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La Reincarnazione PARTE 1ª

Arch. Gianfranco Cuccoli

Non è certo insignificante l’argomento da trattare nell’odierna lezione! In considerazione del brevissimo tempo a disposizione tenterò di proporvi un “Bignami” in scala ridottissima e semplificata. Ben altro tempo sarebbe necessario per affrontare l’argomento ed approfondirlo in relazione alla vastità del tema, dei pensatori che nei millenni hanno “pensato”, dei filosofi che hanno “dissertato”, degli studiosi che hanno “studiato” e che studiano tutt’ora.
Nel corso dei millenni, intanto che la civiltà evolveva lentamente, dai modi di vivere tribali emersero gli istinti primari di crescita e rinnovamento con la nascita di miti sacri e credenze, che potevano fornire significati e speranze alla perigliosa fatica della sopravvivenza quotidiana.
Fin dagli albori della loro storia, quindi, gli uomini cercarono e intuirono la presenza di una forza spirituale, la cui eterna esistenza fosse alla base di tutte le cose. L’idea di palingenesi (dal greco: di nuovo, rinascita) può essere considerata antica quanto la razza umana.
Si trovano scarse testimonianze scritte, ma la mitologia ed i manufatti recuperati in preistoriche ed antiche sepolture fanno pensare come fosse ben presente la convinzione che la vita continuasse dopo la morte fisica. Nei successivi periodi, in cui si era maggiormente sviluppata la scrittura, comparvero evidenti segnali di credenza di un’altra vita, successiva ad una che finisce.
Nelle antiche religioni misteriche o della fertilità, la similitudine allegorica tra i semi del grano o la muta della pelle del serpente con la rinascita, introduceva al concetto di una ciclicità della vita, e quindi alla reincarnazione.
In oriente, cioè in grandi serbatoi di popolazione quali India e Cina, fin dai più remoti tempi, e cioè da millenni, la reincarnazione faceva parte delle maggiori religioni colà seguite.
In occidente, ancor prima del cristianesimo e con varie sfumature, la reincarnazione era contemplata nelle credenze misteriche da varie popolazioni. Credevano così nella reincarnazione i Celti, i Galli, i Druidi, varie tribù germaniche, i nativi Americani, i Greci ed alcuni tra i Romani. Dall’accoglimento dell’ipotesi della reincarnazione e del karma da parte di filosofi, pensatori e saggi, in oriente si guardò con timore, rispetto ed ammirazione il divenire della “ruota della vita”.
Non diversamente in occidente, per il periodo fino all’introduzione del Cristianesimo, come religione ufficiale dell’Impero Romano. E’ dopo questo limite che le cose cambiano, almeno nel mondo di influenza del cristianesimo, dove lo Stato e la Chiesa tesero alla emarginazione e sconfessione del concetto di reincarnazione. Questo atteggiamento fu probabilmente conseguente al timore di mancanza di rispetto e osservanza all’autorità costituita tanto nella vita pubblica che in quella religiosa. Infatti tale concetto poteva indurre gli individui a ritenersi sollevati dall’obbedienza in virtù dei contenuti della dottrina della reincarnazione. Ritornerò più approfonditamente in seguito su questo aspetto. Prima di proseguire nel complesso tentativo di affrontare l’odierno argomento, anche se risulta estremamente difficile e condivisibile ridurli a semplici definizioni, può essere utile individuare in generale alcuni concetti chiave, così come sintetizzati dalla scrittrice Judy Hall, studiosa dell’argomento, in una sua recente opera sulla reincarnazione.

– “Reincarnazione”
Vivere una vita in un corpo fisico, morire e rinascere di nuovo in un corpo fisico differente. Viene conosciuta anche come metempsicosi o trasmigrazione dell’anima.

– “Rinascita”
Rinascere in un nuovo corpo dopo la morte.

