliava “sul gregge di stelle dorate e sui raggi solari”; è identico a Mercurio, il pianeta, ed all’Ermete Greco chiamato Sarameya.

SARAPH (Ebr.) – Un serpente volante.

SARASVATI (Sans.) – Identica a Vach, la sposa e figlia di Brahma‚ prodotta da una delle due metà del suo corpo. È la dea della parola, della conoscenza sacra, o esoterica, e della Saggezza. È chiamata anche Sri.

SARCOFAGO (Gr.) – Tomba di pietra e ricettacolo per il morto; sarc = carne, phagein = mangiare. Il Lapis assius, la pietra con la quale erano fatti i sarcofaghi, viene scavata in Licia, ed ha la proprietà di consumare i corpi in pochissime settimane. In Egitto i sarcofaghi erano fatti di svariate altre pietre, di basalto nero, di granito rosso, di alabastro e di altri materiali, poiché servivano solo come un contenitore esterno per la bara di legno che conteneva la mummia. Su alcuni di essi gli epitaffi sono eccezionali ed altamente etici, e nessun Cristiano potrebbe augurare ai suoi morti qualcosa di migliore. In un epitaffio datato migliaia di anni prima dell’anno uno della nostra era moderna, si legge: “Ho dato acqua a chi era assetato e vestito chi era nudo. Non ho fatto male ad alcuno”. E in un altro: “Ho compiuto le azioni desiderate dagli uomini, e quelle che sono ordinate dagli dei”. La bellezza di alcune di queste tombe può essere giudicata dal sarcofago di alabastro di Oimenephthah I°, nel Museo di Sir John Soane, a Lincoln Inn. “Scolpito in un unico blocco di alabastro, misura 9 metri di lunghezza, 65 cm. di larghezza e da 60 a 90 cm. di altezza… I fori sull’esterno, ora vuoti, erano una volta rivestiti di rame blu per raffigurare il cielo. Tentare una descrizione delle meravigliose figure che sono all’interno ed all’esterno di questo sarcofago, esula dallo scopo di quest’opera. Molta della nostra conoscenza della mitologia di quel popolo è dovuta a questo prezioso monumento, con le sue centinaia di figure che illustrano l’ultimo giudizio e la vita nell’oltretomba. Dei, uomini, serpenti, animali e piante simbolici, vi sono meravigliosamente Scolpiti…” (Riti Funerei degli Egizi).

SARGON (Cald.) – Re Babilonese. Si è ora scoperto che la sua storia è stata l’originale di quella di Mosè e dell’arca di giunchi galleggiante sul Nilo.

SARIRA (Sans.) – Involucro, o corpo.

SARISRIPA (Sans.) – Serpenti, insetti striscianti, rettili, l’”infinitamente piccolo”.

SARKU (Cald.) – La razza chiara; quella degli dei, in contrapposizione alla razza scura chiamata zahmat gagnadi o la razza che cadde, cioè gli uomini mortali.

SARPA-RAJNI (Sans.) – Nei Brahmana, la regina dei serpenti.

SARPAS (Sans.) – Serpenti, il cui re era Sesha, il serpente o meglio, un aspetto di Vishnu che regnava in Patala.

SARVA MANDALA (Sans.) – Un nome per l’”Uovo di Brahma‚”.

SARVADA (Sans.) – Significa “che sacrifica tutto”. Un titolo di Buddha, colui che in una precedente Jataka (nascita) sacrificò il suo regno, la sua libertà e perfino la sua vita per salvare gli altri.

SARVAGA (Sans.) – La suprema “Sostanza del Mondo”.

SARVATMA (Sans.) – L’Anima suprema; lo Spirito onnipervadente.

SARVESHA (Sans.) – L’Essere Supremo. Il Controllore di ogni azione e di ogni forza dell’universo.

SAT (Sans.) – L’unica Realtà sempre presente nel mondo infinito; l’Essenza divina che è, ma di cui non può essere detto che esiste poiché è l’Assolutezza, l’Esseità stessa.

SATA RÚPA (Sans.) – “Quella dalle cento forme”; si applica a Vach che, per essere l’aspetto femminile di Brahma, assume centinaia di forme – ossia, la Natura.

SATI (Egiz.) – La Dea che con Anouki ed il dio Khnoum forma la trinità Egizia.

SATTA (Sans.) – “La sola ed unica Esistenza” – Brahma (neutro).

SATTI (Sans.) – O Suttee. La cremazione delle vedove viventi assieme ai loro mariti morti – costume oggi fortunatamente abolito in India. Significa “donna casta e devota”.

SATTVA (Sans.) – Comprensione; permanere nella conoscenza divina. Segue generalmente la parola Bodhi quando è usata nei composti, ad esempio, “Bodhisattva”.

SATTWA (Sans.) – O Sattva. Bontà; lo stesso che Sattva, o purezza, uno dei triguna, o delle tre qualità della natura.

SATYA (Sans.) – La verità suprema.

SATYA LOKA (Sans.) – Il mondo della purezza e della saggezza infinite; la dimora celestiale di Brahma‚ e degli dei.

SATYA YUGA (Sans.) – L’età d’oro, o l’era della verità e della purezza; il primo dei quattro Yuga, detto anche Krita Yuga.

SATYAS (Sans.) – Uno dei nomi dei dodici grandi dei.

SCALA – Ci sono molte “scale” nelle filosofie e negli schemi mistici tutte usate, e molte lo sono ancora, nei rispettivi misteri delle varie nazioni. la Scala Brahmanica simboleggia i Sette Mondi o i Sette Loka; la Scala Kabbalistica i sette Sephiroti inferiori; nella Bibbia si parla della Scala di Giacobbe; la Scala Mitraica è anche la “Scala Misteriosa”. Poi ci sono la Rosicruciana, la Scandinava, le Scale Borsippa, ecc. e finalmente la Scala Teologica che, secondo Kenneth Mackenzie, consiste nelle quattro virtù cardinali e nelle tre virtù teologiche.

SCARABEO – In Egitto era simbolo di resurrezione ed anche di rinascita; di re-surrezione per la mummia o, meglio, per gli aspetti più elevati della personalità che l’animava, e di rinascita per l’Ego, il “corpo spirituale” dell’Anima umana inferiore. Gli Egittologi ci danno solo mezza verità quando, speculando sul significato di alcune iscrizioni, dicono che “l’anima giustificata, una volta arrivata ad un certo periodo delle sue peregrinazioni (semplicemente alla morte del corpo fisico) doveva essere unita al suo corpo (cioè, all’Ego), e non essere mai più Separata da esso” (Rougè). Cos’è questo cosiddetto corpo? Non può essere la mummia, perché il corpo svuotato e mummificato non può risorgere. Può essere solo la veste spirituale, eterna, l’EGO, che non muore mai, ma dà l’immortalità a chiunque diventa unito con esso. “L’Intelligenza liberata (che) riprende il suo corpo luminoso e (ri)diventa Daimon”, come dice il Prof. Maspero, è l’Ego spirituale. L’Ego personale, o Kama-Manas, il suo raggio diretto o anima inferiore, è quello che aspira a diventare Osiridificato, cioè ad unirsi con il suo “dio”; e la parte di esso che avrà successo nel fare questo, non sarà mai più separato da lui (il dio), neppure quando quest’ultimo ritornerà più e più volte in incarnazione, discendendo periodicamente Sulla terra nel suo pellegrinaggio, in cerca di nuove esperienze e seguendo i decreti del Karma. Khem, “il seminatore del seme” è mostrato su una stele in una immagine della Resurrezione dopo la morte fisica, quale creatore e seminatore del chicco di grano che, dopo il disfacimento, germoglia di nuovo quale spiga nuova sulla quale vi è posato in equilibrio uno Scarabeo; e Deveria dice molto giustamente che “Path è la forma inerte, materiale di Osiride che diventerà Sokari (l’Ego eterno) per rinascere, per poi essere Harmacus”, o Horus, nella Sua trasformazione, il dio risorto. La preghiera tanto spesso rinvenuta nelle iscrizioni tombali, “l’augurio per la resurrezione in un’anima vivente” o Ego Superiore, ha sempre alla fine uno Scarabeo che sta per l’anima personale. Lo scarabeo è il più onorato ed anche il più frequente e familiare, di tutti i simboli Egiziani. Ogni mummia ne ha parecchi. L’ornamento prediletto Sulle incisioni, sui mobili, sugli utensili domestici, è lo scarabeo sacro. Nel suo Libro dei Morti, Pierret mostra con molta pertinenza che il significato segreto di questo geroglifico è sufficientemente spiegato dal fatto che il nome Egiziano per lo scarabeo è Kepher e significa essere, divenire, costruire di nuovo, ricostruire.

SCHEO (Egiz.) – Il dio che, unitamente a Tefnant ed a Seb, abita Aanroo, la regione detta “terra di rinascita degli dei”.

SCHESOO-HOR (Egiz.) – Letteralmente, i servitori di Horus, il primo popolo che si stabilì in Egitto, ovvero gli Ariani.

SCIENZA CRISTIANA – Un termine coniato recentemente per indicare l’arte della guarigione per mezzo della volontà. La definizione è inesatta poiché Buddisti o Ebrei, Indù o Materialisti, possono praticare questa nuova forma di Yoga occidentale, con eguale successo, nel caso possano guidare e controllare la loro volontà con sufficiente fermezza. La “Scienza Mentale” è un’ altra scuola rivale. Quest’ultima opera tramite una negazione universale di qualsiasi malattia o immaginabile male, e pretendono, sillogisticamente, che siccome lo Spirito Universale non può essere soggetto alle sofferenze della carne, e siccome ogni atomo è Spirito e nello Spirito, e siccome infine sia i guaritori che i guariti sono tutti assorbiti in questo Spirito o Divinità, non vi è, e non può esserci qualcosa come la malattia. Questo non impedisce in nessun modo che entrambi i due tipi di Scienziati sia Cristiani che Mentali soccombano alla malattia e che non portino nei loro corpi malattie croniche proprio come i comuni mortali.

