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La psicofonia via etere

IL CARO ESTINTO SULLO SCHERMO TV

Fu uno svedese che scoperse per caso la possibilità di registrare su un magnetofono le voci dei defunti, poi queste ricerche si evolsero con il progredire della tecnologia e la psicofonia divenne psicovideofonia, con la quale alcuni sensitivi riescono a riprodurre sullo schermo televisivo il volto delle persone scomparse.

di Paolo Lorenzi

Nel 1959 lo svedese Friedrich Jurgenson decise di recarsi in un bosco per registrare il canto di alcune specie d’uccelli. Una volta tornato a casa riascoltando la bobina si accorse che il rumore di fondo produceva suoni distinti molto simili a voci. Filtrando opportunamente questi suoni l’uomo si rese conto di stare ascoltando delle voci d’origine paranormale.
Nacque così la “psicofonia” ovvero quella particolare branca dello spiritismo che si occupa di contattare i defunti non più tramite un medium, ma con l’ausilio di una strumentazione tecnica, generalmente un magnetofono.
Questa nuova frontiera del paranormale fece molti proseliti all’epoca, e attirò l’attenzione del professor Hans Bender dell’Institut Fur Grenzgebiete der Psychologie di Friburgo, che condusse con successo molti esperimenti.

LA VOCE DI ALFREDO DOPO NOVE ANNI

Nel 1967 Jurgenson diede alle stampe un libro, “Radio dialoghi coi morti”, che divenne la prima opera ufficiale dedicata all’argomento. Importantissimi esperimenti vennero poi condotti dal parapsicologo Konstantin Raudive, che utilizzò metodi rigorosamente scientifici arrivando a raccogliere ben 80.000 voci paranormali in 15 anni. Raudive scrisse in proposito un’opera basilare, “Sopravvivere dopo la morte”, che divenne un best seller internazionale.
Questa tecnica, che può essere collocata a mezza strada tra spiritismo e parapsicologia, ha compiuto molti progressi negli ultimi tempi. All’inizio i pionieri della psicofonia captavano poche parole o frammenti di frasi difficilmente interpretabili e confuse, a volte anche prive di regole grammaticali, infarcite di neologismi inesistenti. Durante i suoi primi esperimenti anche Jurgenson registrò parole di dubbio significato come “tanner”, “poskala” e “graecula”. In seguito i messaggi sono diventati più chiari trasformandosi in frasi di senso compiuto come “Per favore. Ascoltare”. Generalmente i messaggi raccolti da chi pratica la psicofonia tendono a consolare chi è rimasto in vita. In Italia è noto il caso dei membri di una famiglia cremonese, i Braga, che nel 1994 tramite questa tecnica tentano di contattare il figlio Alfredo, deceduto a 9 anni prima ottenendo queste parole: “Mamma, è duro perdere un figlio, ma tu reagisci bene… Sono passato sul tuo letto, stanotte, per cinque secondi. Eri distesa… Basta piangere, qui io sto bene…”.
Notevoli apporti a questo interessante campo d’indagine sono stati riportati, fra il 1980 ed il 1990, da numerosi ricercatori, tra i quali ricordiamo l’ingegner Trajna, H. Schaefer, autore del libro “Voci da un altro mondo”, e l’avvocato Marcello Bacci di Grosseto, un medium che afferma di ottenere risultati positivi nel 98% dei casi sintonizzandosi su una frequenza ad onde corte. I ricercatori inglesi D. Scott Rogo e R.Bayless hanno invece affrontato un campo collaterale della psicofonia cimentandosi nel captare voci paranormali utilizzando il telefono. A questo proposito i risultati delle loro ricerche sono contenuti nell’opera “Phone calls from the dead”.
A quanto pare la comunicazione medianica con il tempo ha saputo adattarsi allo sviluppo tecnologico. Lo dimostra il fatto che la successiva evoluzione della psicofonia è stata l’introduzione, come mezzo di comunicazione tra il nostro mondo e il mondo ultraterreno, la televisione.

