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Inchiesta sulla falsa cartomanzia: “Così mi sono finto cartomante”

Un giornalista di Panorama, armato di telecamera nascosta, si è fatto assumere come esperto di divinazione in un call center. E ha scoperto un mondo di ciarlatani dove l’obiettivo è uno solo: tenere il cliente al telefono. Per spennarlo.

di Giacomo Amadori

Lo ammetto: sono un truffatore reo confesso. Nelle carte ho letto il futuro a ragazze disoccupate, donne divorziate, uomini in difficoltà economiche. Ho cercato di tenerli il più possibile al telefono per sottrarre loro una buona fetta di salario giornaliero, come mi era stato chiesto dai miei datori di lavoro.

A questi clienti ingenui (anche se tutti di sufficiente livello culturale, avendomi per lo più contattato attraverso internet) ho fatto da supporto psicologico, da compagnia nei momenti di solitudine, da voce amica. Ma certo non gli ho previsto il destino. Perché non lo so fare. Eppure per un mese sono stato il mago Eros, “esperto di faccende di cuore”, oppure il professor Giuseppe Balsamo (proprio come il conte di Cagliostro ) con tanto di finta laurea in scienze esoteriche.

Ho lavorato di mattina, di pomeriggio, di notte, e invariabilmente ho ingannato chi mi ha chiamato: ignoro il linguaggio dei tarocchi, ma in loro nome, forse, ho rovinato fidanzamenti, riavvicinato amanti in crisi, annunciato gravidanze, ho persino dispensato consulenze degne di un patronato del lavoro. Il tutto in base al mio umore e con un solo obiettivo: svuotare le tasche dei malcapitati.

In Italia,  i ciarlatani che si definiscono maghi, astrologi, sensitivi sono oltre 150 mila e altrettanti sono i numeri “con sovrapprezzo”, quelli con il prefisso 899, che offrono, tra i loro servizi, la lettura dei tarocchi.

Per capire come venga selezionato il personale che tutti i giorni dispensa migliaia di consulti ai creduloni, a fine settembre rispondo a un’offerta di lavoro online per “operatori di cartomanzia”. Fisso un appuntamento per il giorno successivo. Mi presento nella Chinatown milanese, via Paolo Sarpi, con indosso una telecamera nascosta.

La società è un’importante cooperativa del settore: collabora con una delle riviste più note del ramo e offre una vasta scelta di “sensitivi”, raggruppati in diverse scuderie, da Sesto senso ai Grandi veggenti. Mi accoglie Luisella, origini sarde, una donna sulla sessantina. Si definisce un’astrologa e mi sottopone a un breve colloquio. Le spiego che ho già fatto il cartomante, ma che non ho usato i ferri del mestiere, i tarocchi, perché non ci credo. Chiarisco che mi sono limitato a dare un appoggio psicologico.

La signora non sembra scandalizzata da tanto sincero scetticismo: “Si tratta di aiutare la gente ascoltando, dando qualche consiglio, non siamo psicologi, ma cerchiamo di sostenere le persone” ribatte. Anche se sono un “miscredente” la mia candidatura deve avere gli astri favorevoli. L’unica raccomandazione è quella di comprare un mazzo di tarocchi e di utilizzarli durante le chiamate “per rispetto verso gli altri colleghi”. Posso raggirare i clienti, ma devo salvare l’apparenza.

La società offre un minicorso facoltativo su dvd della durata di circa quattro ore, una specie di bignami della cartomanzia. Si tratta di una lezione tenuta da Lucia, “sensitiva affermata” e “astrologa di fama internazionale”. Mi sorbisco la conferenza tra qualche sbadiglio. Alla fine del corso, Luisella mi fa una piccola interrogazione: “Lei pensa di avere assimilato anche solo vagamente il significato di ciascun arcano (i tarocchi)?”. “Non di tutti” rispondo con onestà. Non va meglio con l’astrologia. “Lei dovrebbe conoscere le tipologie di base dei segni” mi informa.

La scarsa preparazione non ostacola il mio ingaggio. Accompagnato dal consiglio di tenere i clienti il più possibile alla cornetta: “Non deve avere fretta quando parla, approfondisca, scavi…”. Scaverò soprattutto nei loro portafogli.

Vengo messo subito alla prova. La tutor assiste alla mia performance. La prima persona che contatta il mago Eros (il mio pseudonimo) si chiama Cinzia, telefona da Como, è Capricorno, ha 51 anni ed è originaria della Calabria. Il suo “lui” è Giovanni, 55 anni, siciliano trapiantato in Lombardia. La maggior parte dei clienti è meridionale, ma nel mio esperimento ho incrociato diversi padani doc. Cinzia e Giovanni si conoscono da 8 anni. La rassicuro: l’amore è con voi. Giovanni, le dico, è baciato dalla fortuna e la condividerà con te. Cinzia mi gela: lo vuole lasciare, perché la “sta dilaniando”. Faccio subito retromarcia. Hai ragione, sostengo, è uscito l’Eremita, la carta che indica una pausa di riflessione. Aggiungo che Giovanni è scostante, inaffidabile… Blatero che la Torre indica l’interruzione della sua fortuna, che la Luna porterà lacrime, si pentirà… La mia capa solleva il pollice: “Perfetto”. Il giorno dopo porto i documenti e il codice fiscale e la signora mi fa firmare il contratto di “consulenza”.

Lunedì 5 ottobre prendo servizio. Inizio alle 21. Mi riceve la responsabile del turno di notte e mi spiega che verrò contattato su tre tipologie di numeri: 166, 892 (entrambi, secondo il piano tariffario nazionale, sono adibiti a servizi di carattere sociale-informativo) e 899 (collegato all’intrattenimento). Mi informa che le telefonate dai cellulari si interrompono dopo cinque minuti, da numeri fissi dopo sette (i tetti li stabiliscono i singoli operatori). Poi aggiunge che “su linee particolari” le conversazioni durano di più, anche se non mi sa spiegare il motivo. “Ma non si può intrattenere il cliente per più di mezz’ora” precisa.