SCIENZA SACRA – Nome della filosofia esoterica interiore, i segreti insegnati anticamente ai candidati iniziati e dati dagli Jerofanti durante l’ultima e suprema Iniziazione.

SCIENZE OCCULTE – La scienza dei segreti della natura – fisica e psichica, mentale e Spirituale, chiamata Scienza Ermetica ed Esoterica. In Occidente la si può chiamare Kabbalah; in Oriente misticismo, magia e filosofia Yoga alla quale i Chela indiani fanno spesso riferimento come alla settima “Darshana” (o scuola di filosofia), di cui solo sei in India sono note al mondo del profano. Queste scienze sono, e sono state per ere, celate al volgo per l’eccellente ragione che esse non sarebbero mai state apprezzate dalle sedicenti classi istruite, né comprese dai non colti. Le prime, anzi, avrebbero potuto farne cattivo uso per il proprio profitto e volgere così la Scienza divina in Magia nera. Viene spesso rivolta alla filosofia Esoterica ed alla Kabbalah l’accusa che la loro letteratura è piena di “un gergo barbaro e senza Significato”, incomprensibile alle menti comuni. Ma le Scienze esatte – medicina, fisiologia, chimica e le altre – non fanno forse lo stesso? Gli Scienziati ufficiali non velano allo stesso modo i loro dati e le loro scoperte, usando una terminologia Greco-Latina recentemente coniata ed ancora più barbara ? Come giustamente rileva il nostro Fratello Kenneth Mackenzie – “fare tali giochi di prestigio con le parole, quando i fatti sono così semplici, è l’arte degli Scienziati dei nostri tempi, in netto contrasto con quelli del XVII° secolo che chiamavano la vanga vanga e non ‘attrezzo agricolo”. Comunque, mentre i loro fatti sarebbero semplici e comprensibili se resi in un linguaggio comune, i fatti della Scienza Occulta sono di natura tanto astrusa che, nella maggior parte dei casi, non esistono nelle lingue Europee parole per esprimerli; inoltre, il nostro “gergo” ha una doppia necessità – (a), lo scopo di descrivere chiaramente quei fatti a chi è versato nella terminologia occulta, (b) celare questi fatti al profano.

SCIITI (Pers.) – Una setta di Mussulmani che mettono il Profeta Alì molto più in alto di Maometto, rifiutando la Sunnah o tradizione.

SCUOLA ALESSANDRINA di Filosofia – Questa famosa Scuola sorse ad Alessandria (Egitto) e per molti secoli fu la più grande sede del sapere e della filosofia. Famosa per la sua biblioteca che si chiamava “Alessandrina”, fondata da Tolomeo Soter, morto nel 283 a. C., proprio all’inizio del suo regno. Questa biblioteca poteva vantare oltre 700.000 rotoli o volumi (Aulo Gellio); per il suo museo, la prima vera accademia di scienza e d’arte; per i suoi studiosi, celebri nel mondo, come Euclide (padre della geometria scientifica), Apollonio di Perga (autore della opera tuttora esistente sulle sezioni coniche), Nicomaco (aritmetico); ed ancora, astronomi, filosofi della natura, anatomisti come Erofilo ed Erasistrato, medici, musicisti, artisti, ecc.; e divenne ancor più famosa per la sua Scuola Eclettica, o Neo Platonica, fondata nel 193 d. C. da Ammonio Sacca, di cui furono discepoli Origene, Plotino, e molti altri che rimasero famosi nella storia. Filone Giudeo, Giuseppe, Giamblico, Porfirio, Clemente Alessandrino, Eratostene l’astronomo, Ipazia la vergine filosofa, e numerose altre stelle di minore grandezza, appartennero tutti, in momenti diversi, a questa grande Scuola, ed aiutarono a fare di Alessandria una delle più onorate sedi di conoscenza che il mondo abbia mai prodotto.

SCUOLA PLATONICA – O “Accademia Antica”, in contrapposizione alla Scuola posteriore o Scuola Neo Platonica di Alessandria. (Vedi “Filaleti”).

SCUOLE DEI PROFETI – Scuole instaurate da Samuele per la formazione dei Nabiim (profeti). Seguivano un metodo simile a quello di un Chela o candidato all’iniziazione nelle Scienze occulte, cioè lo sviluppo delle facoltà supernormali, o della chiaroveggenza che porta alla Veggenza. Nei tempi antichi c’erano molte di queste Scuole, sia in Palestina che in Asia Minore. Che gli Ebrei adorassero Nebo, il dio Caldeo della sapienza segreta, è certo, poiché adottarono il suo nome quale equivalente della Saggezza.

SÈ SUPERIORE – Lo Spirito Divino Supremo che adombra l’uomo. La corona della Triade Spirituale nell’uomo – Atman.

SEB (Egiz.) – Il Saturno Egizio; il padre di Osiride e di Iside. Esotericamente, il solo principio esistente prima della creazione, più vicino nel suo significato a Parabrahman che a Brahma. Ci sono sue tracce fin dalla prima e seconda Dinastia, e le statue di Seb si possono osservare nei musei, recante sulla testa l’oca o il cigno nero che depone l’uovo del mondo. Nout o Neith, la “Grande Madre” ed anche la “Vergine Immacolata”, è la sposa di Seb; è la più antica “dea” che si ricordi e si ritrova sui monumenti della prima Dinastia alla quale Mariette Bey assegna la data di quasi 7000 anni a. C.

SEDECLA – La donna Oracolo di Endor.

SEDUTA – Una parola che per i Teosofi e gli Spiritisti ha finito per significare una riunione dove i partecipanti sono seduti attorno ad un medium, con l’intenzione di produrre fenomeni, materializzazione di “spiriti” ed altre manifestazioni.

SEIR ANPIN (Ebr.) – O Zauir Anpin. Nella Kabbalah è “il Figlio del Padre nascosto”, colui che unisce in sè tutti i Sephiroti. L’Adam Kadmon, o il primo “Uomo Celeste manifesto”, il Logos.

SEKHEM (Egiz.) – Lo stesso che Sekten.

SEKHET (Egiz.) – Vedi “Pasht”.

SEKTEN (Egiz.) – Devachan, il luogo della ricompensa post mortem, uno stato di beatitudine, non una località.

SENA (Sans.) – L’aspetto femminile, o Shakti, di Karttikeya, detto anche Kumara.

SENSI – I dieci organi dell’uomo. Nel Pantheon exoterico e nelle allegorie Orientali, sono le emanazioni di dieci divinità minori, i Prajapati terrestri o “progenitori”. Essi, in contrapposizione ai cinque sensi fisici ed ai sette superfisici, sono chiamati “sensi elementari”. In Occultismo Sono strettamente collegati con le varie forze di natura e con i nostri organismi interni detti, in fisiologia, cellule.

SENZAR – Il nome mistico del linguaggio sacerdotale segreto, o “parlare Misterico” degli Adepti iniziati nel mondo intero.

SEPHER SEPHIROTH (Ebr.) – Trattato Cabalistico concernente l’evoluzione graduale della Divinità, dal riposo negativo all’emanazione attiva e creazione. (w.w.w.)

SEPHER YETZIRAH (Ebr.) – “Il Libro della Formazione”. Un’opera Cabalistica molto antica, attribuita al patriarca Abramo. Illustra la creazione dell’universo mediante l’analogia con le ventidue lettere dell’alfabeto Ebraico, distribuite in una triade, un settenario ed una dodecade, corrispondenti alle tre lettere madri A, M, S, ai sette pianeti ed ai dodici segni dello Zodiaco. È scritto nel Neo-Ebraico della Mishnah. (w.w.w.).

SEPHIRA (Ebr.) – Una emanazione della Divinità; la causa e la sintesi dei dieci Sephiroti, quando è posta alla sommità dell’Albero Sefirotale: nella Kabbalah, Sephira, o l’ “Antico Sacro”, è l’Intelligenza divina (lo stesso che Sophia o Metis), la prima emanazione dell’”Infinito” o Ain-Suph.

SEPHIROTH (Ebr.) – Le dieci emanazioni della Divinità; la più alta è formata dalla concentrazione dell’Ain Soph Aur, o la Luce Illimitata, ed ogni Sephira produce per emanazione un’altra Sephira. I nomi dei dieci Sephiroti sono: (1) Kether, la Corona; (2) Chokmah, La Saggezza; (3) Binah, la Comprensione; (4) Chesed, la Misericordia; (5) Geburah, il Potere; (6) Tipheret, la Bellezza; (7) Netzach, la Vittoria; (8) Hod, lo Splendore; (9) Jesod, il Fondamento; (10) Malkuth, il Regno. Quella della Divinità incarnata nei Dieci Sephiroti è una concezione veramente sublime, ed ogni Sephira è per il Cabalista l’immagine di un gruppo di idee, titoli ed attributi esaltanti, che il nome rappresenta solo debolmente. Ogni Sephira è considerata sia passiva che attiva, sebbene questa attribuzione possa trarre in inganno; passiva non significa un ritorno all’esistenza negativa, e le due parole esprimono solo la relazione fra i singoli Sephiroth e non qualche qualità assoluta. (w.w.w.).

SEPTERIUM (Lat.) – Una grande festività religiosa che una volta si celebrava a Delfi, ogni nove anni, in onore di Elio, il Sole o Apollo, per celebrare il suo trionfo sulle tenebre, o Pitone; Apollo-Pitone è lo stesso che Osiride-Pitone in Egitto.

SERAPHIM (Ebr.) – Esseri celestiali descritti da Isaia (VI,2) con forma umana e dotati di tre paia di ali. La parola Ebraica è ShRPIM e, a parte l’esempio dato, è tradotta “serpenti” ed è collegata alla radice del verbo ShRP, far divampare. La parola è usata per i serpenti nei Numeri e nel Deuteronomio. Si dice che Mosè abbia innalzato nel deserto un ShRP o Seraph di bronzo, come modello. Questo serpente brillante è anche usato quale emblema di Luce. Confrontare il mito di Esculapio, la divinità che guarisce, che, si dice, sia stato condotto a Roma da Epidauro sotto forma di serpente, e le cui statue lo mostrano mentre impugna una bacchetta attorno alla quale è attorcigliato un serpente. (Vedi Ovidio, Metamorfosi, libro XV°). Il Seraphim dell’Antico Testamento sembra essere collegato ai Cherubini (v.). Nella Kabbalah il Seraphim è un gruppo di poteri angelici assegnati alla Sephira Geburah – la Severità. (w.w.w.).