UN CANALE PER L’ALDILA’

Durante la trasmissione “Domenica In” del 29 novembre 1987 un pensionato d’Acquisgrana, tale Klaus Schreiber, annunciò a milioni d’italiani di aver scoperto il modo di comunicare con i morti attraverso la televisione. Schreiber non ha alcuna preparazione specifica in campo scientifico, eppure ha scoperto una tecnica che ha rivoluzionato la ricerca spiritica attirando moltissimi seguaci. In pratica servendosi di una telecamera puntata verso un televisore e di un videoregistratore questo atipico medium riesce a fare in modo che le immagini dei defunti si mostrino attraverso il tubo catodico. Come in un film, i volti dei cari estinti comparirebbero nel televisore molto spesso a fianco di personaggi noti e meno noti, celebrità del cinema o esponenti del mondo scientifico, come il fisico Albert Einstein.
Klaus Schreiber cominciò ad interessarsi di medianità dal giorno in cui in seguito ad un tragico incidente perse la moglie e i figli. Da quel momento cominciò l’ossessionante ricerca di un metodo per poter infrangere la barriera della morte e comunicare con i propri cari. Il tedesco cominciò così a frequentare i circoli medianici partecipando alle classiche sedute spiritiche. Poi praticò con successo la “psicofonia” servendosi di un registratore con il quale cercava di captare le voci dei trapassati. Il passaggio all’ultlizzo della telecamera fu una vera e propria rivelazione. “Sono stati proprio Loro a dirmi come fare – racconta Schreiber – Mi hanno fornito tutte le indicazioni necessarie per captare le loro immagini. Mi hanno detto come collegare la telecamera al video e che procedure seguire, visto che io non me ne intendo, non avendo alcuna preparazione tecnica. La prima figura comparsa sullo schermo del televisore fu quella di mia moglie Karin, morta anni prima, nel 1977…”.
Ottenuti quei primi successi Schreiber continuò a sperimentare quella tecnica per giorni interi, a volte senza successo, altre volte centrando in pieno l’obiettivo.
Le soddisfazioni raccolte lo spinsero a proseguire con entusiasmo per quella strada. Oggi Schreiber sostiene di aver raccolto già migliaia d’immagini, tra cui anche il profilo nitidissimo dell’attrice Romy Schneider. “Queste immagini d’amici e parenti – afferma il tedesco – non sono statiche, si muovono e occupano tutto lo schermo… è impressionante, come avere aperto una porta sull’aldilà!”. Paola Giovetti, una delle più note studiose italiane di parapsicologia e medianità, è rimasta profondamente colpita da queste immagini.”Gli studiosi non hanno trovato niente da eccepire sul modo con cui Schreiber ha registrato”, afferma la Giovetti, “Schreiber ha impiegato degli anni per arrivare a questa tecnica. E adesso possiede un archivio d’immagini che è monumentale. Ne ha a centinaia. Spesso è necessario riversare le immagini per filtrarle, per renderle più nitide. Quando poi le si fotografano e si osservano in diapositiva si nota come siano particolareggiate…”.
Secondo Schreiber, il modo in cui ha una grande importanza. La tecnica utilizzata, che non ha nulla di complicato e trascendentale, è soltanto un mezzo come un altro per “comunicare”. Quello che conta è che gli spiriti siano disposti a mostrarsi…

SPIEGAZIONI POSSIBILI

Il dubbio però s’insinua inevitabilmente nella mente. E se le immagini ottenute con la tecnica della “psicovideofonia” fossero in realtà soltanto un trucco elaborato? L’ipotesi non è da scartare, anche perché, vista la semplicità della tecnica utilizzata, non è difficile elaborare le immagini per ottenere sequenze di questo tipo.
E’ possibile ad esempio filmare da un canale televisivo preselezionato, o riprendere qualche foto, sfuocando poi l’immagine.
Tuttavia il caso di Schreiber è particolare perchè i suoi esperimenti sono stati condotti sotto il controllo d’inflessibili ricercatori, i quali hanno escluso la possibilità di un trucco. Anche le ricerche e le analisi condotte dalla dottoressa Giovetti hanno portato alla conclusione che non si tratta di una frode.
La spiegazione d’alcuni ricercatori di parapsicologia è che la psicofonia in genere sia in realtà un’errata interpretazione di una particolare fenomenologia paranormale.In altre parole Schreiber riuscirebbe tramite i suoi poteri extrasensoriali a ricreare in video queste immagini. Il tedesco però nega decisamente questa spiegazione: ” No, non sono io che creo le immagini. Spesso compaiono i volti di persone che io non conosco e che solo dopo vengono riconosciute come esistite da amici e parenti. Quindi si tratta effettivamente delle anime di trapassati, che vengono a testimoniare che la vita non si esaurisce con la morte, ma che invece continua”.

