magia rossa legamenti d'amore
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Glossario Teosofico: T

T – Ventesima lettera dell’alfabeto. Nell’alfabeto latino il suo valore era 160 e con una linea sopra valeva 160.000. È l’ultima lettera dell’alfabeto Ebraico, il Tau, i cui equivalenti sono T e TH, ed il cui valore numerico è 400. I suoi simboli sono: quale tau una croce ? la struttura fondamentale della costruzione; quale teth (T) la nona lettera, un serpente e il cesto dei misteri Eleusini.

TAAROA (Tait.) – Il potere creativo e dio principale dei Taitiani.

TAB-NOOTH (Ebr.) – Forma; un termine Cabalistico.

TAD-AIKYA (Sans.) – “Unicità”; identificazione o unità con l’Assoluto. L’Essenza (Parabrahman) universale ed inconoscibile nei Veda non ha nome e generalmente ci si riferisce ad essa come Tad, “Quello”.

TAFNE (Egiz.) – Una dea; figlia del sole, rappresentata con testa di leonessa.

TAFOS (Gr.) Tomba, sarcofago posto nell’Adytum e usato per scopi di iniziazione.

TAHMURATH (Pers.) – L’Adamo Iraniano, il cui destriero era Simorgh-Anke, il grifonefenice o il ciclo infinito. Ripetizione e ricordo di Vishnu e Garuda.

TAHOR (Ebr.) – Significa Mundus, il mondo; un nome dato alla Divinità, la cui identificazione indica una credere nel Panteismo.

TAHT ESMUN (Egiz.) – L’Adamo Egiziano; il primo antenato umano.

TAIJASI (Sans.) – Il radiante, il fiammeggiante da Tejas, “fuoco”; usato a volte per indicare il Manasa rupa, il “corpo mentale”; ed anche le stelle.

TAIRYAGYONYA (Sans.) – La quinta creazione o, meglio, il quinto stadio della creazione, quello degli animali inferiori, dei rettili, ecc. (Vedi “Tiryaksrotas”).

TAITTRIYA (Sans.) – Un Brahmana del Yajur Veda.

TALAPOIN (Siam.) – Un monaco Buddista e asceta del Siam; ad alcuni di questi asceti si attribuiscono grandi poteri magici.

TALETE – Filosofo Greco di Mileto (circa 600 a. C.), il quale insegnò che l’intero universo fu prodotto dall’acqua; mentre Eraclito di Efeso affermò che era prodotto dal fuoco, ed Anassimene dall’aria. Talete, il cui vero nome è sconosciuto, coerentemente con la filosofia che insegnava, prese il suo nome da Thallath.

TALISMANO – Dall’Arabo tilism o tilsam, “immagine magica”. Un oggetto sacro di pietra, metallo o legno; spesso è un pezzo di pergamena segnata con caratteri ed immagini tracciati sotto certe influenze planetarie in formule magiche date da chi è esperto nelle scienze occulte a chi non lo è, sia allo scopo di preservarlo dal male sia per l’adempiersi di certi suoi desideri. In ogni caso, la più grande virtù ed efficacia del talismano risiedono nella fede del suo possessore: non a causa della sua credulità, o perché esso non possieda alcuna virtù, ma perché la fede è una qualità dotata di un potente potere creativo; quindi senza che il credente ne sia consapevole essa intensifica di un centinaio di volte il potere originalmente impartito al talismano da chi l’ha creato.

TALMIDAI HAKHAMEEM (Ebr.) – Categoria di mistici e Cabalisti che lo Zohar chiama “Discepoli del Saggio”, e che erano Sarisim o eunuchi volontari, che lo diventavano per motivi spirituali. (v. Matteo XIX 11, passo che implica una lode di tale azione).

TALMUD – Commentari Rabbinici sulla fede Ebraica. È composto di due parti: Mishnah, la più antica, e Gemara, la più moderna. Gli Ebrei, che chiamano il Pentateuco la legge scritta, chiamano il Talmud la legge non scritta, o orale. (w.w.w.) Il Talmud contiene le leggi civili e canoniche degli Ebrei che ne proclamano la grande santità. Tranne la differenza di cui si è parlato fra il Pentateuco ed il Talmud, il primo, secondo gli Ebrei, non può pretendere alcuna superiorità sul secondo poiché entrambi furono dati contemporaneamente da Jehovah a Mosè sul Monte Sinai, che scrisse il primo e insegnò oralmente il secondo.

TAMALA PATTRA (Sans.) – Senza macchia, puro. È anche il nome di una foglia del Laurus Cassia, albero che si ritiene possegga varie proprietà molto occulte e magiche.

TAMARISCO o Erica – Un albero molto sacro in Egitto, di grandi virtù occulte. Molti templi erano circondati da questi alberi e particolarmente uno, a Philae, era il più sacro di tutti poiché si riteneva che sotto di esso fosse sepolto il corpo di Osiride.

TAMAS (Sans.) – La qualità delle tenebre, “sporcizia” e inerzia; anche ignoranza, poiché la materia è cieca. Un termine usato nella filosofia metafisica. È il più basso dei tre guna o qualità fondamentali.

TAMMUZ (Sir.) – Divinità Siriana adorata sia dagli Ebrei idolatri che dai Siriani. Le donne di Israele si lamentavano ogni anno su Adonis (essendo quel bel giovane identico a Tammuz). La festa tenuta in suo onore era solstiziale, cominciava con la luna nuova nel mese di Tammuz (Luglio), e aveva luogo principalmente a Biblos, in Fenicia; ma era celebrata anche in tempi più recenti, come nel 4° secolo d. C. a Betlemme, poiché troviamo S. Gerolamo che scrive le sue lamentele (Epistole, pag. 49), con queste parole: “Su Betlemme gettava la sua ombra il boschetto di Tammuz, che è di Adonis! E nella grotta dove in passato vagì il bambino Gesù, fu pianto l’amante di Venere”. Nei Misteri di Tammuz, o Adonis, veniva spesa una settimana intera in lamenti e pianti. Le processioni funebri erano seguite da un digiuno, e poi da festeggiamenti; poichè dopo il digiuno, Adonis-Tammuz era considerato risorto dai morti ed orge selvagge di gioia, di banchetti e libagioni, come oggi nella settimana di Pasqua, duravano ininterrottamente per diversi giorni.

TAMRA-PARNA (Sans.) – Ceylon, l’antica Taprobana.

TAMTI (Cald.) – Una dea, uguale a Belita. Tamti-Belita è il Mare personificato, la madre della Città di Erech, la Necropoli Caldea. Astronomicamente, Tamti è Astoreth o Istar, Venere.

TANAIM (Ebr.) – Iniziati Ebrei, Cabalisti molto sapienti dei tempi antichi. Il Talmud contiene diverse leggende su di loro e ne fornisce i nomi principali.

TANGA-TANGO (Peru) – Un idolo molto riverito dai Peruviani. È il simbolo del Triuno o della Trinità, “Uno in tre, tre in Uno”, ed esisteva prima della nostra era.

TANHA (Pali) – La sete di vita. Desiderio di vivere e attaccamento alla vita su questa terra. Questo attaccamento è ciò che causa la rinascita, o reincarnazione.

TANJUR (Tib.) – Una collezione di opere Buddiste tradotte dal Sanscrito in Tibetano ed in lingua Mongola. È il canone più voluminoso, che comprende 225 grossi volumi su una miscellanea di argomenti. Il Kanjur, che contiene i comandamenti o la “Parola di Buddha”, ha solo 108 volumi.

TANMATRAS (Sans.) – I modelli o prototipi dei cinque Elementi; l’essenza sottile di questi è priva di tutte le qualità e identica alle proprietà dei cinque Elementi di base terra, acqua, fuoco, aria ed etere; in altro modo, i tanmatra sono, in uno dei loro aspetti l’odorato, il gusto, il tatto, la vista e l’udito.

TANTRA (Sans.) – Significa, “regola o rituale”. Alcune opere mistiche e magiche, la cui peculiarità principale è il culto del potere femminile, personificato in Shakti. Devi o Durga (Kalî, la moglie di Shiva) è la speciale energia connessa ai riti sessuali ed ai poteri magici la peggiore forma di magia nera, o stregoneria.

TANTRIKA (Sans.) – Cerimonie connesse al culto tantrico. Poiché Shakti ha una duplice natura, bianca e nera, buona e cattiva, i Shakti sono divisi in due classi, i Dakshinachari ed i Vamachari, cioè gli Shakta della mano destra e quelli della mano sinistra vale a dire maghi “bianchi” e “neri”. Il culto di questi ultimi è il più licenzioso ed immorale.

TAO (Cin.) – Il nome della filosofia di Lao-tze.

TAO-TEH-KING (Cin.) – Letteralmente, “Il Libro della Perfettibilità della Natura”, scritto dal grande filosofo Lao-tze. È una cosmogonia che contiene tutti i principi fondamentali di una Cosmogenesi Esoterica. Così, egli dice che in principio era il nulla, solo Spazio illimitato e sconfinato. Tutto ciò che vive ed è, nacque in esso dal “Principio che esiste di per sè, sviluppando se stesso da Sè stesso”, cioè Swabhavat. Poiché il suo nome è sconosciuto e la sua essenza è insondabile, i filosofi l’hanno chiamato Tao (Anima Mundi), l’energia della natura che è increata, non nata, eterna, e che si manifesta periodicamente. La natura, come pure l’uomo, quando raggiunge la purezza raggiunge il riposo ed allora tutto diventa uno con Tao, che è la sorgente di ogni beatitudine e felicità. Come nelle filosofie Indù e Buddista, questa purezza, felicità ed immortalità possono essere raggiunte solo attraverso l’esercizio della virtù e la calma perfetta del nostro spirito terreno; la mente umana deve controllare, ed alla fine soggiogare e perfino annientare, l’azione turbolenta della natura fisica dell’uomo; e più presto egli raggiunge il grado di purificazione richiesto, più felice egli si sentirà. (Vedi Annali del Museo Guimet, Vol. XI° e XII°; Studi sulla Religione dei Cinesi, del Dr. Groot). Come osservò il famoso sinologo Pauthier, “La Saggezza Umana non potrà mai usare un linguaggio più santo e profondo”.

TAÖER (Egiz.) – Il Tifone femminile, l’ippopotamo, chiamato anche Ta-ur, Ta-op-oer, ecc.; essa è la Thoueris dei Greci. Questa moglie di Tifone era rappresentata come un mostruoso ippopotamo, che sedeva sulle gambe posteriori, con un coltello in una mano ed il nodo sacro nell’altra (il pasa di Shiva). La sua schiena era ricoperta da scaglie di coccodrillo ed aveva una coda di coccodrillo. È chiamata anche Teb, per cui il nome di Tifone, talvolta, è anche Tebh. Su un monumento della sesta dinastia essa è chiamata “la nutrice degli dei”. In Egitto era temuta perfino più di Tifone. (Vedi “Tifone”).

TAPAS (Sans.) – “Astrazione”, “meditazione”. “Praticare tapas” sta per sedere in contemplazione. Per tale motivo gli asceti sono spesso chiamati Tapasa.

TAPASA-TARÚ (Sans.) – Il Sesamum Orientale, albero molto sacro per gli antichi asceti della Cina e del Tibet.

TAPASVI (Sans.) – Asceti e anacoreti sia Buddisti che Brahmani o Taoisti.

TAPO-LOKA (Sans.) – La sfera dei deva del fuoco, chiamati Vairaja. È conosciuto come “il mondo dei sette saggi”, ed anche quale “il reame della penitenza”. Uno dei Shashta-loka (sei mondi) al di sopra del nostro, che è il settimo.

TARA (Sans.) – Moglie di Brihaspati (Jupiter), rapita dal Re Soma, la Luna, azione che portò alla guerra fra Dei ed Asura. Tara personifica la conoscenza mistica in opposizione alla fede ritualistica. Essa è madre (tramite Soma) di Buddha, la “Saggezza”.

TARAKA (Sans.) – Un Danava o Daitya, cioè un “Demone-Gigante”, le cui austerità quale Yogi fecero tremare gli dei sia perchè minacciava i loro poteri che per la loro supremazia. Si dice sia stato ucciso da Karttikeya. (v. Dottrina Segreta, Antropogenesi, pag. 432).

TARAKA RAJA YOGA (Sans.) – Uno dei sistemi Yoga Brahmanici per lo sviluppo dei poteri e della conoscenza puramente spirituali che conducono al Nirvana.