SERAPIS (Egiz.) – Un grande dio solare che sostituì Osiride nel culto popolare ed in onore del quale venivano cantate le sette vocali. Nelle sue raffigurazioni veniva spesso rappresentato quale serpente, un “Drago di Saggezza”. Il dio più importante dell’Egitto durante i primi secoli della Cristianità.

SESHA (Sans.) – Ananta, il grande serpente dell’Eternità, il giaciglio di Vishnu; il simbolo del Tempo infinito nello Spazio. Nelle fedi exoteriche, Sesha è rappresentato come un cobra dalle mille e dalle sette teste; il primo è il re del mondo inferiore chiamato Patala, il secondo è il portatore, o il sostegno, di Vishnu nell’Oceano dello Spazio.

SET (Egiz.) – O Seth. È l’equivalente del Figlio di Noah e di Tifone – che è il lato oscuro di Osiride. Lo stesso che Thoth e Satana, l’avversario, che non è il diavolo rappresentato dai Cristiani.

SEVEKH (Egiz.) – Il dio del tempo; Cronos; lo stesso che Sefekh. Alcuni Orientalisti lo traducono “il Settimo”.

SHABERON (Tib.) – Secondo i Lamaisti, gli Shaberon Mongoli o Khubilgan (Khubilkhan) Sono le reincarnazioni di Buddha; grandi Santi e Avatar, per così dire.

SHADDAI El (Ebr.) – Il nome di una Divinità Ebraica abitualmente tradotto Dio Onnipotente, che si trova nella Genesi, in Esodo, nei Numeri, in Ruth e in Giobbe. Il suo equivalente Greco è Kurios Pantokrator; ma per la sua derivazione dall’Ebraico, esso significa piuttosto “versare fuori”, da shad che significa un seno e, in realtà, shdi è anche usato per “una madre che nutre”. (w.w.w.).

SHAMANI – Un ordine di sacerdoti-maghi Tartari o Mongoli, o come dice qualcuno, sacerdoti-Stregoni. Non sono Buddisti, ma una setta dell’antica religione Bhon del Tibet. Vivono per lo più in Siberia ed ai suoi confini. Possono essere Shamani sia gli uomini che le donne. Sono tutti maghi o, piuttosto, sensitivi o medium sviluppati artificialmente. Attualmente, quanti fra i Tartari hanno funzioni di sacerdoti sono generalmente molto ignoranti e molto al di sotto dei fachiri, sia come conoscenza che come istruzione.

SHAMBHALA (Sans.) – Una località molto misteriosa, a causa del suo ruolo spirituale futuro. Una città, o villaggio, nominata nei Purana dove si profetizza che apparirà il Kalki Avatar. Il “Kalki” è Vishnu, il Messia sul Cavallo Bianco dei Brahmini; il Maitreya Buddha dei Buddisti; il Sosiosh dei Parsi ed il Gesù dei Cristiani (Vedi l’Apocalisse). Tutti questi “messaggeri” appariranno “prima della distruzione del mondo”, dicono alcuni, prima della fine del Kali Yuga, dicono altri. È a Shambhala che nascerà il futuro Messia. Alcuni Orientalisti moderni collocano Muradabad nel Rohilkhand (Provincia del Nord Ovest), e la identificano con Shambhala, mentre l’Occultismo la colloca nell’Himalaya.

SHANAH (Ebr.) – L’Anno Lunare.

SHANGNA (Sans.) – Epiteto misterioso che si dà in senso metaforico ad un camice largo e lungo, o “veste”. Indossare la “Veste Shangna” significa acquisire la Saggezza Segreta e l’Iniziazione (Vedi La Voce del Silenzio, pag. 84 e 85, Glossario).

SHASTRA (Sans.) – O S’astra. Un trattato o un libro; ogni opera di divina o di accettata autorità, compresi i libri della legge. In India, ai giorni nostri, uno Shastrî significa un uomo istruito nella legge divina ed umana.

SHEDIM (Ebr.) – Vedi “Siddim”.

SHEKINAH (Ebr.) – Nome attribuito dai Kabbalisti a Malkuth, la decima Sephira; ma, per gli Ebrei, è una nuvola di gloria che rimane sul seggio della Misericordia, nel Santo dei Santi. Tuttavia, come insegnavano tutti i Rabbini dell’Asia Minore, la sua natura è di un genere più elevato, essendo Shekinah il velo di Ain-Soph, l’Eterno e l’Assoluto; quindi, una specie di Mulaprakriti Cabalistica. (w.w.w.).

SHEMAL (Cald.) – Samael, lo spirito della terra, il suo governatore capo e suo genio.

SHEMHAMPHORASH (Ebr.) – Un nome scomponibile. Il nome mirifico derivato dalla Sostanza della divinità, che mostra la sua essenza autoesistente. Gesù fu accusato dagli Ebrei di aver rubato questo nome dal Tempio con arti magiche e di averlo usato per la produzione dei suoi miracoli.

SHEOL (Ebr.) – L’inferno del Pantheon Ebraico; una regione di immobilità e di inattività, da non confondere con la Gehenna. (w.w.w.).

SHIEN-SIEN (Cin.) – Stato di felicità e di libertà dell’anima durante il quale l’uomo può viaggiare in spirito dove vuole.

SHILA (Pali) – La seconda virtù delle dieci Paramita di perfezione. Armonia perfetta fra parole e azioni.

SHINTO (Giap.) – L’antica religione del Giappone anteriore al Buddismo, basata Sull’adorazione degli spiriti e degli antenati.

SHOEL-OB (Ebr.) – Uno che consulta gli “spiriti” familiari; un negromante, un evocatore di morti o dei loro fantasmi.

SHOO (Egiz.) – Una personificazione del dio Ra; rappresentato come “il grande gatto del bacino di Persea nell’Anu”.

SHÚDALA MADAN (Tam.) – Il vampiro, il mostro o lo spettro dei cimiteri.

SHÚLE MADAN (Tam.) – L’elementale che, si dice, aiuti i “prestigiatori” a far crescere gli alberi di mango ed a produrre altre meraviglie.

SHUTUKT (Tib.) – Un monastero collegiale nel Tibet, molto famoso, che ospitava più di 30.000 persone fra monaci e studenti.

SI-DZANG (Cin.) – Il nome cinese del Tibet; menzionato nella Biblioteca Imperiale della capitale di Fo Kien come la “grande sede della conoscenza Occulta”, 2207 anni a. C. (Dottrina Segreta, Cosmogenesi, pag. 348).

SIBAC (Quiché) – Secondo le scritture del Guatemala, chiamate Popol Vuh, è la canna dal cui midollo fu creata la terza Razza degli uomini.

SIBIKA (Sans.) – L’arma di Kuvera, dio della ricchezza (divinità Vedica che vive nell’Ade, una specie di Plutone), composta dalle parti del divino splendore di Vishnu che risiede nel Sole, e affilata da Visvarkarman, il dio Iniziato.

SIDDHA (Sans.) – Santi e saggi che sono diventati quasi divini; anche una gerarchia di Dhyan Chohan.

SIDDHA-SENA (Sans.) – Significa “capo dei Siddha”; un appellativo di Karttikeya, “il giovane misterioso” (kumara guha).

SIDDHANTA (Sans.) – In India, ogni dotta opera di astronomia o matematica.

SIDDHARTA (Sans.) – Un nome dato a Gautama Buddha.

SIDDHASANA (Sans.) – Una posizione nelle pratiche dello Hatha Yoga.

SIDDHI (Sans.) – Letteralmente, “attributi di perfezione”; poteri fenomenici acquisiti dagli Yogi per mezzo della santità.

SIDDIM (Ebr.) – Si dice che i Canaaniti adorassero queste potenze malefiche, il cui nome Significa “spargitori”; da loro prese nome anche una valle. Sembra che esista un rapporto fra questi Siddim quali emblemi della Natura fertile e Iside e Diana di Efeso dalle molte mammelle. Nel Salmo cvi, 37 la parola è tradotta “demoni” e si dice che i Cananiti sparsero per essi il sangue dei loro figli e delle loro figlie. Il loro nome sembra provenire dalla stessa radice SHD, da cui deriva il nome del dio EL SHADDAI. (w.w.w.). In Arabo Shedim significa “Spiriti di Natura”, Elementali; essi sono gli afrit del moderno Egitto, i djin della Persia, dell’India, ecc.

SIDEREO – Qualsiasi cosa abbia a che fare con le stelle; ma in Occultismo è ciò che si trova in relazione con le varie influenze che emanano da queste regioni con “forza siderea”, Secondo gli insegnamenti di Paracelso, come corpo etereo, siderale (luminoso), ecc.

SIGE (Gr.) – “Silenzio”; nome adottato dagli Gnostici per indicare la radice da cui procedono gli Eoni della seconda serie.

SIGHRA (Sans.) – O Sighraga. Il padre di Moru, “che vive ancora tramite il potere dello Yoga, e che si manifesterà allo inizio dell’era Krita per ristabilire gli Kshattryas nel 19° Yuga”, dicono le profezie Puraniche. “Moru” sta qui per “Morya”, la dinastia dei sovrani Buddisti di Pataliputra che ebbe inizio con il grande Re Chandragupta, antenato del Re Asoka. È la prima Dinastia Buddista. (Dottrina Segreta, Cosmogenesi, pag. 480).

