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Glossario Teosofico: Z

Z – Ventiseiesima lettera dell’alfabeto Inglese. Equivale, come numero, a 2.000, e con una linea sopra, 2.000.000. È la settima lettera dell’alfabeto Ebraico – zayin, che ha per simbolo un tipo di scettro egiziano, un’arma. Zayin equivale a 7. Il 26 è ritenuto sacro dai Cabalisti, essendo eguale al valore numerico delle lettere del Tetragrammaton così:
he vau he yod
5 + 6 + 5 + 10 = 26

ZABULON (Ebr.) – La dimora di Dio, il decimo grado di Devachan. Da cui, Zabulon, il decimo figlio di Giacobbe.

ZACCHAI (Ebr.) – Uno dei nomi della divinità.

ZADOK (Ebr.) – Per Giuseppe (Antichità, X, 8, 6), Zadok fu il primo Sacerdote Ierofante dell’Alto Tempio di Salomone. I Massoni lo collegano ad alcuni dei loro gradi.

ZAILA (Ebr.) – Costola; vedi Genesi per il mito della creazione della prima donna dalla costola di Adamo, primo uomo. È curioso che, ad eccezione della Bibbia, nessun altro mito descriva qualcosa di simile a tale “costola”. Altre parole Ebraiche simili sono “Tzela”, “caduta”, e Tzelem, “l’immagine di dio”. Inman osserva che agli antichi Ebrei piacevano i giochi di parole e questo ne è uno – Adamo cadde a causa di una donna, che Dio fece a sua immagine, da una caduta (della costola) dal fianco dell’uomo. (w.w.w.).

ZALMAT GAGUADI (Acc.) – “La razza scura”, la prima che cadde nella generazione, nelle leggende Babilonesi. La razza Adamitica, una delle due razze principali che esistevano al tempo della “Caduta dell’Uomo” (quindi la nostra terza Razza-radice), l’altra essendo chiamata Sarku, o la “razza chiara”. (Dottrina Segreta, Antropogenesi, pag. 7).

ZAMPUN (Tib.) – Il sacro albero della vita, che ha molti significati mistici.

ZARATHUSTRA (Zend) – Il grande legislatore e fondatore della religione chiamata Mazdeismo, Magismo, Parsismo, Culto del Fuoco, e Zoroastrismo. L’età dell’ultimo Zoroastro (poiché è un nome generico) non è conosciuta e probabilmente proprio per tale ragione. Xanto di Lidia, il più antico scrittore greco che menziona questo grande riformatore religioso, lo colloca circa seicento anni prima della Guerra di Troia. Ma dov’è lo storico che può ora dire quando quest’ultima ebbe luogo? Aristotele e anche Eudosso gli assegnano una data di non meno di 6000 anni prima del periodo di Platone, ed Aristotele non era uno da fare un’affermazione senza avere una ragione valida. Beroso fa di lui un re di Babilonia vissuto verso il 2.200 a. C.; ma come si possono conoscere le vere date di Beroso, prima che il suo manoscritto passasse tra le mani di Eusebio, le cui dita furono così abili nell’alterare le cifre sia delle tavole sincroniche Egiziane che della cronologia Caldea? Haug data Zoroastro almeno a 1.000 anni a. C.; e Bunsen (Dio nella Storia, vol. I°, libro III°, cap. VI, p. 276) scopre che Zarathustra Spitama visse sotto re Vistaspa verso il 3.000 a. C., e lo descrive come “uno dei geni più possenti e uno degli uomini più grandi di tutti i tempi”. È con queste date esatte in mano, e con il linguaggio completamente estinto dello Zend, i cui insegnamenti sono tradotti probabilmente nel modo più infame dalla traduzione in Pahlavi, lingua, come è dimostrato da Darmsteter, che stava diventando obsoleta già dal tempo dei Sassanidi che i nostri studiosi e Orientalisti hanno presunto di monopolizzare attribuendosi il diritto di assegnare date ipotetiche per l’età del santo profeta Zurthust. Ma gli annali Occulti affermano di avere le date esatte di ciascuno dei tredici Zoroastri menzionati nel Dabistan. Le loro dottrine, e specialmente quelle dell’ultimo (divino) Zoroastro, si diffusero dalla Bactria fino ai Medi; quindi, sotto il nome di Magismo, furono incorporate dagli Astronomi-Adepti della Caldea, influenzarono gli insegnamenti mistici delle dottrine Mosaiche, persino prima che culminassero in ciò che ora è conosciuto come la moderna religione dei Parsi. Come Manu e Vyasa in India, Zarathustra è un nome generico per grandi riformatori e legislatori. La gerarchia cominciò con il divino Zarathustra del Vendidad, e terminò con l’uomo, grande ma mortale, che porta quel titolo, ora perduto per la storia. Vi furono, com’è mostrato dal Dabistan, molti Zoroastri e molti Zarathustra. Come viene riferito nella Dottrina Segreta, Antropogenesi pag 8, l’ultimo fu il fondatore del tempio del Fuoco di Azareksh, molto tempo prima dell’era storica. Se Alessandro non avesse distrutto tante opere sacre e preziose dei Mazdei, la verità e la filosofia sarebbero state meno inclini a concordare con la storia prima di conferire a quel vandalo Greco il nome di “Magno”.

