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Come riconoscere una strega

Per il riconoscimento di una strega alcuni segnali erano ritenuti inconfondibili; i più evidenti erano fisici, altri caratteriali.
Ma per farle venire allo scoperto si poteva ricorrere anche a delle vere e proprie trappole.

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Occulte operatrici di maligni incantesimi, seminatrici di discordie e di terribili malattie, le streghe erano decisamente da evitare. Ma come era possibile riconoscerle?
In primo luogo dalla loro bruttezza e deformità fisica.
Nasi aquilini e bitorzoluti, volti bruni e schiacciati, ciglia inarcate, labbra sottili, fronte e mento prominenti, occhi strabici, voce stridula, andatura veloce o claudicante contribuivano sempre a creare i primi inequivocabili sospetti.
Anche chi aveva il busto corto, i piedi troppo lunghi, un carattere irascibile o eccessivamente curioso veniva speso segnalata come strega.
Nell’Inghilterra del ‘600 esisteva addirittura un manualetto che consigliava di evitare chiunque avesse difetti “al piede, alla mano, all’occhio o ad altre membra specialmente gli zoppi e gli uomini senza barba”.
Rientravano inoltre a far parte di questa categoria di indiziate “giovani e vecchie puttane”, donne rimaste incinte prima del matrimonio, ragazze madri. A seconda dei casi erano diversi i metodi con cui si procedeva alla loro identificazione.

PROVE INFALLIBILI

IL SALE
Mettendo del sale sulla pietra del focolare della propria abitazione si era sicuri che se una di queste persone ci avesse fatto visita, a nostra insaputa, questo l’avrebbe immediatamente costretta a rivelarci la sua vera e crudele natura.
Si sosteneva, inoltre, che potevano essere riconosciute dalla loro capacità di indovinare sempre ciò che avveniva nelle case senza aver bisogno di entrarci.
Per vederle invece volare in aria di notte trasportate dalle loro scope bastava fermarsi in un bivio appoggiando il mento tra le due punte di un forcone da fieno senza pronunciare una parola.

IN CHIESA
Un altro ingegnoso metodo per guardare in faccia una strega consisteva nel circondare con un filo le porte d’ingresso di una chiesa oppure collocare nell’acqua santiera della stessa degli spilli, un pettine, della cera fusa di una candela benedetta.
Le donne con questa fama non ne sarebbero potute più uscire.
Lo steso identico effetto era prodotto anche se davanti ai portali di questi luoghi di culto si metteva un mietitore con la falce in mano.
“Prima da scì (prima di uscire) – riferisce la tradizione molisana – hanna a dice a isse cumme se chamene a ca so streghe” ( devono dirgli come si chiamano e che sono streghe).
Per non parlare poi degli atroci dolori da cui simili persone venivano colte se costrette ad assistere all’elevazione dell’ostia consacrata durante la santa messa di Natale.
Né mancavano, infine, a livello di credenze popolari, coloro che con questo nome chiamavano le vedove che avevano avuto più di un marito.

I CHICCHI DI GRANO
Chi voleva smascherare una strega poteva gettarle addosso tre chicchi di grano. Subito sarebbe stata colta da un incontenibile desiderio di urinare.

LO SGABELLO
Poste invece a sedere su di uno sgabello con sotto lo scopino che serviva per ripulire dalla farina la madia nella quale si impastava il pane, non si sarebbero potute più alzare.

BOLLIRE GLI OGGETTI
Spesso si imponeva loro di palesarsi ricorrendo persino alla bollitura di abiti, oggetti, funi, cavezze o latri strumenti di lavoro di uomini o animali che avevano “affatturato”. Si riteneva, infatti, che le responsabili di tali malie proprio a causa delle sofferenze sofferte sarebbero state costrette a farsi avanti pregando di smetterla.

L’ODORE
In alcune tradizioni regionali, per svelare l’identità di una strega, era considerata sufficiente anche la scia di cattivo odore che molte donne lasciavano dietro di sé al loro passaggio.

IL MOMENTO DELLA NASCITA
In altre regioni, addirittura, il tempo e il modo in cui si era venuti al mondo poteva permettere il riconoscimento di una strega. Come già riportato, in Abruzzo così veniva additata la settima figlia femmina nata avvolta nella placenta al settimo mese di gravidanza in una famiglia senza maschi.