SIGILLO DI SALOMONE – Il simbolico doppio triangolo adottato dalla S. T. e da molti Teosofi. Perché si chiami “Sigillo di Salomone” è un mistero, a meno che sia arrivato in Europa dall’Iran, dove si raccontano molte storie circa un mitico personaggio ed il magico sigillo che usava per scacciare i djin ed imprigionarli in vecchie bottiglie. Ma questo sigillo, o doppio triangolo, in India è chiamato il “Segno di Vishnu”, e lo si può vedere nelle case di ogni villaggio come talismano contro il male. Già parecchie ere prima di Pitagora il triangolo era sacro ed usato come segno religioso nel lontano Oriente, anche se fu Pitagora a proclamarlo la prima delle figure geometriche, nonché la più misteriosa. Lo si trova nelle piramidi e negli obelischi, pregno di significati occulti, come sono del resto tutti i triangoli. Il pentagramma è il triplo triangolo – mentre la stella a sei punte è l’hexalpha. (Vedi “Pentacolo” e “Pentagramma). Il suo significato dipende dalla direzione che indica. Se è orientato verso l’alto, esso indica l’elemento maschile ed il fuoco divino; se verso il basso, l’elemento femminile e le acque della materia; verso l’alto, ma con una barretta sul vertice, l’aria e la luce astrale; in basso, con una barra – la terra o la materia grossolana, ecc. Quando un sacerdote Greco Ortodosso benedice usando le due dita ed il pollice unite egli fa semplicemente il segno magico che significa – mediante il potere del triangolo o “trinità”.

SIGNORA DEL SICOMORO – Un appellativo della dea Egizia Neïth che è spesso rappresentata che sta un albero e che porge da esso ai suoi adoratori il frutto dell’Albero della Vita, come pure l’Acqua di Vita.

SIGURD (Scand.) – L’eroe che trucidò Fafnir, il “Dragone”, ne arrostì il cuore e lo mangiò, dopo di che divenne l’uomo più saggio del mondo. Una allegoria che si riferisce allo studio ed all’iniziazione Occulti.

SILFIDI – Il nome dato dai Rosacroce agli elementali della aria.

SIMBOLISMO – L’espressione figurata di un’idea o di un pensiero. La scrittura primordiale, all’inizio, non aveva caratteri bensì un simbolo che era generalmente inteso come una intera frase o periodo. Pertanto, un simbolo è una parabola registrata ed una parabola è un Simbolo parlato. Il linguaggio Cinese scritto è una scrittura simbolica poiché ciascuna delle Sue migliaia di lettere è un simbolo.

SIMEON-BEN-JOCHAI – Un Rabbino Adepto, che fu l’autore dello Zohar. (v.).

SIMON MAGO – Un grandissimo Gnostico e Taumaturgo Samaritano chiamato “il grande Potere di Dio”.

SIMORGH (Pers.) – Lo stesso che l’alato Siorgh, un tipo di grifone gigante, per metà fenice e per metà leone, dotato, nelle leggende Iraniane, di poteri oracolari. Simorgh era il guardiano dei Misteri dell’antica Persia. Si attende che riappaia alla fine del ciclo quale gigantesco uccello-leone. Esotericamente è il simbolo del ciclo Manvantarico. Il suo nome Arabo è Rakshi.

SINAÏ (Ebr.) – Il Monte Sinai, il Nissi dell’Esodo (XVII,15), il luogo di nascita di tutti gli dei solari dell’antichità: Dioniso nato a Nissa o Nysa, Zeus di Nysa, Bacco, Osiride (v.). Alcuni popoli antichi ritenevano che il Sole fosse la progenie della Luna la quale, una volta, era essa stessa un Sole. Sin-aï è la “Montagna della Luna”, da qui il legame.

SING BONGA – Per le tribù Kolariane è lo spirito del Sole.

SINGHA (Sans.) – La costellazione del Leone; Singh significa “leone”.

SINIKA (Sans.) – Anche Sinita, Sanika, ecc. come varianti. Il Vishnu Purana dà questo nome come quello di un futuro saggio che sarà istruito da colui che, alla fine del Kali Yuga, diverrà Maitreya, ed aggiunge che questo è un grande mistero.

SINIVALI (Sans.) – Il primo giorno della luna nuova che, in India, è strettamente connesso con le pratiche Occulte.

SIPHRA DTZENIOUTA (Cald.) – Il Libro del Mistero Celato; una suddivisione dello Zohar. (Vedi Kabbalah Rivelata di Mathers).

SIRIUS (Gr.) – In Egiziano, Sothis. La stella del cane, adorata in Egitto e riverita dagli Occultisti; dai primi perché il suo sorgere eliacale col Sole era segno della benefica inondazione del Nilo, dai secondi perché è misteriosamente associata con Thot-Hermes, dio della Saggezza e, sotto altra forma a Mercurio. Così Sotis-Sirio aveva, ed ha ancora, un’influenza mistica e diretta su tutto il cielo vivente, ed è connessa con quasi tutti gli dei e le dee. Essa era “Iside in cielo” ed era chiamata Isis-Sothis perché Iside era “nella costellazione del cane”, come è scritto nei monumenti a lei dedicati. “Si credeva che l’anima di Osiride dimorasse in un personaggio che camminava a grandi passi davanti a Sothis scettro in mano e frusta sulla Spalla”. Sirio è anche Anubis, ed è direttamente connessa con “l’anello invalicabile”; inoltre, è identico a Mithra, dio dei Misteri Persiani e chiamato talvolta, con Horus ed anche con Hathor, la Dea Sothis. Essendo connessa con la Piramide, Sirio lo era anche con le iniziazioni che lì avevano luogo. Una volta esisteva un tempio a Sirio-Sothis entro il grande tempio di Denderah. Riassumendo, tutte le religioni non derivano, come ha tentato di provare l’Egittologo francese Dufeu, da Sirio, la stella del cane, ma Sirio-Sothis si trova certamente collegata ad ogni religione dell’antichità.

SISHTA (Sans.) – I grandi eletti, o Saggi, lasciati dopo ogni Pralaya minore (gli “oscuramenti” nel Buddismo Esoterico di Sinnett), quando il globo va in riposo o notte, affinchè diventino al suo risveglio il seme della futura umanità. Significa “rimanenza”.

SISTHRUS (Cald.) – Secondo Beroso, l’ultimo dei dieci re della dinastia dei re divini, è anche il “Noè” dei Caldei. Così come Vishnu preannuncia al Manu Vaivasvata l’imminente diluvio e gli ordina di costruire un’arca con la quale salvare lui ed i sette Rishi, così il dio Hea preannuncia la stessa cosa a Sisithrus (o Xisuthrus) ordinandogli di preparare un vascello e di Salvarsi assieme a pochi eletti. Dopo 800.000 anni è il Signore Iddio di Israele a ripetere l’avvertimento a Noè. Chi dunque, è stato il primo ? La storia di Xisuthrus, ora decifrata dalle tavolette Assire, avalla ciò che Beroso, Apollodoro, Abydeno, ed altri dissero sul diluvio Caldeo (Vedi l’XIa tavoletta nel Narrazione Caldea della Genesi di G. Smith, pag. 263 e succ.). Questa XI tavoletta abbraccia ogni punto trattato nel Capitolo 6 e 7 della Genesi – gli dei, i peccati degli uomini, l’ordine di costruire un’arca; l’Inondazione, la distruzione degli uomini, la colomba ed il corvo inviate fuori dall’arca ed infine il Monte della Salvezza, in Armenia (Nizir-Ararat). Lì c’è tutto. Le parole “la dea Hea ascoltò, il suo fegato si adirò, perché i suoi uomini avevano contaminato la sua purezza”; e c’è la storia della distruzione di tutta la sua progenie, che fu incisa su tavolette di pietra molte migliaia di anni prima che gli Assiri le riproducessero Su mattonelle di terracotta. E perfino queste, sono quasi certamente antecedenti al Pentateuco “scritto sui ricordi” di Ezra, appena quattro secoli a. C.

SISTRO (Gr.) – Il ssesh o kemken Egiziano. Uno strumento di solito fatto di bronzo, ma a volte di oro e di argento, a forma circolare aperta, con una impugnatura e quattro fili che passavano attraverso buchi, alla cui sommità erano attaccati dei pezzi di metallo tintinnanti; il suo apice era ornato con una figura di Iside o di Hathor. Era uno strumento sacro, usato nei templi per produrre, a mezzo della combinazione dei suoi metalli, correnti magnetiche e suoni. Oggi il Sistro è sopravvissuto nell’Abissinia Cristiana, sotto il nome di sanasel ed i buoni sacerdoti che lo usano per “allontanare i Demoni dagli edifici”, agiscono in un modo che è pienamente comprensibile agli Occultisti, anche se ciò fa ridere gli scettici Orientalisti. Le sacerdotesse lo tenevano di solito nella mano destra durante la cerimonia di purificazione dell’aria, o quella, come la chiamerebbe E. Levi, della “invocazione degli elementi”; mentre i sacerdoti tenevano il Sistro nella mano sinistra, usando la destra per maneggiare la “chiave della vita” – la croce con impugnatura o Tau.

SISUMARA (Sans.) – Cintura o fascia immaginaria rotante su cui si muovono tutti i corpi celesti. Questo esercito di stelle e di costellazioni è rappresentato sotto forma di Sisumara, una tartaruga (alcuni dicono una focena!), un dragone, un coccodrillo ed altri ancora. Ma poiché è il simbolo della meditazione Yoga del santo Vasudeva, o Krishna, esso dev’essere un coccodrillo o, meglio, un delfino, poiché è identico al segno zodiacale Makara. Alla punta estrema della coda di questo mostro siderale, la cui testa è rivolta a sud ed il cui corpo è chiuso ad anello, è collocata Dhruva, l’antica stella polare. Ancora più in alto lungo la coda vi sono i Prajápati, gli Agni, ecc., e, alla sua radice, sono collocati Indra, Dharma e i sette Rishi (l’Orsa Maggiore). Ovviamente il significato è mistico.