ZARPANITU (Acc.) – La dea che si supponeva fosse madre, da parte del dio Merodach, di Nebo, dio della Saggezza. Un “Serpente di Saggezza” di sesso femminile.

ZELATOR – Il grado più basso nel sistema exoterico Rosacroce, un chela inferiore.

ZEND-AVESTA (Pahl.) – Nome generico dato ai libri sacri dei Parsi, adoratori del fuoco o del sole, come vengono ignorantemente chiamati. Si è capito così poco delle grandi Dottrine che si trovano nei vari frammenti che compongono ciò che ora rimane di quella raccolta religiosa, che lo Zoroastrismo è chiamato indifferentemente culto del Fuoco, Mazdeismo, o Magismo, Dualismo, culto del Sole. L’Avesta ha due parti che adesso sono raccolte insieme, la prima parte contenente il Vendidad, il Visperad e lo Yasna; e la seconda parte, chiamata il Korda-Avesta (Piccolo Avesta) che è composta di brevi preghiere dette Gah, Nyayish, etc.. Zend significa “commentario o spiegazione”, e Avesta (dal persiano antico abhashta, “legge”. (Vedi Darmsteter). Il traduttore della Vendidad rileva, (vedi Int. xxx): “Ciò che per consuetudine è chiamata ‘lingua Zend’, dovrebbe essere chiamato ‘lingua Avesta’, perché lo Zend non è affatto un linguaggio; e se il termine è usato per designarne uno, allora può essere applicato solo al Pahlavi”. Ma lo stesso Pahlavi è solo la lingua in cui certe parti originali dell’Avesta sono tradotte. Quale nome dovrebbe essere dato al vecchio linguaggio Avesta, e particolarmente allo “speciale dialetto, più antico della lingua, in generale dell’Avesta (Darmst.) in cui sono scritti i cinque Gatha nello Yasna? A tutt’oggi gli Orientalisti non si pronunciano sull’argomento. Perché mai lo Zend non dovrebbe appartenere allo stesso ceppo, se non identico con lo Zen-sar, lingua che spiega il simbolo astratto, o “linguaggio misterico”, usato dagli Iniziati?

ZERVANA AKARNA (Pahl.) – O Zrvana Akarna. Tradotto dal Vendidad (Fargard XIX), significa “Senza limiti”, o “Tempo senza limiti”, o “Durata Ciclica”. Misticamente, il Principio senza Inizio né Fine in Natura; il Sat del Vedanta; ed esotericamente, lo Spazio Universale Astratto, la Divinità Inconoscibile. È l’Ain-Soph dei Zoroastriani, da cui irradia Ahura- Mazda, l’eterna Luce o Logos, dal quale, a sua volta, emana ogni cosa che abbia vita, esistenza e forma.

ZEUS (Gr.) – Il “Padre degli dei”. Zeus-Zen è Aether, perciò Jupiter era chiamato Pater Aether da alcuni popoli Latini.

ZICU (Acc.) – Materia primordiale, da Zi, sostanza spirito, Zikum e Zigarum.

ZIO (Scand.) – Anche Tyr e Tius. Dio, nell’Edda, che conquistò ed incatenò il Lupo Fenris, quando questi minacciava gli stessi dei in Asgard, e perse una mano nella battaglia contro il mostro. È il dio della guerra, e veniva onorato moltissimo dagli antichi Germani.

ZIPPORAH (Ebr.) – Risplendente, radiante. Nell’allegoria della Genesi, Zipporah è una delle sette figlie di Jethro, il sacerdote Midianita, l’Iniziatore di Mosè, che incontra Zipporah (o la luce spirituale) vicino al pozzo (della conoscenza occulta) e la sposa.

