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SPR e dissociazione

di Massimo Biondi

Un articolo a firma di Carlos Alvarado, appena pubblicato sulla rivista specialistica Dissociation (2002, vol. 3, pp. 9-33), propone agli studiosi un tema interessante e assai poco discusso: quello delle ricerche e osservazioni sulla dissociazione e gli stati alterati di coscienza compiute alla fine dell’Ottocento all’interno della Società per la Ricerca Psichica inglese (SPR). In effetti, come Alvarado sottolinea, gli esponenti della Società non si occuparono soltanto dei fenomeni di interesse parapsicologico (telepatia, apparizioni, poltergeist e così via), ma affrontarono anche, in connessione con quelli, il tema più ampio della dissociazione psichica, che si manifestava soprattutto in due condizioni, l’ipnosi e la trance medianica. A differenza di quanto andavano sostenendo altri studiosi dell’epoca – ed è questo uno dei caratteri tipici della loro ricerca – quei primi parapsicologi non consideravano gli stati di dissociazione necessariamente patologici ma li vedevano e li cercavano specialmente in quanto eventi “normali”, o addirittura di una qualità superiore. “The SPR work”, scrive Alvarado, “differed from that done by other psychologists and physicians in the sense that the latter tended to emphasize pathological and physiological explanations while the SPR’s work, instead of focusing on dysfunction (an aspect that was not completely neglected), took a predominantly psychological approach in which the mind was seen as having supremacy over physical and biological limitations” (p. 10).
Di primaria importanza, in tale contesto, è il lavoro compiuto da Gurney nel campo dell’ipnosi; un lavoro che malgrado sia inquinato oggi dal dubbio (un ipnotista con cui lo studioso lavorò potrebbe aver simulato: è una delle vicende meno chiare dell’intera storia della SPR) conserva una certa validità e un indubbio interesse storico. A seguito di numerose esperienze mirate a verificare le abilità creative e la memoria in questa condizione, lo studioso che fu tra i fondatori della SPR giunse tra l’altro a definire con nettezza l’esistenza di due stati, uno di vigilanza e uno di “sonno profondo”, con cui può presentarsi la coscienza dell’ipnotizzato.
Ognuno di questi due stati può, a sua volta, comporsi di una serie di condizioni transitorie, che trapassano l’una nell’altra, ma in termini estremi li si può anche tenere ben diversificati. “In the alert state some individuals may present a ‘vacant air'”, ricorda Alvarado, “but the state may resemble normal consciousness with eyes open and the person would be sensitive to pain. If the individual is left to herself, she will pass into the deeper state. In the alert state the person is open to suggestions and consequently ‘can have his senses deceived, so that he mistakes salt for sugar, ammonia for eau de Cologne; or can even be made to believe that he is in some distant place, or that his identity has changed’ (….) The deeper state is characterized by the ‘closure of the eyes, the insensibility to pain, the disinclination, amounting sometimes almost to inability, to move…. to this may be added a diminution of the irritability of the conjunctive and of the susceptibility of the pupil to light, with irresponsiveness to any voice but that of the operator'” (p. 17). Gurney pensava che lo stato di dissociazione indotto dall’ipnosi potesse tradire l’esistenza di una coscienza secondaria intelligente, completamente diversa o addirittura opposta a quella riflessa dovuta ad automatismi inconsci. Era un concetto che Myers avrebbe condiviso ed esplorato a lungo attraverso una serie di indagini su varie condizioni psicologiche umane, che spaziavano dal sogno all’ideazione creativa, dalle “ispirazioni” interiori alla trance medianica. Anche per questo rilevante esponente della SPR i fenomeni dissociativi non erano necessariamente patologici o indice di una condizione patologica, ma possibili vie per la scoperta di una dimensione “superiore” della psiche umana: una sorta di “superconscio”, contraltare di quell’inconscio profondo e vagamente malato del quale in quello stesso periodo si stava concretizzando il modello negli ambienti della psicologia e della psicoanalisi.
L’articolo di Alvarado mostra, con estrema nettezza, che queste tematiche rappresentarono questioni di primo piano tra gli interessi della giovane SPR e costituirono, in generale, uno dei filoni più consistenti di studi in questo campo. Sulla pubblicazione ufficiale della Società, i Proceedings, nel periodo compreso tra il 1882 – data di fondazione della SPR – e il 1900 “out of 204 papers and notes, 79 (39%) were devoted to dissociative phenomena. The most frequent papers were about hypnosis (47%) and mediumship (23%), showing the influence of the mesmeric and spiritualist movements on SPR work. In addition, there were papers on motor automatisms (5%), multiple personality (3%), fugue (1%), and other phenomena (2%). Nineteen percent of the papers could not be classified because they discussed a variety of phenomena from more than one category. Most of the papers on hypnosis were about such mental effects as telepathy and memory. Mediumship papers were mainly about trance speaking and automatic writing, mainly studies with medium Mrs. Piper (….)”. Ma che cosa succedeva nel frattempo negli altri ambienti, dediti più caratteristicamente agli studi psicologici? o meglio, quanto materiale veniva pubblicato nelle riviste che sono passate alla storia come rappresentative della psicologia “ortodossa”? Alvarado fornisce qualche dato illuminante, sebbene limitato alla sola terra inglese: “During the period in question many of the British papers on psychiatric and psychological topics appeared in the Journal of Mental Science and in the journal Mind. A comparison of the percentage of papers on dissociation in these journals with those published in the Proceeedings shows that the later published more material on the topic than did the other journals. While 39% of the papers in the Proceedings were concerned with dissociative phenomena, only 2% (each) of the papers in the other journals were about dissociation”.
Ovviamente, oltre al semplice dato quantitativo c’è un problema di diffusione, autorevolezza e considerazione legato alle diverse riviste. Alvarado affronta l’interrogativo dell’influenza esercitata dalla SPR negli ambienti colti della psicologia, della psichiatria e della medicina, e in un’articolata serie di considerazioni giunge alla conclusione che una risposta chiara non può essere data, in mancanza di molti dati. Da un lato può essere importante ricordare che alla SPR fecero capo, o furono amici dei suoi esponenti principali, in quegli anni persone quali William James, Janet, Binet e Jastrow, che svolsero un ruolo indubbio nell’affermare l’interesse e le tematiche della dissociazione nell’ambito psicologico; dall’altro, non si può sottovalutare il fatto che più volte venne sottolineato dagli altri autori uno dei limiti dei lavori della SPR: quello di non aver preso in considerazione le ricadute in ambito clinico di questi studi e di no averne favorito l’estensione alla medicina.
Molto altro ci sarebbe da dire su questo tema e Alvarado stesso lo sostiene con consapevolezza. Importante comunque, nella sua prospettiva di indagine storica, è questo studio in quanto sottolinea da una parte il contributo al progresso della psicologia offerto dalla SPR e dalla nascente ricerca psichica; dall’altra la più ampia possibilità di approfondire con metodo nuovo le vicende storiche relative alla parapsicologia, che andrebbero meglio contestualizzate e rapportate alle altre attività e interessi umani, perché praticamente nulla avviene avulso dal suo contesto e nulla procede impermeabile agli stimoli e alle suggestioni provenienti dall’ambiente circostante. 

 

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Ultimo aggiornamento

18 febbraio 2019