SIVA (Sans.) – La terza persona della Trinità Indù (la Trimurti). È un dio del primo ordine e nella sua natura di Distruttore è superiore a Vishnu, il Preservatore, poiché distrugge solo per rigenerare su di un piano più elevato. Egli nasce come Rudra, il Kumara, ed è il patrono di tutti gli Yogi per cui, come tale, viene chiamato Maha Yogi, il grande asceta. I suoi appellativi Sono significativi: Trilochana, “dai tre occhi”; Mahadeva, “il grande dio”; Sankara, ecc.

SIVA-RUDRA (Sans.) – Rudra è il nome Vedico di Shiva, poiché nei Veda egli è assente con tale nome.

SIZIGIE (Gr.) – Termine Gnostico che significa un paio o una coppia, uno attivo, l’altro passivo. Usato specialmente per gli Eoni.

SKANDHA (Sans.) – O Skhanda. Letteralmente, “fasci” o gruppi di attributi; qualsiasi cosa finita, inapplicabile all’eterno ed all’assoluto. Ci sono cinque (esotericamente sette) attributi in ogni essere umano vivente, che sono conosciuti come i Pancha Skandha. Sono: (1) forma, rupa; (2) percezione, vidana; (3) coscienza, sanjna; (4) azione, sanskara; (5) conoscenza, vidyana. Questi skandha, raggruppati, alla nascita dell’uomo ne costituiscono la personalità. Dopo la maturità di questi Skandha, gli attributi cominciano a separararsi e ad indebolirsi, quindi segue jaramarana, o decrepitezza e morte.

SKRYMIR (Scand.) – Uno dei famosi giganti citato nelle Edda.

SLOKA (Sans.) – Il metro epico Sanscrito formato da trentadue sillabe: versi in quattro mezze righe di otto sillabe ciascuna, o due righe di sedici.

SMARTAVA (Sans.) – I Brahmani Smarta o advaitin; setta fondata da Sankaracharya.

SMRITI (Sans.) – Racconti tradizionali impartiti oralmente, dalla parola Smriti, “Memoria”, una figlia di Daksha. Essi sono ora le scritture legali e cerimoniali degli Indù; l’opposto, e quindi meno sacri, dei Veda, che sono Sruti o “rivelazione”.

SOCIETÀ TEOSOFICA – o “Fratellanza Universale”. Fu fondata nel 1875 a New York dal Colonnello H. S. Olcott e da H. P. Blavatsky, aiutati da W. Q. Judge e da molti altri. Il suo Scopo apertamente dichiarato fu dapprima l’investigazione scientifica dei fenomeni psichici o cosiddetti “spiritici”, dopo di che furono proclamati i suoi tre scopi fondamentali, e cioè: (1) Fratellanza dell’uomo senza distinzione di razza, colore, religione o posizione sociale; (2) Studio serio delle antiche religioni del mondo allo scopo di comparare e selezionare da esse l’etica universale; (3) Studio e sviluppo dei poteri divini latenti nell’uomo. Attualmente essa ha circa 250 sedi sparse in tutto il mondo, la maggior parte delle quali sono in India, dove è Sorto anche il suo principale Quartier Generale. La S. T. si compone di parecchie grandi Sezioni l’Indiana, l’Americana, l’Australiana e le Sezioni Europee.

SOD (Ebr.) – Un “Arcano”, o mistero religioso. I Misteri di Baal, di Adone e di Bacco, tutti dei solari che hanno come simbolo il serpente o, come nel caso di Mithra, un “serpente solare”. Anche gli antichi Ebrei avevano i loro Sod, simboli non esclusi, perché avevano “il serpente di bronzo” innalzato nel Deserto, quel particolare serpente che era il Mithra Persiano, il Simbolo di Mosè quale Iniziato ma che, certamente, non fu mai inteso a rappresentare il Cristo Storico. “Il segreto (Sod) del Signore è per quelli che lo temono”, dice David nel Salmo XXV,14. Ma nel testo originale Ebraico si legge: “I Sod Ihoh (o i Misteri) di Jehovah sono per coloro che lo temono”. Il Vecchio Testamento è stato così mal tradotto che il verso 7 del Salmo LXXXIX nell’originale è: “Al (El) è terribile nel grande Sod dei Kedeshim (i Galli, sacerdoti dei misteri Ebraici interni)”, mentre ora, nella traduzione mutilata, si legge: “Dio dev’essere grandemente temuto nell’assemblea dei santi”. Simeone e Levi avevano i loro Sod, e ciò è ripetutamente menzionato nella Bibbia: “Oh mia anima”, esclama Giacobbe morente, “non entrare nel loro segreto (Sod, nell’originale), nella loro assemblea”, cioè nel Sodalizio di Simeone e di Levi (Genesi, XLIX, 6). (Vedi Sod, i Misteri di Adone, di Dunlap).

SODALES (Lat.) – I membri di un collegio Sacerdotale (Vedi Latin Lexicon, IV°, 448, di Freund). Cicerone ci riferisce anche (De Senectute, 13) che “esistevano dei Sodali nei Misteri di Ida della POSSENTE MADRE”. Gli iniziati al Sod, erano definiti i “Compagni”.

SODALE Giuramento – Il più sacro di tutti i giuramenti. La pena per chi infrangeva il voto o giuramento sodale era la morte. Il giuramento ed il Sod (l’insegnamento segreto) sono più antichi della Cabala, o Tradizione, e gli antichi Midrashim trattavano pienamente dei Misteri o Sod prima di passare allo Zohar. Attualmente vengono rapportati ai Misteri Segreti della Thorah o Legge, la cui violazione è fatale.

SOHAM (Sans.) – Una sillaba mistica che rappresenta l’involuzione. Letteralmente, “QUELLO SONO IO”.

SOKARIS (Egiz.) – Dio-infuocato; divinità solare dalle molte forme. Esso è Ptah-Sokaris, quando il simbolo è puramente cosmico, e “Ptah-Sokaris-Osiride” quando è fallico. Questa divinità è ermafrodita e il sacro bue Api è suo figlio, essendo concepito in esso da un raggio Solare. Secondo la Storia dell’Oriente di Smith, Ptah è un “secondo Demiurgo, emanato dal primo Principio creativo” (il primo Logos). Ptah in piedi, con croce e bastone, è il “creatore delle uova del sole e della luna”. Pierret pensa che rappresenti la Forza primordiale che precede gli dei e “crea le stelle e le uova del sole e della luna”. Mariette Bey vede in lui “la Saggezza Divina, che dissemina le stelle nell’immensità”, e la sua idea è corroborata dal Targum di Gerusalemme, il quale afferma che “gli Egiziani chiamavano Ptah la Saggezza del Primo Intelletto”.

SOKHIT (Egiz.) – Una divinità alla quale era consacrato il gatto.

SOMA (Sans.) – La luna ed anche il succo della pianta dallo stesso nome, usato nei templi per procurare la trance; una bevanda sacra. Soma o luna è simbolo della Saggezza Segreta. Nelle Upanishad questa parola è usata per indicare la materia grossolana (mista a umidità), capace di produrre vita sotto l’azione del calore. (Vedi “Soma bevanda”).

SOMA bevanda del – Ricavata da una rara pianta di montagna dagli Iniziati Brahmani. Questa sacra bevanda Indù corrisponde all’ambrosia o nettare dei Greci, bevuta dagli dei dell’Olimpo. Una coppa di ciceone era bevuta anche dai Mystes nell’Iniziazione di Eleusi. Chi la beve raggiunge facilmente Bradhna, o il luogo dello splendore (Cielo). La bevanda di Soma conosciuta dagli Europei non è quella genuina, bensì il suo surrogato; soltanto i Sacerdoti iniziati possono gustare il vero Soma; perfino i re ed i Raja, quando sacrificano, ne ricevono un surrogato. Haug, per sua stessa ammissione, rivela nel suo Aitareya Brahmana, che non era il Soma quello che bevve e trovò disgustoso, ma il succo delle radici del Nyagradha, una pianta o arbusto che cresce sulle colline di Poona. Siamo stati concretamente informati che la maggior parte dei Sacerdoti sacrificanti del Dekkan hanno perduto il segreto del vero Soma. Esso non può essere rintracciato nei libri rituali e nemmeno per informazione orale. I veri seguaci della primitiva religione Vedica sono pochissimi; e sono questi i discendenti dei Rishi, i veri Agnihotri, gli iniziati dei grandi Misteri. La bevanda Soma è anche ricordata nel Pantheon Indiano, poiché è chiamata Re-Soma. Colui che la beve partecipa del re celeste; diventa pieno della sua essenza, come gli apostoli Cristiani e quelli da loro convertiti erano pieni dello Spirito Santo, e purificati dei propri peccati. Il Soma fa dell’iniziato un uomo nuovo; egli rinasce ed è trasformato, e la sua natura spirituale sovrasta quella fisica; conferisce il potere divino della ispirazione e sviluppa al massimo la facoltà della chiaroveggenza. Secondo la spiegazione exoterica, il Soma è una pianta ma, al tempo stesso un angelo. È strettamente connesso con lo “spirito” interiore e più elevato dell’uomo, il quale spirito è un angelo come il Soma mistico con la sua “anima irrazionale”, o corpo astrale, e così uniti dal potere della magica bevanda essi si librano insieme al di sopra della natura fisica e, durante la vita, partecipano alla beatitudine ed alla gloria ineffabile del Cielo. Così il Soma Indù è misticamente, in tutti i dettagli, identico a ciò che la cena Eucaristica è per i Cristiani. L’idea è simile. Per mezzo delle preghiere sacrificali – i mantra – questo liquore Si suppone sia subito trasformato nel vero Soma, o angelo, e persino nello stesso Brahma. Alcuni missionari hanno manifestato grande sdegno nei riguardi di questa cerimonia, e ancor di più, vedendo che i Brahmani usano generalmente un tipo di liquore molto alcoolico quale sostituto. Ma i Cristiani credono forse con meno fervore nella transustansazione del vino della comunione nel sangue di Cristo, perché questo vino è più o meno alcoolico? L’idea del simbolo ad esso inerente non è la stessa cosa? Ma i missionari dicono che il momento in cui si beve il Soma è il momento d’oro di Satana, che si cela sul fondo della coppa sacrificale Indiana. (Iside Svelata vol. I° pag. 55)

SOMA-LOKA (Sans.) – Una specie di dimora lunare dove risiede il dio Soma, il reggente della Luna. La dimora dei Pitri lunari, o Pitriloka.