TARAKAMAYA (Sans.) – La prima guerra nel Cielo a causa di Tara. (N. D. T. tra dei e demoni o Brihaspati e Soma che gli aveva rapito la moglie Tara. V. Vishnu Purana e Brihaspati).

TARGUM (Cald.) – Significa “Interpretazione”, dalla radice targem, interpretare. Parafrasi delle Scritture Ebraiche. Alcuni Targum sono molto mistici, scritti nel linguaggio Aramaico (o Targumatico) che è usato anche nello Zohar ed in altre opere Cabalistiche. Per distinguere questo linguaggio da quello Ebraico, chiamato la “faccia” della lingua sacra, esso viene indicato come ahorayim, “schiena, parte nascosta”, il cui significato reale deve essere letto fra le righe, secondo certi metodi insegnati agli studenti. La parola latina tergum, “schiena”, deriva dal targum Ebraico, o meglio Aramaico e Caldeo. Il Libro di Daniele comincia in Ebraico ed è pienamente comprensibile fino al capitolo II° 4, quando i Caldei (gli Iniziati-Maghi) cominciano a parlare al re in Aramaico e non in Siriaco, come tradotto erroneamente nella Bibbia protestante. Daniele parla in Ebraico al re prima di interpretare il suo sogno, ma spiega il sogno (cap. VII°) in Aramaico. “Così in Ezra, IV, V e VI, essendo citate letteralmente le parole del re, tutte le questioni ad esse connesse sono in Aramaico”, dice Isaac Myer nella sua Qabbalah. I Targumin sono di epoche differenti, ed i più recenti già mostrano i segni del sistema Massoretico o sistema vocalico, che li rende ancor più ricoperti di veli o schermi intenzionali. Il precetto del Pirke Aboth (cap. I°, 1), “Fai uno schermo alla Thorah” (legge) è stato in verità fedelmente seguito nella Bibbia come nei Targumim; e saggio è colui che li interpreta entrambi correttamente, a meno che non sia un Occultista-Cabalista di vecchia data.

TASHILHÚMPO (Tib.) – Il grande centro di monasteri e collegi a tre ore di cammino da Shigatze, la residenza del Tashi Lama; per notizie su quest’ultimo vedi “Panchen Rimpoche”. Fu costruito nel 1445 per ordine di Tson-kha-pa.

TASSISSUDUN (Tib.) – Significa “la città santa della dottrina”; abitata tuttavia più da Dugpa che da Santi. È la capitale residenziale nel Bhutan del Capo ecclesiastico dei Bhons – il Dharma Raja. Questi, sebbene sia dichiaratamente un Buddista del Nord, è semplicemente un adoratore degli antichi dei-demoni degli aborigeni, gli spiriti di natura o elementali, adorati nel paese prima dell’introduzione del Buddismo. A tutti gli stranieri viene proibito di penetrare nel Tibet orientale o Grande Tibet, ed ai pochi ricercatori che nei loro viaggi si avventurano in queste regioni proibite, non è permesso oltrepassare i confini della terra di Bod. Essi viaggiano nel Bhutan, nel Sikkhim e altrove, sulle frontiere del paese, ma non possono conoscere nulla del vero Buddismo del Nord, o Lamaismo di Tsongkhapa. Tuttavia, mentre descrivono i riti ed il credo dei Bhon e degli sciamani-pellegrini, essi credono di informare il mondo sul puro Buddismo Settentrionale, commentandone la grande degradazione rispetto alla primitiva purezza!

TAT o Djed (Egiz.) – Simbolo Egiziano consistente in una colonna verticale rastremata verso la sommità, con quattro traverse o capitelli poste sulla cima. Era usato quale amuleto. La parte superiore poteva avere una croce equilatera. Questa, posta sulla sua base fallica, rappresentava i due principi della creazione, il maschile ed il femminile, e si riferiva al cosmo ed alla natura; ma quando il Tat stava da solo, coronato dall’atf (o atef), la triplice corona di Horus – le due piume con l’uraeus in fronte, rappresentava l’uomo settenario; la croce, o le due traverse, stavano per il quaternario inferiore, e l’atf per la triade superiore. Come giustamente osserva il Dr. Birch, “le quattro barre orizzontali… rappresentano i quattro fondamenti di tutte le cose, essendo il tat un emblema di stabilità”.

TATHAGATA (Sans.) – “Uno che è come colui che verrà”; colui che è, come i suoi predecessori (i Buddha) e successori, il futuro Buddha che verrà, o Salvatore del Mondo. Uno dei titoli di Gautama Buddha, e l’appellativo più elevato, perché i primi e gli ultimi Buddha erano i diretti ed immediati avatar della Divinità Una.

TATHAGATAGUPTA (Sans.) – Il Tathagata segreto o nascosto, o il “guardiano” che protegge i Buddha: usato per i Nirmanakaya.

TATTWA (Sans.) – “Quello” eternamente esistente; anche i differenti principi in Natura, nel loro significato occulto. Tattwa Samasa è una parola della filosofia Sankya attribuita a Kapila stesso. Sono anche i principi o categorie astratte, fisiche e metafisiche. Gli elementi sottili – cinque exotericamente e sette nelle filosofia esoterica – che sono correlati ai cinque ed ai sette sensi sul piano fisico; gli ultimi due sensi, anche se sono latenti nell’uomo, saranno tuttavia sviluppati nelle due ultime razze-radici.

TAU (Ebr.) – Quella che ora è diventata la lettera squadrata Ebraica tau, secoli prima dell’invenzione dell’alfabeto Giudaico era la croce Egizia con l’impugnatura, la crux ansata dei Latini, identica all’ank Egiziano. Questo distintivo apparteneva, ed appartiene ancora, agli Adepti di ogni paese. Come dimostra Kenneth Mackenzie: “Essa era simbolo di salvezza e di consacrazione e come tale è stata adottata dalla Massoneria nel Grado dell’Arco Reale”. È anche chiamata la croce astronomica, ed era usata dagli antichi Messicani – come si può vedere in un palazzo a Palenque – come pure dagli Indiani, che imprimevano il tau quale segno sulla fronte dei loro Chela.

TAUMATURGIA – Prodigio o “operare un miracolo”; il potere di operare prodigi con l’aiuto degli dei. Dalle parole Greche thauma “prodigio” e theurgia “opera divina”.

TAURUS (Lat.) – Una costellazione dello Zodiaco molto misteriosa, connessa con tutti gli dei solari “Primogeniti”. Il Taurus (Toro) è sotto l’asterisco A che nell’alfabeto Ebraico ha la configurazione della lettera Ismaell; per cui la costellazione è chiamata “l’Uno”, “il Primo”, come la suddetta lettera. Da qui il fatto che esso fosse sacro per tutti i “Primogeniti”. Il Toro è un simbolo di forza e di potere procreativo – il Logos; ecco il perché delle corna sulla testa di Osiride e di Horus. Gli antichi mistici vedevano la croce ansata nelle corna del Taurus (la parte superiore dell’Ismaell Ebraico) che respingeva il Drago, e i Cristiani collegarono il segno o la costellazione col Cristo. S. Agostino lo chiamava “la grande città di Dio” e gli Egiziani lo chiamavano “l’interprete della voce divina”, l’Apis Pacis di Hermonthis. (Vedi “Zodiaco”).

TAVOLA ISIACA – Un vero monumento dell’arte Egiziana. Rappresenta la dea Iside sotto molti dei suoi aspetti. Il gesuita Kircher la presenta come una tavola di rame ricoperta di smalto nero e incrostazioni d’argento. Era in possesso del Cardinal Bembo e per questo chiamata “Tabula Bembina sive Mensa Isiaca”. Sotto questo nome è descritta da W. Wynn Westcott M. B., che ne fornisce “La Storia ed il Significato Occulto” in un volume estremamente interessante e dotto (con fotografie ed illustrazioni). Si ritiene che la tavola sia stata un’offerta ad Iside in uno dei suoi numerosi templi. Durante il sacco di Roma del 1525 essa venne in possesso di un soldato che la vendette al Cardinale Bembo. Nel 1630 passò al Duca di Mantova e dopo andò perduta.

TAVOLA di smeraldo di Hermes – Come precisato da Eliphas Levi “Questa tavola di smeraldo contiene in una singola pagina tutta la magia”; ma l’India possiede una singola parola che, se compresa, contiene “tutta la magia”. Questa è una tavola, comunque, il cui ritrovamento si attribuisce a Sara, moglie di Abramo (!) sul corpo morto di Hermes. Così dicono i Massoni ed i Cabalisti Cristiani. Ma in Teosofia noi diciamo che è un’allegoria. Non potrebbe essa significare Sarai-swati, la moglie di Brahma, o la dea della saggezza e del sapere, che trovando nel corpo morto dell’Umanità molta saggezza allo stato latente, rivivificò quella saggezza? Questo portò alla rinascita delle Scienze Occulte, così a lungo dimenticate e neglette nel mondo. La stessa tavoletta, in ogni caso, sebbene contenga “tutta la magia”, è troppo lunga per essere riprodotta qui.

TAYGETE (Gr.) – Una delle sette figlie di Atlante – la terza, che divenne in seguito una delle Pleiadi. Si dice che queste sette figlie rappresentino le sette sottorazze della quarta razza radice, quella degli Atlantidei.

TCHAITYA (Sans.) – Qualsiasi località resa sacra da qualche evento della vita del Buddha; un termine che ha lo stesso significato sia in relazione agli dei che a qualsiasi tipo o luogo od oggetto di culto.

TCHAKSHUR (Sans.) – Il primo Vidjnana (v.). Sta per “l’Occhio”, che significa la facoltà della vista o, meglio, la percezione occulta della realtà spirituale e soggettiva.

TCHANDALA (Sans.) – O Chandala. I fuori casta, o persone senza casta, nome ora dato dagli Indù a tutte le classi inferiori; ma anticamente veniva applicato a quegli uomini che, avendo perso il diritto ad una qualsiasi delle quattro caste, o Brahmana, Kshatriya, Vaisya, Sudra, furono espulsi dalle città trovando rifugio nei boschi. Allora essi divennero “muratori” ed infine furono cacciati e lasciarono il paese, nel 4000 a. C.. Qualcuno vede in essi gli antenati dei primi Ebrei, le cui tribù cominciarono con A-brahm “Non-Brahmano”. Oggi in India è la casta più disprezzata dai Brahmini.

TCHANDRAGUPTA (Sans.) – O Chandragupta. Il figlio di Nanda, il primo Re Buddista della Dinastia Morya, avo di Re Asoka “il beneamato dagli dei”. (Piyadasi).

TCHATUR MAHARAJA (Sans.) – I “quattro re”, Deva, che custodiscono i quattro quarti dell’universo e sono connessi con il Karma.

TCHERNO-BOG (Slav) – “Dio nero”; la divinità principale delle antiche nazioni Slave.

TCHERTCHEN – Oasi dell’Asia Centrale situata circa 4000 piedi sopra il fiume Tchertchen Darya; vivaio e centro di un’antica civiltà, circondata da tutti i lati da innumerevoli rovine, completamente sgretolate, di città, villaggi e luoghi di sepoltura di ogni tipo. Come ha riferito il Col. Prjevalski, l’oasi è abitata da circa 3000 persone “che rappresentano i resti di quasi cento nazioni e razze ora estinte, i cui veri nomi sono oggi sconosciuti agli etnologi”.

TCHHANDA RIDDHI PADA (Sans.) – “Lo stadio del desiderio”, un termine usato nel Raja Yoga. È la rinuncia finale ad ogni desiderio come condizione sine qua non per ottenere i poteri fenomenici e l’entrata sul sentiero diretto del Nirvana.

TCHIKITSA VIDYA SHASTRA (Sans.) – Un trattato di medicina occulta, che contiene un gran numero di prescrizioni “magiche”. È uno delle Pancha Vidya Shastra (Scritture delle cinque Conoscenze).

TCHINA (Sans.) – Nelle opere Buddiste è il nome della Cina, la terra così chiamata a partire dalla Dinastia Tsin, che fu fondata nell’anno 349 prima della nostra era.

TCHITTA RIDDHI PADA (Sans.) – “Lo stadio della memoria”. La terza condizione della serie mistica che conduce all’acquisizione dell’adeptato; è la rinuncia alla memoria fisica ed a tutti i pensieri connessi con gli eventi terreni o personali della propria vita vantaggi, piaceri o associazioni personali. La memoria fisica dev’essere sacrificata e richiamata solo quando assolutamente necessario mediante il potere della volontà. Il Riddhi Pada, letteralmente i quattro “Passi verso Riddhi”, sono i quattro modi di controllare ed alla fine annientare il desiderio, la memoria e, infine, la stessa meditazione nella misura in cui siano ancora collegati a qualsiasi sforzo del cervello fisico. La meditazione diventa allora assolutamente spirituale.