ZIRAT-BANIT (Cald.) – La moglie di Merodach, il grande e divino eroe delle tavolette Assire. Si identifica con la Succoth Benoth della Bibbia.

ZIRUPH (Ebr.) Tziruph – Temura, o permutazione delle lettere insegnata dai Cabalisti medievali. Le scuole del Rabbino Abulafia e Gikatilla posero la massima enfasi nel valorizzare questo procedimento di Kabalah pratica. Serie di combinazioni e di permutazioni delle lettere Ebraiche, ideata per mostrare analogie e per mascherare segreti. Per esempio, nella forma chiamata Atbash, A e T, B e Sh, G e R, ecc. sono sostitutivi. (w.w.w.).

ZODIACO – Dalla parola zodion, diminutivo di zoon, animale. Questa parola è usata con un doppio significato: può riferirsi allo Zodiaco fisso e ideale, o allo Zodiaco mobile e naturale. “In astronomia”, dice la Scienza, “è una cintura immaginaria nei cieli, di 16 o 18 gradi di larghezza, nella cui parte centrale passa il sole (l’eclittica). Contiene le dodici costellazioni che costituiscono i dodici segni dello Zodiaco, e da cui essi prendono il nome”. Poiché la natura della luce zodiacale – quell’elongata figura triangolare, luminosa, che giace quasi nell’eclittica, con base sull’orizzonte ed apice ad altezze maggiori e minori, può essere vista solo ai crepuscoli del mattino e serale – è interamente sconosciuta alla scienza, l’origine, il significato reale ed occulto dello Zodiaco era, ed è ancora, un mistero per tutti, tranne che per gli Iniziati. Questi ultimi preservarono bene i loro segreti. Fra il Caldeo che fissava le stelle e il moderno astrologo esiste a tutt’oggi, un abisso enorme; ed essi vagano, con le parole di Albumazar “fra poli, cardini celesti, fasce eccentriche, centri, concentrici, cerchi ed epicicli”, con solo una vana pretesa ad una bravura umana profana. Tuttavia alcuni astrologi, da Tycho Brahe a Keplero, fino ai moderni Zadkiel e Raphael, hanno contribuito a creare una scienza meravigliosa dagli scarsi materiali occulti, avuti da Tolomeo in poi. Per tornare allo Zodiaco astrologico, esso è un circolo immaginario che passa intorno alla terra sul piano dello equatore, e il suo primo punto è chiamato 0° Ariete. È diviso in dodici parti uguali chiamate “Segni dello Zodiaco”, ciascuna contenente uno spazio di 30 gradi, e su di esso si misura l’ascensione retta dei corpi celesti. Lo Zodiaco mobile o naturale è una successione di costellazioni che formano una zona di 47° di ampiezza, che si stende a nord e a sud del piano dell’eclittica. La precessione degli equinozi è causata dal “moto” del sole nello spazio, e fa sembrare che le costellazioni si spostino in avanti in senso contrario ai segni al ritmo di 50,33 secondi per anno. Un semplice calcolo mostra che a questo ritmo la costellazione del Toro (in Ebraico Ismaell) era nel primo segno dello zodiaco all’inizio del Kali-Yuga, e di conseguenza il punto equinoziale cadeva lì. In quel momento, il Leone era nel solstizio d’estate; lo Scorpione nell’Equinozio d’autunno, e l’Acquario nel solstizio d’inverno; e questi fatti formano la chiave astronomica di metà dei misteri religiosi del mondo – compresi quelli Cristiani. Lo Zodiaco era conosciuto in India e in Egitto da ere incalcolabili, e la conoscenza dei saggi (maghi) di quei paesi sull’influenza occulta delle stelle e dei corpi celesti sulla nostra terra era molto più grande di quanto l’astronomia profana possa mai sperare di raggiungere. Se persino oggi che la maggior parte dei segreti di Asuramaya e dei Sabei è andata perduta, è ampiamente dimostrato che oroscopi e astrologia giudiziaria sono lontani dall’essere basati su finzioni, e se uomini come Keplero e Isacco Newton credettero che stelle e costellazioni influenzano il destino del nostro globo e dell’umanità, allora non è necessario un grande sforzo di fede per credere che uomini che furono iniziati ai misteri della natura, come all’astronomia e all’astrologia (v.), sapessero con esattezza come nazioni e umanità, razze e individui, fossero influenzati dai cosiddetti “segni dello Zodiaco”.