SOMAPA (Sans.) – Una classe di Pitri Lunari. (Vedi “Trisuparna”).

SONNAMBULISMO – Letteralmente, “camminare dormendo”, o muoversi, agire, scrivere, leggere, svolgere ogni funzione della vita di veglia, durante il sonno, con il successivo oblio del fatto al momento del risveglio. È uno dei grandi fenomeni psico-fisici, il meno compreso ed il più sconcertante, del quale solo l’Occultismo possiede la chiave.

SOONIAM – Una cerimonia magica che ha lo scopo di trasferire una malattia da una parsona ad un’altra. Magia nera, stregoneria.

SOPHIA (Gr.) – La Saggezza. Il Logos femminile degli Gnostici; la Mente Universale; per altri, lo Spirito Santo femminile.

SOPHIA ACHAMOTH (Gr.) – La figlia di Sophia. La Luce Astrale personificata, o il piano inferiore dell’Etere.

SORTES SANCTORUM (Lat.) “Il sacro lancio dei dadi a scopo divinatorio” praticato dai primi sacerdoti Cristiani e medioevali. S. Agostino che “non disapprovava questo metodo per conoscere il futuro, a meno che non fosse usato per scopi profani, e lo praticò egli stesso” (Vita di S. Gregorio di Tours). Se, comunque, “è praticato da laici, eretici o pagani” di ogni tipo, la sortes sanctorum diventa se prestiamo fede ai buoni e pii padri – sortes diabolorum o Sortilegium, stregoneria.

SOSIOSH (Zend) – Il Salvatore Mazdeo che, come Vishnu, Maitreya Buddha ed altri, apparirà Su un cavallo bianco alla fine del ciclo, per salvare l’umanità. (Vedi “Shambhala”).

SOSTANZA – I Teosofi usano questo termine con un duplice significato, qualificando la Sostanza come percettibile ed impercettibile, e facendo una distinzione fra sostanza materiale, psichica e spirituale, e sostanza ideale e reale (che esiste, cioè, su piani più elevati. (Vedi “Sudda Satwa”).

SOWAN (Pali) – Il primo dei “quattro sentieri” che, nella pratica Yoga, conduce al Nirvana.

SOWANEE (Pali) – Colui che è entrato in quel “sentiero”.

SPARSA (Sans.) – Il senso del tatto.

SPECCHIO – Lo Specchio Luminoso, Aspaqularia nera, un termine Cabalistico, significa il potere di chiaroveggenza e di visione del futuro, di profezia, come l’aveva Mosè. I comuni mortali hanno solo l’Aspaqularia della nera, o lo Specchio Non-Luminoso, e vedono solo in un vetro oscuro: un simbolismo parallelo è quello dell’idea dell’Albero della Vita rispetto all’altro che è solo l’Albero della Conoscenza. (w.w.w.).

SPENTA ARMAITA (Zend) – Il genio femminile della terra; la “bella figlia di Ahura Mazda”. Per i Mazdei, Spenta Armaita è la personificazione della Terra.

SPETTRO – Fantasma, folletto.Usato per varie apparizioni nelle sedute Spiritiche.

SPIRITI PLANETARI – Fondamentalmente sono i reggenti o governatori dei pianeti. Come la nostra terra ha la sua gerarchia di spiriti planetari terrestri, dal piano più alto a quello più basso, così è per qualsiasi corpo celeste. In Occultismo, tuttavia, “Spirito Planetario” si applica generalmente solo alle sette gerarchie più elevate, che equivalgono agli arcangeli Cristiani. Queste sono passate tutte attraverso uno stadio di evoluzione corrispondente a quello umano sulla terra, su altri mondi e in lunghi cicli già trascorsi. La nostra terra, essendo solo alla sua quarta ronda, è ancora troppo giovane per produrre spiriti planetari elevati. Il più elevato Spirito planetario che regge un globo è, in realtà, il “Dio personale” di quel pianeta; ed è molto più attendibile la sua “provvidenza governatrice” che non l’autocontraddicentesi Infinita Divinità Personale delle Chiese moderne.

SPIRITO – La mancanza di un qualsiasi accordo reciproco fra scrittori nell’uso di questo termine ha prodottto come risultato una terribile confusione. Di solito, è reso come sinonimo di anima, ed i lessicografi ne approvano l’uso. Negli insegnamenti Teosofici, il termine “Spirito” Si applica solo a ciò che appartiene direttamente alla Coscienza Universale, e che ne è l’emanazione omogenea e pura. Così, la Mente superiore dell’Uomo, o il suo Ego (Manas), quando è indissolubilmente legata a Buddhi è uno spirito; mentre il termine “Anima”, umana o perfino animale (il Manas inferiore che negli animali agisce come istinto) è applicato solo a Kama-Manas e qualificato come anima vivente. Questa in Ebraico è nephesh, il “soffio di vita”. Lo Spirito è immateriale e senza forma e, se individualizzato, è fatto della più sottile sostanza Spirituale, Suddasatwa, l’essenza divina, della quale sono formati i corpi dei più alti Dhyani in manifestazione. Quindi, i Teosofi respingono il nome di “Spiriti” per quei fantasmi che appaiono nelle manifestazioni fenomeniche degli Spiritisti, che invece chiamano “gusci” o con vari altri nomi. (Vedi “Sukshma Sarîra”). Lo Spirito, in breve, non è affatto una entità nel senso che ha una forma, poiché, come ritiene la filosofia Buddista, dove vi è una forma vi è una causa di dolore e di sofferenza. Ma ogni spirito individuale dura solo per il ciclo di vita di un manvantara – e potrebbe essere descritto come un centro di coscienza, un centro autosenziente ed autocosciente; uno stato, non un individuo condizionato. Ecco perché in Sanscrito vi è tale abbondanza di termini per esprimere i diversi Stati di Essere, di Esseri e di Entità, ciascuna denominazione mostrandone la differenza filosofica, il piano al quale appartiene tale unità ed il grado della sua spiritualità o materialità. Questi termini, sfortunatamente, sono quasi intraducibili nelle nostre lingue Occidentali.

SPIRITUALISMO – In filosofia, lo stato o condizione della mente opposto al materialismo o ad una concezione materiale delle cose. La Teosofia – dottrina che insegna che tutto ciò che esiste è animato o informato dall’Anima o Spirito Universale, e che nemmeno un atomo nel nostro universo, può rimanere fuori da questo Principio onnipresente – è Spiritualità pura. Riguardo al credo detto Spiritismo (spiritualism), o al credere alla comunicazione costante fra vivi e morti sia attraverso i propri poteri medianici che per mezzo di un cosiddetto medium – non è altro che la materializzazione dello spirito e la degradazione delle anime umane e divine. Chi crede in tali comunicazioni disonora i morti e compie un costante sacrilegio. Nei tempi antichi, esso si chiamava “Necromanzia”. Ma i nostri moderni Spiritisti si offendono nel Sentirsi dire questa semplice verità.

SPOSA – La decima Sephira, Malkuth, è chiamata dai Cabalisti la Sposa del Microprosopo; e la HÉ finale del Tetragrammaton. In modo simile la Chiesa Cristiana è chiamata Sposa di Cristo.

SRADDHA (Sans.) – Letteralmente, fede, rispetto, riverenza.

SRADDHA (Sans.) – Devozione alla memoria dei mani dei parenti morti e cura per il loro benessere. Un rito post-mortem per i consanguinei deceduti da poco. Vi sono anche riti di Sraddha mensili.

SRADDHADEVA (Sans.) – Nome di Yama, dio della morte e re dell’al di là, o Ade.

SRAMANA (Sans.) – Sacerdoti Buddisti, e asceti che aspirano al Nirvana, “quelli che debbono avere padronanza sui propri pensieri”. La parola Saman, ora “Shaman”, è una corruzione di questa parola primitiva.

SRASTARA (Sans.) – Giaciglio consistente in una stuoia o una pelle di tigre, ricoperto di darbha, kusa ed altre erbe, usato dagli asceti, guru e chela e steso sul pavimento.

SRAVAH (Mazd.) – Gli Amshaspenda, nel loro aspetto più elevato.

SRAVAKA (Sans.) – “Uno che produce ascolto”; un predicatore. Ma nel Buddismo indica un discepolo o un chela.

SRI-PADA (Sans.) – L’orma del piede di Buddha. Significa “il passo o piede del Maestro o Signore esaltato”.

SRI SANKARACHARYA (Sans.) – Il grande riformatore religioso dell’India, istruttore della Filosofia Vedanta – il più grande di tali istruttori, considerato dagli Adwaita (Nondualisti) come un’incarnazione di Shiva ed operatore di miracoli. Fondò molti matham (monasteri) e diede vita alla più erudita setta Brahmana, la Smartava. Le leggende su di lui sono numerose come i suoi scritti. All’età di trentadue anni andò nel Kashmir, raggiunse Kedarnath Sull’Himalaya e si ritirò in una caverna dalla quale non uscì più. I suoi seguaci affermano che egli non morì ma che, semplicemente, si ritirò dal mondo.

SRINGA GIRI Sringeri Math (Sans.) – Ampio e ricco monastero sulle pendici dei Gaths Occidentali nel Mysore (India Meridionale); è il matham principale dei Brahmani Adwaita e Smarta e fu fondato da Sankaracharya. Vi risiede il capo religioso (chiamato Sankaracharya) di tutti i Vedantini Adwaita, che molti credono dotato di poteri magici.

SRIVATSA (Sans.) – Segno mistico portato da Krishna, ed adottato anche dai Jaina.

SRIYANTRA (Sans.) – Il doppio triangolo del sigillo di Vishnu chiamato anche “sigillo di Salomone”, ed adottato dalla Società Teosofica.