TCHITTA SMRITI UPASTHANA (Sans.) – Uno dei quattro scopi della Smriti Upasthana, cioè tenere sempre a mente il carattere transitorio della vita dell’uomo e la rivoluzione incessante della ruota dell’esistenza.

TEANTROPISMO Lo stato in cui si è sia dio che uomo; un Avatar divino. (v.)

TEBAH (Ebr.) La Natura, che misticamente ed esotericamente è identica alla sua personificazione o Elohim; il valore numerico delle parole Tebah ed Elohim (o Aleim) è lo stesso, cioè 86.

TEFNANT (Egiz.) – Una delle tre divinità che abitano la “terra di rinascita degli dei” e degli uomini buoni, cioè Aanroo (Devachan). I tre sono Scheo, Tefnant e Seb.

TELUGU Uno dei linguaggi Dravidici dell’India Meridionale.

TEMURA (Ebr.) – “Cambio”. Nome di una delle divisioni della Kabbalah che tratta delle analogie fra le parole, il cui rapporto è indicato da certi cambi di posizione delle lettere, o sostituzione di una lettera con un’altra.

TEOCRASIA – Significa “mescolanza di dei”. Il culto di dei diversi, come quello di Jehovah e di altri dei dei Gentili, nel caso di Ebrei idolatri.

TEOFILANTROPISMO – L’Amore verso Dio e verso l’uomo o, meglio, in senso filosofico, l’Amore di Dio tramite l’amore per l’Umanità. Certe persone che, in Francia, durante la prima rivoluzione, cercarono di sostituire la Cristianità con la filantropia e con la ragione pura, si autodefinirono theofilantropisti.

TEOFILOSOFIA – Combinazione di Teismo e filosofia.

TEOGONIA – La genesi degli dei; quella branca delle teologie non Cristiane che insegna la genealogia delle varie divinità. Un antico nome Greco per quello che fu poi tradotto come la “genealogia della generazione di Adamo e dei Patriarchi”; questi ultimi essendo invariabilmente “dei, pianeti e segni zodiacali”.

TEOMACHIA – Conflitto tra dei, come la “Guerra dei Titani”, la “Guerra nei Cieli” e la Battaglia degli Arcangeli (dei) contro i loro fratelli, gli Arcinemici (ex dei, Asura, ecc.).

TEOMANZIA – Divinazione tramite oracoli; da theos, dio, e manteia, divinazione.

TEOPATIA – Sofferenza per il proprio dio. Fanatismo religioso.

TEOPEA – L’arte magica di dotare figure inanimate, statue ed altri oggetti, di vita, parola e movimento.

TEOPNEUSTIA – Rivelazione, qualcosa data o ispirata da un dio o un essere divino. Ispirazione divina.

TEOSOFI – Nome con il quale molti mistici hanno chiamato se stessi, in vari periodi della storia. I Neoplatonici di Alessandria erano Teosofi; gli Alchimisti ed i Cabalisti, durante i secoli medioevali, erano ugualmente definiti così, come pure i Martinisti, i Quietisti ed altri tipi di mistici, sia che agissero indipendentemente, sia che fossero incorporati in una fratellanza o società. Tutti i veri amanti della Saggezza e della Verità divine avevano, ed hanno, diritto a questo nome più di quelli che, appropriandosi della qualifica, vivono vite o compiono azioni contrarie ai principi della Teosofia. Come descritto dal fratello Kenneth Mackenzie, i Teosofi dei secoli passati – “completamente speculativi e che non fondarono alcuna scuola, esercitano tuttora un’influenza silenziosa sulla filosofia; e senza dubbio, quando giunge il momento, molte delle idee così silenziosamente proposte possono tuttavia dare nuove direzioni al pensiero umano. Uno dei modi in cui queste dottrine hanno ottenuto non solo un riconoscimento ma anche potere, si è avuto attraverso alcuni uomini entusiasti nei gradi elevati della Massoneria. Questo potere, comunque, è morto in larga misura con i fondatori, e la moderna massoneria conserva solo poche tracce dell’influenza teosofica. Per quanto accurate e belle possano essere state alcune idee di Swedenborg, Pernety, Paschalis, Saint Martin, Marconis, Ragon e Chastanier, essi non hanno avuto sulla società che una piccola influenza diretta. Questo è vero per i Teosofi degli ultimi tre secoli, ma non per quelli venuti dopo. I Teosofi di oggi hanno già avuto un’influenza sulla letteratura moderna ed hanno introdotto sulle persone più intelligenti desiderio e brama di filosofia invece della fede cieca e dogmatica di una volta. Questa è la differenza fra Teosofia antica e moderna.

TEOSOFIA (Gr.) – Religione-Saggezza o “Saggezza Divina”. Il fondamento e la base di tutte le filosofie e religioni del mondo insegnata e praticata sempre da pochi eletti al fine di far diventare l’uomo un essere pensante. Nel suo aspetto pratico, la Teosofia è etica puramente divina; le definizioni che si trovano nei dizionari sono solo sciocchezze, basate sul pregiudizio religioso e l’ignoranza di quello che era l’autentico spirito dei primi Rosacroce e dei filosofi medioevali, che si autodefinirono Teosofi.

TERAPEUTI (Gr.) – O Therapeutes. Scuola di Esoteristi che era un gruppo interno del Giudaismo Alessandrino e non una “setta”, come generalmente si crede. Erano “guaritori” come alcuni della Scienza Cristiana e Mentale che sono membri della S. T. sono guaritori e allo stesso tempo Teosofi e studenti di scienze esoteriche. Filone Giudeo li chiama “servitori di dio”. Come giustamente dimostrato in un Dizionario di… letteratura, Sette e Dottrine (vol. IV°, articolo “Filone Giudeo”) nel menzionare i Terapeuti: “Non vi è alcuna ragione di pensare ad una ‘setta speciale, ma piuttosto ad un circolo esoterico di illuminati, di ‘uomini saggi’… Erano degli ebrei contemplativi ellenizzati.

TERAPHIM (Ebr.) – Uguali ai Seraphim, o Dei Cabiri; immagini-serpente. I primi Teraphim, secondo la leggenda, furono ricevuti in dote da Dardano e da lui portati in Samotracia ed a Troia. Erano gli idoli-oracolari degli antichi Ebrei. Rebecca li sottrasse a suo padre Laban.

TERATOLOGIA – Un termine Greco coniato da Geoffrey di St. Hilaire per indicare la formazione prenatale di mostri, sia umani che animali.

TERRA DEL SOLE ETERNO – La tradizione la colloca al Polo Nord, oltre le regioni artiche. È “la terra degli dei, dove il sole non tramonta mai”.

TESTA BIANCA – In Ebraico, Resha Hivra, un nome dato a Sephira, il più elevato dei Sephiroth, il cui cranio “distilla la rugiada che chiama i morti di nuovo alla vita”.

TESTA DI TUTTE LE TESTE (Cab.) – Usato per “L’Antico degli Antichi”, Attekah D’atteekeen, che è il “Nascosto dei Nascosti”, il “Celato dei Celati”. In questo cranio della “Testa Bianca”, Resha Hivrah, “dimorano quotidianamente 13.000 miliardi di mondi che dipendono da Esso, che tendono ad Esso (Zohar, III, Idrah Rabba)… “In Atteekah nulla è rivelato, se non la sola Testa, perché essa è la Testa di tutte le teste… La Saggezza di cui sopra, che è la Testa, è nascosta in Esso, il cervello che è calmo e tranquillo, e che nessuno conosce se non Esso stesso… E questa Saggezza Segreta… il Celato dei Celati, la Testa di tutte le teste, una Testa che non è una testa… nessuno può conoscere, né mai sarà conosciuta; la Saggezza e la Ragione non possono comprendere ciò che è in quella Testa (Zohar, III, foglio 288a). Questo è detto della Divinità di cui è solo manifesta la Testa (cioè la Saggezza percepita da tutti). Di quel Principio che è ancora più alto non è detto proprio nulla, se non che la sua presenza universale ed attualità sono una necessità filosofica.

TETRAGRAMMATON – Il nome di Dio a quattro lettere, il suo titolo Greco. In Ebraico, le quattro lettere sono “yod, he, vau, he” o, in maiuscole Inglesi, IHVH. La vera pronuncia antica è ora sconosciuta; il vero Ebreo considerava questo nome troppo sacro per pronunciarlo e, quando leggeva le sacre scritture, lo sostituiva con “Adonai”, che significa Signore. Nella Kabbalah, I è associato a Chokmah, H a Binah, V a Tipheret e la H finale a Malkuth. I Cristiani, in genere, chiamano IHVH Jehovah e molti studiosi moderni della Bibbia lo scrivono Yahveh. Nella Dottrina Segreta il nome Jehovah è assegnato solo alla Sephira Binah, ma questo attributo non è riconosciuto dalla scuola Rosacroce dei Cabalisti e nemmeno da Mathers nella sua traduzione della Kabbalah Denudata di Knorr von Rosenroth: alcune autorità Cabalistiche hanno associato solo Binah con IHVH, ma solo in riferimento al Jehovah del Giudaismo exoterico. Lo IHVH della Kabbalah ha solo una debole rassomiglianza con il Dio del Vecchio Testamento. (w.w.w.). Knorr von Rosenroth non riveste alcuna autorità per i Cabalisti Orientali, perché si sa che nello scrivere Kabbalah Denudata egli seguì il manoscritto moderno anzichè quello antico (Caldeo); ed è anche risaputo che quel manoscritto e le scritture dello Zohar che sono classificate “antiche” menzionano ed usano le vocali Ebraiche o Punti Massoretici. Basterebbe questo per rendere spuri questi aleatori libri Zoharici, dal momento che non vi sono tracce dirette dello schema Massorah prima del decimo secolo della nostra era, e nemmeno qualche sua remota traccia prima del settimo. (Vedi “Tetraktys”).

TETRAKTYS (Gr.) – O Tetrade. Il sacro “Quattro” sul quale i Pitagorici giuravano, e che era il loro giuramento più vincolante. Ha un significato molto mistico e diversificato, essendo l’equivalente del Tetragrammaton. Innanzitutto essa è Unità, o l’ “Uno” sotto differenti aspetti; poi, è il fondamentale numero Quattro, la Tetrade che contiene la Decade, o Dieci, numero della perfezione; infine, essa significa la Triade primordiale (o Triangolo) fusa nella Monade divina. Kircher, il dotto Gesuita Cabalista, nel suo Oedipus Aegyptiacus (vol. II°, pag. 267), ci dà l’ineffabile nome IHVH – una delle formule Cabalistiche dei 72 nomi – sotto forma di Tetrade Pitagorica. Mr. Isaac. Myer ce lo porge in questo modo :
. 1 Il “Nome = I ? = 10
. . 2 “Ineffabile” HI 15 = ??
. . . 3 Così VHI 21 = ???
. . . . 4 HVHI 26 = ????
——— ——-
10 72
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E poi dimostra che “la sacra Tetrade Pitagorica sembra fosse conosciuta dagli antichi Cinesi”. Come spiegato in Iside Svelata (vol. I°, pag. 35); La Decade mistica, la risultante della Tetraktys, o 1+2+3+4=10, è un modo di esprimere questa idea. L’Uno è il principio impersonale, “Dio”; il Due, la materia; il Tre, poiché combina la Monade e la Diade e partecipa della natura di entrambe, è il mondo fenomenico; la Tetrade, o forma di perfezione, esprime la vacuità del tutto; la Decade o somma del tutto, include l’intero Cosmo.

TEURGIA (Gr.) – Comunicazione con gli spiriti o con gli angeli planetari – gli “dei della Luce” e metodo per attirarli verso terra. Solo la conoscenza dei significati interiori e delle loro gerarchie, nonché la purezza di vita, soltanto possono portare alla acquisizione dei poteri necessari per comunicare con loro. Per raggiungere un così esaltante risultato l’aspirante dev’essere assolutamente meritevole ed altruista.