– “Karma”
E’ in relazione al principio di causa ed effetto. Ciò che è stato messo in movimento in un dato momento del passato ha effetti nel presente, e ciò che è messo in movimento nel presente influenza il futuro. Il karma è prodotto da azioni, pensieri, parole.
L’ipotizzare che l’anima viva dopo la morte e si riaffacci in nuove forme fisiche suggerisce la possibilità che ogni individuo porti con sé, in ogni vita, la risultante delle azioni proprie, ed in un ciclo di rinascita tenda a crescere spiritualmente mediante molteplici esperienze, ovvero a ripercorrere cammini già percorsi ma anche diversi se il suo karma risulta negativo.

– “Stato dopo la morte”
Una condizione di esistenza non fisica in cui l’anima entra dopo la morte, conservando la consapevolezza cosciente e la memoria; spesso si verifica anche una revisione delle varie vite. Ad alcuni livelli dello stato successivo la morte, l’anima sembra abitare un corpo, in altri è energia pura.

– “Anima”
La componente eterna e non fisica del Sé che passa da questa vita ad una nuova vita, attraverso la morte.
Come semplice informazione riporto quanto contenuto nel “The Concise Oxford Dictionary (5° ed.)” dove si definisce così l’anima:
– “la parte immateriale dell’uomo”
– “la parte morale ed emozionale dell’uomo”.
Alcuni considerano l’anima immortale, altri di origine e sostanza divina. Essa può risultare il contenitore dello Spirito Divino, del Sé, ovvero di una parte della cosiddetta “mente universale”. In gran parte delle più diffuse religioni l”anima è ciò che sopravvive alla morte. Come si vedrà più avanti il concetto di anima risulta fondamentale sia per la cognizione induista che per quella occidentale di reincarnazione.
Ora per sommi capi cercherò di raccontarvi come sia vista la reincarnazione nelle più importanti religioni.
Le maggiori religioni e filosofie orientali accettano, con diverse intepretazioni, la dottrina della reincarnazione. Vediamo come.

– L’Induismo
Nell’Induismo, il Sé, l’anima che sopravvive alla morte, è definito “Atman”. L’Atman imperituro è parte del divino, al quale può tornare dopo la morte, se si realizzano determinate condizioni. In caso contrario si verifica la trasmigrazione.
Nel pensiero induista la concezione del tempo è di tipo ciclico e l’anima ritorna molte volte nell’arco di un lunghissimo periodo di tempo. Tutto ciò che è creato nel mondo vive e poi viene distrutto quando uno di questi grandi cicli, o yuga, finisce. Non è soltanto l’anima, quindi, ad avere un inizio ed una fine.
La cosmologia induista contempla tre regni nei quali l’anima individuale può spostarsi:
. il regno inferiore – o infernale – è dove domina il desiderio e l’anima che vi è imprigionata è costretta dai propri desideri e sperimenta situazioni infernali;
. il regno di mezzo è quello terreno, ove prevalgono i desideri ma non in senso assoluto, in quanto l’anima ha la possibilità di liberarsene e di salire al regno superiore;
. il regno celeste considera un’anima non più prigioniera del desiderio, ma libera di evolvere.
Dopo la morte l’anima attraversa questi regni fintantochè ritrova la sua situazione ottimale.
La rinascita induista consiste principalmente nel ristabilire l’unità con la realtà cosmica. Diviene così naturale per l’anima reincarnarsi diverse volte e con una similitudine molto pregnante il processo è paragonato all’uomo che butta gli abiti consumati per indossarne di nuovi, così l’anima “getta” il corpo consunto ed entra in uno nuovo per purificarsi, riconoscersi divina e riunirsi all’energia dell’anima universale. Finchè ciò non avverrà l’anima continuerà a reincarnarsi.
Di derivazione prettamente induista, nonostante influssi iniziali mussulmani, i Sikhs credono allo stesso principio della reincarnazione degli Induisti, con la particolarità della credenza dell’arrivo del giorno del Giudizio Universale, in cui le anime verranno assorbile nel Divino, ponendo fine alla ruota delle rinascite.