I SEGNI CORPOREI

I CAPELLI
C’era anche chi sosteneva che a queste “vecchiacce” fosse impossibile tagliare i capelli e che il loro fisico non producesse alcuna ombra.

I SEGNI NEGATIVI
Molto comune era anche l’uso di ricercare sul corpo stesso delle presunte streghe i segni della loro negativa potenza. Nel Medioevo si credeva che il diavolo stesso glieli imprimesse addirittura in mezzo ai glutei, nella vagina, sotto i due seni.”Circam anum et in duabus testiculis” ( vicino all’ano e nei due testicoli) agli uomini.
Quasi sempre si trattava di sigilli a forma di zampa di rospo, di pipistrello, di topo oppure di inusuali quanto antiestetiche escrescenze carnose ricoperte da peli, di punti del corpo insensibili al dolore.

LA PRESENZA DELLA CODA
Un ultimo modo per poterle identificare era quello di accertarsi che non avessero i capelli con l’attaccatura a punta sul collo o il coccige (osso sacro) pronunciato. Proprio per questo motivo si diceva, infatti, che chiunque volesse privare una strega dei suoi infernali poteri doveva impietosamente tagliarle la coda.

GLI INDIZI

ALLA LUCE DI UNA CANDELA
Dal nostro folclore apprendiamo, invece, che se una strega ci entrava in casa di notte sotto forma di animale poteva essere scoperta accendendole improvvisamente davanti una candela.
La fiamma l’avrebbe immediatamente costretta a riacquisire le sue sembianze naturali.
Nessun contadino, poi, ignorava quanto una presunta megera amasse rifare il verso agli storpi o atteggiare il viso alle più strane smorfie.

LE FORMULE DI RITO
Ma il più inconfutabile degli indizi per riconoscere senza ombra di dubbio una strega in pubblico era quello di afferrarla improvvisamente per i capelli ripetendo ad alta voce “sotto l’acqua e sotto il vento alla noce di Benevento”. Chi veramente lo era non avrebbe potuto più sottrarsi alla presa fino a quando non avesse confessato tutte le sue malefatte.
Le streghe più irriducibili portavano invece sempre con sé spilli da balia, stringhe annodate, pergamene con scritture indecifrabili.

ALCUNI PROCESSI FAMOSI
In quest’ultimo senso M. Murray nel suo famoso volume “Le streghe nell’Europa Occidentale” riportando il verbale di un processo svoltosi nel 1651 in Inghilterra ci fa sapere che “a Margery Fish, vedova, fu affidato il compito di esaminare il corpo di Anne Hunnam, alias Marchant, accusata di stregoneria”.
Ella Elizabeth Jackson ed Eliz Dale esaminarono quindi il corpo della detta Anne Hunnam alias Marchant e trovarono sul suo fianco sinistro un piccolo punto blu nel qulae questa informatrice introdusse uno spillone.
Anne Hunnam non si mosse né sembrò sentire alcun dolore.Tale punto esce della sua carne o pelle sui fianchi della detta ed è molto grande”. Altre volte poteva trattarsi di veri e propri capezzoli aggiuntivi con i quali si credeva che le streghe allattassero i figli avuti dal demonio.
Alcune esperte furono incaricate di esaminare il corpo di una certa Rose Cullender sottoposta a processo per stregoneria, come si legge ancora nel testo della Murray “cominciarono dalla testa e poi la denudarono”.
Nella parte inferiore dell’addome trovarono qualcosa di simile ad un capezzolo, della lunghezza di un pollice. Le chiesero cosa fosse ed ella disse che l’escrescenza si era formata dopo uno sforzo fatto per portare acqua.
Ma esaminandola più attentamente esse trovarono nelle sue parti intime altre tre escrescenze o capezzoli più piccoli del primo.
La teste dice, inoltre, che l’estremità inferiore del capezzolo ha un piccolo foro che sembra succhiato da poco e , tirato, manda fuori una sostanza bianca simile al latte”. 

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Ultimo aggiornamento

17 dicembre 2018