TEURGI – La prima scuola di Teurgia pratica (da Theos, dio, ed ergon, lavoro), nel periodo Cristiano, fu fondata da Giamblico nell’ambito di certi Platonici Alessandrini. Anche i sacerdoti che erano assegnati ai templi dell’Egitto, Assiria, Babilonia e Grecia, ed il cui compito era quello di evocare gli dei durante la celebrazione dei Misteri, erano conosciuti sotto questo nome, o con il suo equivalente in altre lingue, fin dai tempi più arcaici. Gli Spiriti (ma non quelli dei morti, la cui evocazione fu chiamata Necromanzia) erano resi visibili agli occhi dei mortali. Per questo un teurgista doveva essere uno jerofante ed un esperto dell’insegnamento esoterico dei Santuari di tutti i paesi. I Neoplatonici della scuola di Giamblico erano chiamati teurgi, perché praticavano la cosiddetta “magia cerimoniale”, ed evocavano i simulacra o immagini, degli antichi eroi, “dei” e daimonia (daimonia = entità divine spirituali). Nei rari casi in cui si richiedeva la presenza di uno “spirito” visibile e tangibile, il teurgo doveva fornire all’apparizione soprannaturale una porzione della propria carne e del proprio sangue, doveva compiere la theopaea o “creazione degli dei” con un misterioso processo noto solo agli antichi, e forse a qualcuno dei moderni Tantrika e Brahmani iniziati dell’India. Così è detto nel Libro delle Evocazioni delle pagode. Esso mostra la perfetta identicità dei riti e delle cerimonie fra la più antica teurgia Brahmanica e quella dei Platonici Alessandrini.
Il passo che segue è tratto da Iside Svelata vol. I° pag. 59: “Il Brahmano Grihasta (l’evocatore) dev’essere in uno stato di completa purezza prima di avventurarsi a chiamare i Pitri. Dopo aver preparato una lampada, dell’incenso di sandalo, ecc., e dopo aver tracciato i cerchi magici, nel modo a lui insegnato dal Guru superiore, per tenere lontani gli spiriti cattivi, egli cessa di respirare e chiama in suo aiuto il fuoco (Kundalini) per disperdere il proprio corpo”. Egli pronuncia un certo numero di volte la parola sacra, e “la sua anima (il corpo astrale) sfugge dalla sua prigione, il suo corpo sparisce, e l’anima (l’immagine) dello spirito evocato discende nel suo doppio e lo anima”. Allora “la sua (del teurgo) anima (astrale) rientra nel suo corpo, le cui particelle sottili si sono nuovamente riunite (per i sensi oggettivi), dopo aver formato da sè stesse un corpo aereo per il deva (dio o spirito) che egli ha evocato”… Quindi l’operatore propone a costui delle domande “sui misteri dell’essere e sulla trasformazione di ciò che non perisce”. L’idea popolare prevalente è che i teurgi, come i maghi, operino prodigi, quali evocare le anime o ombre degli eroi e degli dei ed altre opere taumaturgiche, tramite poteri soprannaturali. Ma questo non è mai stato vero. Essi facevano ciò semplicemente liberando il proprio corpo astrale che, assumendo la forma di un dio o di un eroe, serviva da medium o da veicolo tramite cui poteva essere raggiunta e manifestata la speciale corrente che conserva le idee e la conoscenza di quell’eroe e di quel dio. (Vedi “Giamblico”).

THALASSA (Gr.) – Il Mare. (Vedi “Thallath”).

THALLATH (Cald.) – Lo stesso che Thalassa. La dea che personifica il mare, identica a Tiamat e connessa a Tamti ed a Belita. La Dea che, nel racconto cosmogonico di Beroso, dette nascita ad ogni varietà di mostri primordiali.

THARANA (Sans.) – “Mesmerismo” o, meglio, trance o ipnotizzazione autoindotta; un’azione che in India è di carattere magico ed è un tipo di esorcismo. Letteralmente, “spolverare e spazzar via” (influenze nefaste, significando tharhn una scopa e tharnham uno straccio per spolverare); i bhuta cattivi (aura cattiva e spiriti cattivi) vengono mandati via attraverso la volontà benefica del mesmerizzatore.

THEIOHEL (Ebr) – Il globo che produce uomini; nello Zohar è la nostra terra.

THELI (Cald.) – Il grande Drago che si dice circondi simbolicamente l’universo. In lettere Ebraiche esso è TLI = 400 + 30 + 10 = 440; quando “la sua cresta (lettera iniziale) è soppressa”, dicevano i Rabbini, rimane 40, o l’equivalente di Mem; M = Acqua, le acque sopra il firmamento. Evidentemente è la stessa idea simboleggiata da Shesha – il Serpente di Vishnu.

THEODIDAKTOS – Significa “Istruito da Dio”. Soprannome di Ammonio Sacca, fondatore nel IV° secolo della Scuola Eclettica Neoplatonica dei Filaleti, ad Alessandria.

THERMUTIS (Egiz.) – La corona con l’aspide della dea Iside; è anche il nome della leggendaria figlia del Faraone che si suppone abbia salvato Mosè dal Nilo.

THERO (Pali) – Un sacerdote di Buddha. Anche Therunnanse.

THOHU-BOHU (Ebr.) – Da Tohoo “l’Abisso” e Bohu “Spazio primordiale” o l’Abisso dello Spazio Primordiale, impropriamente tradotto come “Caos”, “Confusione”, e così via. Viene anche sillabato e pronunciato “tohu-bohu”.

THOMEI (Egiz.) – La Dea della Giustizia con gli occhi bendati ed una croce in mano. Equivale alla Themis dei Greci.

THOR (Scand.) – Da Thonar “tuonare”. Il figlio di Odino e di Freya e capo degli Spiriti Elementali. Il dio del tuono, Jupiter Tonans. La parola Giovedì (in inglese thursday – N. d. T.) deriva da Thor. Fra i Romani, il Giovedì era il giorno di Giove, Jovis dies, in francese jeudi – il quinto giorno della settimana, sacro anche al pianeta Giove.

THOR Martello di (Scand.) – Un’arma che aveva forma di Svastika; i Mistici Europei ed i Massoni la chiamano “Croce Ermetica” ed anche “Croce Jaina”, croix cramponnée; è il più arcaico, più sacro e riverito simbolo universale (Vedi “Svastika”).

THORAH (Ebr.) – “Legge”, compilata dalla trasposizione delle lettere dell’alfabeto Ebraico. Della “Thorah segreta” si dice che At-tee-kah (“L’Antico degli Antichi”), prima di predisporsi in arti (o membra) per prepararsi alla manifestazione, volle creare una Thorah; quest’ultima, prima di essere prodotta, si rivolse a Lui con queste parole: “Chi desidera approntare e predisporre altre cose, dovrebbe prima di tutto predisporre Se Stesso nelle Forme appropriate”. In altre parole, Thorah, la Legge, secondo quanto detto, che è interpolazione di qualche Talmudista posteriore, umiliò il suo Creatore fin dal momento della sua nascita. Quando crebbe e si sviluppò, la mistica Legge del Cabalista primitivo fu trasformata dai Rabbini e resa tale da rimpiazzare nella sua lettera morta ogni concetto metafisico; e così la legge Rabbinica e Talmudica rende asserviti a sè Ain-Soph ed ogni Principio divino, e volta le spalle alle vere interpretazioni esoteriche.

THOTH (Egiz.) – Il più misterioso ed il meno compreso degli dei, la cui caratteristica personale è completamente diversa da tutte le altre antiche divinità. Mentre le permutazioni di Osiride, Iside, Horo e degli altri sono così numerose che la loro individualità è completamente perduta, Thoth rimane immutabile dalla prima all’ultima Dinastia. Egli è il dio della saggezza ed ha autorità su tutti gli altri dei. È l’archivista ed il giudice. La sua testa di ibis, la penna e la tavoletta dello scriba celeste che registra i pensieri, le parole e le azioni degli uomini e li pesa sulla bilancia, lo accomunano al tipico Lipika esoterico. Il suo nome è uno dei primi ad apparire sui monumenti più antichi. È il dio lunare delle prime dinastie, il maestro del Cinocefalo, la scimmia dalla testa di cane che in Egitto era simbolo vivente e ricordo della Terza Razza Radice (Dottrina Segreta, Cosmogenesi, pag. 196-197). Egli è il “Signore di Hermopoli” Giano, Hermes e Mercurio assieme. È incoronato con un atef e con un disco lunare, e porta “l’Occhio di Horus”, il terzo occhio, nella sua mano. È l’Hermes Greco, il dio del sapere ed Hermes Trismegistus, l’ “Ermete Tre volte Grande”, il patrono delle scienze fisiche e il patrono e l’anima della conoscenza occulta esoterica. Come molto espressivamente dice di lui J. Bonwick, “Thoth… ha un effetto potente sull’immaginazione .. in questa intricata ma bella fantasmagoria del pensiero e del sentimento morale di quel passato nebuloso. Invano ci chiediamo come mai l’uomo, nell’infanzia di questo mondo di umanità, nella grossolanità della supposta incipiente civiltà, possa avere sognato un essere celeste come Thoth. Le linee sono così delicatamente tracciate, così intimamente e raffinatamente intessute, che sembra guardare un disegno delineato dal genio di Milton e portato a termine dall’abilità di un Raffaello”. Realmente, c’era qualche verità nel vecchio detto “La Saggezza degli Egiziani”… “Quando apprendiamo che la moglie di Chefren, costruttore della seconda Piramide, era una sacerdotessa di Thoth, capiamo che le idee da lui rappresentate erano già fissate 6000 anni fa”. Secondo Platone, “Thoth-Hermes era lo scopritore e l’inventore dei numeri, della geometria, dell’astronomia e delle lettere”. Proclo, discepolo di Plotino, parlando di questa divinità misteriosa, dice: “Presiede su ogni tipo di condizione guidandoci da questa dimora mortale ad un’essenza intellegibile, governando i differenti tipi di anime”. In altre parole, Thoth quale Archivista e Cancelliere di Osiride nell’Amenti, l’Aula del Giudizio dei Morti, era una divinità psicopompa; mentre Giamblico dice che “la croce con impugnatura (il thau o tau) che Thoth regge nella mano, non era altro che il monogramma del suo nome”. Oltre al Tau, prototipo di Mercurio, Thoth porta la verga-serpentina, emblema di Saggezza, che divenne il Caduceo. Mr. Bonwick dice: “Hermes era in senso mistico il serpente stesso. Striscia come quella creatura, silenziosamente, senza sforzo apparente, lungo il corso delle ere. Egli è… il rappresentante dei cieli stellati. Ma è il terrore del serpente cattivo, poiché l’ibis divorava i serpenti dell’Egitto”.

THOTHORI NYAN TSAN (Tib.) – Re del Tibet, del 4° secolo. Si narra che durante il suo regno ricevette la visita di cinque misteriosi stranieri, che gli rivelarono come potesse usare per il benessere del suo popolo quattro cose preziose che, nel 331 d. C. erano cadute giù dal cielo in uno scrigno d’oro e “di cui uso nessuno conosceva l’uso”. Queste cose erano: (1) delle mani ripiegate come le piegano gli asceti Buddisti; (2) un Chorten (uno “Stupa” costruito sopra un contenitore di reliquie) incastonato di pietre preziose; (3) una gemma con su scritto “Aum mani padme hum”; (4) lo Zamatog, un’opera religiosa sull’etica, una sezione del Kanjur. Una voce dal cielo disse allora al re che dopo un certo numero di generazioni tutti avrebbero imparato quanto fossero preziose queste quattro cose. Il numero stabilito di generazioni portò il mondo al settimo secolo quando il Buddismo divenne la religione accettata del Tibet. Pur scusando la licenza della leggenda, si può facilmente capire che le quattro cose cadute dal cielo, la voce, i cinque misteriosi stranieri, sono stati fatti storici. Essi erano senza dubbio cinque Arhat o Bhikshu venuti dall’India, durante il loro viaggio di proselitismo. Molti, infatti, furono i saggi indiani che, perseguitati in India per la loro nuova fede, si diressero in Tibet e Cina.

THRAETAONA (Mazd.) – Il Michele Persiano che combattè contro Zohak o Azhi- Dahaka, il serpente distruttore. Nell’Avesta, Azhi-Dahaka è un mostro a tre teste, una delle quali ha testa umana e le altre due di serpente. Dahaka, che nelle Scritture Zoroastriane si dice provenire da Babilonia, è il simbolo allegorico della dinastia Assira del Re Dahaka (Az- Dahaka) che governò l’Asia con pugno di ferro, e i cui stendardi portavano il simbolo rosso del dragone, purpureum signum draconis. Metafisicamente, tuttavia, la testa umana indica l’uomo fisico, mentre le due teste di serpente sono i principi manasici duali, poiché entrambi, drago e serpente, sono simboli della saggezza e dei poteri occulti.