– Il Buddhismo
La dottrina buddhista viene interpretata secondo concezioni relativamente diverse tra loro, e ne citerò qui solo alcune.
Una di queste interpretazioni considera che lo spirito che si reincarna non sia necessariamente dotato di una individualità che passa da una vita all’altra, ma lo considera più simile ad una serie di impulsi che possono essere trasmessi in vari corpi, nella similitudine della fiammella di una candela che ne accenda un’altra: può sembrare che la luce passi da una candela all’altra, ma le fiamme sono separate ed esistono indipendentemente l’una dall’altra.
Secondo altre interpretazioni, la vita esiste eternamente: nel passato, nel presente e nel futuro. Questo spiega l’esistenza del karma passato, cioè di quanto si sia accumulato nelle esistenze precedenti. Questo significa che il karma passato risiede nella nostra coscienza e, attivandosi ogni momento a causa delle circostanze esterne in cui ci veniamo a trovare, modella la nostra vita condizionandola rigidamente.
Il Sutra della contemplazione della mente afferma:
“Se vuoi conoscere le cause create nel passato, guarda gli effetti che si manifestano nel presente. Se vuoi conoscere gli effetti che si manifestano nel futuro, guarda le cause che vengono create nel presente”.
Nel Buddhismo tibetano è contemplato il bardo (bar = mezzo; do = isola), ovvero l’aldilà nel quale entrano le anime dopo la morte, e questo aldilà è formato da molti regni che rappresentano un piano di coscienza intermedio tra le vite. Queste esperienze risultano codificate nel Libro tibetano dei morti.

– Il Taoismo
Il Taoismo può essere considerato un sistema filosofico, nato e diffuso sul territorio Cinese. Esso riveste contemporaneamente caratteristiche di insegnamento, sia pratico che religioso. Tao significa “via”. Il Taoismo, che è documentato a partire dal IV sec. a.C. è in effetti una filosofia assai più antica, tanto che i suoi seguaci credono che esso sia immutabile e sia esistito prima di qualsiasi altra cosa.
Viene contemplata la reincarnazione dell’anima individuale. Il percorso delle anime dopo la morte comprende un giudizio di dieci tribunali, dove l’anima viene giudicata: è una specie di inferno per l’anima, che viene punita ovvero una specie di paradiso per l’anima che viene ricompensata. Il decimo tribunale è la dimora degli “Amministratori”, che presiedono alla reincarnazione ed a scegliere quale tipo di questa.
Le maggiori fedi ortodosse, mediorientali ed occidentali, quali la religione ebraica, cristiana ed islamica, negano la reincarnazione, tuttavia ognuna di queste importanti scuole di pensiero religioso ha influenzato tendenze di insegnamento proprio sulla reincarnazione. Infatti:

– La religione Ebraica
Nella Qabballah, che è fonte del misticismo esoterico guidaico, si tratta del concetto di reincarnazione o gilgul = circuito o rotazione.
Infatti nello Zohar, un testo classico che si fa risalire al primo secolo dopo Cristo, si afferma:
“Le anime, una volta che sono emerse, devono rientrare nell’assoluto.
Ma per raggiungere questo scopo, devono sviluppare tutte le perfezioni, il germe delle quali risiede in loro stesse;
e se non hanno soddisfatto questa condizione in una vita, devono cominciarne un’altra,e poi una terza, e così via, finchè hanno acquisito le condizioni che permettono loro di riunirsi a Dio.

Parecchi passi biblici hanno peraltro senso soprattutto se vengono interpretati nel contesto di ripetute vite sulla terra.

– La religione Islamica – (antepongo per semplice comodità discorsiva questo paragrafo, che per realtà cronologica andrebbe inserita e letta al termine di quello successivo sul Cristianesimo)
La trasmigrazione o tanasukh è considerata come incongruente con gli insegnamenti del Profeta Maometto, ma nel Corano si dice abbastanza esplicitamente:
“E Allah ha fatto sì che tu germogliassi dalla terra come una pianta;
in seguito ti farà in essa ritornare
e ti riporterà fuori di nuovo”.