SROTAPATTI (Sans.) – “Colui che è entrato nella corrente”, il flusso o sentiero che conduce al Nirvana o anche figurativamente all’Oceano Nirvanico. Detto anche Sowanee.

SROTRIYA (Sans.) – Nome di un Brahmano che studia e pratica i Riti Vedici, diverso dal Vedavit, il Brahmano che li studia solo teoricamente.

SRUTI (Sans.) – Tradizione sacra ricevuta per rivelazione; i Veda ne sono un esempio, in contrapposizione a “Smriti” (v.).

STHALA MAYA (Sans.) – Grossolano, concreto e – poiché differenziato – illusorio.

STHANA (Sans.) -Anche Ayana; il luogo o la dimora di un dio.

STHAVARA (Sans.) – Da stha, stare o rimanere senza moto. Il termine indica tutti gli oggetti coscienti e senzienti privati del potere di locomozione – fissi e radicati come gli alberi e le piante; mentre tutte le cose senzienti che aggiungono al movimento un certo grado di coscienza, Sono chiamate Jangama, da gam, muoversi, andare.

STHAVIRAH (Sans.) – O Stahviranikaya. Una delle prime scuole filosofiche contemplative fondate nel 300 a. C. Nel 247 a. C. si separò in tre divisioni: Mahavihara Vasinah (Scuola dei grandi monasteri), Jetavaniyah e Abhayagiri Vasinah. È uno dei quattro rami della Scuola Vaibhachika fondata da Katyayana, uno dei grandi discepoli del Signore Gautama Buddha, autore dell’Abhidharma Jnana Prasthana Shastra, e che si ritiene riapparirà quale Buddha. (Vedi “Abhayagiri”, ecc.). Tutte queste scuole sono altamente mistiche. Staviranikaya significa “Scuola del Capo” o “Presidente” (Chohan).

STHIRATMAN (Sans.) – Eterno, supremo, attribuito all’Anima Universale.

STHITI (Sans.) – L’attributo della preservazione; stabilità.

STHÚLA (Sans.) – Materia differenziata e condizionata.

STHULA SARIRAM (Sans.) – In metafisica, il corpo fisico grossolano.

STHÚLOPADHI (Sans.) – Un “principio” che corrisponde nell’uomo alla triade inferiore, cioè corpo, forma astrale e vita, secondo il sistema Taraka Raja Yoga che nomina solo i tre principi superiori dell’uomo. Sthulopadhi corrisponde a jagrata, o stato cosciente di veglia.

STREGA – Dalla parola Anglosassone wicce, e Tedesca wissen, “conoscere” e wiken, “divinare”. All’inizio, le streghe furono dette “donne sagge”, fino al giorno in cui la Chiesa decise di applicare la legge di Mosè che mette a morte ogni “strega” o incantatrice.

STREGONERIA – Malia, incantesimo, l’arte di conoscere e di usare la magia nera.

STÚPA (Sans.) – In India ed a Ceylon, un monumento conico eretto sulle reliquie del Buddha, degli Arhat, o di altri grandi uomini.

SU-DARSHANA (Sans.) – Il Disco di Krishna; un’arma fiammeggiante che ha una parte importante nelle biografie di Krishna.

SU-MERU (Sans.) – Lo stesso che Meru, la montagna del mondo. Il prefisso Su implica lode ed esaltazione dell’oggetto o nome personale che lo segue.

SU-RASA (Sans.) – Una figlia di Daksha, moglie di Kashyapa, madre di migliaia di serpenti e dragoni dalle molte teste.

SUBHAVA (Sans.) – Essere; la sostanza autoformantesi, o quella “sostanza che dà sostanza a sè stessa” (Vedi Ekasloka Shastra di Nagarjuna). Paradossalmente spiegata come “la natura che non ha alcuna natura propria” e, ancora, come ciò che è con o senza azione (Vedi “Svabhavat”). Questo è lo Spirito all’interno della Sostanza, la causa ideale delle potenze che agiscono sull’opera dell’evoluzione formativa (non della “creazione” nel senso di solito dato a tale termine), le quali potenze diventano a loro volta la causa reale. Queste le parole usate nelle Filosofie Vedanta e Vyaya: nimitta, la causa efficiente, e upadana, la causa materiale, sono coeternamente contenute in Subhava. Uno Sloka Sanscrito dice: “Più meritevole degli asceti, attraverso la sua potenza (quella della causa “efficiente”) ogni cosa creata viene dalla sua propria natura.

SUCHI (Sans.) – Un nome di Indra; anche il terzo figlio di Abhimanin, figlio di Agni, cioè uno dei quarantanove fuochi primordiali.

SUDDA SATWA (Sans.) – Una sostanza non soggetta alle qualità della materia; una sostanza luminescente e (a noi) invisibile, della quale sono formati i corpi degli Dei e dei Dhyani più elevati. Filosoficamente, Suddha Satwa, più che una qualche essenza, è uno stato cosciente di Ego spirituale.

SUDDHODANA (Sans.) – Re di Kapilavastu, padre di Gautama, il Signore Buddha.

SUDHA (Sans.) – Il cibo degli dei affine ad amrita, la sostanza che dà l’immortalità.

SUDRA (Sans.) – L’ultima delle quattro caste che scaturirono dal corpo di Brahma. È la “casta servile” che scaturì dal piede della divinità.

SUDYUMNA (Sans.) – Nome di Ila o Ida, progenie di Vaivasvata Manu e sua bella figlia che balzò fuori dal suo sacrificio quando egli fu lasciato solo dopo il diluvio. Sudyumna era una creatura androgina, maschio per un mese e femmina durante l’altro.

SUFISMO (Gr.) – Dalla radice Sophia, “Saggezza”. Una setta mistica della Persia in qualche modo simile ai Vedantini; sebbene molto numerosi, solo uomini intelligenti si unirono a loro. Reclamano, giustamente, di essere i possessori della dottrina e della filosofia esoterica vera di Maometto. La dottrina Suffi (o Sofi) va molto d’accordo con la Teosofia, soprattutto quando predica un credo universale ed esprime rispetto e tolleranza per ogni fede popolare exoterica. Ed ha anche punti di contatto con la Massoneria. I Suffi hanno quattro gradi e quattro Stadi di iniziazione: (1) probatorio, con una stretta osservanza esteriore dei riti Musulmani, mentre vengono spiegati al candidato i significati nascosti di ogni cerimonia e dei dogma; (2) addestramento metafisico; (3) il grado della “Saggezza”, quando il candidato viene iniziato alla più intima natura delle cose; (4) la Verità finale, quando l’Adepto ottiene i divini poteri e la completa unione con la Divinità Unica Universale nell’estasi o nel Samadhi.

SUGATA (Sans.) – Uno dei titoli del Signore Buddha, che ha molti significati.

SUKHAB (Cald.) – Uno dei sette dei di Babilonia.

SUKHAVATI (Sans.) – Il Paradiso Occidentale delle persone ignoranti. È convinzione popolare che esista un Paradiso Occidentale di Amitabha, dove gli uomini buoni ed i santi gozzovigliano nei piaceri fisici in attesa che vengano riportati dal Karma nel circolo delle rinascite. È una concezione del Devachan errata ed esagerata.

SUKI (Sans.) – Una figlia del Rishi Kashyapa, moglie di Garuda, il re degli uccelli, il veicolo di Vishnu; la madre dei pappagalli, delle civette e dei corvi.

SUKRA (Sans.) – Nome del pianeta Venere, chiamato anche Usana. In questa personificazione, Secondo i Purana, Usana è Guru e precettore dei Daitya, i giganti della terra.

SÚKSHMA SARIRA (Sans.) – Il corpo illusorio simile al sogno, affine al Manasarupa o “corpo del pensiero”. È il rivestimento degli dei, o Dhyani, e dei Deva. Si scrive anche Sukshama Sharira e dal Taraka Raja Yoga è chiamato Sukshmopadhi. (Dottrina Segreta, vol. I°, pag. 217).

SUKSHMOPADHI (Sans.) – Nel Taraka Raja Yoga è il “principio” che contiene il Manas, Superiore ed inferiore, e Kama. Corrisponde al Manomaya Kosha della classificazione Vedantica ed allo stato di Svapna. (Vedi “Svapna”).

SUMMERLAND – Il nome che gli Spiritisti ed i Fenomenalisti Americani danno alla terra, o regione, abitata dai loro “Spiriti”. È situata, dice Andrew Jackson Davis, sia dentro che al di fuori della Via Lattea. È descritta con città e bei palazzi, una Sala Congressi, musei e librerie per istruire le generazioni di “Spiriti” giovani che crescono. Non ci dicono se questi ultimi sono soggetti a malattia, decadimento e morte; ma, ammesso che lo siano, l’affermazione che lo “Spirito” disincarnato di un bambino e perfino di un piccolo appena nato, cresca e si sviluppi come un adulto, è difficilmente compatibile con la logica. Ma ciò che ci viene detto in modo chiaro, è che nella Summerland degli Spiriti, si uniscono in matrimonio, generano figli spirituali (?) e si occupano addirittura di politica. Tutto ciò non è una nostra satira o un’esagerazione, ma è provato dalle numerose opere di A. Jackson Davis di cui ricordiamo bene il titolo, quali Il Congresso Internationale degli Spiriti. È questo modo grossolanamente materialista di considerare uno spirito disincarnato che ha fatto allontanare dallo Spiritismo e dalla sua “filosofia” molti degli attuali Teosofi. La maestà della morte è in tal modo dissacrata ed il suo solenne e tremendo mistero diventa niente di più di una farsa.

SUNASEPHA (Sans.) – L’“Isacco” Puranico; il figlio del saggio Rishika, che lo vendette per cento vacche al Re Ambarisha affinché fosse sacrificato come “offerta sul fuoco” a Varuna in sostituzione del figlio del Re Rohita, che il padre aveva consacrato agli dei. Mentre era già disteso sull’altare, Sunasepha fu salvato dal Rishi Visvamitra, che chiamò a sè i propri cento figli per prendere il posto della vittima e, al loro rifiuto, li degradò alla condizione di Chandala. Dopo di ciò, il Saggio insegnò alla vittima un mantram, la cui ripetizione indusse gli dei a salvarlo; egli allora adottò Sunasepha quale figlio maggiore. (Vedi Ramayana). Esistono diverse versioni di questa storia.