THSANG THRISONG TSAN (Tib.) – Re vissuto fra il 728 ed il 787, che invitò dal Bengala il Pandit Rakshit, chiamato Bodhisattva per il suo grande sapere, a venire nel Tibet e stabilirvisi per insegnare la filosofia Buddista ai suoi sacerdoti.

THUMI SAMBHOTA (Sans.) – Mistico indiano, inventore dell’alfabeto Tibetano.

THUMMIM (Ebr.) – “Perfezioni”. Ornamento sui pettorali degli antichi Alti Sacerdoti del Giudaismo. I moderni Rabbini ed Ebraisti possono ben affermare di non conoscere i propositi congiunti del Thummim e dell’Urim; ma i Cabalisti e gli Occultisti lo sanno. Erano degli strumenti di divinazione magica e di comunicazione oracolare, teurgica ed astrologica. Ciò è dimostrato dai seguenti fatti, molto noti: (1) su ciascuna delle dodici pietre preziose era scolpito il nome di uno dei dodici figli di Giacobbe, e ciascuno di questi “figli” impersonava uno dei segni dello Zodiaco; (2) entrambi erano immagini oracolari, come i teraphim e pronunciavano oracoli tramite voce; ed entrambi erano strumenti per ipnotizzare e far cadere in stato estatico i sacerdoti che li indossavano. L’Urim ed il Thummim non erano oggetti creati dagli Ebrei, ma erano stati adottati, come la maggior parte dei loro riti religiosi, dagli Egiziani, per i quali il mistico scarabeo portato sul petto degli Jerofanti aveva le stesse funzioni. Erano metodi di divinazione puramente pagani e magici; e quando il “Signore Dio” degli Ebrei era chiamato a manifestare la sua presenza, a far conoscere la sua volontà tramite l’Urim per mezzo di precedenti incantesimi, il modus operandi era identico a quello usato da tutti i sacerdoti Gentili del mondo.

THUMOS (Gr.) – L’anima astrale, animale; il Kama-Manas; Thumos significa passione, desiderio e confusione; ed è usato anche da Omero. Probabilmente la parola deriva dal Sanscrito Tamas, che ha il medesimo significato.

TIA-HUANACO (Peruv.) – Le magnifiche rovine di una città preistorica in Perù.

TIAMAT (Cald.) – Un dragone femminile che personifica l’Oceano; la “grande madre” o il principio vivente del Caos. Tiamat voleva inghiottire Bel, ma Bel inviò un vento che entrò nella bocca aperta di Tiamat e la uccise.

TIAOU (Egiz.) – Un tipo di stato post-mortem Devachanico.

TIEN-HOANG (Cin.) – Le dodici gerarchie dei Dhyani.

TIEN-SIN (Cin.) – Letteralmente, “il cielo della mente”, o il cielo astratto, soggettivo, ideale. Un termine metafisico applicato all’Assoluto.

TIFEO (Gr.) – Famoso gigante che aveva un centinaio di teste simili a quella di un serpente o dragone e che era reputato padre dei Venti, come Shiva era padre dei Marut, “venti” anch’essi. Mosse guerra agli dei, ed è identico al Tifone Egiziano.

TIFONE (Egiz.) – Un aspetto o ombra di Osiride. Tifone non è, come asserisce Plutarco, il “Principio del Male” separato o il Satana degli Ebrei, ma, piuttosto, i “principi” cosmici più bassi del divino corpo di Osiride, il dio in essi – poiché Osiride è l’universo personificato quale ideazione, mentre Tifone è quello stesso universo, ma nella sua realizzazione materiale. I due in uno sono Vishnu-Shiva. Il vero significato del mito Egizio è che questo Tifone è l’involucro materiale e terrestre di Osiride che, di esso è lo spirito che vi dimora all’interno. Nel cap. 42° del Rituale o Libro dei Morti, Tifone è descritto come “Set, precedentemente chiamato Thoth”. Gli Orientalisti rimasero notevolmente perplessi davanti alla scoperta che Set-Tiphon è indicato in alcuni papiri come “un dio grande e buono”, ed in altri come l’incarnazione del male. Ma non è Shiva, uno degli aspetti della Trimurti Indù, descritto in alcuni posti come “il migliore e più benefico degli dei” ed in altri momenti “un dio tenebroso, nefasto, terribile” e “feroce” ? Loki, il Tifone Scandinavo, dopo essere stato descritto in un primo tempo come un essere benefico, dio del fuoco, genio tutelare del pacifico focolare domestico, non cambiò improvvisamente prestigio, divenendo all’istante un potere maligno, un Satana del freddo inferno, il tipo peggiore di demone? Vi è una buona ragione per tale costante trasformazione. Finchè questi dei duplici, simboli del bene e del necessario male, della luce e dell’oscurità, sono strettamente uniti, cioè simboleggiano una combinazione delle differenti qualità umane o degli elementi che essi rappresentano, sono semplicemente una incarnazione di un qualche dio personale. Appena vengono separati in due entità, ciascuna con le sue caratteristiche, allora diventano rispettivamente i due poli opposti del bene e del male, della luce e dell’oscurità, diventano in breve due entità indipendenti e distinte o, piuttosto, due personalità. È solo a forza di cavilli e di sofismi che le Chiese sono riuscite fino ad oggi a conservare nella mente di pochi la divinità Ebraica nella sua interezza primitiva. Se fossero state logiche, avrebbero dovuto separare Cristo da Jehovah, luce e bontà da oscurità e male. E ciò è stato quel che accadde ad Osiride-Tifone. Ma nessun Orientalista lo ha capito e quindi la loro perplessità continua ad aumentare. Ogni difficoltà sulla natura di Tifone sparisce una volta che esso è accettato – come nel caso degli Occultisti quale parte integrante di Osiride, così come Ahrimane è parte inseparabile di Ahura Mazda ed il serpente della Genesi è l’aspetto oscuro degli Elohim fusi nel nostro “Signore Dio”. Tifone è un nome tardo di Set, tardo ma antico – antico, infatti, quanto la IVa Dinastia; poiché si legge nel Rituale: “O Tifone Set! Io ti invoco; terribile, invisibile,onnipotente Dio degli dei, tu che distruggi e rendi deserto”. Tifone appartiene chiaramente alla terza categoria simbolica di Shiva il Distruttore e di Saturno il “dio scuro”. Nel Libro dei Morti, Set, nella sua battaglia con Thoth (saggezza) che è la sua controparte spirituale è evirato come Saturno-Cronos ed Urano prima di lui. Poiché come Shiva è strettamente collegato al Toro Nandi – un aspetto di Brahma-Vishnu, i poteri creativi e conservatori – così Set-Tifone viene collegato al Toro Apis, essendo entrambi i tori consacrati alle loro rispettive divinità e con esse connessi. Così come Tifone veniva originariamente adorato in forma di pietra eretta, il fallo, così Shiva viene ancora oggi rappresentato ed adorato quale lingham. Shiva è Saturno. In verità, Tifone-Set sembra essere servito da prototipo per più di una divinità del successivo ciclo ritualistico, che includeva anche il dio degli Ebrei, poiché alcune delle sue cerimonie rituali passarono in blocco nelle leggi e nel canone dei riti del “popolo eletto”. Chi fra gli adoratori della Bibbia conosce l’origine del capro (ez o aza) mandato nel deserto per espiazione? Sanno essi che prima dell’esodo di Mosè, il capro era sacro a Tifone e che era sopra la sua testa che gli Egizi confessavano i loro peccati, dopo di che l’animale veniva mandato nel deserto ? “Ed Aaron prenderà il capro espiatorio (Azazel)… e metterà le mani sulla testa del capro vivo e su di essa confesserà tutte le iniquità dei figli di Israele… e lo manderà lontano… nel deserto” (Levitico, 16). E come il capro degli Egizi espiava per Tifone, così il capro degli Israeliti “espiava davanti al Signore” (ibidem, verso 10). Quindi, se solo ci si ricordasse che ogni dio antropomorfo creativo era per i filosofi antichi il “Datore di vita” e il “Distributore di Morte” – Osiride e Tifone, Ahura Mazda ed Ahrimane, ecc., sarebbe facile comprendere l’affermazione fatta dagli Occultisti che Tifone non era altro che il simbolo del quaternario inferiore, i principi sempre incontrollabili e turbolenti della materia caotica differenziata, sia nell’Universo che nell’Uomo, mentre Osiride simboleggiava la triade spirituale superiore. Tifone è accusato nel Rituale di essere uno che “ruba la ragione all’anima”. Perciò egli è rappresentato in lotta con Osiride, che taglia in quattordici (due volte sette) pezzi, dopo di che, rimasto senza il potere equilibrante del bene e della luce, rimane invischiato nel male e nell’oscurità. In questo modo la storia di Plutarco diventa comprensibile quale allegoria. Egli afferma che Tifone, sopraffatto nella sua lotta con Horo, “fuggì per sette giorni su di un asino e durante la sua fuga procreò i figli maschi Jerosolumos e Joudaios”. Ora, poiché Tifone in un periodo tardo fu venerato sotto forma di asino e poiché il nome dell’asino è AO, o (foneticamente) IAO, le vocali che imitano il ragliare dell’animale, diventa evidente che Tifone era intenzionalmente fuso con il nome del Dio dei Giudei, come i nomi dei due figli generati da Tifone, Judea e Gerusalemme, suggeriscono ampiamente.

TIKKUN (Cald.) – L’Uomo Manifestato o Adam Kadmon, il primo raggio proveniente dal Logos manifestato.

TINDARO (Gr.) – Re dei Lacedemoni, il leggendario marito di Leda, madre di Castore e Polluce e di Elena di Troia.

TIPHERET (Ebr.) – Bellezza; il sesto dei dieci Sephiroti, una potenza attiva maschile che corrisponde al Vau, V, del Tetragrammaton IHVH, chiamato anche Melekh, o re, e il Figlio. È la Sephira centrale dei sei che compongono Zauir Anpin, il Microprosopo o l’Aspetto Minore. È tradotto “Bellezza” e “Mitezza”.

TIRTHAKAS (Sans.) – O Tirthika e Tirthya. “Istruttori eretici”. Epiteto riservato dagli asceti Buddisti ai Brahmani e a certi Yogi dell’India.

TIRTHANKARA (Sans.) – I santi e capi Jaina, che sono ventiquattro. Si afferma che uno di essi era il Guru spirituale di Gautama Buddha. Tirthankara è sinonimo di Jaina.

TIRYAKSROTA (Sans.) – Da tiryak “curvo” e srotas “canale” (digestivo). Il nome della “creazione”, da parte di Brahma di uomini o esseri, i cui stomaci erano, sulla base della loro posizione eretta come bipedi, in posizione orizzontale. Questa è una invenzione Puranica, inesistente in Occultismo.

TISHYA (Sans.) – Equivalente a Kaliyuga, la Quarta Età.

TITANI (Gr.) – Giganti di origine divina nella mitologia Greca, che mossero guerra agli dei. Prometeo era uno di loro.

TITIKSHA (Sans.) – Letteralmente, “lunga sofferenza, pazienza”. Titiksha, figlia di Daksha e moglie di Dharma (legge divina) è la sua personificazione.

TO ON (Gr.) – “L’Essere”, “L’Ineffabile Tutto” di Platone. Colui “che nessuno ha visto tranne il Figlio”.

TOBO (Gnost.) – Nel Codex Nazareus è l’essere misterioso che porta l’anima di Adamo dall’Orco alla dimora di vita, ed è chiamato “il liberatore dell’anima di Adamo”.

TODAS – Misterioso popolo dell’India merdionale che vive nelle inesplorate foreste delle Colline Nilgiri (Blu), nella regione di Madras, la cui origine, lingua e religione sono a tutto’ggi sconosciuti. I Todas sono completamente diversi sia etnicamente che filolo-gicamente, che sotto ogni altro aspetto, dai Badaga e dai Mulakurumba, due altre razze che si trovano sulle stesse colline.

TOOM (Egiz.) – Dio scaturito da Osiride nel ruolo di Grande Abisso, Noot. Egli è il dio proteiforme che genera gli altri dei “assumendo la forma che più gli piace”. È Fohat. (Vedi Dottrina Segreta, Cosmogenesi, pag. 867).

TOPA – Tumulo artificiale che ricopre le reliquie di Buddha o di qualche altro grande Arhat. Le tope sono chiamati anche Dagoba.