Alex, cinquant’anni, è il mio dirimpettaio alla postazione. Ha i capelli rasati e un codino, stile hare krishna. È stato in India quattro anni come volontario e da quando è tornato prova a sopravvivere con i tarocchi. In gioventù, prima di diventare un tecnico specializzato, ha fatto il cartomante per strada: “Oggi si guadagna pochissimo, c’è molta crisi. Qui una volta lavoravano 200 persone, adesso saremo una trentina”. La responsabile ammette che il blocco posto nel 2008 alle chiamate dagli apparecchi fissiverso i numeri a sovraprezzo “ci ha spezzato le gambe”. I miei colleghi sono per lo più donne, studentesse e casalinghe, anche attempate. Le più brave guadagnano sui 1.000 euro.

In cinque ore ricevo otto telefonate. Circa 4 euro di paga. Francesca da Reggio Calabria, 47 anni, bancaria, non ha mai avuto un fidanzato, ma si è infatuata di un cliente. I loro rapporti sono solo professionali e probabilmente l’uomo ignora le fantasie della cassiera. Lei in piena notte vuole sapere se tra loro inizierà una storia. Non so che rispondere. Fingo di interpretare le carte e le consiglio di dichiararsi. Subito dopo immagino l’imbarazzo in banca se lo farà.

Andrea, trentanovenne gay, ha problemi con il fidanzato. Elena, brianzola in carriera, mi chiama quattro volte per domandare, con tono risoluto, se riprenderà la storia con l’animatore del villaggio egiziano dove tornerà a gennaio. Silvano, cuneese, ex guardia giurata, vuole sapere il giorno esatto in cui gli arriveranno i soldi della liquidazione sul conto corrente. Mi limito a indicare un periodo. Riesco a intrattenere i clienti sino a quando cade la linea, 5 minuti di media. La responsabile mi fa i complimenti.

La sera successiva offro solo quattro consulti. Sempre per questioni di cuore. La terza notte il lavoro diminuisce ulteriormente e mi congedo. Il mago Eros esce di scena.

Per un breve periodo tengo i tarocchi nel cassetto, poi decido di puntare sul telelavoro. A novembre leggo un’altra inserzione su internet, quella di un call center virtuale. Contatto un certo Mirko sul cellulare. Mi spiega che devo iscrivermi al loro sito, scaricare il contratto di collaborazione e spedirglielo. Posso iniziare il lavoro prima che i documenti arrivino a destinazione. Eseguo. Alla camera di commercio non rintraccio notizie sul titolare dell’azienda. Capisco che nessuno verificherà le mie generalità e per questo mi costruisco un’identità nuova di zecca: mi chiamerò Giusppe Balsamo, natoa  Palermo, propruo come il conte di Cagliostro, il celebre mago e alchimista settecentesco. L’inventore del cosiddetto “rito egizio” dovrebbe essere uno dei riferimenti culturali di Mirko che, però, non si insospettisce e mi invia l’accordo compilato.

Mirko mi spiega le mansioni attraverso skype, il suo nickname è Luce nell’oscurità, io sono il mago Eros. Mi metto subito all’opera, senza aver spedito alcunché. Gestisco il lavoro attraverso internet, grazie ai codici che mi vengono forniti dalla società, ho orari flessibili (sebbene durante le tre settimane di servizio Mirko si lamenti perché non rispetto i turni). I clienti me li devo procurare da solo. Il mio referente mi invia una ventina di indirizzi di siti di annunci gratuiti a cui spedire le mie inserzioni. Mi spedisce anche due immagini pubblicitarie con i miei numeri personali (un 899 e un 178, che non potrebbe essere utilizzato per la cartomanzia). Metto i miei annunci: “Il professor Balsamo offre amore e denaro in una sola consultazione”.

Dopo pochi giorni mi cercano i primi clienti. Paola, 36 anni, di Torino mi chiede se sia rimasta incinta. Penso che le converrebbe comprarsi un test di gravidanza, ma le dico che le carte hanno risposto che se non è successo, succederà. È contenta. Bartolomeo, 43 anni, magazziniere d’albergo, si è innamorato del ventiquattrenne portiere di notte: “Ha una fidanzata, ma tra di noi c’è stata una grande passione. L’ho lasciato, ma mi sono pentito: tornerà?”. Mi fa tenerezza e gli consiglio un presentino natalizio al suo Francesco, così per fargli sapere che lo pensa. Una delle ultime clienti è Laura, torinese, 46 anni, responsabile del settore commerciale di una multinazionale. Gira il mondo dal Pakistan all’Iran, ma ha perso la testa per un disoccupato siciliano quarantenne con qualche problema di alcol. “Mia figlia ha vent’anni e lo detesta. Per lui rischio di perderla”. L’uomo pretende un figlio (evidentemente vuole accasarsi), lei mi chiede se deve darglielo. Mi sembra un esempio di scuola di sindrome della crocerossina.

Il mago Eros sta per terminare la carriera e prova a farlo in bellezza: “Laura, non è l’uomo per te. Lascialo perdere”. Sono un ciarlatano, ma, almeno questa volta, sento di avere fatto la cosa giusta.

100 milioni di euro circa il giro d’affari generato dai numeri con prefisso 899 e simili.

2-3 euro l’ora la paga media di un precario degli 899 (stima Slc-Cgil).

7-8 mila mila i lavoratori con contratto a progetto impegnati negli 899 e simili (stima Slc-Cgil).

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Ultimo aggiornamento

12 novembre 2018