– Il Cristianesimo
Ancora oggi nel movimento Cristiano è poco conosciuto quanto fosse serio e considerato il concetto della reincarnazione nella Chiesa primitiva. Evidentemente ciò prima che la cristianità diventasse un veicolo per le ambizioni e grandezze degli imperatori romani. Infatti nella primitiva cristianità la rinascita risultava largamente accettata dai fedeli.
Ci sono molte controversie sul fatto che l’insegnamento di Gesù contemplasse o meno la reincarnazione. I suoi insegnamenti furono fatti tutti oralmente, e solo in un secondo tempo essi furono trascritti in aramaico o in greco, e spesso la stesura non avvenne per mano dei discepoli o di chi l’aveva conosciuto in prima persona. Possiamo quindi immaginare quale sia la problematica connessa all’interpretazione di testi che sono, per lo più, trascrizione scritta di una tradizione orale, con tutti i problemi di interpretazione che riguardano poi la traduzione nelle lingue moderne.
La reincarnazione veniva insegnata da diversi Padri della Chiesa e fu custodita dagli “Gnostici”, un movimento dei primi cristiani che cercavano l’esperienza diretta con Dio, non come essere esterno, ma come Dio interiore.
Così la reincarnazione era ritenuta rispondente o meglio congrua ai contenuti del Vecchio e Nuovo Testamento e complementare al concetto di salvezza individuale attraverso la Redenzione tramite Gesù Cristo.
Il credere a ripetute vite terrene era quindi un fatto comune, nella ricerca dell’Eterno, ed il ciclo di morte e rinascita poteva rientrare nel percorso tendente all’innalzamento dell’individuo per riconciliarsi con Dio, avendo il sollievo dal peso del corpo.
Questa costruzione teologica ebbe in Origene il principale architetto, che pur nel rispetto delle Sacre Scritture era anche incline alla filosofia Platonica.
Nella sua più importante opera, il “De Principiis”, conosciuta come la prima teologia sistematica del Cristianesimo, Origene scriveva:
“Ogni anima … arriva in questo mondo rafforzata dalle vittorie o indebolita dalle sconfitte della sua vita precedente. Il suo posto in questo mondo, come un vascello destinato a onori e disonori, è determinato dai suoi meriti o demeriti precedenti. Il suo lavoro in questo mondo determina il suo posto nel mondo che seguirà”.
Origene fu perseguito e torturato sotto i romani, quando andò sviluppandosi una Chiesa non più costituita da gruppi di fedeli segreti e perseguitati, ma divenne una istituzione che poteva essere sfruttata per il controllo politico e la gestione del potere statale e/o temporale.
Infatti fu Costantino che percepì la fede come ragione di potere politico e militare. Dopo una prima liberalizzazione dei culti religiosi il cristianesimo, che pochi decenni prima era una religione illegale con fedeli perseguitati, si trovò a diventare la religione ufficiale dello Stato.
Ancora oggi l’Enciclopedia Britannica definisce Origene “il più importante dei Padri della Chiesa con la possibile eccezione di Sant’Agostino”
Così etica, fede e devozione furono subordinate agli interessi personali e di potere politico. Tanto che nel 325 d.C. il Concilio di Nicea fu convocato dall’Imperatore per definire l’ortodossia cristiana, così da decretare cosa fosse accettabile o cosa eretico. Questo atteggiamento fu definitivamente sancito sotto Teodosio, con l’Editto di Tessalonica.
Ciò non impedì che nel pensiero di Sant’Agostino potesse ricomprendersi questa domanda:

“Dimmi, o Signore … la mia infanzia ha seguito un’altra mia età che morì prima di essa? Era quello che passai nel gembro di mia madre?

Perché è ciò che ho sentito dire e visto io stesso nella donna in attesa di un figlio. E come, prima di quella vita di nuovo, o Dio, mia gioia, mi trovavo in qualche luogo o in qualche corpo?

Perché non ho nessuno che me lo dica, né padre né madre, né esperienza d’altri, né mia memoria personale” (da: Le Confessioni di Sant’Agostino) 

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Ultimo aggiornamento

12 novembre 2018