TOPHET (Ebr.) – Luogo nella valle della Gehenna, vicino a Gerusalemme, dove bruciava perennemente un fuoco nel quale si immolavano a Baal i bambini. La località, in tal modo, è il prototipo dell’Inferno Cristiano; l’ardente Gehenna del dolore senza fine.

TORRALVA Dr. Eugene – Medico che visse nel 14° secolo e che ricevette in dono da Frate Pietro, grande mago e monaco Domenicano, un demone chiamato Zequiel, affinché gli facesse da fedele servitore. (Vedi Iside Svelata, vol. II°, pag. 62).

TORO Culto del – Vedi “Apis”. L’adorazione del Toro e dell’Ariete era rivolta allo stesso unico potere, quello della creazione generativa, sotto i suoi due aspetti – celestiale o cosmico, e terrestre o umano. Gli dei dalla testa di ariete appartengono al secondo aspetto mentre quelli dalla testa di toro appartengono al primo. Osiride, cui il toro era consacrato, non fu mai considerato una divinità fallica; e non lo fu Shiva con il suo Toro Nandi, nonostante il lingham. Apis ha colore biancolatte puro, come Nandi. Entrambi erano emblemi del potere generativo ed evolutivo nel Cosmo Universale. Quanti considerano gli dei solari ed i tori dotati di caratteristiche falliche, o collegano il Sole con ciò, sbagliano. Priapici sono gli dei lunari, gli arieti e gli agnelli e tale diventa anche la religione che, sebbene inconsapevolmente, adotta per i suoi culti un dio preminentemente lunare, ed accentua la sua scelta selezionando l’agnello, il cui generatore è l’ariete, glifo preminentemente fallico, quale il suo simbolo più sacro per svilire le antiche religioni che avevano usato lo stesso simbolismo. Il culto del toro Apis, Hapi Ankh, Osiride vivente, cessò circa 3000 anni or sono; il culto dell’ariete e dello agnello continua ancor oggi. Mariette Bey scoprì il Serapeo, la Necropoli dei Tori Apis, vicino Memphis, una imponente cripta sotterranea lunga 2000 piedi e larga 20, contenente le mummie di trenta tori sacri. Se fra mille anni si scoprisse sotto le ceneri del Vesuvio o dell’Etna una Cattedrale Cattolica Romana con allo interno un agnello di Pasqua, le future generazioni avrebbero il diritto di affermare che per tale scoperta, i Cristiani erano adoratori dell’ “agnello” e della “colomba”? I due simboli dovrebbero dare loro lo stesso diritto, sia in un caso che nell’altro. E poi, non tutti i “tori” sacri erano fallici, ossia maschi; vi erano “tori” ermafroditi ed anche asessuati. Mnevis, il toro nero figlio di Ptah, consacrato al Dio Ra in Eliopoli; il Pacis di Hermonthis dedicato ad Amoun Horus; ecc., ecc. e lo stesso Apis erano animali ermafroditi e non maschi, il che mostra la loro caratteristica cosmica. Tanto vale allora chiamare fallico il Toro dello Zodiaco e la Natura tutta!

TORO della Pace – Il divino toro di Hermonthes, sacro ad Amoun-Horus, il Toro Netos di Heliopoli, sacro ad Amoun-Ra.

TOYAMBUDHI (Sans.) – Paese nella cui parte settentrionale, sta l’”Isola Bianca” – Sveta Dwipa – una delle sette isole o continenti Puranici.

TRAILOKYA (Sans.) – O Trilokya. Significa, le “tre regioni” o tre mondi; la triade complementare al quaternario dei mondi Brahmanici, chiamato Bhuvanatraya. Un laico buddista profano concepirà solo tre divisioni di ogni mondo, mentre un brahmano non iniziato affermerà che ve ne sono quattro. Le quattro divisioni di quest’ultimo sono puramente fisiche e sensoriali, mentre le Trailokya dei Buddisti sono puramente spirituali ed etiche. La divisione Brahmanica si può trovare ampiamente descritta nel capitolo Vyahritis e la diversità può essere dimostrata dal confronto seguente:
Divisione Brahmanica dei Mondi Divisione Buddista delle Regioni
1) Bhur la Terra. 1) Kamadhatu o Kamaloka Mondo del desiderio.
2) Bhuvah cielo, firmamento. 2) Rupadhatu Mondo senza forma.
3) Swar atmosfera, il cielo.
3 ) A r upadhatu Mondo senza forma.
4) Mahar l’essenza eterna luminosa.
Questi sono i mondi degli stati post-mortem. Ad esempio, Kamaloka o Kamadhatu, la regione di Mara, è quello che i Cabalisti moderni e medioevali chiamano il mondo della luce astrale o “mondo dei gusci”. Il Kamaloka ha, come ogni altra regione, le sue sette suddivisioni, la più bassa delle quali comincia sulla terra o nella sua atmosfera invisibile; le altre sei ascendono gradualmente, e la più elevata è la dimora di quanti sono morti per incidenti, o per suicidio in un momento di temporanea pazzia, o furono altrimenti vittime di forze esterne. Si tratta di coloro che sono morti prima del termine dovuto e i cui principi superiori per conseguenza, non possono andare subito nello stato Devachanico. Rupadhatu è il mondo celeste della forma, o ciò che noi chiamiamo Devachan. Per i Brahmani, per i Cinesi e per gli altri Buddisti non iniziati, il Rupadhatu si divide in 18 Brahma‚ o Devaloka; ivi, la vita di un’anima dura da mezzo Yuga fino a 16.000 Yuga o Kalpa, e l’altezza delle “Ombre” va da mezzo Yojana a 16.000 Yojana (uno Yojana misura da cinque miglia e mezzo fino a diecimila), una sciocchezza nata dal cervello dei preti. Ma la Filosofia Esoterica insegna che sebbene per gli Ego, nel tempo, ogni cosa ed ognuno, conservi la sua forma (come in un sogno) tuttavia, poiché il Rupadhatu è una regione puramente mentale ed uno stato, gli stessi Ego non hanno nessuna forma al di fuori della propria coscienza. L’Esoterismo divide questa “regione” in sette Dhyana, “regioni”, o stati, di contemplazione, che non sono località ma rappresentazioni mentali di esse. Arupadhatu: questa “regione” è a sua volta divisa in sette Dhyana, ancora più astratte e senza forma, poiché questo “Mondo” è senza alcuna forma o desiderio di qualsiasi genere. È la regione più elevata del Trailokya post-mortem, la dimora di coloro che sono quasi pronti per il Nirvana e, di fatto, proprio la soglia dello stato Nirvanico; pertanto, è ragionevole che in Arupadhatu (o Arupavachara) non vi possa essere né forma né sensazione, né qualche sentimento connesso con il nostro Universo tridimensionale.

TRE FACCE – La Trimurti del Pantheon indiano; le tre persone dell’unica divinità. Dice il Libro dei Precetti: “Vi sono due Facce, una in Tushita (Devachan) ed una in Myalba (la terra); il più Alto Santo li unisce e finalmente le assorbe entrambe”.

TRE FUOCHI (Occult.) – Il nome dato ad Atma-Buddhi-Manas, che quando si uniscono diventano uno.

TRE GRADI (di Iniziazione) – Ogni nazione ha la propria religione exoterica ed esoterica, la prima per le masse, l’altra per le persone istruite e gli eletti. Per esempio, gli Indiani hanno tre gradi e molti sottogradi. Anche gli Egiziani avevano tre gradi preliminari, personificati nei Misteri come “i tre guardiani del fuoco”. I Cinesi avevano la loro antichissima Società Triade; ed i Tibetani ancor oggi hanno il loro “triplo passo”, che nei Veda era simbolizzato dai tre grandi passi di Vishnu”. Dappertutto la antichità mostra una enorme riverenza per la Triade ed il Triangolo quale prima figura geometrica. Gli antichi Babilonesi avevano tre gradi di iniziazione al sacerdozio (che costituiva la conoscenza esoterica); gli Ebrei, i Cabalisti ed i mistici presero a prestito i loro gradi dai Caldei, mentre la Chiesa Cristiana dagli Ebrei. “Essi sono Due in congiunzione all’Uno”, dice il Rabbino Simeone ben Jochai, “così essi sono Tre, e se sono Tre allora sono Uno”.

TRETA YUGA (Sans.) – La seconda età del mondo, un periodo di 1.296.000 anni.

TRI-BHUVANA (Sans.) – O Tri-loka. I tre mondi – Swarga, Bhumi e Patala – o Cielo, Terra ed Inferno delle credenze popolari; esotericamente sono le regioni Spirituali, Psichiche (o Astrali) e la sfera terrestre.

TRI-DASHA (Sans.) – Tre volte dieci o “trenta”. In cifre tonde, questa è la somma del Pantheon Indiano: le trentatre crore di divinità, i dodici Aditya, gli otto Vasu, gli undici Rudra e i due Ashvin, o trentatre koti cioè 330 milioni di dei.

TRI-KÚTA (Sans.) – “Tre cime”. Montagna sulla quale furono costruiti Shri Lanka (Ceylon) e le sue città. Allegoricamente si dice che si tratti di una catena montuosa che si estende a sud del Meru. E così doveva essere Lanka, prima che fosse sommersa, lasciando oggi fuori dalle acque solo le cime più alte di quella catena. La topografia sottomarina e le formazioni geologiche hanno subito considerevoli mutamenti a partire del periodo del Miocene. Vi è una leggenda che si riferisce a Vayu, il dio del vento, che spezzò la sommità del monte Meru e la scagliò in mare, dove immediatamente divenne Lanka.

TRIADI Le Tre – I dieci Sephirot sono considerati come un gruppo composto da tre triadi: Kether, Chokmah e Binah formano la triade superiore; Chesed, Geburah e Tipheret formano la seconda; Netzach, Hod e Yesod formano la triade inferiore. La decima Sephira, Malkuth, rimane al di fuori di queste tre triadi. (w.w.w.). Quanto sopra vale per la Cabala Occidentale. Gli Occultisti Orientali riconoscono una sola triade, quella superiore (corrispondente ad Atma-Buddhi ed all’ “Involucro” che riflette la loro luce, i tre in uno) ed enumerano sette Sephirot inferiori, ognuno dei quali sta per un “principio”, cominciando dal Manas Superiore e terminando con il Corpo Fisico che Malkuth rappresenta nel Microcosmo e la Terra nel Macrocosmo.

TRIDANDI (Sans.) – Il nome generalmente dato ad una classe di Sannyasi, che tengono costantemente in mano un bastone (danda) che si divide in tre alla sommità. Il termine ha varie etimologie ed alcuni danno questo nome al triplice filo Brahmanico.

TRIFOGLIO – Come il trifoglio d’Irlanda, ha un significato simbolico, “il mistero del tre in uno”, come dice un certo autore. La ghirlanda che cadde quando Tifone uccise il dio radiante coronava la testa di Osiride. Alcuni vedono in esso un significato fallico ma, in Occultismo, noi neghiamo quest’idea. Era la pianta dello Spirito, dell’Anima e della Vita.

TRIGUNA (Sans.) – Le tre divisioni delle qualità inerenti alla materia differenziata cioè, la pura quiescenza (satva), l’attività ed il desiderio (rajas), l’immobilità e la decadenza (tamas). Corrispondono a Vishnu, Brahma e Shiva. (Vedi “Trimurti”).

TRIJNANA (Sans.) – “Tripla conoscenza”. Consiste di tre gradi: (1) credere per fede; (2) credere per conoscenza teorica; (3) credere per conoscenza personale e pratica.