SUNG-MING-SHA (Cin.) – L’albero della conoscenza e l’albero della vita Cinese.

SÚNYA (Sans.) – Illusione, nel senso che tutta l’esistenza è soltanto una fantasmagoria, un Sogno, un’ombra.

SUNYATA (Sans.) – Il vuoto, lo spazio, il nulla. Il nome del nostro universo oggettivo nel Senso della sua irrealtà ed illusorietà.

SUOYATOR (Finl.) – Nel poema sacro dei Finlandesi, il Kalevala, è il nome del primordiale Spirito del Male, dalla cui saliva nacque il serpente del peccato.

SURABHI (Sans.) – La “vacca dell’abbondanza”; una creazione favolosa, una delle quattordici cose preziose prodotte dall’oceano di latte quando fu “sbattuto dagli dei”. Una “vacca” che esaudisce ogni desiderio di chi la possiede.

SURA (Sans.) – Un termine generico per dei, lo stesso che deva; il contrario di asura o “non-dei”.

SURARANI (Sans.) – Un appellativo di Aditi, la madre degli dei o sura.

SURPA (Sans.) – Il “Vaglio o Setaccio”.

SURTUR (Sans.) – Nell’Edda, il capo dei fieri figli di Muspel.

SURUKAYA (Sans.) – Uno dei “Sette Buddha”, o Sapta Tathagata.

SÚRYA (Sans.) – Il Sole, adorato nei Veda. La progenie di Aditi (lo Spazio), madre di tutti gli dei. Il marito di Sanjna o coscienza spirituale. Il grande dio che Visvakarman, suo suocero, creatore degli dei e degli uomini e loro “carpentiere”, crocifigge su un tornio e, tagliando l’ottava parte dei suoi raggi, priva la sua testa del suo fulgore creando attorno ad essa un’aureola scura. Mistero dell’ultima iniziazione, e sua raffigurazione allegorica.

SÚRYA SIDDHANTA (Sans.) – Trattato Sanscrito di astronomia.

SÚRYAVANSA (Sans.) – La razza solare. Un Suryavansa è colui che si proclama discendente della linea capeggiata da Ikshvaku. Così, mentre Rama apparteneva alla Dinastia Ayodhya dei Suryavansa, Krishna apparteneva alla linea degli Yadu, della razza lunare o Chandravansa, come Gautama Buddha.

SÚRYAVARTA (Sans.) – Un grado o stadio del Samadhi.

SUSHUMNA (Sans.) Il raggio solare, il primo dei sette raggi. È anche il nome di un nervo Spinale che collega il cuore con il Brahmarandra, e che svolge un ruolo di enorme importanza nelle pratiche Yoga.

SUSHUPTI AVASTHA (Sans.) – Sonno profondo; uno dei quattro stati di Pranava.

SÚTRA (Sans.) – La seconda suddivisione degli scritti sacri per laici Buddisti.

SÚTRA Periodo dei (Sans.) – Uno dei periodi in cui è divisa la letteratura Vedica.

SÚTRATMAN (Sans.) – Letteralmente, “il filo dello spirito”; l’Ego immortale, l’Individualità che si incarna negli uomini una vita dopo l’altra e su cui sono infilate, come perle Su di un filo, le sue innumerevoli Personalità. L’universale aria che sostiene la vita, Samashti pran; l’energia universale.

SVABHAVAT (Sans.) – Spiegata dagli Orientalisti come “sostanza plastica”, il che è una definizione inadeguata. Svabhavat è la sostanza ed il materiale del mondo o, meglio, ciò che è dietro di esso, lo spirito e l’essenza della sostanza. Il nome deriva da Subhava ed è composto da tre parole su, buono, perfetto, bello, attraente; sva, sè; bhava, essere o stato dell’essere. Da essa procede tutta la natura ed in essa tutto ritorna alla fine dei cicli di vita. In Esoterismo è chiamata “Padre-Madre”. È l’essenza plastica della materia.

SVABHAVIKA (Sans.) – La più antica scuola esistente di Buddismo. Essa assegna la manifestazione dell’universo e dei fenomeni fisici a Svabhava, o alla natura delle cose. Secondo Wilson, lo Svabhava delle cose consiste in: “le proprietà inerenti delle qualità attraverso le quali esse agiscono come calmanti, terrificanti o stupefacenti, e le forme Swarupa che sono la distinzione fra bipede, quadrupede, bestia, pesce, animale e simili”.

SVADHA (Sans.) – Offerta; è chiamata, allegoricamente, “la moglie dei Pitri”; gli Agnisvatta ed i Barhishad.

SVAHA (Sans.) – Un’esclamazione consueta che significa “possa essere perpetuato” o, meglio, “così sia”. Quando è usata nei sacrifici ancestrali (Brahmanici), significa “Possa la razza essere perpetuata”.

SVAPADA (Sans.) – Protoplasma, cellule, organismi microscopici.

SVAPNA (Sans.) – Trance, o condizione di sogno. Chiaroveggenza.

SVAPNA AVASTHA (Sans.) – Uno stato di sogno; uno dei quattro aspetti di Pra-nava; una pratica Yoga.

SVARAJ (Sans.) – L’ultimo o il settimo raggio (sintetico) dei sette raggi solari; lo stesso che Brahma. Questi sette raggi sono l’intera gamma delle sette forze occulte (o dei) della natura, come lo provano i loro rispettivi nomi. Questi sono: Sushumna (il raggio che trasmette la luce solare alla luna); Harikesha, Visvakarman, Visvatryarcha, Sannadha, Sarvavasu, e Svaraj. Poiché ognuno sta per uno degli dei o Forze creative, è intuibile vedere quanto fossero importanti, agli occhi degli antichi, le funzioni del sole, e perché esso fosse divinizzato dai profani.

SVARGA (Sans.) – Una dimora celeste, lo stesso che Indraloka; un paradiso. È sinonimo di svarloka.

SVAR-LOKA (Sans.) – Il Paradiso sul Monte Meru.

SVASAM VEDANA (Sans.) – Letteralmente, “la riflessione che analizza se stessa”; sinonimo di Paramartha.

SVASTIKA (Sans.) – Nella concezione popolare è la croce Jaina, o “a quattro braccia” (croix cramponnée). Negli insegnamenti Massonici “l’antichissimo Ordine della Fratellanza della Croce Mistica”, si dice sia stato istituito da Fohi nel 1027 a. C. consistente in tre gradi ed introdotto in Cina cinquantadue anni più tardi. Nella Filosofia Esoterica, è il diagramma più mistico ed antico. È “l’originatore del fuoco per frizione e dei ‘Quarantanove fuochi’ ”. Il suo Simbolo era impresso sul cuore di Buddha, e pertanto veniva chiamato “Sigillo del Cuore”. È posto sul petto degli Iniziati dopo la loro morte; ed è menzionato nel Ramayana col massimo rispetto. È inciso su ogni roccia, tempio ed edificio preistorico dell’India e dovunque i Buddisti abbiano lasciato le loro tracce, ma lo ritroviamo anche in Cina, in Tibet ed in Siam e fra le antiche nazioni Germaniche quale Martello di Thor. Eitel, nel suo Manuale di Buddismo Cinese, lo descrive così: (1) esso “si ritrova fra i Bonpo ed i Buddisti”; (2) è “una delle sessantacinque figure dello Sripada”; (3) è “il simbolo del Buddismo esoterico”; (4) è “il marchio speciale di tutte le divinità adorate dalla Scuola del Loto della Cina”. Infine, in Occultismo, esso ci è tanto sacro quanto la Tetraktys Pitagorica, della quale è invero il doppione.

SVASTIKASANA (Sans.) – La seconda delle quattro posizioni principali delle ottantaquattro prescritte nelle pratiche dell’Hatha Yoga.

SVAYAMBHÚ (Sans.) – Termine metafisico e filosofico che significa “che si autoproduce Spontaneamente” o “l’essere autoesistente”. Un appellativo di Brahma. Svayambhuva è anche il nome del primo Manu.

SVAYAMBHÚ SÚNYATA (Sans.) – Autoevoluzione spontanea; autoesistenza del reale nell’irreale, cioè dell’Eterno Sat nel periodico Asat.

SVETA (Sans.) – Un serpente-drago; un figlio di Kashyapa.

SVETA-DWIPA (Sans.) – Significa l’Isola o Continente Bianco; una delle Sapta-dwipa. Il Colonnello Wilford volle identificarla con la Gran Bretagna, ma sbagliava.

SVETA-LOHITA (Sans.) – Il nome di Shiva quando apparirà nel 29° Kalpa quale “un Kumara color della luna”.

SWEDENBORG Emanuele – Il grande veggente e mistico Svedese. Nacque il 29 Gennaio 1688, figlio di Jasper Swedenborg, vescovo di Skara, nel Gothland Occidentale; morì a Londra, in Great Bath Street, Clerkenwell, il 29 Marzo 1772. Di tutti i mistici è quello che di più ha avuto influenza sulla “Teosofia”, anche se lasciò un’impronta molto più profonda nella Scienza ufficiale. Mentre non ebbe rivali quale astronomo, matematico, fisiologo, naturalista e filosofo, in psicologia e metafisica era certamente in ritardo rispetto ai tempi. A quarantasei anni divenne “Teosofo” ed “veggente”; ma sebbene la sua vita sia stata sempre senza biasimo e rispettabile, non fu mai un vero filantropo o un asceta. I suoi poteri chiaroveggenti, comunque erano notevoli, ma non andò oltre questo piano materiale; tutto ciò che egli dice dei mondi Soggettivi e degli esseri spirituali è evidentemente più il frutto della sua esuberante fantasia che del suo intuito spirituale. Lasciò numerose opere, che sono deplorevolmente male interpretate dai suoi seguaci.

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Ultimo aggiornamento

12 novembre 2018