ZOHAK o Azhi Dahaka – La personificazione del Male o Satana sotto forma di serpente, nello Zend Avesta. Ha tre teste, di cui una umana. L’Avesta dice che vive nella regione di Bauri o Babilonia. In realtà Zohak è il simbolo allegorico della dinastia Assira, il cui vessillo recava il simbolo purpureo del dragone. (Iside Svelata, vol. II°, pag. 442).

ZOHAR o Sohar – Compendio di Teosofia Cabalista che condivide con il Sepher Yetzirah la reputazione di essere il più antico trattato oggi esistente sulle dottrine religiose esoteriche degli Ebrei. La tradizione ne assegna la paternità al Rabbino Simeon ben Jochai, dell’anno 80 d. C., ma la critica moderna è incline a credere che una porzione molto estesa del volume non sia anteriore al 1280, quando fu pubblicata dal Rabbino Moses de Leon (v.), di Guadalaxara in Spagna. In Lucifer (vol. I°, pag. 141) si troveranno delle note su questo argomento: ulteriori chiarimenti si possono ottenere dalle opere di Zunz, Graetz, Jost, Steinschneider, Frankel e Ginsburg. L’opera di Franck (in francese) sulla Kabalah può essere presa quale punto di riferimento. La verità sembra stare nel mezzo, ossia che se Moses de Leon fu il primo a organizzare il volume come un tutt’uno, tuttavia un’ampia parte di alcuni dei suoi trattati più importanti consiste di dogmi ed illustrazioni tradizionali che sono stati aggiunti dal tempo di Simeon ben Jochai e del Secondo Tempio. Vi sono porzioni delle dottrine dello Zohar che portano il segno del pensiero e della civiltà dei Caldei, assorbiti durante la prigionia Babilonese. D’altra parte, a negare la teoria che lo Zohar sia antico nella sua interezza, si nota che vi sono menzionate le Crociate, che comprende una citazione da un inno di Ibn Gebirol, del 1050; che di Simeon ben Jochai si parla come di uno più eminente di Mosè; che menziona i punti delle vocali che non furono in uso fino a che il Rabbino Mocha (750 d. C.) le introdusse per fissare la pronuncia delle parole, per aiutare i suoi allievi; e infine che esso menziona una cometa che, può essere provato dall’evidenza del contesto, è apparsa nel 1264. Non esistono traduzioni Inglesi di tutto lo Zohar, nemmeno in Latino e le edizioni Ebraiche reperibili sono quelle di Mantova, 1558; di Cremona, 1560; e di Lublino, 1623. L’opera di Knorr von Rosenroth, Kabbala Denudata include parecchi trattati dello Zohar, ma non tutti, sia in Ebraico che in Latino. Mc Gregor Mathers ha pubblicato una traduzione Inglese di tre di questi trattati, il Libro del Mistero Celato, la Santa Assemblea Maggiore e Minore, e la sua opera comprende un’introduzione originale sull’argomento. I trattati principali inclusi nello Zohar sono: “Il Midrash Nascosto”, “I Misteri del Pentateuco”, “I Palazzi e le Dimore del Paradiso e di Gaihinnom”, “Il Pastore Fedele”, “Il Segreto dei Segreti”, “Discorso dell’Anziano in Mishpatin” (punizione di anime), “Lo Januka, o Discorso del Giovane”, e “Il Tosephta e Mathanithan”, che sono dei saggi aggiunti sull’Emanazione e sui Sephiroth, più i tre importanti trattati menzionati sopra. In questo miniera si può trovare l’origine di tutti i successivi sviluppi dell’insegnamento Cabalistico. (w.w.w.).

ZOROASTER – Forma greca di Zarathustra (v.).

ZUMYAD YASHT (Zend) – O Zamyad Yasht, come qualcuno lo pronuncia. Uno dei frammenti mazdei conservati. Tratta di questioni ed esseri metafisici, specialmente degli Amshaspend, o Amesha Spenta – i Dhyan-Chohan dei libri dell’Avesta.

ZUÑI – Nome di una certa tribù di Indiani Americani, residuo molto antico di una razza ancora più antica. (Vedi Dottrina Segreta, Antropogenesi, pag. 719 scaricabile da istitutocintamani. org).

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Ultimo aggiornamento

12 novembre 2018