TRIKAYA (Sans.) – Letteralmente, tre corpi o forme. È un insegnamento molto astruso che, comunque, una volta compreso, spiega il mistero di ogni triade o trinità, ed è un’autentica chiave per ogni simbolo metafisico triplice. La sua forma più semplice e comprensibile la si trova nell’Entità umana, con la sua triplice divisione in spirito, anima e corpo, ed anche nell’universo panteisticamente considerato come una unità composta da un Principio Deifico puramente spirituale, da Esseri Superni suoi raggi diretti e dall’Umanità. L’origine di ciò si trova negli insegnamenti dell’arcaica Religione-Saggezza o Filosofia Esoterica. Il grande ideale Panteistico dell’Essenza sconosciuta ed inconoscibile, che si trasforma in materia soggettiva, e poi in oggettiva, è alla radice di tutti queste terzine e triadi. Così nella filosofia del Buddismo Settentrionale esistono: (1) Adi-Buddha (o la Saggezza Universale Primordiale); (2) i Dhyani Buddha (o Bodhisattva); (3) i Manushi Buddha (o Buddha umani). Nelle concezioni Europee troviamo l’identica cosa: Dio, Angeli ed Umanità, teologicamente simbolizzati dal Dio-Uomo. La Trimurti Brahmanica ed anche il triplice corpo di Shiva, nello Shivaismo, sono stati entrambi concepiti sulla stessa base, se non sulla scia delle linee degli Insegnamenti Esoterici. Quindi, non dobbiamo meravigliarci se questa concezione del triplice corpo o delle vesti Nirmanakaya, Sambhogakaya e Dharmakaya, la più grande delle dottrine della Filosofia Esoterica sia stata accettata, in forma più o meno travisata, da ogni setta religiosa, e spiegata del tutto erroneamente dagli Orientalisti. Così, nella sua applicazione generale, il triplice corpo simbolizza la statua del Buddha, i suoi insegnamenti, i suoi stupa; nelle sue concezioni ecclesiastiche, si applica alla professione di fede Buddista chiamata la Triratna, che è la formula di “prendere rifugio nel Buddha, nel Dharma e nel Sangha”. La fantasia popolare attribuisce a Buddha l’ubiquità, mettendolo quindi alla pari di un dio antropomorfo ed abbassandolo al livello di una divinità tribale; il risultato è che si cade in piatte contraddizioni, come nel Tibet ed in Cina. Così la dottrina exoterica sembra insegnare che il Buddha mentre è nel suo corpo Nirmanakaya (che passò attraverso 100.000 koti di trasformazione sulla terra), allo stesso tempo è un Lochana (un Dhyani-Bodhisattva celestiale) nella sua “veste di assoluta completezza” Sambhogakaya, e in Dhyana, uno stato che dovrebbe tagliarlo fuori dal mondo e da tutti i collegamenti con esso; ed infine, per ultimo, oltre ad essere un Nirmanakaya ed un Sambhogakaya è anche un Dharmakaya “di purezza assoluta”, un Vairotchana o Dhyani-Buddha in pieno Nirvana! (Vedi Sanskrit-Chinese Dictionary di Eitel). Questo è il guazzabuglio di contraddizioni, impossibili da riconciliare, che viene fornito da missionari e da certi Orientalisti, circa i dogma filosofici del Buddismo Settentrionale. Se non si tratta di confusione intenzionale di fronte ad una filosofia temuta dai sostenitori di una religione basata su inestricabili contraddizioni e su “misteri” protetti, allora è certo il prodotto dell’ignoranza. Come il Trailokya, il Trikaya ed il Triratna siano tre aspetti degli stessi concetti e debbano essere, per così dire, fusi in uno, è argomento ulteriormente spiegato sotto ciascuno di questi termini. (Vedi anche, in relazione a ciò, il termine “Trisharana”).

TRILOCHANA (Sans.) – “Dai tre occhi”, nome di Shiva. Si narra che un giorno mentre il dio era impegnato su una montagna dell’Himalaya in rigide pratiche di austerità, Parvati pose amorevolmente la sua mano sul suo terzo occhio che si aprì ardendo dalla sua fronte. Questo è l’occhio che ridusse Kama, dio dell’amore (come Mara, il tentatore) in cenere per aver cercato di ispirargli durante la meditazione pensieri sulla moglie.

TRIMÚRTI (Sans.) – Letteralmente, “tre facce” o “triplice forma” – la Trinità. Nel Pantheon moderno, queste tre persone sono Brahma, il creatore, Vishnu, il conservatore, Shiva, il distruttore. Ma questa è un’idea successiva perché nei Veda non sono citati né Brahma né Shiva, e la trinità vedica era formata da Agni, Vayu e Surya, o, come lo spiega il Nirukta, dal fuoco terrestre, dal fuoco atmosferico (o aereo) e dal fuoco celeste; poiché Agni è il dio del fuoco, Vayu dell’aria e Surya è il sole. Come dice il Padma Purana : “In principio, il grande Vishnu, desideroso di creare il mondo intero, divenne triplice: creatore, conservatore, distruttore. Per produrre questo mondo, lo Spirito Supremo emanò dal fianco destro del suo corpo, se stesso come Brahma, poi, per conservare l’universo, produsse Vishnu dal fianco sinistro del suo corpo; e per distruggere il mondo, produsse dal centro del suo corpo l’eterno Shiva. Alcuni adorano Brahma, altri Vishnu, altri Shiva; ma Vishnu, uno e tuttavia triplice, crea, conserva e distrugge, quindi lasciamo pure che il devoto non faccia alcuna differenza fra i tre”. Il fatto è che tutte e “tre” le persone della Trimurti sono semplicemente i tre guna qualificativi, o attributi dell’universo, dello Spirito-Materia differenziato, che si auto-forma, si auto- conserva e si auto-distrugge, a scopi di rigenerazione e perfezionamento. Questo è il significato esatto; ed è dimostrato dal fatto che Brahma‚ è la personificazione incarnata di Rajas guna, l’attributo o qualità dell’attività, del desiderio di procreazione, quel desiderio a causa del quale l’universo ed ogni cosa vengono chiamati in esistenza. Vishnu è il Sattva guna incarnato, quella proprietà di conservazione che sorge dal riposo e dal godimento sereno che caratterizza quel periodo intermedio tra la piena crescita e l’inizio della decadenza; mentre Shiva, essendo l’incarnazione di Tamas guna che è l’attributo del ristagno e della decadenza finale diventa naturalmente il distruttore. Sotto una maschera di antropomorfismo questo concetto è altamente filosofico; è invece antifilosofico ed assurdo attaccarsi alla lettera morta dell’idea originale e volerla imporre al mondo.

TRINITÀ – Tutti conoscono il dogma Cristiano dei “tre in uno” e dell’”uno in tre”; è quindi superfluo ripetere ciò che si trova in qualsiasi catechismo. Atanasio, Padre della Chiesa che definì il dogma della Trinità, non ebbe bisogno di trarre ispirazione dal potere del proprio cervello; non dovette fare altro che rivolgersi ad una delle innumerevoli trinità dei credi pagani, o ai sacerdoti Egiziani, nel cui paese era vissuto per tutta la vita. Modificò leggermente solo una delle tre “persone”. Tutte le triadi dei Gentili erano composte da Padre, Madre e Figlio. Facendone “Padre, Figlio e Spirito Santo”, egli cambiò il dogma solo esteriormente, poiché lo Spirito Santo era stato sempre femminile, ed in ogni Vangelo Gnostico è mostrato Gesù che si riferisce allo Spirito Santo come a sua “Madre”.

TRIPADA (Sans.) – Dai “tre piedi”, riferito alla febbre, personificata come avente tre piedi o stadi di sviluppo fredda, calda e sudorifera.

TRIPITAKA (Sans.) – Letteralmente, “i tre cesti”; il nome del canone Buddista. È composto di tre divisioni : 1) la dottrina, 2) le regole e le leggi per il sacerdozio e gli asceti, 3) le dissertazioni filosofiche e metafisiche; ad esempio, l’Abhidharma definita dai Buddhaghosa come quella legge (dharma) che va oltre (abhi) la legge. L’Abhidharma contiene i più profondi insegnamenti metafisici e filosofici, ed è la fonte dal quale le Scuole Mahayana ed Hinayana‚ hanno derivato le loro dottrine fondamentali. Vi è una quarta divisione la Samyakta Pitaka. Ma, poiché è una aggiunta posteriore dei Buddisti Cinesi, non è accettata dalla Chiesa Meridionale del Siam e di Ceylon.

TRIRATNA- O Ratnatraya (Sans.). I Tre Gioielli, termine tecnico per la ben conosciuta formula “Buddha, Dharma, Sangha (o Samgha)”; gli ultimi due termini, nell’odierna interpretazione, significano “legge religiosa” (Dharma) e “sacerdozio” (Sangha). La Filosofia Esoterica, comunque, considera questa traduzione poco fedele. Le parole “Buddha, Dharma e Sangha” dovrebbero essere pronunciate come ai tempi di Gautama, il Signore Buddha, e cioè “Bodhi, Dharma e Samgha”; e il loro significato dovrebbe essere “La Saggezza, le sue leggi, ed i suoi sacerdoti”, questi ultimi nel senso di “esponenti spirituali” o adepti. Poiché Buddha è stato considerato come “Bodhi” incarnato sulla terra, un vero avatar di Adi-Buddha, Dharma è stata gradualmente considerata come la sua legge particolare e Sangha come il suo sacerdozio. Tuttavia, i profani dei successivi (ora moderni) insegnamenti hanno mostrato un più alto grado di intuizione naturale rispetto agli attuali interpreti del Dharma, i sacerdoti Buddisti. La gente vede il Triratna nelle tre statue di Amitabha, Avalokiteshvara e Maitreya Buddha, cioè nella “Luce Sconfinata” o Saggezza Universale, un principio impersonale che è il significato corretto di Adi-Buddha; nel “Signore Supremo” dei Bodhisattva, o Avalokiteshvara; ed in Maitreya Buddha, il simbolo del Buddha umano e terrestre, il “Manushi Buddha”. Così, sebbene il non iniziato chiami queste tre statue “i Buddha del Passato, del Presente e del Futuro”, tuttavia ogni seguace del Buddismo filosofico chiamato “ateo” da Mr. Eitel – spiegherebbe il termine Triratna correttamente. Un filosofo Yogacharya direbbe – se potesse – “Dharma non è una persona, ma un’entità incondizionata e senza origine, che combina in sè i principi spirituali e materiali dell’universo, mentre dal Dharma procede, per emanazione, Buddha (o meglio la Bodhi ‘riflessa’) quale energia creatrice che produce, in unione con Dharma, il terzo fattore della trinità, cioè ‘Samgha’, che è la somma totale che comprende tutta la vita reale”. Samgha, quindi, non è e non può essere ciò che viene inteso oggi, vale a dire l’attuale “sacerdozio”, poiché quest’ultimo non è la somma totale della vita reale, ma solo della vita religiosa. Il primo vero significato della parola “Sangha” si applica solo agli Arhat o Bhikshu o “iniziati”, considerati i veri esponenti del Dharma – poiché la legge e la saggezza divine, arrivano ad essi come luce riflessa dalla “illimitata luce” unica. Tale è il suo significato filosofico. Eppure lungi dal soddisfare gli studiosi occidentali ciò sembra solo irritarli. Su quanto è stato detto E. J. Eitel di Hongkong, commenta : “Così il dogma di un Triratna, originato dai tre primitivi articoli di fede e che allo stesso tempo culmina nella concezione delle tre persone, una trinità nell’unità, è degenerato nella teoria metafisica della evoluzione di tre principi astratti”! E se uno dei più capaci studiosi Europei sacrifica ogni ideale filosofico al più grossolano antropomorfismo, cosa può aspettarsi il Buddismo e la sua sottile metafisica nelle mani di missionari ignoranti?