GLI ESPERIMENTI ITALIANI

Gli esperimenti di psicovideofonia sono stati tentati anche da molti italiani. Interessante sono i risultati ottenuti da tre signore, Marcella Cisillino, Renata D’Aronco e Raffaella Gremese, che non disdegnano di raccontare le loro insolite esperienze di contatto. ” Ci sono voluti otto anni di esperimenti per arrivare ai primi risultati”, afferma Raffaella Gremese. ” Per otto anni, tutti i giorni, ho acceso il videoregistratore ad un’ora prestabilita e ho tenuto una telecamera puntata contro lo specchio, chiedendo all’anima di qualche trapassato di farsa vivo. Poi ho incominciato a ricevere qualcosa. Ho decifrato messaggi, ho passato uno a uno migliaia di fotogrammi, ho studiato dettagli apparentemente insignificanti. E alla fine ho ottenuto buoni risultati. L’idea ci venne nel novembre dell’86. Un giorno notammo sullo schermo bianco del televisore un improvviso sfasamento. Pensammo ad un’interferenza, ma ci accorgiammo che non era possibile. Allora riguardammo fotogramma per fotogramma ciò che era rimasto impresso sul videoregistratore. E quegli sfasamenti, visti uno a uno, divennero chiari. Erano volti, facce di persone che nella maggior parte dei casi c’erano note. Alcune avevano strane fattezze, altre erano indefinibili, ma erano inequivocabilmente volti di esseri umani…”.
Contattare i defunti è sempre stato un desiderio inconfessato dell’uomo. Sapere cosa ci aspetta nell’aldilà o anche solo avere la certezza che ci sia un aldilà è un’aspirazione di tutti noi. Alcune persone affermano di poter squarciare il velo che ci separa dalla vita ultraterrena. C’è chi lo fa cadendo in trance durante una seduta spiritica e chi invece utilizza una tecnica tutta particolare che sfrutta in maniera inusuale uno strumento che c’è fin troppo familiare: la televisione.

COME FUNZIONA LA PSICOVIDEOFONIA

Per comunicare con l’aldilà Schreiber utilizza un modo semplice. Il presupposto fondamentale è però quello di possedere doti medianiche. Tutto ciò che serve è una telecamera di quelle comunemente in commercio. E’ necessario quindi collegarsi al televisore, creando un “circuito chiuso” cioè puntando “l’occhio” dello strumento verso lo schermo catodico. Contemporaneamente si attiva un videoregistratore, che viene sintonizzato sul canale della telecamera oppure su quello di ‘duplicazione’ (che in genere viene chiamato ‘AU’ o ‘AV’ o semplicemente ‘canale video’). Il televisore, viene a sua volta acceso e posizionato su un canale privo di segnale (con il tipico effetto ‘nebbia’).
In questo momento la telecamera può cominciare a riprendere. L’operatore deve zoomare dolcemente,come se stesse entrando nello schermo. Subito dopo ci si sintonizza sul canale video, collegato alla telecamera. In questo modo la videocamera e la televisione formano un circuito chiuso e creano il cosiddetto effetto eco. In questo momento l’operatore vede se stesso mentre sta riprendendo. Man mano che ci si avvicina zoomando, l’immagine dell’operatore scompare per lasciare spazio alla visione dello schermo del televisore che si duplica all’infinito, con un tipico effetto a specchio. In questo modo si forma un campo, ed è proprio in questa fase che i medium come Schreiber cominciano a manovrare intuitivamente la telecamera puntando l’obiettivo su alcuni angoli, regolando l’intensità, il contrasto e la luce. In questo modo si dovrebbero ottenere delle immagini riconoscibili. Poi le sequenze vengono fissate sul video, continuando a riprendere sin che l’immagine non diventa più nitida. 

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Ultimo aggiornamento

12 novembre 2018