TRISHARANA (Sans.) – Lo stesso che “Triratna”, ed accettato dalle Chiese Buddiste sia del Nord che del Sud. Dopo la morte del Buddha fu adottato dai concili, ma solo come una formula fidei che ingiungeva : “Prendere rifugio nel Buddha”, “prendere rifugio nel Dharma”, “prendere rifugio nel Sangha”, o la sua chiesa, nel senso in cui ora è interpretato; ma non è in questo senso che la “Luce dell’Asia” avrebbe insegnato la formula. Di Trikaya, Mr. E. J. Eitel di Hongkong, ci dice nel suo Manuale di Buddismo Cinese, che questa “tripartizione fu insegnata riguardo alla natura di tutti i Buddha. Poiché Bodhi è la caratteristica di un Buddha” – fu fatta una distinzione fra la “Bodhi essenziale” quale attributo del Dharmakaya, cioè “corpo essenziale”; “Bodhi riflesso” quale attributo del Sambhogakaya e “Bodhi pratico” quale attributo del Nirmanakaya. Poiché Buddha assomma in sè queste tre condizioni di esistenza, si dice che egli abbia vissuto contemporaneamente in queste tre sfere diverse.” Questo dimostra come sia grandemente travisato l’insegnamento puramente panteistico e filosofico. Senza soffermarci ad indagare come perfino una veste Dharmakaya possa avere qualche “attributo” nel Nirvana, stato questo, che nel Brahmanesimo, come pure nel Buddismo filosofico, si dimostra essere assolutamente privo di qualsiasi attributo come concepito dal pensiero umano finito sarà sufficiente sottolineare quanto segue : (1) la veste Nirmanakaya è preferita dal “Buddha di Compassione” a quella dello stato Dharmakaya, esattamente perché quest’ultima impedisce a chi la ottiene ogni comunicazione con il finito, ossia con l’umanità; (2) non è Buddha (Gautama, l’uomo mortale, o qualsiasi altro Buddha personale) che vive ubiquamente in “tre diverse sfere allo stesso tempo”, ma Bodhi, il principio universale ed astratto della saggezza divina, simbolizzato, in filosofia, da Adi-Buddha. È quest’ultimo che è ubiquo, perché è l’essenza o principio universale. È Bodhi, o lo spirito della Buddità, che avendo risolto se stesso nell’essenza primordiale omogenea ed essendosi immerso in essa, come Brahma‚ (l’universo) si immerge in Parabrahman – l’ASSOLUTEZZA – o quello che si intende per “Bodhi essenziale”. Poiché si deve supporre che il Nirvani o Dhyani-Buddha vivendo in Arupadhatu, lo stato senza forma, e in Dharmakaya, sia quella “Bodhi essenziale” stessa. Sono i Dhyani Bodhisattva, i raggi primordiali della Bodhi Universale, che vivono nella “Bodhi riflessa” in Rupadhatu, o il mondo delle “forme” soggettive; e sono i Nirmanakaya (plurale) che dopo aver terminato le loro vite di “Bodhi pratica”, nelle forme “illuminate” o di Buddha, restano volontariamente nel Kamadhatu (il mondo del desiderio), sia in forma oggettiva sulla terra che in stati soggettivi nella loro sfera (il secondo Buddhakshetra). Essi fanno ciò al fine di sorvegliare, proteggere ed aiutare l’umanità. Quindi la formula non significa un Buddha, né un particolare avatar dei collettivi Dhyani-Buddha, ma veramente Adi-Bodhi – il primo Logos, il cui raggio primordiale è Mahabuddhi, l’Anima Universale, ALAYA, la cui fiamma è dotata di ubiquità, e la cui influenza ha una sfera differente in ognuna delle tre sfere di esistenza poiché, ancora una volta, è l’Essere Universale stesso o il riflesso dell’Assoluto. Quindi, se è filosofico parlare di Bodhi, che “come Dhyani Buddha governa nel dominio spirituale” (il quarto Buddhakshetra o regione di Buddha); e dei Dhyani Bodhisattva “che governano il terzo Buddhakshetra” o il dominio dell’ideazione; ed anche dei Manushi Buddha, che sono del secondo Buddhakshetra quali Nirmanakaya – applicare “l’idea di una unità nella trinità” a tre personalità è sommamente antifilosofico.

TRISHNA (Sans.) – Il quarto Nidana; sete per l’esistenza senziente che si trasforma in amore spirituale.

TRISHÚLA (Sans.) – Il tridente di Shiva.

TRISUPARNA (Sans.) – Una certa sezione dei Veda. Quando un Brahmano l’ha studiata completamente è anche chiamato un Trisuparna.

TRITEMIO – Abate dei Benedettini di Spanheim, un Cabalista molto dotto ed un adepto delle Scienze Segrete, amico ed istruttore di Cornelio Agrippa.

TRITONE – Figlio di Poseidone ed Anfitrite, il cui corpo era dalla cintola in su quello di un uomo e dalla cintola in giù quello di un delfino. Nell’interpretazione esoterica, Tritone appartiene al gruppo di simboli dei pesci – quali Oannes (pesce), il Matsya o Avatar-pesce, e i Pisces adottati dal simbolismo Cristiano. Il delfino è una costellazione chiamata dai Greci Capricornus, e questi è l’indiano Makara. Ha dunque significato anagrammatico, e la sua interpretazione è interamente occulta e mistica, ed è conosciuta solo dagli studenti di Filosofia Esoterica più progrediti. Basti dire che è tanto fisiologico quanto spirituale e mistico. (Vedi Dottrina Segreta, Antropogenesi, pag. 658-659).

TRIVIDHA DVARA (Sans.) – Letteralmente, “le tre porte”, che sono il corpo, la bocca e la mente; oppure, purezza di corpo, purezza di linguaggio, purezza di pensiero le tre virtù richieste per diventare un Buddha.

TRIVIDYA (Sans.) – Significa “le tre conoscenze” o “scienze”. Sono questi i tre assiomi fondamentali nel misticismo: (a) Anitya o l’impermanenza di tutta l’esistenza; (b) Dukha o sofferenza e miseria di tutto ciò che vive ed è; (c) Anatma o tutta l’esistenza fisica oggettiva come evanescente ed irreale, simile ad una bolla d’acqua in un sogno.

TRIVIKRAMA (Sans.) – Un appellativo di Vishnu adottato nel Rig Veda in relazione ai “tre passi di Vishnu”. Il primo passo lo fece sulla terra, nella forma di Agni; il secondo nell’atmosfera, nella forma di Vayu; il terzo passo nel cielo, nella forma di Surya, il sole.

TRIYANA (Sans.) – “I tre veicoli” che attraversano il Sansara – l’oceano delle nascite, delle morti e delle rinascite sono chiamati Sravaka, Pratyeka Buddha e Bodhisattva, o le tre fasi dello Yoga. Il termine Triyana è usato anche per indicare le tre scuole di misticismo Mahayana, Madhyimayana e Hînayana; la prima è il “Grande Veicolo”, la seconda il “Mediano”, e l’ultima il “Veicolo Minore”. Ciascun sistema intermedio tra i due è considerato “inutile”. Il Pratyeka Buddha è fatto corrispondere al Madhyimayana perché, come spiegato “questo (lo stato di Pratyeka Buddha) si riferisce a colui che, occupando il veicolo mediano, riempendolo tutto e non lasciando spazio agli altri, vive tutto per se stesso e molto poco per gli altri”. Tale è il candidato egoista al Nirvana.

TSANAGI-TSANAMI (Giap.) – In Giappone è un tipo di dio creatore.

TSI-TSAI (Cin.) – L’”Auto-Esistente” o le “Tenebre sconosciute”, la radice di Wuliang Sheu, “Età illimitata”, tutti termini Cabalistici che erano usati in Cina eoni prima che li adottassero i Cabalisti Ebrei, prendendoli in prestito dalla Caldea e dall’Egitto.

TSIEN-SIN (Cin.) – Il “Cielo della Mente”, l’Ideazione Universale o Mahat, se applicati al piano della differenziazione; “Tien-sin” (v.), se ci si riferisce all’Assoluto.

TSON-KHA-PA (Tib.) – Famoso riformatore Tibetano del XIV° secolo che introdus-se nel suo paese un Buddismo purificato. Era un grande Adepto che, incapace di assistere ancora alla dissacrazione della filosofia Buddista da parte dei falsi sacerdoti che ne avevano fatto mercanzia, pose un deciso stop con una tempestiva rivoluzione e con l’esilio dal paese di 40.000 Lama e monaci indegni. È considerato un Avatar del Buddha, e fu il fondatore dei Gelugpa (“berretti gialli”) e della mistica Fratellanza con i suoi capi. “L’Albero dalle 10.000 immagini” (khoom-boom) si dice sia sorto dalla lunga capigliatura di questo asceta che, lasciandola dietro di sè, disparve per sempre dalla vista dei profani.

TUBAL-CAIN (Ebr.) – Il Kabiro biblico, “istruttore di ogni artigiano del bronzo e del ferro”, il figlio di Zillah e di Lamech; simile all’Hephaestos o Vulcano dei Greci. Suo fratello Jubal, figlio di Adah e fratello couterino di Jabal, uno il cui padre “maneggiava l’arpa e l’organo”, e l’altro il cui padre “aveva bestiame”, sono anche loro Kabiri; perché, come dimostra Strabonio, sono i Kabiri (o Ciclopi, in un certo senso), che fanno l’arpa per Crono ed il tridente per Poseidone, mentre altri loro fratelli sono istruttori nell’agricoltura. Tubal-Cain (o Thubal-Cain) è un termine usato nel grado di Maestro Massone e nel rituale e nelle cerimonie della Massoneria.

TULLIA – Figlia di Cicerone nella cui tomba, come detto da diversi alchimisti, fu trovata una lampada perpetua ancora accesa , ivi collocata più di un migliaio di anni prima.

TUM o Toom – I “Fratelli del Tum”, antichissima scuola di Iniziazione dell’India Settentrionale ai tempi delle persecuzioni Buddiste. Il “Tum-B’hai” è diventato ora “Aum B’hai”, oggi comunque compitato in modo diverso poiché le due scuole si sono fuse in una. La prima era composta da Kshatriya, la seconda da Brahmani. La parola “Tum” ha doppio significato, quello di tenebre (tenebre assolute) che, come assoluto, sono la più alta della più alta e pura delle luci, ed inoltre un significato che è il saluto mistico fra Iniziati, “Tu sei tu, te stesso”, equivalente a dire “Tu sei uno con l’Infinito e con il Tutto”.

TURIYA (Sans.) – Stato di trance profonda – il quarto stato del Taraka Raja Yoga che corrisponde ad Atma e, su questa terra al sonno senza sogni – una condizione causale.

TURIYA AVASTHA (Sans.) Uno stato quasi Nirvanico in Samadhi, che è esso stesso uno stato beatifico dello Yoga contemplativo, al di là di questo piano. Condizione della Triade superiore, in cui essa è distinta (sebbene sia inseparabile) dalla condizione di Jagrat (veglia), Svapna (sogno), e Sushupti (sonno).

TUSHITA (Sans.) – Nel Pantheon Indiano sono degli dei di grande purezza. Nell’exoterismo o Buddismo popolare del Nord, è un Devaloka, regione celeste sul piano materiale, in cui rinascono tutti i Bodhisattva, prima di discendere su questa terra quali Buddha futuri.

TWASHTRI (Sans.) – Lo stesso che Vishwakarman, l’”artista divino”, il carpentiere che costruiva armi per gli dei. (Vedi “Vishwakarman”).

TZELEM (Ebr.) – Un’immagine, un’ombra. L’ombra del corpo fisico di un uomo, anche il corpo astrale – Linga Sharira. Vedi “Tzool-mah”. (N. D. T. È il corpo eterico).

TZIM-TZUM (Cab.) – Espanzione e contrazione o, come lo spiegano alcuni Cabalisti, “l’energia centrifuga e centripeta”.

TZOOL-MAH (Cab.) – Significa “ombra”. Nello Zohar (I, 218a – I, 117a, racc. 466), si afferma che, durante le ultime sette notti della vita dell’uomo, il Neshamah, il suo spirito, lo abbandona e l’ombra, tzool-mah, non agisce più, il suo corpo non proietta più ombra; e quando il tzool-mah svanisce completamente allora Ruach e Nephesh l’anima e la vita lo accompagnano. È stato spesso sottolineato che nella filosofia Cabalistica c’erano solo tre “principi” che diventano quattro con il corpo, Guff. Senonchè, si può facilmente dimostrare che ce ne sono sette e numerose altre suddivisioni ancora, poiché ci sono Neshamah “superiore” e “inferiore” (il Manas duale); Ruach, Spirito o Buddhi; Nephesh (kama) che “non possiede luce proveniente dalla sua propria sostanza”, ma è associato con Guff, il Corpo; Tzelem, il “Fantasma dell’Immagine”; D’yooknah, l’Ombra dell’Immagine Fantasma, o Mayavi Rupa. Poi vengono gli Zurath, i Prototipi; e Tab-nooth la Forma; e finalmente Tzurah, “il Principio più alto (Atman) che rimane al di sopra”. Ecc., ecc. (Vedi The Qabbalah di Myer, pag. 400 e seg.).

TZUPHON (Ebr.) – Nome di Borea, il Vento settentrionale che alcuni degli antichi Israeliti deificavano ed adoravano.

TZURAH (Ebr.) – Nella Kabbalah è il prototipo divino. In occultismo consiste di Atma- Buddhi-Manas, la Triade Superiore. L’Individuo divino eterno. Il plurale è tzurath.

TZURE (Ebr.) – Quasi lo stesso di Tzurah, il prototipo dell’ “Immagine”, tzelem; ter-mine Cabalistico usato in riferimento alla cosiddetta creazione dell’Adamo divino ed umano, di cui la Kabbalah ha quattro tipi, in accordo con le quattro razze-radice dell’uomo. Gli Occultisti Ebraici non conoscevano nessun Adamo e, rifiutando di riconoscere la prima razza dell’Umanità nel suo Adamo, parlavano solo di “scintille primordiali”.

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Ultimo aggiornamento

12 novembre 2018